Azienda leader mondiale con 6 persone e software avanzato: Franco Folini racconta il caso Novedge

Un piccolo ufficio a San Francisco, un organico di cinque o sei persone ed un sistema avanzatissimo per gestire a tempo record un centinaio di produttori sparsi per il mondo, uniformare la loro offerta vendere i loro articoli online su scala planetaria. E oggi nella vendita  su Internet di software per progetti e disegno industriale, Novedge e’ leader mondiale, dice Franco Folini, ingegnere passato dall’Universita’ di Parma al business hi tech sulla Baia. Che a Italiani di Frontiera ha spiegato un caso aziendale esemplare. DALL’UNIVERSITA’ DI PARMA A SILICON VALLEY –  Mi sono laureato in Informatica alla Statale di Milano. Poi ho lavorato al Cnr nel gruppo che faceva Computer Aided Design, insegnando poi questa materia per deci anni all’Universita’ di Parma. Ma ero stanco di vedere la mia carriera procedere a rilento… facevo una cosa di nicchia, quasi esclusiva, e senza nessun riconoscimento. Cosi’ nel 2001 ho accettato di venire in California ad Actify, societa’ che sviluppa software. SOPRAVVISSUTI ALLA BOLLA –  Novedge l’abbiamo fondata nel 2003 assieme a  Cristiano Sacchi, imprenditore seriale che aveva creato Actify. Siamo sopravvissuti senza troppi problemi alla bolla di Internet, in un settore tutto sommato meno esasperato e abbastanza tradizionalista, dove ancora vendere online e’ considerata una novita’.  Novedge vende software per progettisti meccanici, architetti, artisti 3D, disegno industriale. Con oltre duemila prodotti in catalogo, oggi siamo il piu’ grande rivenditore online al mondo di questo tipo di software. Oltre cento fornitori e piu’ di un milione di visitatori all’anno. Ma noi ci occupiamo solo del sito e del marketing. E siamo solo in 4 o 5. AUTOMATIZZARE ALL’ESTREMO – Per un anno abbiamo avuto un venditore, che cercava clienti. Ma poi non serviva… siamo quasi una novita’ ma il mercato ci sta venendo incontro. Il software e’ sulla strada dell’hardware, non ci sono piu’ negozietti che vendono computer, presto non ci saranno piu’ nemmeno quelli per vendere i programmi. Vendere online significa vendere con margini piu’ bassi. Dunque occorre essere estremamente efficienti,  generare volumi enormi per un reddito significativo…  dobbiamo avere pochissimi addetti e un processo piu’ automatizzato possibile. Per gestire un’offerta    articolata fra pochi prodotti che vendono tanto ed altri che vendono poco ma sono tantissimi, secondo i principi indicati da Chris Anderson, direttore di Wired nel suo libro “The Long Tail”. RENDERE SEMPLICE IL COMPLICATO – Quel che il cliente vede su Internet e’ appena la meta’ del nostro complesso sistema web, che quando lui piazza un ordine online, lo  processa in pochi minuti, facendo i conti con cento fornitori diversi, ognuno con sito, grafica, informazioni, modalita’ di vendita e di pagamento diversi … Grazie a questo  sistema articolato, siamo noi ad adattarci ai fornitori e non viceversa. E in piu’, nascondiamo questa complessita’ al cliente, che sul nostro sito trova tutto uniformato ad un unico standard, cosa indispensabile per velocizzare e semplificare l’offerta. Su questo ci concentriamo. Non ci occupiamo di assistenza (ci sono aziende specializzate che lo fanno a pagamento), quasi non abbiamo  comunicazioni telefoniche, che con i nostri numeri ed i nostri ritmi sono uno spreco di tempo ed energie che non ci possiamo permettere. IL BLOG UNA SCOPERTA PER IL MARKETING – Per noi che facevamo sviluppo di prodotti, la vendita ed  il marketing sono state opportunita’ per verificare direttamente come questi prodotti vadano sul mercato. Facciamo anche un blog ed e’ stata una scoperta constatare quanto sia importante per il marketing. Il blog e’ un’occasione di approfondimento, con interviste a sviluppatori, esperti e artisti del settore, senza ovviamente dparlare i prodotti che vendiamo noi. Non ha scopi commerciali ma fa vedere che dietro a un’azienda online ci sono persone competenti, che sanno cosa vendono. Cosa importante nei confronti dei clienti, perche compensa la scarsa interazione che abbiamo con loro, visto che siamo contattabili solo online e l’assistenza e’ rimandata ai fornitori… un paio di mesi fa, ad una fiera di settore a San Diego, abbiamo scoperto che tutte le persone incontrate leggevano il nostro blog e ci hanno fatto i complimenti… Inoltre, le interviste sono un’ottima occasione per coltivare contatti con un sacco di persone del campo. Il blog ci aiuta ad aumentare la visibilita’ del sito commerciale, visto che si linka piu’ facilmente un blog con interviste di esperti che un sito che vende software. Ma ha anche sviluppato il business: diverse aziende ci hanno contattato proprio attraverso il blog, proponendoci di vendere i loro prodotti. VENDITE ONLINE: NULLA CONTA COME IL PREZZO – Mi ha colpito scoprire come le persone comprino online. Mi aspettavo facessero come me, che acquisto solo dopo essermi ben informato, aver partecipato ai forum ed aver confrontato i prodotti…. niente affatto.  La gente compra molto piu’ d’impulso o sulla base del prezzo. Si’ certo, le community, la fideizzazione del cliente, la reputazione del fornitore… tutte cose  importanti. Ma alla fine il prezzo migliore e’ quello che conta di piu’.  Quindi tutta l’attivita’ di marketing e promozione e’ efficace ma solo se alla fine offri il prezzo migliore. E se manca quello, il resto svanisce… SILICON VALLEY MITO E REALTA’ –  Silicon Valley e’ un posto unico quanto a opportunita’ anche se c’e’ un po’ di mitologia, che forse fa comodo ai venture capitalist. Qui  si rischia e si accetta il fallimento senza drammi… beh si’ e vero ma sino ad un certo punto. Certo manager e dipendenti sono pronti a muoversi da un’azienda all’altra.  magari chi fallisce trova un altro posto, ad un livello piu’ basso. Poi pero’ si parla solo dei casi di successo… UN MODELLO INESPORTABILE – Il punto di forza di Silicon Valley e’ l’ecosistema, una serie di componenti correlati, legati fra loro, che creano un sistema unico. Come esportare questo modello, magari in Italia? Credo sia virtualmente impossibile. Puoi portare i venture capitalist con i finanziamenti… ma non avrai la mobilita’. E poi manca l’infrastruttura logistica, la mentalita’ e la massa critica…cioe’ una serie di aziende che fanno scuola in un settore. E’ una delle ragioni per cui possiamo esistere qui e non

Con Italiani di Frontiera nuovo Tour a Silicon Valley. Ecco il programma

L’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour d’autunno è ormai alle porte. Un gruppo più che mai eterogeneo ed agguerrito, la partenza sabato 31 ottobre. Ecco il calendario delle visite. Lunedì 2  inizio alla grande, con la visita a Stanford University e nel pomeriggio a SLAC, l’acceleratore nazionale gestito dall’Università. Martedì 3 novembre, le visite a due colossi di Silicon Valley,  Facebook e Oracle. In serata, eccezionale evento SVIEC da Donato Enoteca a Redwood City: speaker Kenny Lauer, VP Digital Marketing dei Golden State Warriors, vincitori dell’NBA! Mercoledì 4 sarà la volta di una novità per il Tour, prima visita a Dropbox, poi il ritorno a Novedge, che nel frattempo ha cambiato sede spostandosi nel cuore di San Francisco. In serata, altra preziosa occasione di networking con l’aperitivo con gli amici di BAIA. Giovedì 5 novembre l’attesa trasferta a Cupertino, con un incontro davanti alla sede di Apple, poi nel pomeriggio  a San Josè, per scoprire i segreti di a3Cube. Aggiornamento last minute, terza visita fuoriprogramma, 17 30 dal bravo Francesco Lacapra, veterano Olivetti e imprenditore oggi con Peaxy. Venerdì 6 gran finale, con la visita al quartier generale di Google Mountain View, poi altre due novità per il Tour, accolto prima da Bootupworld a Menlo Park, poi a Sunnyvale per la prima volta a LinkedIn!   Finite le visite, per me il… tour de force proseguirà piacevolmente con tre presentazioni del libro “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley”: sabato 7 a Berkeley, mercoledì 11 nel cuore di San Francisco, giovedì 12 in un posto in cui eravamo di casa con la mia famiglia nei sei mesi in cui è nato Italiani di Frontiera: Stanford Shopping Center!.      

Halloween 2010, ritorno a Palo Alto nella casa natale di Italiani di Frontiera. Poi era successo di tutto…

Palo Alto, 970 Los Robles Avenue: alla vigilia di Halloween 2010, con non poca emozione ero tornato a visitare la casa di Palo Alto, dove Italiani di Frontiera era nato, nei sei mesi trascorsi due anni prima con famiglia (ribattezzata Bonzi.Us con blog omonimo), nel cuore di Silicon Valley. Beh non è proprio come il leggendario garage di Hewlett e Packard, 367 di Addison Avenue, luogo di nascita di Silicon Valley come certificato da targa in ghisa, che andiamo a visitare ad ogni Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour (ci siamo stati pure due settimane fa…). Però per me quella casa ha un gran valore affettivo. Mike e Karen Nanewicz, i proprietari che sono tornati ad abitarci, sono stati amici preziosi. Rivedere stanza per stanza la “nostra” casa mi aveva davvero commosso. E certo assistendo alla “lezione di Mike, che insegnava con perizia ai figli come tagliare la zucca per Halloween, non immaginavo cosa fosse davvero nato, in quella casa. Il giorno dopo, 1 novembre 2010, eravamo sulla tomba di Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn, per celebrarlo con una cerimonia interamente ideata e prodotta da IdF, con a fianco amici preziosi tra i quali l’allora console Fabrizio Marcelli, Franco Folini (Novedge), Phil ed Elaine Pasquini, fotografo e giornalista di talento. Con me ovviamente Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian e biografo del conte di Rudio, che aveva girato le scene nella “nostra casa”. Passando poi davanti alla videocamera per la cerimonia al cimitero nel Presidio. Ma non solo: pure per festeggiare le World Series vinte dai Giants. Come è accaduto di nuovo proprio ieri… E dopo quella giornata incredibile ed emozionante, piena di straordinari contrattempi e segnali, ognuno dei quali coincideva con un episodio della persona cui siamo andati a rendere omaggio, il ritorno in Italia. E di lì a poco la decisione di scommettere sull’avventura di Italiani di Frontiera e lasciare il posto fisso, per farne il mio lavoro a tempo pieno. Ormai non mi stupisco, più, di fili invisibili e puntini uniti da IdF…  

Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour d’autunno: si parte con Stanford e Google

E’ piena Indian Summer con un sole che spacca (ma all’ombra si gela..), San Francisco in piacevole subbuglio per le celebrazioni della Fleet Week, arate esibizioni aerei e feste ovunque in omaggio alla flotta degli Stati Uniti, cui seguono lunedì 13 quelle del Columbus Day. Ma nella Bay Area intanto stanno arrivando i partecipanti all’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014 di autunno, con un programma da urlo… Domenica 12 piccolo giro turistico culturale per introdurre i tanti argomenti che il nostro viaggio approfondirà, alla ricerca non atto di ecletant casi aziendali ma di quello che è il modo di pensare (e di agire) alla base della culla mondiale dell’innovazione. Poi di seguito: Lunedì 13 Stanford University (Palo Alto) e Google (Mountain View) Martedì 14 MobileIron (Mountain View) e HP (Palo Alto), in serata il meeting con i veterani del Silicon Valley Italian Executive Council. Mercoled’ 15 a San josè, prima a IBM, poi  A3 Cube. Giovedì 16 a San Francisco: Novedge, Airbnb e incontro al Consolato Generale d’Italia con ADEspresso. Venerdì la chiusura  17 ancora a San Francisco: Gild, Salesforce e Mashape. Stay tuned…      

“Vivere la frontiera. Roberto Bonzio ci racconta come farlo”. per una volta, l’intervistato sono io…

    “Roberto Bonzio è un personaggio decisamente atipico nel panorama italiano, a metà tra il giornalista e il cantastorie. Invitato da scuole, università e aziende, Roberto racconta a giovani studenti e professionisti storie di imprenditori in Silicon Valley e di personaggi storici. Vicende diverse ma accumunate dalla capacità di credere nei propri sogni e di prendere tra le proprie mani il proprio destino. In un paese dove il “dire” abbonda e il “fare” scarseggia, Roberto è uno che, per dirla con un’espressione americana “walks the talk“, cioè non solo crede in ciò che racconta ma lo vive in prima persona”. Per una volta, la storia da raccontare è quella di Italiani di Frontiera. Grazie a un amico straordinario, Franco Folini, Italiano di Frontiera a San Francisco con la sua Novedge, fra i primi incontrati all’inizio di quest’avventura nel 2008, alla quale ha dato un contributo determinante. Oltre che imprenditore e animatore di BAIA (Business Association Italiy America), Franco è osservatore attento delle vicende italiane. E collabora a Punto.Ponte Blog, piattaforma culturale curata da fior di professionisti di vari settori imprenditoriali, nella sua nativa Valtellina. A sei anni da quando mi aveva intervistato per BAIA Ha voluto intervistarmi di nuovo, facendo il punto su IdF oggi in un pezzo con bellissime annotazioni, delle quali sono molto orgoglioso. E’ stato un lavoro impegnativo rispondere ma come sempre, con interlocutori del genere, la fatica è ampiamente ripagata e cercando le risposte, si finisce sempre con lo scoprire qualcosa di nuovo… di se stessi e del proprio lavoro! “Roberto promuove un ottimismo costruttivo che ad alcuni, abituati al cinismo del panorama italiano, può apparire ingenuo. Ci racconta che è possibile avere il coraggio di sfidare i nostri limiti, credere nei nostri sogni lavorando attivamente a realizzarli. È anche possibile gioire delle vittorie altrui e imparare dai nostri errori senza vergognarcene. Roberto non si limita a raccontare queste cose, in prima persona ha fatto scelte di vita impegnative allineate con la filosofia di vita che promuove”. No words Franco, un grande pezzo da un grande amico. Qui l’intervista su Punto.Ponte, che Franco ha rilanciato anche sul suo bel blog personale Di Tutto un Po’.

Vigilia del Silicon Valley Tour: una giornata con Silvia Giordani, che studia … il “dopo silicio

  “Per fare scoperte di un certo calibro bisogna rischiare”. San Francisco, nuvole, pioggia… e straordinarie coincidenze. Cosa poteva esserci di migliore, per trascorrere la vigilia dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014 di una giornata con un’Italiana di Frontiera che sta preparando l’era… del dopo silicio.. e che per caso in questi giorni è proprio a San Francisco? Silvia Giordani è una ricercatrice bergamasca con un curriculum “da urlo”. Laurea in chimica farmaceutica all’Università di Milano, dottorato all’Università di Miami, poi tre anni alla Scuola di Fisica del Trinity College a Dublino, un anno All’Università di Trieste, poi ritorno a Dublino alla guida di un centro di ricerca in nanotecnologie. Nel frattempo, una sfilza di pubblicazioni e di premi internazionali (fra i quali L’Oréal UK & Ireland Fellowship For Women in Science e Rotary International Paul Harris Fellow Award). Da sei mesi Silvia è tornata in Italia, alla guida di un laboratorio dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Genova, dove si occupa di nanotecnologie basate sul carbonio. Nuova frontiera nel campo della medicina ma non solo, visto che sui nuovi materiali lavora da anni anche l’industria dei computer, nella convinzione che ormai la curva costante di miglioramento delle prestazioni del silicio nei microprocessori sia vicina all’apice. Il bello è che dopo esserci conosciuti a Orientagiovani Confindustria 2012 a Firenze dove eravamo entrambi speaker, davanti a mille studenti nel Nuovo Teatro dell’Opera, con Silvia tutti i tentativi di incontrarci di nuovo erano falliti… ma stavolta è bastato Facebook e la coincidenza di trovarla proprio a San Francisco, al termine di un convegno internazionale sui materiali che ha seguito da relatrice. Silvia è una “spacciatrice” di idee, ha una vera e propria… incontinenza di progetti scientifici, e non solo nei campi in cui lavora… ma è soprattutto un mentore straordinario. Anche durante gli anni di Dublino ha perseguito il suo progetto di formazione e promozione di giovani di talento tenendo periodicamente lezioni nell’ITIS di Bergamo in cui si era diplomata, poi portando alcuni dei ragazzi più promettenti al suo fianco in grandi eventi, sino a trasformare una di loro in speaker in una conferenza internazionale davanti ad una platea sterminata! Brava Silvia, si chiama “Give Back”, è la base per costruire il futuro ma in Italia ancora troppo pochi l’hanno capito. Ma Italiani di Frontiera ha qualche idea in proposito, per coinvolgere pure Lorenzo Thione, Vincenzo Di Nicola, Vito Lomele…   Con Silvia lunga passeggiata sotto la pioggia, poi pranzo thailandese con il grande Franco Folini, Top IdF Friend, fra i primi intervistati da Italiani di Frontiera nel 2008 e visita alla sua Novedge. Poi camminata in centro città, Chinatown e North Beach fino ad uno dei locali più suggestivi, il leggendario Caffè Trieste, tempio della Beat Generation, per incontrare Giacomo Ghiraldo, da poco incrociato alla conferenza IdF a Padova  e Diego Echecopar, fondatore di SV Links che si occupano a loro volta di portare imprenditori a Silicon Valley, soprattutto dal Sudamerica. Il gran finale con un risotto nella “tana” di Italiani di Frontiera a San Francisco, la casa di Felice Bonardi e Sabrina Bellotti, ingegneri software di inesauribile curiosità che con le idee e i progetti di Silvia hanno trovato pane per i loro denti… Giornata da incorniciare, Silvia dopo un giro turistico della città domani torna in Italia ma di sicuro la collaborazione con IdF è appena cominciata… E domani intanto arriva la mia banda… l’Italiani di Frontier Silicon Valley Tour 2014 sta per partire! Con Silvia Giordani, Sabrina Bellotti e Felice Bonardi    

Passerella di Italiani di Frontiera a Mind the Bridge. E alla fine arriva pure il leggendario Federico Faggin!

Davvero un gran finale, per il Silicon Valley Tour con i Giovani Imprenditori del Sud. Incontro personale con il console generale a San Francisco, poi tutta la giornata a Mind the Bridge per la sessione finale di formazione startup, con un cocktail alla sera che è stato un’incredibile passerella di amici e Italiani di Frontiera che vivono a San Francisco, raccontati in questi anni, dopo aver incontrato Franco Folini nella nuova sede di  Novedge. Da Luca Prasso, che ha da poco lasciato   un colosso della grafica digitale come DreamWorks a Matteo Fabiano a Francesco Sullo , alle brave Elena Favilli e Francesca Cavallo di Timbuktu, all’effervescente Simone Brunozzi evangelist di Amazon.  Pareva di scorrere l’archivio di IdF… invece come sempre è tutto proiettato nel futuro. Una mano esperta ha scritto la sceneggiatura di questo viaggio nella Bay Area,   visto che l’epilogo non poteva essere migliore: l’incontro con Federico Faggin, leggendario padre del microchip, che forse come nessun altro, con le sue straordinarie riflessioni, sul talento italiano e i meccanismi culturali che penalizzano l’Italia, ha saputo orientare e ispirare il mio progetto. E al quale ho avuto il piacere di presentare  il bravissimo Phil Pasquini, grande amico di IdF, fotografo italoamericano che ha appena realizzato un’impresa non da poco, con la sua meticolosa ricerca sull’architettura islamica sparsa per gli USA. Che a Faggin e signora è molto piaciuta… L’ultima puntata del diario da Silicon Valley su Startup Italia

Massimo Marchiori lascia Volunia: etica e stile nell’epilogo triste di una speranza made in Italy

  Si chiama Volunia. Era la grande speranza dell’hi tech interamente made in Italy. Ma era iniziata male e sembra proseguire peggio. Con un lungo sfogo online, Massimo Marchiori, lo studioso padovano al quale si riconosce il merito di aver elaborato l’algoritmo che ha ispirato il lavoro degli inventori di Google, ha annunciato la sua decisione di abbandonare la sua creatura Volunia,  lanciato in febbraio con grandi ambizioni e speranze, come motore di ricerca di  nuova generazione (qui il post su IdF con link ad uno nel blog di Forbes). Una novità accolta però sin dall’esordio con forti perplessità, in particolare per una modalità di comunicazione davvero sconcertante. Personalmente, ero rimasto allibito di fronte alla pochezza di una presentazione online molto scadente. Non era proprio questione di forma, quella conferenza in streaming  in uno stile burocratico politichese d’altri tempi. Ma sembrava contraddire tutto quel che pensavo di aver capito su come si lancia un prodotto hi tech a livello internazionale. E dimostrare che i protagonisti di allora tutto questo semplicemente lo ignoravano. “Mi sono immerso anima e corpo in questo progetto per la bellezza di far progredire il mondo del Web, per il piacere di dare una scossa al futuro e fare qualcosa di utile. Ed anche per altri motivi, come quello di dare stimoli all’Italia, mostrare che si deve cercare di innovare, e non serve necessariamente scappare da questo paese per farlo. Vero è che un progetto del genere, per avere successo, deve generare utili”, scrive nel suo sfogo Marchiori. Una lettera d’addio che ha suscitato non meno polemiche di quelle divampate alla nascita del controverso motore di ricerca. Perchè di fatto quello dello scienziato è un lungo, articolato atto d’accusa nei confronti di chi ha lavorato al suo fianco sino a ieri in questo progetto. Che si è suscitato dure critiche da parte degli sturtupper italiani. Al punto che Riccardo Luna, amico di IdF e direttore di CheFuturo!, in un articolo sul Post intitolato La famosa cultura del fallimento che non c’è ha voluto difendere Marchiori dagli attacchi. Italiani di Frontiera ripete da tempo che Silicon Valley insegna he non si innova senza rischiare, fallire e ripartire. Ma per costruire su un fallimento bisogna avere la forza di riconoscere i propri errori, per imparare e non ripeterli e crescere. Non scaricare le colpe del fallimento sugli altri. Per questo, condivido in pieno l’ottima, impietosa riflessione di Francesco Sullo, amico di IdF, sul suo blog Marameu, in un post intitolato L’Italia delle startup ed il problema etico che ritorna. Che parte da uno spunto di un video di Dave McClure: “Non vi serve la Silicon Valley e non vi serve essere nella Silicon Valley, ma vi serve che quell’etica, quell’esperienza e quell’immaginazione siano dentro di voi, ovunque voi siate”.   “Credo che in questa frase sia sintetizzata la Silicon Valley: un luogo dove le persone si scambiano esperienze ed idee, dove si immaginano nuove strade e le si percorrono”, dice Francesco. “L’etica, che potrebbe sembrare un aspetto secondario, è centrale in questo processo. Perché è ciò che rende possibile questo enorme scambio di idee, soldi, energie, conoscenze”. Per Francesco, “La lettera (di Marchiori) è veramente vergognosa. Uno scaricabarile memorabile in cui la colpa del fallimento è attribuita interamente ad altri, ed in particolare ad un fantomatico amministratore delegato (che non viene citato come a volerlo in qualche maniera proteggere, come se non fosse sufficiente fare una visura in CCIAA per sapere chi sia)”. “Qui negli Stati Uniti, il fallimento è considerato importante perché si presuppone che chi abbia fallito abbia capito tutti gli errori commessi senza negare le sue responsabilità, cioè abbia fatto una esperienza importante che gli tornerà utile nella prossima avventura… la lettera di Marchiori è inaccettabile. E’ la lettera di uno che a suo tempo si è adornato di tutti gli onori derivanti dalla popolarità generata dal clamore sul “nuovo motore di ricerca che renderà Google obsoleto” e poi, quando quel motore non ne ha ingarrata una neanche per sbaglio, scarica tutte le colpe sugli altri, abbandonando la nave per primo, senza curarsi minimamente dei suoi compagni di viaggio che resteranno nelle mani dell’orco cattivo”, scrive ancora Francesco. Che a dire il vero punta la sua invettiva più contro la difesa di Luna  che lo sfogo di Marchiori. Non meno severo il giudizio sulla vicenda Volunia affidato a Facebook di un altro amico di IdF, Franco Folini (Novedge): “Mediocre progetto (Volunia), Mediocre presentatione (ve la ricordate?), Mediocre uscita (poteva almeno starsene zitto), Mediocre assunzione responsabilità”. Quale che sia il futuro, di Volunia e di Marchiori, questa vicenda lascerà il segno. Non nel campo del business ma in quello culturale: ha dimostrato come anche nel magico mondo degli innovatori sia difficile lasciarsi alle spalle cattive abitudini stereotipate, come lo scaricare le responsabilità sugli altri, abbandonare la nave in difficoltà, accampare solo scuse.  Con tutti i suoi difetti, la Silicon Valley descritta da Francesco è ancora lontana… PS: La mia richiesta di accesso a Volunia era rimasta senza risposta (così come quella di contatto con Marchiori). Coincidenza: la mail di risposta (positiva) mi è arrivata ieri.  

Naufragio Concordia e immagine dell’Italia nel mondo, visti dagli italiani di Silicon Valley

Il naufragio della Concordia all’Isola del Giglio, con un’enorme risonanza mediatica a livello mondiale, si è caricato di significati simbolici. Scivolando pericolosamente in patria sulla china della tragicommedia recitata da maschere (comandante cattivo, comandante buono, la donna misteriosa…). Ma l’impatto, sull’immagine dell’Italia nel mondo è stato forte. E forse avrà conseguenze che meritano una riflessione. Così, con un paio di domande ho  interpellato alcuni interlocutori speciali da un osservatorio particolare, Italiani di Frontiera a Silicon Valley. E dunque confronto a distanza con: Loris Degioanni, giovane imprenditore cuneese reduce da una “exit” di grande successo in California, incontrato al recente Mind The Bridge; Francesco Lacapra, già veterano Olivetti e docente della Statale di Milano, oggi imprenditore in California; Stefano Cabrini, direttore di un laboratorio di nanotecnologie alla  University of Berkeley, intervistato l’estate scorsa durante il primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour; Franco Folini, Top Friend di IdF, tra gli animatori di Business Association Italy America ed alla guida di Novedge, impresa molto cresciuta dai tempi della nostra intervista (2008). Grazie a Loris, Francesco, Stefano e Franco per un contributo davvero prezioso. –  Come influirà questo evento su immagine e prestigio internazionale dell’Italia? Con quali conseguenze? Degioanni – “Io ero a New York a incontrare clienti. E’ stato interessante notare come il naufragio abbia ricevuto una copertura mediatica di tutto rispetto e come, in ognuno degli uffici dove sono stato, l’argomento fosse in testa alle discussioni durante le pause.  Devo dire però che non ho notato una proiezione negativa della vicenda sul nostro paese. Anzi, se devo essere sincero, ho avuto la sensazione che questo evento migliori la nostra immagine. In base alla mia esperienza, l’opinione sull’Italia è stata per lungo tempo inquinata dal suo improponibile presidente del consiglio. Gli americani ci vedevano come un popolo superficiale perchè abbiamo continuato a votarlo, instancabilmente ed entusiasticamente, fino alla rovina”.  Lacapra – “Ho l’impressione che l’infausto evento abbia proiettato ancora una volta un’immagine dell’Italia tutt’altro che lusinghiera. Purtroppo, le carenze del comandante Schettino fanno porre domande più serie sulla professionalità degli italiani, sule loro capacità organizzative e sulla idoneità a gestire situazioni di crisi. Vero è che esiste il sentore che questo possa essere un problema generale delle società che operano nel settore delle crociere. Tuttavia, combinando questo evento con quelli che l’hanno preceduto: pessima gestione dell’economia italiana, protratta presenza di un individuo profondamente squalificato sul piano internazionale come Berlusconi a capo del governo, disastroso impatto dell’economia italiana sul piano europeo e conseguente degrado dei credit rating, ne emerge un quadro che fa sempre più assomigliare il nostro paese a una repubblica delle banane, anche quando ci sono solide ragioni per rendersi conto che la situazione è diversa. Come si dice qui, “perception IS reality” e con questo bisogna fare i conti. Anche se si scoprisse alla fine che Schettino ha fatto il proprio dovere fino in fondo e con abnegazione (del che dubito), temo che la cosa non riuscirebbe comunque a produrre una significativa spallata in direzione opposta”. Cabrini – “Questa è sicuramente una brutta storia ed una brutta pubblicità per l’Italia in generale. Ma è un fatto non nuovo e non inusuale dei tempi recenti. Gli ultimi anni hanno riportato l’immaginario italiano almeno qui in California indietro di circa 50 anni. Nei tempi in cui l’idea dell’Italia era basata principalmente sullo stereotipo dell’italo-americano. Eravamo un paese corrotto, mafioso, incapace di autogovernarsi e dedito al godersi la vita e non voler lavorare. C’e’ stato un periodo in cui l’Italia ha riguadagnato credibilità, ha ricostruito a gran fatica una nuova immagine ed essere italiano era anche una connotazione positiva. Negli ultimi anni anche grazie alle uscite internazionali, economiche e diplomatiche della nostra classe dirigente, mi sento ripiombato indietro, colleghi e conoscenti mi guardano come uno strano animale proveniente da un mondo corrotto e senza principi morali. Dove un presidente del consiglio può portare un paese sull’orlo del baratro ed occuparsi dellle sue donnine solamente e dove al comando di una nave da 5000 persone c’e’ un capitano Schettino. E non succede nulla a loro. Credibilità come paese: ‘nulla’. Tutta la credibilità che abbiamo è  costruita a fatica su meriti personali, provare a portare una collaborazione istituzionale è molto difficile e spesso controproducente. La Costa Concordia è un’altro tassello del puzzle  che ci configura come ‘incapaci e corrotti’, incapaci di tener cara una delle nostre più importanti risorse, incapaci di far rispettare il piu basilare comportamento morale (un capitano che abbandona la nave viene insegnato fin da bambini come un atto osceno)”. Folini –  “Il naufragio della Concordia mi pare sia stato vissuto in Italia come principalmente come uno scontro di personalità, da un lato il ‘cattivo’ Schettino, dall’altro il ‘buono’ De Falco. Qui negli USA la vicenda è percepita in modo piu’ olistico: una nave da crociera italiana affonda in acque arci-note con mare piatto, punto. Certo si è parlato anche del comandante (handsome guy according to my gay friends), ma ciò che stupisce è il fallimento del sistema. Si sa che i singoli possono sbagliare, impazzire, ubriacarsi, ma l’americano medio si aspetta che il sistema sia sufficiente robusto per gestire anche eventi imprevisti e imprevedibili minimizzando i danni. Leggendo i commenti dei miei contatti Americani e britannici su Facebook, ho percepito nettamente l’ennesima perdita di credibilità e prestigio della brand Italia. Sembrava di assistere al recall della Toyota Prius (credo fosse nel 2009), un evento che ha lasciato cicatrici invertendo il trend di crescita della brand automobilistica fino a quel momento piu’ popolare negli USA. A differenza della Toyota il nostro passato recente e lontano non e’ altrettanto immacolato. E’ bastato il naufragio per fare riemergere battutine sui militari italiani o sul penultimo presidente del consiglio”.  – C’è modo di trarne una lezione, spunti per qualcosa che va assolutamente cambiato e rinnovato?   Degioanni – “Questa settimana ho certamente assistito all’ironia verso il capitano incompetente e codardo, ma ho anche percepito interesse verso il funzionario che gli urla ‘get your ass on the boat!’. E’ come se questa frase, semplice e perfettamente mediatica, abbia portato alla luce il lato responsabile e concreto dell’Italia, troppo spesso oscurato dai nani

Di Rudio Day memories. Forse davvero lo spirito del conte ci ha accompagnati… a San Francisco e ritorno

Mettersi in testa di andare a celebrare uno sconosciuto oltreoceano, organizzare tutto grazie a qualche amico abbastanza folle dall’esser catturato dall’idea. Riuscirci, poi tornare dopo un’avventura entusiasmante e una faticaccia, un anno fa, con la sensazione che forse lo spirito di quello sconosciuto ci abbia accompagnato. Perche’ davvero ne sono successe troppe… Sin dalla partenza, con  Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution, che ha dedicato tutta la sua vita agli indiani, ricostruendo con ricerche durate vent’anni la vita incredibile di quello sconosciuto. Franco, il tassista che ci viene a prendere prima delle 6 di mattina per portarci a Linate, e’ un arcere provetto (con figli rugbisti…). Ci mettiamo 30 ore invece di 15 per arrivare a San Francisco  e tutti gli imprevisti sono stati in un modo o nell’altro legati a episodi della vita di quell’italiano di cui andavamo a celebrare il centenario della morte, Carlo Camillo di Rudio (1832-1910), “Forrest Gump dell’Ottocento” protagonista del Risorgimento, poi emigrato e sopravvissuto a Little Bighorn. Non si passa da Parigi, dove il conte fu condannato alla ghigliottina per l’attentato a Napoleone III, dobbiamo andare invece via Roma (dove il conte combatte’ con Garibaldi) e New York (dove sbarco’ da immigrato con documenti falsi perche’ ricercato in mezza Europa). Solo in extremis troviamo un volo per San Francisco, che a meta’ strada dirotta su Minneapolis per… malore del secondo pilota, passando cosi’ vicino a Sioux City (e il conte i Sioux se li trovo’ davanti a Little Bighorn…). Arrivando alle 3 di mattina a San Francisco all’hotel Castle Inn, dove al reception e’ chiusa sino alle 7!  E senza il bagaglio di Cesare, smarrito. Che arriva due giorni dopo… da Francoforte! Dalla Germania? Possibile? Cesare controlla nel suo libro che siamo andati a presentare (“Dal Piave al Little Bighorn”, Alessandro Tarantola editore): di Rudio sbarco’ in America spacciandosi per tedesco, visto che era ricercato! Non bastasse, pochi giorni dopo Cesare contatta l’unico discendente del fratello del conte. Abita In Inghilterra a Nottingham, il suo indirizzo: Castle close!!! Ma Cesare ne ha individuate molte altre, di coincidenze… Ma forse, lo spirito del conte ci ha seguito anche in Italia. Pochi giorni dopo il ritorno, dopo una presentazione di Italiani di Frontiera nella sede romana di Oracle, mi sono imbarcato a Fiumicino con Sergio Rossi, nuovo amico di IdF e all’epoca amministratore delegato della società (che ha ospitato Italiani di Frontiera in ben quattro eventi fra Milano e Roma, thanks a Simone Pugiotto, Eva Mengoli e Valentina Falcioni!). Al controllo bagagli, fanno per due volte il check al mio zaino e mi chiedono se ho un coltellino. No di sicuro, rispondo. Ma dal mio fidato zaino Mary Poppins a 50 tasche,  esce invece il coltellino svizzero che evidentemente era li’ dalle vacanze estive! Resto di sasso: come e’ possibile? Ha appena passato due controlli a New York e uno a San Francisco, dove ti fan togliere scarpe e cintura, e nessuno l’ha visto? Troppo strano. Chiamo subito Cesare, parola chiave “coltello nascosto”. Ci mette 30 secondi a trovare il nesso col conte. Che nelle sue memorie, dice, aveva ironizzato sulla polizia francese che l’aveva arrestato dopo l’attentato a Napoleone III e perquisito, senza riuscire a trovare pero’… il coltello che nascondeva nel doppio fondo della borsa! Insomma, ci siamo trovati sulla sua tomba, il primo novembre 2010, davanti al Golden Gate in un’incredibile pomeriggio di sole, riflessi via via sempre piu’ dorati ed emozioni che non dimenticheremo mai piu’. Con il console italiano Fabrizio Marcelli, davvero la persona giusta al posto giusto (grazie Fabrizio!), bandiera e corona di fiori, un amico, Phil Pasquini (lui e la moglie Elaine son gli autori del bellissimo slideshow qui sopra), cosi’ matto da aver organizzato tutto molto meglio di quanto si potesse sperare, con programma della cerimonia stampato e portando un amico musicista, il jazzista David Hardiman, che davanti alla tromba, con le note del Silenzio (Taps in inglese) e di Stars and Stripes, ci ha fatto accaponare la pelle. Un’atmosfera surreale, fuori dal mondo, rievocata in questo post precedente. E alla fine, il rituale col fumo di Cesare, che riappacifica lo spirito del conte patriota con gli indiani che ha combattuto. Due minuti intensissimi, cui partecipiamo io, Nicolo’ Manerbi bravo fotogiornalista a San Francisco e Franco Folini, manager di Novedge e grande amico di IdF, che ha avuto il merito di convincere gli altri amici della Business Association Italy America che valeva la pena di sostenere questa nostra avventura, anche se non riguardava esplicitamente imprese o innovazione hi tech. Grazie ragazzi, sono piu’ che mai convinto che per aprire la strada  a innovazione e modi di pensare il futuro, occorra combattere una battaglia culturale. E magari imbarcarsi in avventure balenghe come questa. Poche ore dopo la cerimonia, San Francisco esplode di gioia per la vittoria dei Giants, dopo 56 anni, nel campionato di baseball. Sembra che il sindaco Gavin Newsom abbia detto che la squadra vincente e’ quella “Committed, not interested”, coinvolta, impegnata, non interessata. Parole in sintonia con le imprese del conte, che sfido’ cento volte la morte sempre per una causa comune, mai per interesse personale. E forse anche con la nostra piccola impresa, di venire qui a spese nostre e con una mole di lavoro non indifferente, per celebrare uno sconosciuto che lo meritava. Il cartello portato sulla tomba dal consolato, col patronato del Presidente della Repubblica, ci fa sentire un po’ pionieri, con questo che e’ stato un prologo delle celebrazioni nel 2011 del 150 anni dell’Unita’ d’Italia. Lo ha capito molto bene Gianluca Corinaldesi, che su Examiner.com ci ha dedicato un bellissimo articolo e un’intervista video. Come avevano fatto il bel portale di giovani italiani a New York, Nuok (grazie ad Alice Avallone)  America Oggi (grazie a Nicolo’ d’Aquino),  LibriBlog.com (grazie ad Antonella Appiano),   Il Giornale addirittura con due articoli, uno di Francesca Ame’ , l’altro online di Enrico Silvestri, oltre al Gazzettino di Belluno (grazie a Gianluca Salvagno!) e Corriere delle Alpi. Un lancio prezioso anche da AdnKronos (grazie Federico Luperi!), che