Piattaforma web per la tv del futuro. Gabriele Gresta presenta MyCast.

Una piattaforma d’interazione web-tv per la televisione del futuro. Un futuro già iniziato, visto che MyCast è già attiva. Gabriele Gresta, amico di IdF, presidente di Bibop, tra i fondatori di Digital Magics,  l’ha presentata nei giorni scorsi all’i7 Summit a Chantilly, Parigi. Confermando l’ambizioso progetto di mettere presto la piattaforma al servizio della star forse più celebre della tv del pianeta: Oprah Winfrey. Nel video, breve presentazione a Parigi, in inglese, di Gabriele. Che ieri sera nella sede milanese di Bibop ha pure festeggiato i 40 anni! E Italiani di Frontiera era lì… Auguri!

i7 Summit a Parigi: un videodiario IdF su idee per innovazione, tecnologia, società… e felicità

  A personal video diary from i7 Summit in Paris, 12-14 October 2011. Ideas for Innovation, Technology, Entrepreneurship… and Happines. Stavolta un’introduzione in inglese per gli amici di 20 Paesi incrociati al bellissimo i7 Summit  (al momento il sito è bloccato…) la settimana scorsa a Chantilly, Parigi, già annunciato in questo post , dove sono stato fra i relatori ad un seminario su piccole e medie imprese di fronte alla sfida globale. Un videodiario personale dall’evento, ricco di idee per inseguire l’innovazione (nella tecnologia, l’impresa e la società) ma anche… la felicità. Dall’energia pulita di  CleanTechOpen di Rex Northen alla “cacciatrice di talenti” Kyung H. Yoon di TalentAge. Ad un grande amico di Italiani di Frontiera, Gabriele Gresta, che con Bibop sta approntando una piattaforma innovativa d’interazione web tv che sarà usata addirittura da Oprah Winfrey! Solo un assaggio, nei prossimi giorni altre videointerviste. Intanto sul blog Out of the Box per Forbes, un’anteprima su come rendere il mondo un posto migliore: WaterWalla,  impresa per distribuire acqua potabile in India, salvando migliaia di bambini, raccontata da Colin Scaife, nuovo IdF Friend davvero special.

IdF all’i7 Summit a Parigi, vetrina globale di innovazione e idee, da seguire online

Italiani di Frontiera ha partecipato all’evento i7Summit,  conferenza globale su tecnologia, innovazione, innovazione, impresa e società, in corso sino a domani venerdì a Chantilly, Parigi. Duecento esperti da una ventina di Paesi, speaker d’eccezione per discutere e confrontarsi sulle nuove frontiere che le tecnologie ed i social network hanno aperto al mondo del business ed alla società stessa. Sono stato fra gli speaker di un seminario dedicato alle prospettive globali per le piccole e medie aziende, parlando anche di alcuni dei più interessanti innovatori, amici di IdF, incrociati in questi ultimi mesi da Italiani di Frontiera. Come Filippo Berto, Giuseppe Giglio e Lorenzo Thione (nella foto, sul palco di Parigi Gabriele Gresta, Bibop) .

La Padania non esiste, Hogwarths sì

Nel giorno in cui il presidente Napolitano ha detto più o meno che “il re è nudo”, quel che tutti vedono ma non dicono, e cioè che la Padania non esiste, Italiani di Frontiera era nella platea esclusiva del bellissimo TEDx Transmedia a Roma (grazie Maria Moreni!), straordinaria vetrina su futuro già iniziato, dove un brillante giovanotto americano ha stupito tutti dal palco, dimostrando che… Hogwarths esiste! Andrew Slack è cofondatore e direttore esecutivo della The Harry Potter Alliance, assai popolare negli Usa, che attraverso un approccio creativo aggrega e mobilita migliaia di ragazzi, per diffondere sentimenti positivi come l’amore e la lotta per la giustizia, nello spirito dei romanzi di J.K. Rowling. Mattatore sul palco del TEDx Transmedia, Andrew è partito dalla descrizione di qualcosa di estremamente concreto: un aereo carico di aiuti umanitari che atterra ad Haiti, devastata dal terremoto. Sulla carlinga, quell’aereo ha la scritta “Harry Potter”. Come è possibile? Non è decollato da un Paese immaginario ma quel carico prezioso e tangibile è stato propiziato dalla Hogwarths (la scuola di magia di Harry Poter) più viva che mai, che risiede nel cuore di migliaia di appassionati, che condividono e si riconoscono nei valori del celeberrimo maghetto. Al punto da saper fare squadra e mobilitarsi per cause nobili di solidarietà. Quale forza misteriosa e magica sa evocare la potenza di un racconto che aggrega e spinge ad agire? Quale straordinaria potenzialità ha questo intreccio tra fantasia e realtà, oggi che le nuove tecnologie schiudono orizzonti inimmaginabili, alla diffusione e condivisione di contenuti e di valori? Sono stati temi cruciali, al TEDx di Roma, splendidamente ideato e coordinato da Nicoletta Iacobacci (nel video, in questo post in inglese per Forbes). E come scritto nel post dedicato a TEDx,  gli spunti sono stati innumerevoli. Michel Reilhac, responsabile Cinema di ARTE (Francia), ritiene che siamo in un momento di grande cambiamento, senza una sintassi o un linguaggio per il nuovo contesto, per questo abbiamo un’opportunità unica per creare una nuova di comunicazione, proprio attraverso il Transmedia. Marieke Hermans, Innovation Manager dell’emittente pubblica olandese NPO ha intitolato il suo discorso “Out of the Box”, chiedendosi: “Come possiamo spingere oltre al creatività? Mentre autore del nuovo libro “Transmedia Storytelling” in uscita negli Usa e pioniere del settore, Max Giovagnoli, ha esaminato invece il “Nuclear Power of Imagery”, in linea con quanto affermato da Slack.  E la conferenza si era aperta non a caso con Mohamed Nanabhai, capo dell’Online di Al Jazeeera English (Qatar), che ha descritto le rivolte della Primavera Araba come una rivoluzione per i media: visto che le nuove tecnologie di comunicazione hanno alterato le dinamiche della protesta politica, creando nuove interazioni fra manifestanti, mass media, in una “Rivoluzione 2.0”. TEDx Rome, che aveva come parole d’ordine Coraggio, Passione e Magia,  ha dunque affermato che racconto, condivisione e nuove tecnologie di comunicazione possono davvero incidere e cambiare il mondo, che il mondo fantastico può riuscire a cambiare la realtà. Per anni, ho pensato che la confusione di piani tra fantasia e realtà fosse un micidiale inganno ai danni della razionalità, del senso civico, delle cause in cui credevo. Per anni ho citato e ricitato il  bellissimo western di John Ford  “L’uomo che uccise Liberty Valance”,  in cui i giornalisti decidono di ignorare lo scoop che James Stewart offre loro, perchè “Questo è il West e quando la leggenda supera la realtà, pubblichi la leggenda”. “Print the Legend” è più che mai d’attualità nel mondo dell’informazione del terzo millennio, non solo in Italia. Perchè rinunciare a diffondere notizie accattivanti e “sexy” sprecando tempo a verificarne l’attendibilità, come la storia della “blogger lesbica siriana arrestata” rimbalzata di recente sui media di tutto il mondo, prima di rivelarsi una patacca? C’è qualcosa di peggio, se invece un potente gruppo editoriale è in grado di pianificare una strategia di comuncazione che ignorando o inventando a piacimento costituisce una sua “mitologia” a prescindere dai fatti avvenuti, per dei lettori che non chiedono di conoscere la realtà ma chiedono il conforto di veder invece confermate le proprie idee a prescindere. Che sia successo anche in Italia? A chi ha qualche dubbio, consiglio (lo faccio da anni) il bellissimo “Stronzate. Un saggio filosofico” (Bullshits), in cui il filosofo Harry Frankfurt spiega come a fronte di un mondo sempre più complesso da capire, molte persone ritengano semplicemente che non si possa conoscere la realtà, che ci siano semmai realtà soggettive, alle quali aderire per cercare conferma di sé. Contraddizione in termini, conclude Frankfurt, dire di poter conoscere se stessi se si ritiene di non poter conoscere la realtà… di nuovo, che sia successo anche in Italia? E invece è Harry Potter a riportarci… con i piedi per terra! La forza della narrazione può aggregare, ispirare comportamenti virtuosi, rafforzare un’identità positiva… ma anche farci volare. Sì perchè è difficile porre un limite a questa energia. Certo, già Abrahm Lincoln aveva riconosciuto quanto un romanzo come “La capanna dello zio Tom” di Harriet Beecher Stowe avesse fatto per la causa dell’abolizionismo. Ma l’autentica rivoluzione, ispirata dalle nuove tecnologie sta nell’interazione, che trasforma gli utenti in protagonisti, capaci persino di intervenire nella stessa narrazione in cui si riconoscono, come rilevato nel rivoluzionario saggio di Henry Jenkins “Cultura convergente“.  Dunque, come Hogwarths anche la Padania potrebbe esistere. A patto di riconoscerla come luogo dello spirito e di comunità d’intenti per un nutrito gruppo di persone. E’ la pretesa di forzare la storia e la geografia per tentare d’imporla a farla naufragare. L’arroganza di costituire finti ministeri a Monza. L’ignoranza di chi, come il leghista Matteo Salvini, pretende di dar lezioni a Napolitano invocando il precedente storico del Lombardo-Veneto (ma qualcuno gliel’ha detto che era un regno fittizio asservito all’impero austriaco e inventato da Metternich, che per un po’ della Lombardia comprese solo… Mantova e che migliaia di patrioti persero la vita per abbatterlo? Sigh…).        

Steve Jobs, un imprenditore hippie: saper sognare è la sua lezione più importante

    “Death is probably the best single invention of Life“, La Morte è probabilmente la miglior invenzione singola della Vita. Nel suo leggendario discorso ai neolaureati di Stanford nel 2005  Steve Jobs, scomparso ieri all’età di 56 anni, con una memorabile lezione di vita (e di capacità comunicativa) aveva indicato come la brevità dell’esistenza e la sua fine, che propizia l’inizio di altre vite, facciano della morte un elemento rigenerativo. Fine e rinascita. Un buon motivo per non vivere la vita di qualcun altro, aveva detto. Esortando i ragazzi a non piegarsi al conformismo, ai dettami altrui, a seguire il cuore  e l’istinto nelle proprie scelte. Ad inseguire dunque un proprio sogno, restando affamati e folli. Qui sotto il discorso a Stanford, in due video sottotitolati in italiano Fra i tanti omaggi a Jobs in Rete, Italiani di Frontiera segnala  le preziose riflessioni di Leandrò Agrò, amico di IdF e innovatore visionario,  una straordinaria galleria di commenti e riflessioni in un video Forbes, un videoricordo su The Guardian. E’ anche il momento giusto per rivedere sul sito Rai l’interessante puntata di “Correva l’anno” di Daniele Cini, dedicata ad un parallelo fra Adriano Olivetti e Steve Jobs tutt’altro che arbitrario. Affrontare il mercato con la capacità di guardare il futuro. Un tempo forse questo significava intercettare e intuire tempestivamente domande e necessità dei consumatori, che richiedevano un prodotto adeguato. In un mondo sempre più legato a beni immateriali, Steve Jobs,  ha fatto molto di più. Ha creato ripetutamente nuovi bisogni, realizzando prodotti così innovativi da aprire di volta in volta mercati che non esistevano. Non si tratta solo di marketing rivoluzionario, Jobs ha costantemente superato le frontiere del mondo conosciuto, esplorando nuovi territori e dimostrando che nuovi prodotti, computer migliori poi via via congegni portatili sempre più sofisticati ma anche belli, non allargavano solo il business, amplificavano pure la nostra capacità di conoscenza, consapevolezza, interconnessione. Lo ha fatto coniugando talento imprenditoriale, straordinario gusto estetico, visionarietà. Ma anche trapiantando nell’hi tech il sogno di una società diversa, immaginata dalla controcultura californiana, dal movimento hippie. Innestando per paradosso in prodotti di consumo dei valori anticonsumistici. Essere un uomo d’affari restando un hippie visionario è stata la sua affascinante contraddizione. Sono questi i temi su cui invita a riflettere Italiani di Frontiera, piccola idea partita dagli italiani di Silicon Valley e trasformata in un progetto giornalistico multimediale, inseguendo percorsi eccentrici, intrecciando fili preziosi per capire  il talento e forse il futuro. Incrociando tantissime persone straordinarie in America e in Italia (qui dall’archivio IdF l’incontro con Enza Sebastiani di Apple, che racconta di quando Steve Jobs presentò un suo video). Think Out Of The Box è la parola chiave per tanti italiani di talento. Ragionare fuori dagli schemi, con un particolare gusto estetico del bello. E una straordinaria invisibile capacità, ereditata dalla nostra cultura, come ricorda Renzo Piano, di cogliere la complessità delle cose, articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme. Figlio di un immigrato siriano, Jobs ha insegnato che questi sono ingredienti vincenti, per immaginare il futuro. Se uniti ad una incrollabile volontà e capacità di sognare. Come hanno fatto milioni di italiani partiti per altri mondi. Come hanno fatto i nostri padri, capaci di ricostruire e far volare un Paese distrutto dal fascismo e dalla guerra. Sognare per cambiare e inventare il futuro:  è quel che dovremmo tornare a fare oggi anche noi. Dicendo grazie a Steve Jobs.

“Frontiere” a Bari, TEDx Transmedia a Roma: IdF in prima linea, scrutando il futuro

Lo confesso, c’è voluto qualche giorno per far decantare la quantità di stimoli e idee raccolti la settimana scorsa, fra incontri straordinari in appena tre giorni. Prima a Bari, dove la conferenza di IdF è andato in scena il 28 settembre nel bellissimo palazzo delle ex Poste, davanti ad un pubblico in prevalenza di studenti nell’ambito di  “Frontiere-La prima volta“, festival di cultura e tendenze. Poi a Roma, dove il 30 settembre il  MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo, creato dall’architetto Zaha Hadid)  ha ospitato l’esclusiva conferenza TEDx Transmedia, una finestra globale sul futuro della comunicazione, con IdF nella selezionata platea. Che dire di Elisabetta Antognoni e Nello Ferrieri, della Fondazione Cinemovel di Bologna, fra i protagonisti a Bari? Da una decina d’anni, percorrono l’Africa da moderni saltimbanchi, portando il cinema dove non c’è più o non c’è mai stato, raggiungendo con schermo e attrezzature digitali villaggi dove elettricità e linee telefoniche non esistono. Proiezioni cui assistono a volte migliaia di persone, offrendo opportunità di crescita culturale e civile straordinarie, diffondendo anche film di registi africani, oltre a gettare le basi per formare cineoperatori e proiezionisti locali, in grado poi di vivere in patria con il proprio lavoro. Grandi, Elisabetta e Nello! In calendario a Bari anche l’anteprima di The Sunset Limited, ultimo film per la tv di Tommy Lee Jones, seguito da un’intervista video in esclusiva al bravissimo attore regista premio Oscar. Occasione per incontrare e conoscere la storia di Roberto Silvi, stimato montatore a Hollywood, che ora lavora con Lee Jones dopo esser stato… il montatore degli ultimi film del grandissimo John Huston! Non è da meno il suo amico Giovanni Orlando, di San Donà di Piave (pochi chilometri dalla mia Mestre), che dopo una carriera di successo oltreoceano nella finanza, memore delle suggestioni della frontiera vista nei western da bambino, si trasferisce a Santa Fè, New Mexico, nel cuori  di quel West,  in un ranch che diventa punto di riferimento per molti amici  registi e attori a Hollywood. Fra loro pure il più celebre degli attori nativi americani: Wes Studi, protagonista di film come Balla coi lupi, L’ultimo dei Mohicani, Geronimo, venuto anche lui a Bari… Dopo le interviste c’è stato appena il tempo per una foto di gruppo con Roberto, Giovanni, Wes (orgoglioso di indossare il suo nuovo Borsalino) e gentili signore. Poi via a Roma, per il TEDx (qui il bellissimo video di presentazione), ideato e coordinato alla grande dalla bravissima Nicoletta Iacobacci, Head of Multiplatform alla European Broadcasting Union,  consorzio di emittenti pubbliche dell’Unione Europea, intervistata in video in inglese per Forbes. Abbiamo scoperto il potere che ha il Transmiedia (l’interazione fra diversi media), dice Nicoletta, ormai è una realtà e allora perchè non l’applichiamo a cause sociali, per migliorare il mondo?  Non a caso la conferenza di Roma si è aperta con Mohamed Nanabhai, capo dell’Online di Al Jazeeera English (Qatar), che ha descritto le rivolte della Primavera Araba come una rivoluzione per i media, visto che le nuove tecnologie di comunicazione hanno alterato le dinamiche della protesta politica, creando nuove interazioni fra manifestanti, mass media, Internet e i social media. Una  “Rivoluzione 2.0,” che non ha un eroe ma tanti eroi, visto che tutti possono contribuire con idee e informazioni. Per Michel Reilhac, responsabile Cinema di ARTE (Francia), siamo in un momento di grande cambiamento, senza una sintassi o un linguaggio per il nuovo contesto. E questo rappresenta un’opportunità per creare una nuova di comunicazione, proprio attraverso il Transmedia. Marieke Hermans, Innovation Manager dell’emittente pubblica olandese NPO ha intitolato il suo discorso “Out of the Box”, chiedendosi: “Come possiamo spingere oltre al creatività? Stiamo usando la creatività in modo efficace per far sì che le cose funzionino?”. A volte basta poco, ha osservato. Creare il link fra persone, danaro e idee. Oppure aver il coraggio di dire al proprio capo: ” E se provassimo a…”. Autore del nuovo libro “Transmedia Storytelling” in uscita negli Usa e pioniere del settore, Max Giovagnoli, ha esaminaot invece il “Nuclear Power of Imagery”, mentre  di  ”Forza di un racconto” ha trattato Andrew Slack, cofondatore e direttore esecutivo di Harry Potter Alliance, che adotta un approccio creativo all’attivismo, mobilitando migliaia di ragazzi per diffondere valori positivi, amore e lotta per la giustizia, nello spirito dei libri di Harry Potter. Nulla di più reale di una comunità ispirata da valori positivi e forti nati in una storia immaginaria, ha spiegato, per aggregare un gruppo capace di raccogliere tonnellate di aiuti umanitari per i sopravvissuti del terremoto ad  Haiti, caricati su un aereo chiamato “Harry Potter”… La tecnologia offre una potente interazione tra finzione e realtà anche in casi che riguardano drammatici problemi sociali, dice Adipat Virdi, transmedia producer at Transmediology.com , in platea al TEDx di Roma. Virdi sta lavorando su uno straordinario progetto innovativo. utilizzare le tecnologie transmedia  per per stradicare il fenomeno dei delitti d’onore (oltre 17,000  i casi di delitti d’onore registrati nel 2008 in Gran Bretagna, dice Adipat). Qui il post in inglese per Forbes dedicato al TEDx Transmedia. TED è un’organizzazione nonprofit che ha per slogan Ideas Worth Spreading (idee che meritano d’esser diffuse). Iniziata come conferenza di quattro giorni in California 25 anni fa, è cresciuta con lo scopo di aiutare le idee che vogliono cambiare il mondo attraverso diverse iniziative. La conferenza annual TED invita i principali pensatori del pianeta a tenere discorsi di 18 minuti. Tutti i discorsi vengono poi diffusi gratuitamente sul sito, in buona parte anche sottotitolati. Come avverrà per gli speaker di Roma. Per queste bellissime esperienze, grazie per l’invito a Silvio Danese, amico di IdF e  collega del Giorno, che dirige Frontiere a Bari a fianco dell’ideatore Oscar Iarussi, a Mariateresa Gabriele,  amica di antica data e collega, che ha citato IdF in un bel pezzo sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Per la partecipazione a TEDx a Roma, un grazie speciale a Maria Moreni, che di IdF è appassionata sostenitrice e partner.

L’infinitamente piccolo: nanotecnologie al Berkeley Lab con Stefano Cabrini (IdF Silicon Valley Tour)

  Un ambiente suggestivo e asettico, per giovani ricercatori alle prese con l’infinitamente piccolo. Secondo video dal Berkeley Lab, in compagnia di Stefano Cabrini,  già comparso in video in un precedente post, che qui presenta il lavoro nelle nanotecnologie del laboratorio da lui diretto. La visita a Berkeley nelle settimane scorse, a conclusione del primo Italiani di Frontiera Silicom Valley Tour.

Addio a Sergio Bonelli, papà di Tex che aveva incrociato Italiani di Frontiera…

    I tanti film western al cinema parrocchiale, i fumetti di Tex Willer. E’ stato quello l’imprinting per me col mondo della frontiera. Che alla fine, chi l’avrebbe detto, in modo inatteso ha segnato il mio percorso professionale ed esistenziale con un progetto chiamato Italiani di Frontiera. E alla frontiera di Tex, inventata come le cose di fantasia ma così semplice, pulita e ricchissima di spunti e valori positivi ripenso oggi, rendendo omaggio a Sergio Bonelli, che ci ha lasciati. Subentrato al padre Gian Luigi alla guida dell’omonima casa editrice, Sergio Bonelli ha continuato la carriera di “papà di Tex”, sviluppando con altri nuovi protagonisti quella straordinaria fabbrica di immaginario a fumetti. Era stato un grande onore e piacere, averlo come ospite inatteso lo scorso dicembre, all’appuntamento organizzato da Italiani di Frontiera al Museo del Risorgimento, per la presentazione degli eventi e del libro “Dal Piave al Little Bighorn”  di Cesare Marino, dedicati alla memoria di Carlo Camillo di Rudio. Di cui Bonelli, avevo scoperto, aveva più volte scritto proprio su Tex… Grazie Sergio. Io e Cesare, che al West ed agli indiani in particolare ha dedicato la sua vita, come tanti altri patiti di frontiera, avventure ma anche dei buoni valori alla Tex, non dimenticheremo.

Thanks boys! Antonio e Damiano, sponsor tecnologici di IdF con Magnetic Media Network

            Un’avventura come il primo Silicon Valley Tour è stata possibile grazie al contributo di amici straordinari. Un grazie speciale a Damiano Airoldi e Antonio Poloni, da poche settimane preziosi sponsor tecnologici di Italiani di Frontiera con Magnetic Media Network (ma che amici ha IdF? Qui non eravamo in California ma ad un Independence Day Barbecue nella Bergamasca…)

A Venezia “Dina Viggiano Day”, con IdF omaggio di Ca’ Foscari a una veterana di Silicon Valley

Una giornata speciale venerdi 16 settembre 2011 a Venezia per Italiani di Frontiera, al quale a volte riescono piccoli miracoli… Se oggi il ponte fra Italia e Silicon Valley è così consolidato, il merito è anche di persone che ne gettarono le basi tanti anni fa. Dina Fontanin Viggiano, giunta in California nel 1962 col marito Adalberto, purtroppo scomparso nel 2010, ha insegnato per anni italiano a Stanford, facendo gli onori di casa per ospiti illustri dalla madrepatria, in quella Casa Italia che ospitava anche gli studenti italiani.   L’incontro con i Viggiano, carica d’energia e ottimismo tutta americana, di finezza ed umanità tutta italiana, ha segnato la mia avventura a Palo Alto. Ma Dina in questi giorni è in Italia (mentre il figlio Frank e sua moglie Sharon sono stati così gentili da accompagnarmi all’aeroporto di San Francisco per il ritorno). Così, grazie a Leonardo Buzzavo, amico e docente a Ca’ Foscari e delegato dal rettore alla valorizzazione del nome, della storia e degli spazi dell’università veneziana ed ad Anna Morbiato, suo braccio destro, siamo riusciti  a organizzare un piccolo evento in suo onore, nella sede del rettorato. Occasione per pubblicare l’intervista in video a Dina e Adalberto registrata tre anni fa. Ma anche per lanciare la proposta di gemellaggio Venezia-Stanford che Italiani d Frontiera ha già presentato a diversi amici in California, sulla scia di questa originale storia. E per conoscere meglio Dina. E dirle grazie. Come abbiamo fatto, con una breve, toccante cerimonia… e un giro fantastico in laguna con Dina e i suoi familiari… sul motoscafo del rettore! Di seguito, l’annuncio di Ca’ Foscari. L’Università Ca’ Foscari ha deciso di rendere omaggio a Dina Fontanin Viggiano, studiosa veneziana emigrata in California negli anni Cinquanta dove è stata per decenni docente di italiano all’Università di Stanford e da dove, insieme al marito ha contribuito a gettare le basi del ponte tra Italia e Silicon Valley. Venerdì 16 settembre alle 11 nella sala riunioni del rettorato, rievocherà l’attività svolta a Stanford con straordinaria vitalità, assieme al marito, scomparso lo scorso anno, che visse la sua carriera di ingegnere a fianco del premio Nobel per la Chimica 1983 Henry Taube. L’incontro sarà occasione per lanciare la proposta di un gemellaggio fra Stanford e Venezia, avanzata da “Italiani di Frontiera”, progetto multimediale dedicato al talento italiano di cui è autore Roberto Bonzio, giornalista veneziano emigrato a Milano. E di cui Dina Fontanin Viggiano sarebbe madrina ideale. Una proposta che l’Università veneziana potrebbe sostenere, in vista di “Ca’ Foscari 2018 – 150 anni di idee”, un programma che porta l’ateneo a valorizzare il suo percorso verso il 150° anniversario dalla fondazione, avvenuta nel 1868.   Dina Fontanin Viggiano, partita per il Canada poi negli Stati Uniti con il marito Adalberto negli anni Cinquanta, è stata per due decenni docente di italiano all’Università di Stanford, vivendo a lungo in quella Casa Italia che ospitava studenti nostri connazionali nel celebre ateneo californiano. Dove negli anni ha accolto ospiti celebri, come l’attrice Giulietta Masina e l’artista Michelangelo Pistoletto. Vivendo fianco a fianco con alcune delle figure più illustri della comunità italiana in California. Come il genetista Luca Cavalli Sforza, per decenni docente a Stanford e di recente tornato a Milano per insegnare all’Università San Raffaele. O l’ingegnere vicentino Federico Faggin, forse l’italiano più celebre di Silicon Valley, premiato lo scorso anno dal presidente Barack Obama con la prestigiosa National Medal of Science, Technology and Innovation, come uno dei padri del microchip.