Fortunato l’uom che prende Ogni cosa pel buon verso, E tra i casi e le vicende Da ragion guidar si fa. Quel che suole altrui far piangere Fia per lui cagion di riso, E del mondo in mezzo ai turbini Bella calma proverà. finale di “Così fan tutte” di Wolfgang Amadeus Mozart, libretto di Lorenzo Da Ponte “Lorenzo Da Ponte way”. Nel cuore di Manhattan, Tribeca, tra Leonard e Church Street, il cartello stradale bianco e verde è stato collocato il 10 marzo 2009, in occasione del 260° anniversario della sua nascita. Lì quello che fu il primo docente italiano della Columbia University, dopo esser stato prelato, raffinato uomo di lettere, libertino, avventuriero giramondo fra Venezia e le corti europee, poi oltreoceano, uomo d’affari poco fortunato, aveva inaugurato il primo teatro dell’opera italiana dei neonati Stati Uniti. Nessuno forse lo ricorderebbe, se lui che nacque quando era in augeHaendel e morì dopo l’esordio di Wagner non fosse stato pure a fianco di Wolfgang Amadeus Mozart, come librettista di sue opere immortali: Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787), Così fan tutte (1790). Morto il 17 agosto 1838, settantasei anni vissuti con incredibile intensità, quelli di Lorenzo Da Ponte, nato nel 1749 nel Trevigiano a Ceneda, oggi quartiere di Vittorio Veneto, col nome di Emmanuel Conegliano da famiglia ebraica. Rimasto vedovo, il padre decise di convertirsi per sposare una donna cristiana e come usanza del tempo la famiglia prese il cognome dal vescovo Da Ponte che li aveva battezzati, Emanuel, all’epoca quattordicenne, anche il nome. VENEZIA, TREVISO E LA FUGA – Dopo gli studi al seminario prima a Ceneda poi a Portogruaro, Da Ponte si trasferì a Venezia, ordinato sacerdote in un percorso quasi obbligato, certo non ispirato dalla vocazione: nella città lagunare scopre un mondo vivace che si adatta al suo temperamento più della provincia e del seminario. Venezia è la capitale del piacere: feste ben oltre il Carnevale, teatri, case da gioco, dove non pochi dissipano interi patrimoni. Da Ponte ha un incarico di pedagogo che dura poco, per la sua vita scapestrata. Ha una tresca con una donna sposata, il fratello Girolamo riesce a strapparlo al mondo del gioco d’azzardo: entrambi ottengono una cattedra al seminario di Treviso. Lorenzo guadagna la stima del vescovo con i suoi componimenti e ottiene la cattedra di retorica. Ma quando all’accademia di fine anno, agosto 1776, gli studenti recitano componimenti dell’insegnante su temi a scelta, Da Ponte invece dei soliti argomenti scontati decide di trattare il rapporto fra organizzazione sociale, leggi e felicità degli uomini, ispirandosi al filosofo svizzero Jean Jacques Rousseau , i cui scritti erano proibiti nella Repubblica di Venezia. Viene punito duramente: perde la cattedra in seminario e il diritto all’insegnamento, pena durissima forse frutto di un “regolamento di conti” fra famiglie nobili veneziane, una delle quali lo proteggeva. Per questo a Venezia a cercare l’appoggio di quei nobili che si consideravano progressisti, come Giorgio Pisani, che lo assume come istruttore dei figli. In quel periodo entra in pieno nella vita culturale veneziana, conosce un poeta di teatro di successo come Caterino Mazzolà, oltre a Giacomo Casanova, col quale si frequenta a lungo, anche se alla fine litigano per “una controversia frivolissima di prosodia latina”. Nel frattempo, Da Ponte ha fatto scandalo con una tresca con una giovane donna sposata. Dopo una denuncia anonima ripara a Padova e quando gli viene intimato di consegnarsi e farsi processare, segue il consiglio di chi gli dice che è meglio dileguarsi. DA GORIZIA A DRESDA A VIENNA – Ha trent’anni ed il suo fascino di uomo di lettere squattrinato ma brillante fa breccia, grazie ad alcuni componimenti, nell’aristocrazia di Gorizia, all’epoca austriaca. Da lì si trasferisce a Dresda, dove il poeta Mazzolà conosciuto a Venezia ha un importante incarico. In quella città crocevia della cultura austriaca a slava inizia a lavorare ad opere teatrali. Anche lì però la sua passione per le donne lo fa finire nei guai e prima che la situazione precipiti, riesca a trovare chi finanzi la sua trasferta a Vienna, con un biglietto di Mazzolà da consegnare ad Antonio Salieri. A Vienna, Da Ponte spera nell’appoggio del celebre Pietro Metastasio, che ha elogiato le sue poesie ma che muore invece poco dopo il suo arrivo. Un’opportunità inaspettata, visto che il suo prestigioso posto di poeta del teatro, rimasto vacante, viene assegnato da Salieri proprio a lui. Da Ponte ha conquistato la stima dell’imperatore Giuseppe II , subentrato alla madre Maria Teresa d’Austria, figura di monarca despota illuminato autore di importanti, radicali riforme, dalla sanità alla giustizia. La collaborazione con Salieri nell’opera “Il ricco d un giorno” si rivela un fiasco ma Da Ponte recupera rapidamente prestigio e dopo il successo di “Il burbero di buon cuore”, su spartito di Vicente Maetin y Soler, il poeta librettista italiano è letteralmente conteso dai compositori a corte. E’ così che conosce Mozart. “Le nozze di Figaro” (1786) deve superare molti impedimenti per andare in scena, Da Ponte stempera gli accenti fortemente antiaristocratici, che anticipavano il clima della Rivoluzione Francese. L’opera viene accolta freddamente a Vienna, mentre suscita entusiasmo a Praga, come avviene l’anno dopo per “Don Giovanni”, in un trionfo di repliche. Sembra sia stato lo stesso imperatore a suggerire a Da Ponte la trama ispirata a fatto veramente accaduti di “Così fan tutte” (1790), che malgrado l’ottima accoglienza, a Vienna va in scena solo cinque volte per la morte di Giuseppe II. Mozart muore l’anno dopo, a Vienna cambia l’atmosfera per Da Ponte che nel giro di un anno viene licenziato. Spera di ottenere la revoca al bando che gli vieta il ritorno a Venezia e per questo si presta ad una riprovevole opera di delazione (pure Casanova aveva fatto la spia per la Serenissima per ottenere la grazia…) DA TRIESTE A LONDRA – E’ a Trieste che conosce Nancy Grahl. Lui ha 43 anni, lei venti di meno. Si sposano (non è accertato con quale cerimonia). E dopo altre peripezie si trasferiscono a Londra. Da