#neusciremomigliori – Solidarietà e creatività in dieci videoclip d’ispirazione da Beethoven a Chaplin, tra film e flash mob

Creatività, Comunità, Condivisione, Conoscenza, Compassione, Consapevolezza… Quante parole chiave con la C, per riflettere e trovar forza in tempi di drammatica emergenza per il Coronavirus. Sono parole chiave che si ritrovano in questi dieci videoclip, da capolavori del cinema a iniziative di solidarietà fra arte e scienza, filo conduttore la musica e l’empatia, per ispirare e infondere coraggio. Perchè #neusciremomigliori. 10 – Beethoven, Inno alla Gioia, flash mob in piazza a Vicenza. Beethoven in un flash mob nella città del Palladio organizzata da AIM Vicenza. Comunità, Condivisione.   9 – Beethoven al pianoforte per un elefante cieco In Thailandia il pianista Paul Barton  ha dedicato diversi pezzi di Beethoven al pianoforte a Romsai, elefante cieco. Che sembra apprezzare. Creatività, Compassione.   8  – Beethoven al piano con i pendolari Newcastle: Sonata Al Chiaro di luna di Beethoven al pianoforte coinvolgendo alla tastiera i pendolari della stazione degli autobus. Condivisione, Creatività.   7 – “Halllelujah” con 1500 coristi La celebre canzone  di Leonard Cohen cantata a Toronto da Rufus Wainwright, con un coro di 1500 persone (Video del progetto  Choir! Choir! Choir!) Creatività, Comunità, Condivisione.   6 – “With a Little Help From My Friends” lungo la frontiera La canzone dei Beatles cantata insieme, in inglese e spagnolo, da due cori a San Diego e Tijuana, di qua e di là del confine tra USA e Messico (Video del progetto Choir! Choir! Choir!). Comunità, Condivisione, Creatività.   5 – “Domani” di Mauro Pagani,  “Artisti Uniti per l’Abruzzo” dopo il terremoto 2009. “E domani domani, domani chissà, chissà se si passa il confine…” Ligabue, Morandi, Giorgia, Battiato, Ranieri, Jovanotti, Laura Pausini, Zucchero… e tanti altri. A un anno dalla registrazione il video aveva raccolto oltre un milione di euro per i terremotati di Abruzzo. Comunità, Compassione, Creatività.   4 – “Stand by Me” nel montaggio di “Playing for Change” “Non importa chi sei, non importa dove vai nella vita. A un certo punto avrai bisogno di qualcuno che stia dalla tua parte”. “Stand by Me” (di Ben E. King, Jerry Leiber e Mike Stoller) in un montaggio fra musicisti di tutto il mondo, del bellissimo progetto “Playing for Change”. Comunità, Condivisione, Creatività.   3 – Finale di “Orizzonti di Gloria” (Stanley Kubrick, 1957). Prima guerra mondiale, una ragazza tedesca terrorizzata, una platea di soldati francesi che la umiliano. Ma quando lei inizia cantare, loro capiscono (di essere tutti dalla stessa parte) …. e il loro comandante, Kirk Douglas, pure. Primi piani da brividi, capolavoro assoluto. Stanley Kubrick, 1957. Compassione, Condivisione, Consapevolezza.   2 – Evo-Devo (biologia in un videoclip parodia di Despacito) Famiglia di musicisti, madre direttrice di un coro in cui lui ha esordito a tre anni, Tim Blais canadese del Quebec ha una laurea in Scienze, un Master in Fisica e un talento spaventoso per la divulgazione scientifica in musica, col suo progetto Acapellascience, con video che richiedono centinaia di ore di preparazione. La parodia di Despacito per spiegare al grande pubblico lo sviluppo evolutivo della biologia (Evo-Devo) ha avuto oltre tre milioni di visualizzazioni. Conoscenza, Creatività, Condivisione.   1 – Il finale di “Luci della Città” (Charlie Chaplin 1931, tra i film più belli della storia del cinema). Guarita dalla cecità la bella fioraia non lavora più in strada e sogna un giorno di incontrare il benefattore, lei non l’ha mai visto, che immagina essere un miliardario e che le ha permesso oltre all’operazione agli occhi pure di aprire un bel negozio con vetrina. Quando assiste a una buffa scena per strada, protagonista un vagabondo appena uscito di prigione, gli offre un fiore e una moneta. E solo quando gli tocca la mano capisce che è lui, il suo benefattore. Consapevolezza (e lacrime anche alla millesima volte che si rivede…). Un lavoro infinito e costosissimo, di perfezionismo maniacale di Chaplin. Il risultato: capolavoro immortale. Creatività, Compassione, Consapevolezza.

“Dobbiamo tutto agli Hippie”, un successo la prima nazionale a Vicenza. E alla fine gli elogi sul palco di Federico Faggin!

  “Ho imparato molte cose nuove guardando il tuo lavoro… quando uno è dentro, non ha la visione a 360… come può avere uno che guarda successivamente e vede connessioni che io certamente non avevo visto…” Le parole di Federico Faggin (nel video con slideshow qui sopra) il padre del microchip e della tecnologia touch, salito sul palco al mio fianco, emozionandomi non poco, alla fine della prima nazionale di “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“, giovedì 26 ottobre al Teatro Comunale di Vicenza, sono state il coronamento di una serata indimenticabile. L’esordio è andato oltre ogni aspettativa. Anche se lavoro con gente così brava che a volte vorrei fermarmi nella mitragliata di parole, per ascoltare meglio la musica scelta sul palco da Luca Presence Carini, guardare le immagini e le bellissime animazioni alle mie spalle frutto della creatività di Roberta Gaito e Roberta Pirrera, tutta la scena ideata e diretta con maestria alla regia da Alessio Mazzolotti.   Come sempre è la passione il vero motore, e questa avventura non sarebbe nemmeno iniziata senza la passione di Claudia Baldina e degli amici di Niuko, di Alessandro Fossato arrivato da Mestre con una folta squadra dalla sua Interlogica, le due aziende che hanno comprodotto lo spettacolo.   Collegare Hippie e New Economy poteva sembrare un’idea bizzarra a chi non conosce le radici culturali di Silicon Valley,  in realtà questo spettacolo attraverso storie e aneddoti invita a riflettere su come siano i visionari capaci di sogni all’apparenza impossibili i veri protagonisti dell’innovazione, in un intreccio fra personaggi  e idee che spera di ispirare chi deve immaginare il futuro.   Sul palco, il surf è diventato metafora del pensiero laterale, capace di scoprire percorsi inaspettati, dall’arte alla scienza, dalla cultura alla società. Un racconto spiazzante, che lungo quel filo rosso individua molti protagonisti dai nomi italiani, da Lawrence Ferlinghetti patriarca della Beat Generation a Jack Sarfatti, scienziato eccentrico che ispirò il personaggio di Doc di “Ritorno al Futuro”, dal regista Francis Ford Coppola a Mario Savio, leader universitario che all’Università di  Berkeley “innescò” la contestazione studentesca già nel 1964.   E il percorso inaspettatamente, partendo dalla California incrocia figure di grandi innovatori come il designer Ettore Sottsass, due grandi visionari che pur scomparsi alla vigilia di quella stagione ispirarono valori che ancor oggi sono le fondamenta della culla mondiale dell’innovazione: Adriano Olivetti e Maria Montessori. Sino a Federico Faggin, vicentino d’origine trapiantato dagli anni Sessanta in California, che dopo storiche invenzioni è impegnato oggi in una battaglia ideale, per contestare l’idea diffusa a Silicon Valley che le macchine diventeranno presto più intelligenti degli esseri umani, al quale è dedicata la chiusura dello spettacolo multimediale, con grafica digitale e animazioni sullo schermo, la musica selezionata dal vivo sul palco da Luca. Come nessun altro Federico ha ispirato con le sue riflessioni il mio lavoro, con Italiani di Frontiera e oggi con questo spettacolo. Per questo, la fortunata coincidenza di scoprire che in questi giorni era in Italia, invitarlo con una mail e ricevere al telefono la sua conferma nel giro di venti minuti, esordire nella sua città d’origine con lui attentissimo in una delle prime file, poi vederlo alzarsi con un’ovazione della sala e ricevere sul palco i suoi elogi e alla fine averlo assieme a tanti preziosi anici con noi pure all’aperitivo dopo lo spettacolo, con la moglie Elvia… davvero indimenticabile. Ma ora la sfida è quella di proseguire avventura, portando “Dobbiamo tutto agli Hippie” in giro per l’Italia… e perchè no? Magari pure oltreoceano… Un grazie a Marina Pezzoli amministratore delegato di Niuko, intervistata con me e Federico nel video qui sotto, realizzato dal bravo Marco Bergamaschi che ringrazio anche per le belle foto.    

Un protagonista di Italiani di Frontiera (dietro Bob Dylan) nel collage dei Beatles che 50 anni fa cambiò la storia delle copertine di dischi

In quella famosissima immagine che compie cinquant’anni, proprio dietro Bob Dylan, in alto a destra, c’è un italiano che pochi conoscono, fra i protagonisti di Italiani di Frontiera… Il primo giugno 1967, usciva uno dei dischi più famosi della storia del rock. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, uno dei primi concept album, Grammy Award 1967 come miglior album dell’anno, 32 milioni di copie vendute, addirittura al primo posto nella classifica Rolling Stone dei 500 migliori album di tutti i tempi. Come ricorda il sito OpenCulture, quello straordinario collage di personaggi dell’epoca e del passato, realizzato dagli artisti Peter Blake e Jann Haworth, ha cambiato per sempre la storia delle copertine di dischi (fu pure la prima ad aprirsi a libro), premiata nel 1968 con un Grammy come miglior copertina di album, sarebbe stata suggerita dallo stesso Paul McCartney, assemblando un pubblico ideale di personaggi del presente e del passato ammirati dai Beatles.   Pochi sanno che in quel collage compare pure un italiano dalla storia singolare. In alto a destra, proprio dietro a Bob Dylan, spunta il profilo di Sam Rodia, emigrato negli Usa di origine avellinese, autore di un’impresa incredibile: fu lui a costruire, da solo, nell’arco di trent’anni, le bizzarre Watts Towers alla periferia di Los Angeles, oggi monumento nazionale. Per questo la sua storia viene raccontata anche nel libro e in molti storytelling Italiani di Frontiera…

Superare le Frontiere, fisiche e mentali. Quattro spezzoni da film indimenticabili

  Paths of Glory (Orizzonti di Gloria, 1957 di Stanley Kubrick) Kirk Douglas è ufficiale dal volto umano che ha appena tentato senza successo di evitare la fucilazione di alcuni suoi soldati accusati ingiustamente di vigliaccheria da alti ufficiali che considerano la truppa carne da cannone. Si avvicina alla taverna e rimane disgustato dalla scena dei suoi soldati, che umiliano una ragazza tedesca terrorizzata. Poi però la musica fa il miracolo, abbattendo le barriera della lingua e della guerra, innescando la solidarietà umana… Un capolavoro, diretto da Kubrick a meno di trent’anni, così potente nel messaggio antibellico che in Francia fu proiettato solo diversi anni dopo…   City Lights (Luci della Città, 1931 di Charlie Chaplin)   The Searchers (Sentieri Selvaggi, 1956 di John Ford) High Noon (Mezzogiorno di Fuoco, 1952 di Fred Zinnemann)    

Addio a John Renbourn: tanti anni fa l’avevo accompagnato a Venezia, la sua musica ha accompagnato IdF

  Nooo! E’ morto John Renbourn! Fondatore dei Pentangle, una leggenda del folk progressivo, grandissimo chitarrista ch ho sempre adorato. Tanto tempo fa, lo avevo portato per Venezia dopo un suo concerto, una passeggiata indimenticabile, raccontandogli una storia su un personaggio incrociato in una calle… qualche anno dopo, l’avevo ritrovato  per caso su un treno in Friuli… lui tornava da un concerto  a Gorizia e mi aveva subito ricordato quella storia veneziana… presentandomi a un’altra leggenda che era con lui, il chitarrista Bert Jansh. Non immaginavo che tanti anni dopo, sarebbe stato lui ad accompagnare me, con la musica che adoro (dal su lp The Hermit) in molti degli storytelling Italiani di Frontiera​. Colto, garbato, capace di innovare riscoprendo antiche tradizioni… Fortunato chi ti ascolterà fra le nuvole, John. Qui sotto, una delle sue canzoni che più ho amato: prima la suona, poi spiega come suonarla. Si intitola Lord Franklin, è dedicata all’esploratore scomparso cercando il leggendario passaggio a Nordovest. Un personaggio di frontiera…    

Da IdF dieci parole chiave e dieci video d’ispirazione, per iniziare al meglio il 2015

Dieci parole chiave per iniziare al meglio il 2015. Con altrettanti video d’ispirazione, che dall’arte all’impresa, dalla musica alla filosofia offrono spunti preziosi per l’anno appena iniziato. Le parole che ho scelto sono Narrazione, Impegno Civile, Giustizia Sociale, Scoprire Talenti, Reinventare l’Immaginario, Barriere da Abbattere, Credere nei Visionari, Basta Piangersi Addosso, Non si può fare? Invece sì, Cavalcare l’Onda. 1) Narrazione Chissà che il 2015 sia l’anno buono per iniziare un racconto diverso, del Paese e di noi stessi, per troppo tempo rassegnati a sentire raccontare dei peggiori e non di chi può ispirare e dare esempio, ai giovani che devono costruire il futuro e a tutti noi. IdF mi ha fatto capire che il raccontare, strumento cruciale del mio lavoro, è proprio  il punto debole di tante aziende d’eccellenza italiane. Che adagiandosi forse sulla potenza del marchio “made in Italy” hanno trascurato a lungo questo aspetto cruciale: sviluppare una narrazione d’impatto globale su chi si è e cosa si fa. Col risultato di perder colpi, di fronte a chi oggi è magari meno bravo nel fare, ma si sa raccontare meglio, stando magari dall’altra parte del mondo. Primo video dunque, una bella eccezione. Col racconto di un’azienda oggi hi tech e internazionale, ma fondata in Cadore nel Settecento: KeyLine. Una piccola storia lanciata a inizio 2014 per celebrare Prospero Bianchi, che un secolo fa trasformandosi da fabbro in imprenditore aveva saputo dare una svolta a quell’azienda, che nel video di fatto non compare. E il suo prodotto, le chiavi, nel racconto diventano oggetti evocativi, assumono valore di metafora, come custodi di tesori di un viaggio che non finisce… Bellissimo. Prospero’s Year Begins 2) Impegno Civile Il 2 dicembre 2014 ricorreva il cinquantenario e Italiani di Frontiera l’ha ricordato… In quel giorno, nel 1964 all’Università di Berkeley, Mario Savio,  genitori italiani, studente di grande carisma che non aveva ancora 22 anni, fece un discorso entrato nella storia, di grande passione civile, che infiammò la protesta studentesca rilanciando il Freedom Speech Movement, movimento per i diritti civili e la libertà di parola. In qualche modo un prologo al ’68. “Arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti rende così infelice che non puoi più farne parte, non puoi farne parte nemmeno passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l’apparato, e devi farla fermare. E devi mostrare alle persone che la gestiscono, alle persone che la possiedono che se non sarai libero, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare”. Da ascoltare e fare ascoltare, per ricordare come le parole ispirate possano smuovere le coscienze e ispirare cambiamenti importanti. Mario Savio on the operation of the machine. 3) Giustizia Sociale  Fra mille immagini di protesta e denuncia da tutto il mondo, ho scelto un piccolissimo fatto che ha però avuto un forte impatto, grazie all’effetto virale del video che l’ha immortalato. Occasione per riflettere anche sull’incredibile potenziale rappresentato dai social media. Un episodio che è diventato simbolico, del forte malessere che sta vivendo la “seconda patria” di Italiani di Frontiera: la Bay Area. Perché l’impatto che un nutrito gruppo di giovani facoltosi professionisti che lavorano per le aziende di Silicon Valley sta avendo su San Francisco è pesante. Sono ragazzi dagli stipendi vertiginosi che possono pagare affitti esorbitanti senza batter ciglio… con il risultato di aver fatto schizzare alle stelle i valori immobiliari della città, costringendo molti residenti, pure della classe media, (compresi molti amici di IdF) a trasferirsi.  Una ricchezza di pochi che dunque non beneficia ma anzi pesa sulla sorte di molti altri. Per questo il video è diventato simbolico. Un campo di calcetto nel quartiere di Mission, per tradizione a prevalenza latinoamericana, dove si gioca secondo la vecchia regola che si fa a turno turno e chi vince resta in campo. Ma arriva un gruppo di giovani aitanti con tanto di ricevuta: le regole sono cambiate, loro hanno pagato e dunque hanno diritto a occupare il campo. Quasi tutti alti e biondi i nuovi venuti, quasi tutti scuri e bassi quelli invitati a uscire, mai visti latinoamericani che chiedono di esibire i documenti a bianchi anglosassoni… Una discussione vivace ma composta, ripresa in un video che in pochi giorni conta oltre mezzo milione di views, scatenando proteste in municipio… e di lì a poco, il nuovo regolamento che permetteva di affittare il campo viene cancellato… Mission Playground is Not For Sale. 4)Scoprire i Talenti Promo di un documentario su una storia straordinaria, quasi incredibile (in questo momento disponibile nei canali Sky). Un giovane giornalista, John Maloof, che cercava immagini d’epoca di Chicago, acquista una scatola di negativi e rullini non sviluppati ad un’asta da un rigattiere. Le foto si rivelano strepitose e lui inizia a cercare ed acquistare tutti gli altri negativi di questa fotografa misteriosa. Si chiamava Vivian Maier, è morta nel 2009 (due anni dopo che lui aveva comprato quella scatola) era una bambinaia stramba, eccentrica e scorbutica. Non aveva mai diffuso le stampe dei suoi scatti, viveva semisegregata fra montagne di libri, ritagli… e oltre centomila negativi, almeno settecento pellicole di film non sviluppati. Le sue foto sono una straordinaria galleria di immagini di vita quotidiana, ritratti di un’umanità anonima, in città come Chicago, New York, Los Angeles. Ora che un’attenta campagna promozionale ha creato il caso d’impatto internazionale (Finding Vivian Maier), con documentario e mostre in diverse città in mezzo mondo, c’è chi ha detto che quella bambinaia sconosciuta ha costretto a riscrivere la storia della fotografia di strada del Novecento… Finding Vivian Maier promo 5) Reinventare l’Immaginario IdF insiste sull’Idea che gli ostacoli al rinnovamento sono spesso culturali, si nascondono in cattive abitudini e modi di pensare consolidati, che vanno combattuti con una Rivoluzione Culturale. Questo vale per l’Italia ma non solo. Nella cultura occidentale, forse nessun altro gruppo è stato definito in base a stereotipi e luoghi comuni dei nativi americani. Hollywood ha via via disegnato nell’immaginario collettivo del Novecento figure stereotipate, dopo che nei secoli precedenti i nativi americani erano stati per

Con Italiani di Frontiera una serata in musica a Monza per l’omaggio a Michele Sangineto, liutaio Out of the Box dalla Calabria alla Brianza

A 24 ore dal ritorno da San Francisco, dopo la conclusione dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, per una volta IdF si lascia alle spalle l’innovazione della Bay area pe rl’omaggio ad un grande amico, non meno Out of the Box dei più eccentrici staruppari in California. Come spiegare altrimenti lo slancio di un artigiano di classe che decide di donare una delle sue opere alla città… impreziosendo una rotonda di Villasanta (Monza) con una delle sue preziose arpe? Oggi giovedì’ 23 ottobre al Teatro Manzoni di Monza (20.30)  infatti il compleanno di Michele Sangineto, straordinario liutaio e animatore semplicemente eccezionale della scena musicale italiana, viene festeggiato con una nonstop di musica alla quale partecipano molti dei principali artisti e gruppi folk italiani, con diversi ospiti stranieri. E come autore di Italiani di Frontiera ho l’onore di condurre una serata che promette scintille. Arrivato dalla Calabria, Michele non è solo uno straordinario artigiano che ha saputo rivitalizzare un settore quasi dimenticato (quando ha costruito la sua prima arpa nessuno più in Italia ne fabbricava) ma ha costantemente ricercato nuove forme in strumenti spesso antichi (alcuni ormai scomparsi li ha ricostruiti copiandone le forme da vecchi dipinti e affreschi). Italiani di Frontiera tesse e incrocia percorsi inediti. Così Michele potrebbe essere testimonial ideale pure per il movimento dei Makers, guidato da un altro fuoriclasse nato a Monza, Massimo Banzi, cocreatore di Arduino, protagonista nel 2013 di un evento speciale Italiani di Frontiera nella sua ex scuola, l’ITI Fermi di Desio) visto che di recente ha  convertito la sua maestria nella realizzazione di un’arpa elettronica. La serata vede protagonisti i figli di Michele, Adriano e Caterina, musicisti affermati con arpe, salteri, voce e molto altro. Una scaletta micidiale, decine di musicisti e molte sorprese…

Imprenditore, sognatore e storyteller: due incontri memorabili con Lorenzo Thione a Como e Milano

Forse una carriera che a 35 anni l’ha visto passare dal successo nel software ad un musical di successo, Allegiance che presto sarà a Broadway poteva essere raccontata in modo celebrativo. Ma non nel caso di Lorenzo Thione. Lorenzo lo avevo già incontrato qualche anno fa e non avevo dubbi che la sua straordinaria esperienza avrebbe ispirato qualcosa di diverso. Due incontri pubblici da incorniciare, una miniera di riflessioni preziose che da un vissuto di imprenditore hanno toccato aspetti persino esistenziali: l’importanza di inseguire le proprie passioni, di far tesoro degli errori e degli incontri con persone eccezionali che sanno imprimere una svolta alla vita. Non sono mancati i giovani ma c’è da sperare che siano in molti di più a trovare il tempo di ascoltare Lorenzo anche online, per la carica e l’ispirazione che le sue riflessioni sanno infondere con una semplicità sbalorditiva, riascoltandole nei video qui sotto dei due eventi che lo hanno visto protagonista. Martedì 15 aprile al Centro Culturale di Milano, grazie a due preziosi amici che l’hanno reso possibile: Camillo Fornasieri che dirige la prestigiosa istituzione e Irma Bianchi e la sua omonima agenzia di Comunicazione, che con passione hanno creduto a questa proposta favorendo l’incontro con numerosi giornalisti. Se Lorenzo è venuto in Italia però il merito è di Unindustria Como (grazie di cuore a Stefano Rudilosso), che l’ha ospitato la sera prima in un incontro pubblico. Con una soddisfazione in più, vedere tantissimi amici vecchi e nuovi di Italiani di Frontiera, sia a Como che a Milano. Ecco in tre parti l’incontro a Milano.         Qui invece il video integrale del bellissimo incontro con Lorenzo la sera prima, 14 aprile, a Como, ospite degli imprenditori di Unindustria

Da Bing a Broadway… Lorenzo Thione torna a Como e Milano in due grandi eventi promossi da IdF

Dopo una settimana straordinaria, con tre performance in tre giorni, martedì a Oderzo (Treviso) in un bell’evento aziendale di  Henry Glass, mercoledì alla rassegna sull’occupazione Iolavoro a Torino, al Lingotto, giovedì a Vicenza in una sala con 250 persone per la serata del Gruppo Trivellato), per Italiani di Frontiera è di nuovo conto alla rovescia… di nuovo alla ribalta, con un ospite d’eccezione, appena arrivato da San Francisco:  Lorenzo Thione,  tra i principali protagonisti di Italiani di Frontiera,  che organizza i due importanti eventi di cui sarà ospite d’onore. Lunedì 14 aprile alle 20.30 a Como nella sede di Unindustria via Raimondi 1 un incontro con gli imprenditori, martedì 15 alle 11 a Milano (Centro Culturale di Milano, via Zebedia 2, Mm Missori), per incontrare amici, innovatori e giornalisti. L’incontro con Lorenzo nel 2011 ha segnato una svolta IdF. E le sue riflessioni sullo spirito d’impresa (nei video sotto) sono state cruciali per orientare lo sviluppo del progetto. Lorenzo ha pure avuto parole di elogio per Italiani di Frontiera… La due giorni organizzata in collaborazione con Unindustria Como, Centro Culturale di Milano e Irma Bianchi Comunicazione, proporrà due  occasioni imperdibili, per sentire Lorenzo parlare del suo straordinario percorso di innovatore e imprenditore fra tecnologia, musica e arte. Una personalità eclettica capace di combinare  spirito d’impresa e spiccata sensibilità artistica. Con l’intento di creare nuove strutture di sostegno a favore di arte contemporanea, teatro, spettacolo e cultura. Il tema conduttore: realizzare prodotti, opere, servizi che possano migliorare la vita delle persone. Giovane imprenditore, 35 anni, “padre” del motore di ricerca Bing concorrente di Google,  comasco di nascita, Thione ha studiato al Politecnico a Milano, si è trasferito in America, laureandosi alla University of Texas; nel 2006 ha co-fondato e lanciato Powerset, la startup creatrice di Bing, venduta nel 2008 a Microsoft. Dal 2010 si è dedicato a nuovi stimoli sul fronte culturale, dal teatro al non profit, alla linguistica computazionale, all’online market e all’arte. Ha lanciato due società: Artify, un canale web per la promozione e diffusione di opere di arte contemporanea in edizione limitata e The Social Edge, un social media che fornisce servizi relativi alle arti e all’intrattenimento. Dal 2011 ha dato avvio alla produzione di spettacoli nell’ambito dell’intrattenimento del teatro commerciale americano e ha prodotto il musical “Allegiance”, che ha esordito con successo negli USA e oggi sta per approdare a Broadway. Il filo rosso tra progetti così diversi è “Il raccontare una storia, la cosa più vicina allo spirito imprenditoriale”, ha detto Lorenzo in una recente intervista, “Un imprenditore deve essere un grande storyteller, che prende una visione, un’idea, un sogno, un concetto e li spiega in modo entusiasmante stimolando immaginazione ed emozioni in chi lo ascolta. Ciò impatta sui risultati di un’impresa”.  

L’incredibile avventura di Lorenzo Da Ponte, il poeta di Mozart da Venezia a Londra a New York

  Fortunato l’uom che prende Ogni cosa pel buon verso, E tra i casi e le vicende Da ragion guidar si fa. Quel che suole altrui far piangere Fia per lui cagion di riso, E del mondo in mezzo ai turbini Bella calma proverà. finale di “Così fan tutte” di Wolfgang Amadeus Mozart, libretto di Lorenzo Da Ponte   “Lorenzo Da Ponte way”. Nel cuore di Manhattan, Tribeca, tra Leonard e Church Street, il cartello stradale bianco e verde è stato collocato il 10 marzo 2009, in occasione del 260° anniversario della sua nascita. Lì quello che fu il primo docente italiano della Columbia University, dopo esser stato prelato, raffinato uomo di lettere, libertino, avventuriero giramondo fra Venezia e le corti europee, poi oltreoceano, uomo d’affari poco fortunato, aveva inaugurato il primo teatro dell’opera italiana dei neonati Stati Uniti. Nessuno forse lo ricorderebbe, se lui che nacque quando era in augeHaendel e morì dopo l’esordio di Wagner non fosse stato pure a fianco di Wolfgang Amadeus Mozart, come librettista di sue opere immortali: Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787), Così fan tutte (1790). Morto il 17 agosto 1838, settantasei anni vissuti con incredibile intensità, quelli di Lorenzo Da Ponte, nato nel 1749 nel Trevigiano a Ceneda, oggi quartiere di Vittorio Veneto, col nome di Emmanuel Conegliano da famiglia ebraica. Rimasto vedovo, il padre decise di convertirsi per sposare una donna cristiana e come usanza del tempo la famiglia prese il cognome dal vescovo Da Ponte che li aveva battezzati, Emanuel, all’epoca quattordicenne, anche il nome. VENEZIA, TREVISO E LA FUGA – Dopo gli studi al seminario prima a Ceneda poi a Portogruaro, Da Ponte si trasferì a Venezia, ordinato sacerdote in un percorso quasi obbligato, certo non ispirato dalla vocazione: nella città lagunare scopre un mondo vivace che si adatta al suo temperamento più della provincia e del seminario. Venezia è la capitale del piacere: feste ben oltre il Carnevale, teatri, case da gioco, dove non pochi dissipano interi patrimoni. Da Ponte ha un incarico di pedagogo che dura poco, per la sua vita scapestrata. Ha una tresca con una donna sposata, il fratello Girolamo riesce a strapparlo al mondo del gioco d’azzardo: entrambi ottengono una cattedra al seminario di Treviso. Lorenzo guadagna la stima del vescovo con i suoi componimenti e ottiene la cattedra di retorica. Ma quando all’accademia di fine anno, agosto 1776, gli studenti recitano componimenti dell’insegnante su temi a scelta, Da Ponte invece dei soliti argomenti scontati decide di trattare il rapporto fra organizzazione sociale, leggi e felicità degli uomini, ispirandosi al filosofo svizzero Jean Jacques Rousseau , i cui scritti erano proibiti nella Repubblica di Venezia. Viene punito duramente: perde la cattedra in seminario e il diritto all’insegnamento, pena durissima forse frutto di un “regolamento di conti” fra famiglie nobili veneziane, una delle quali lo proteggeva. Per questo a Venezia a cercare l’appoggio di quei nobili che si consideravano progressisti, come Giorgio Pisani, che lo assume come istruttore dei figli. In quel periodo entra in pieno nella vita culturale veneziana, conosce un poeta di teatro di successo come Caterino Mazzolà, oltre a Giacomo Casanova, col quale si frequenta a lungo, anche se alla fine litigano per “una controversia frivolissima di prosodia latina”. Nel frattempo, Da Ponte ha fatto scandalo con una tresca con una giovane donna sposata. Dopo una denuncia anonima ripara a Padova e quando gli viene intimato di consegnarsi e farsi processare, segue il consiglio di chi gli dice che è meglio dileguarsi. DA GORIZIA A DRESDA A VIENNA – Ha trent’anni ed il suo fascino di uomo di lettere squattrinato ma brillante fa breccia, grazie ad alcuni componimenti, nell’aristocrazia di Gorizia, all’epoca austriaca. Da lì si trasferisce a Dresda, dove il poeta Mazzolà conosciuto a Venezia ha un importante incarico. In quella città crocevia della cultura austriaca a slava inizia a lavorare ad opere teatrali. Anche lì però la sua passione per le donne lo fa finire nei guai e prima che la situazione precipiti, riesca a trovare chi finanzi la sua trasferta a Vienna, con un biglietto di Mazzolà da consegnare ad Antonio Salieri. A Vienna, Da Ponte spera nell’appoggio del celebre Pietro Metastasio, che ha elogiato le sue poesie ma che muore invece poco dopo il suo arrivo. Un’opportunità inaspettata, visto che il suo prestigioso posto di poeta del teatro, rimasto vacante, viene assegnato da Salieri proprio a lui. Da Ponte ha conquistato la stima dell’imperatore Giuseppe II , subentrato alla madre Maria Teresa d’Austria, figura di monarca despota illuminato autore di importanti, radicali riforme, dalla sanità alla giustizia. La collaborazione con Salieri nell’opera “Il ricco d un giorno” si rivela un fiasco ma Da Ponte recupera rapidamente prestigio e dopo il successo di “Il burbero di buon cuore”, su spartito di Vicente Maetin y Soler, il poeta librettista italiano è letteralmente conteso dai compositori a corte. E’ così che conosce Mozart. “Le nozze di Figaro” (1786) deve superare molti impedimenti per andare in scena, Da Ponte stempera gli accenti fortemente antiaristocratici, che anticipavano il clima della Rivoluzione Francese. L’opera viene accolta freddamente a Vienna, mentre suscita entusiasmo a Praga, come avviene l’anno dopo per “Don Giovanni”, in un trionfo di repliche. Sembra sia stato lo stesso imperatore a suggerire a Da Ponte la trama ispirata a fatto veramente accaduti di “Così fan tutte” (1790), che malgrado l’ottima accoglienza, a Vienna va in scena solo cinque volte per la morte di Giuseppe II. Mozart muore l’anno dopo, a Vienna cambia l’atmosfera per Da Ponte che nel giro di un anno viene licenziato. Spera di ottenere la revoca al bando che gli vieta il ritorno a Venezia e per questo si presta ad una riprovevole opera di delazione (pure Casanova aveva fatto la spia per la Serenissima per ottenere la grazia…) DA TRIESTE A LONDRA – E’ a Trieste che conosce Nancy Grahl. Lui ha 43 anni, lei venti di meno. Si sposano (non è accertato con quale cerimonia). E dopo altre peripezie si trasferiscono a Londra. Da