Dopo il viaggio a Silicon Valley, il Tour prosegue a caccia di idee innovative in libreria

Finito da poco l’Italiani di Frontiera Slicon Valley Tour 2014, mi rendo conto che oggi più che mai questo percorso fra Italia e Silicon Valley è un ponte di andata e ritorno. Storie di persone che dall’esperienza nella culla mondiale dell’innovazione hanno tratto ispirazione per affrontare nuove avventure in patria, un flusso sempre più intenso di suggestioni e conoscenze che coinvolge sempre più persone che il viaggio ancora non l’hanno fatto. E allora, come condividere più a fondo questa esperienza con chi non c’è stato, come coltivarla e nutrirla con chi è appena tornato? Ecco le letture che Italiani di Frontiera si sente di suggerire. Nessun libro esamina in profondità le ragioni che fanno di quell’angolo della California il territorio di sperimentazione del pensiero occidentale (dalla contestazione all’ecologismo, dalla New Age alla riscoperta delle religioni orientali) meglio del bellissimo  Hippie.com, la New Economy e la controcultura californiana  (Vita e Pensiero, Enrico Beltramini), scritto da un prezioso amico di IdF. Non si capisce Silicon Valley e la sua propensione alla ricerca e al cambiamento senza ripercorrere la storia del territorio, dalla Corsa all’Oro alla ricostruzione dopo il terremoto del 1906 all’Utopia di un’America diversa inseguita da Beat Generation e movimento hippie. Divertente, nello spiegare in modo brillante come la controcultura abbia segnato a fondo anche il mondo della ricerca scientifica rigenerandola, Come gli hippie hanno salvato la fisica (Castelvecchi, David Kaiser) Per i maniaci (come il sottoscritto) disposti a inseguire quelle suggestioni di controcultura fra le strade in pendenza di North Beach, quartiere italiano che ne fu la culla, preziosa la- Guida Beat di San Francisco (Cooper, Bill Morgan), con una straordinaria introduzione di Lawrence Ferlinghetti che da sola spiega benissimo l’utopia che ispira l’anima della città. E chi incarna la figura di un ex hippie trasformatosi in imprenditore visionario, meglio del fondatore di Apple? Silicon Valley è ovviamente lo sfondo della biografia  Steve Jobs (Mondadori, Walter Isaacson), ricchissima, meticolosa, a tratti persino impietosa nel descrivere i risvolti meno piacevoli del carattere di un personaggio geniale e controverso. Silicon Valley insegna l’importanza del pensiero controcorrente. E il best seller che spiazza, esortando a dimenticare analisi e previsioni e guardare al futuro con la flessibilità necessaria per adattarsi all’imprevedibile è Il cigno nero come l’improbabile governa la nostra vita (Il Saggiatore, Nassim Nicolas Taleb). Cigno nero come metafora di quel che esiste ma non conosciamo, visto che prima di arrivare in Australia, gli europei pensavano che i cigni fossero solo bianchi…   E controcorrente rispetto alle previsioni sono anche le dinamiche che consentono di conquistare il mercato. Non le campagne pubblicitarie ma il passaparola virale,  spiega Contagioso, perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono (Sperling & Kupfer, Jonah Berger), il libro raccomandato anche da  un Italiano di Frontiera di successo di recente protagonista di due venti IdF a Como e Milano: Lorenzo Thione. Da un giovane ricercatore italiano di Berkeley, una riflessione che allarga invece l’orizzonte a una scala globale, su come l’innovazione sia motore di occupazione. E’ stato considerato Libro di Economia dell’Anno 2013 dalla rivista Forbes,  La nuova geografia del lavoro (Mondadori, Enrico Moretti), raccomandato da un altro vecchio amico di IdF, Leandro Agrò. “Capire perché le differenze economiche tra città e regioni, anziché diminuire — com’era nelle attese di molti -, continuano ad aumentare, e perché le imprese e i lavoratori più creativi si siano concentrati in determinati luoghi e non in altri, è di vitale importanza per decifrare e orientare il futuro della nostra economia”, scrive Moretti. Uno dei pilastri di Silicon Valley è la cultura del fallimento, ripete IdF: rischiare, fallire e riprovare.. non c’è innovazione senza questo percorso. E’ quel che analizza uno dei libri che più  hanno segnato questo progetto, il bellissimo Elogio dell’errore, perché i grandi successi iniziano sempre con un fallimento (Sperling & Kupfer, Tim Harford), al centro di questa bellissima conferenza TED . Due titoli infine di due dei più celebri guru del pensiero innovativo.  In un batter di ciglia (Mondadori, Malcolm Gladwell) fra mille aneddoti indaga sul potere del pensiero intuitivo, scelte azzeccate in momenti critici che sono ispirate da una conoscenza d’istinto, spesso vincenti su meccanismi di decisione più elaborati  farraginosi. Nell’era dell’economia della connessione, i consigli alla prudenza non hanno più senso, occorre uscire dalla comfort zone, essere rapidi, guardare lontano, rischiare e volare alto,  dice Quel pollo di Icaro, Come volare alto senza bruciarsi le ali (Mondadori, Seth Godin). Un motivo in più, per programmare un viaggio a San Francisco? Forse sì. Con in tasca la guida più essenziale, Top 10 San Francisco (Mondadori), prezioso compendio di luoghi, storie e persone, anche per chi è già tornato. O sogna di andrai in giorno. Possibile chiudere questa galleria senza una… cavalcata nel West, con la biografia di uno dei personaggi simbolo di Italiani di Frontiera, con le rocambolesche avventure di Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn e sepolto a San Francisco, davanti al Golden Gate Bridge? E dunque Dal Piave al Little Bighorn (Alessandro Tarantola editore, Cesare Marino), con introduzione del sottoscritto. Nei giorni scorsi siamo tornati su quella tomba, durante un tour in bicicletta sul ponte sino a Sausalito (foto in alto il ritorno con il ferry), per render omaggio al conte, prima di portare in dono il bel libro di Cesare Marino (con mia introduzione) a un altro prezioso amico di IdF, Mauro Battocchi, console generale d’Italia a San Francisco.

Vincenzo Di Nicola dopo il successo GoPago diventa cittadino USA… e rende omaggio a Carlo di Rudio!

  Per Italiani di Frontiera sono piccole grandi soddisfazioni.  Scoprire stamattina online che il protagonista di uno dei più recenti casi di successo imprenditoriale italiano a Silicon Valley ha celebrato l’ottenuta cittadinanza USA rendendo omaggio al personaggio simbolo di IdF, lo straordinario Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese “Forrest Gump dell’800” sopravvissuto a Little Bighorn, scoperto dall’antropologo Cesare Marino … E dunque complimenti e un grazie di cuore a Vincenzo Di Nicola, che incrociato brevemente nel 2011 al lancio della sua GoPago, startup per i pagamenti attraverso mobile, l’aveva presentata in un breve video per IdF. Di ottimo auspicio, visto che il mese scorso GoPago è stata acquisita dal colosso Amazon. Alla nascita di Italiani di Frontiera nel 2008, qualcuno a Silicon Valley aveva storto il naso: che c’entrano storie di connazionali di ieri, magari fra gli indiani, mescolate ai protagonisti dell’hi tech?  Io credo sia stata invece una scelta azzeccata. IdF ha forse dato un piccolo contributo a rafforzare il ponte di opportunità e progetti fra Italia e USA… creando un altro ponte, ideale: quello fra gli innovatori di oggi nel mondo hi tech e non solo ed i tanti italiani che sfidarono in passato altre Frontiere. Per alcuni quelle della discriminazione, per altri quella geografica del West, di un Paese ancora in buona parte da scoprire, a rischio della vita. Perché è di questa energia, la forza di andare oltre il limite della consuetudine, con i coraggio di continuare a creare il nuovo ed scoprire, che ha bisogno il nostro Paese. Ed era stata una grande soddisfazione che i vivaci imprenditori romagnoli dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013 lo scorso ottobre, nella biciclettata verso il Golden Gate Bridge, avessero deciso a loro volta di rendere un omaggio simbolico alla tomba del conte di Rudio, un modo di far propria questa prospettiva. Così, mentre forse di startup in Italia si parla oggi persino troppo,  IdF continua a seguire il mondo dell’innovazione tecnologica,  con un’attenzione particolare però per idee e modi di pensare innovativi e fuori dagli schemi che a volte spuntano dai settori più disparati, magari da storie del passato, capaci di ispirare soprattutto i più giovani, che devono liberare questo Paese da stereotipi che lo condannano alla decadenza, per un futuro Out of the Box.  

Verso un 2013 “Out of the Box”: dai romanzi ai saggi, i libri scritti da amiche e amici di Italiani di Frontiera…

Se il 2013 sarà l’anno del libro di Italiani di Frontiera, idee e spunti per affrontare il nuovo anno con slancio “Out of the Box” si possono trovare da subito su libri scritti di recente da amiche e amici di Italiani di Frontiera. Dai saggi ai romanzi, dai gialli alla didattica, ecco un elenco aggiornato.  “Alex, un inguaribile ottimista” (Aliberti editore) è il ritratto appassionato di Alex Zanardi tracciato da Luca Corsolini, inviato di Sky Sport. Campione dello sport e di umanità, che perse le gambe in un incidente automobilistico, Zanardi è stato forse l’atleta italiano più ammirato ai recenti Giochi di Londra, dove ha conquistato l’oro con la sua handbike, e oggi è pure conduttore televisivo, diventato nel frattempo l’incarnazione stessa dello spirito di tenacia, ottimismo e capacità di reinventarsi malgrado le avversità. Con una energia e una simpatia contagiose.     In “Come lasciare tutto e cambiare vita” (Newton Compton) Alessandro Castagna, oggi imprenditore che fa la spola fra Verona e la Spagna, ha rielaborato in un libro l’esperienza del suo sito di straordinario successo Voglioviverecosì (al quale collabora pure Italiani di Frontiera), dedicato a chi vuole dare una sterzata alla propria esistenza. Il cambiamento viene analizzato in tre diverse sezioni. Psicologia, ostacoli da superare e motivazioni da consolidare per intraprendere una svolta; poi una parte più pratica, con consigli concreti su come percorrere una strada nuova all’estero. Infine un’analisi dei dieci Paesi in cui ci sono le migliori opportunità per farlo.         Con “Assuefatti. Come le sostanze stupefacenti sono entrate nel quotidiano”  (Ed. San Paolo)  Antonella Fiori assieme a Sara Casassa ha ultimato un’inchiesta durata anni, con testimonianze di scienziati, educatori, attori, sportivi, personaggi dello spettacolo, spesso specchio di “una mentalità diffusa che spesso sottovaluta, subisce, minimizza e banalizza le sostanze stupefacenti, dalla cannabis alla cocaina, dall’eroina all’ecstasy”. Davvero controcorrente, svelare cosa sono diventate e come sono state modificate le droghe “leggere”, secondo gli scienziati. Specie in   Italia, dove il tema è affrontato quasi sempre  su basi ideologiche, con risposte  legate a stereotipi antiquati e intoccabili. Per questo il libro ha subito anche qualche boicottaggio e se n’è parlato molto meno di quel che meritava.     E che dire di Guido Mattioni, bravo collega da poco uscito dal Giornale? Qualche tempo fa, propone un libro a diverse case editrici italiane… che nemmeno gli rispondono (persino quella che tempo fa gli aveva commissiona to un libro). Allora decide di realizzarlo da sè in versione cartacea e digitale e persino in inglese, curandone il marketing online. “Ascoltavo le maree” diventa un caso, raccoglie recensioni entusiastiche, l’edizione inglese, “Whispering Tides” diventa finalista di un prestigioso premio e Guido si prende una grande rivincita. Con un romanzo che è una storia di  dolore per la perdita della persona amata, amata in una suggestiva città americana, Savannah in Georgia. “…Ha cinquant’anni, è solo ed è confuso. Sa però con certezza di dover fuggire lontano, oltre Oceano, nell’unico luogo che lui e Nina avevano sempre amato insieme. Approda così a Savannah, in Georgia. Qui, in un paradiso naturale governato dal respiro delle maree, inizia a costruire una nuova vita.”.     Un romanzo di erotismo incandescente, quello invece di Erica Arosio, grande esperta di cinema e letteratura, collega di Gioia, che con  “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga). “Un uomo e una donna che avrebbero potuto non incontrarsi mai scivolano invece nella storia contro cui non puoi niente: quella che ti mozza il fiato, quella in cui l’eros si trasforma a poco a poco in amore. Sullo sfondo, una Milano alto borghese, quella delle strade discrete e dei cortili nascosti, dove la ricchezza fa da barriera al frastuono del traffico… Musica e tessuto narrativo sfumano una nell’altro: dove non arrivano le parole, arrivano le canzoni. Perché, come diceva François Truffaut, “le canzoni d’amore sono stupide; e più sono stupide, più sono vere”.         Giallo, intrighi, storia di Milano, passione per il tango sono gli ingredienti di un altro libro all’insegna derlla passione , “Diabolico Tango”   (Eclisse editrice) di Bruna Bianchi, brava cronista del Giorno e grande esperta del ballo argentino. “L’omicidio di una sarta nel popolare quartiere di Porta Romana a Milano, è lo spunto per un’indagine a ritroso nel tempo, quello lontano della seconda guerra mondiale e quello più vicino della feroce dittatura militare argentina.Un giornalista irlandese che lavora a Milano viene completamente assorbito da un caso che si presenta subito anomalo: la donna uccisa porta lo stesso nome di una neonata creduta morta sotto i bombardamenti di Gorla del 1944. L’indagine incomincia da una milonga dove la vittima è stata vista l’ultima sera della sua vita…”       Imperdibile, per capire come le nuove tecnologie di comunicazione stiano cambiando a fondo anche settori tradizionali della vita sociale e persino il modo di concepire i rapporti internazionali, il bellissimo “Diplomazia Digitale. La politica estera e i social media” (Apogeo) di Antonio Deruda, che dopo aver lavorato all’ambasciata USA a Roma nel campo della comunicazione, ha intrapreso la strada del libero professionista in questo campo. Da Facebook a YouTube, dai blog a Twitter,  “l’uso dei social media per comunicare e interagire con l’opinione pubblica sta rivoluzionando una delle professioni più tradizionali: il diplomatico, in passato pronto a trincerarsi dietro il consueto ‘no comment’, ora si avvale sempre più attivamente di internet per instaurare un rapporto diretto con i cittadini che, grazie alle nuove tecnologie, riescono ad avere un peso maggiore nei processi decisionali e che possono diventare dunque un ottimo alleato, o un insuperabile ostacolo, anche nella gestione dei rapporti tra le nazioni”.       Un “viaggio nell’Italia della demeritocrazia” infine è “Scurriculum”  (Aliberti editore”, firmato da Alberto Fiorillo, veterano di Legambiente, assieme  a Paolo Casicci. “Quando hanno deciso di scrivere Scurriculum…hanno trovato un mucchio di storie esemplari. Storie che dimostrano in modo inequivocabile come lʼattuale sistema, ignobile e suicida, mortifichi i più bravi costringendoli spesso a regalare la loro intelligenza e la loro preparazione alle università, alle aziende, ai Paesi stranieri, e premi al contrario quanti hanno in tasca la tessera “giusta” o il

Haappy Bday Ces! I 60 anni di Cesare Marino, antropologo degli indiani e scopritore di italiani del West

  No, non ha avuto bisogno di aspettare i consigli di Steve Jobs, per inseguire istinto e cuore. Lui l’ha fatto negli anni Settanta, decidendo subito dopo la laurea a Padova di dedicare la vita alla sua grande passione: gli indiani d’America. E un po’ indiano lo è per davvero: nel profilo asciutto, nello spirito. E nella mente, cosa che gli ha permesso di diventare negli anni uno dei più grandi esperti al mondo di nativi americani. Oggi Cesare Marino, nato in Sicilia, trevigiano d’adozione trapiantato negli Usa, antropologo dello Smithsonian Institution, compie sessant’anni. Sembra un gioco di parole, ma davvero con il suo spirito di frontiera, Cesare ha in gran parte … ispirato Italiani di Frontiera. Ha arricchito un percorso sulle orme di italiani di talento di un indispensabile ingrediente, le storie straordinarie di italiani nel West (che ho ribattezzato Italindiani)  da lui scoperte con ricerche talmente ostinate da sembrare maniacali. Un tesoro che ancora attende di essere valorizzato come merita, frutto di un lavoro micidiale, per profondità, competenza e tenacia. E mi ha fatto capire che il cuore di IdF era qualcosa di più di un percorso tra straordinari innovatori, toccando un aspetto più ampio che è proprio quello delle frontiere della mente, dello spirito necessario per abbattere barriere di stereotipi e consuetudini. E’ questo che accomuna inquieti esploratori e avventurieri di ieri a ricercatori e imprenditori di oggi.  Una sfida che oggi più che mai non ha bisogno di scenari esotici ma in un quadro globale va affrontata prima di tutto in patria. Recuperando quello spirito “di frontiera” che fa parte del dna italiano, di scopritori, viaggiatori, emigranti, anche se il nostro passato recente l’ha stupidamente appannato. Una delle più grandi soddisfazioni, nel realizzare Italiani di Frontiera, è stata proprio quella di dare il meritato risalto ad un lavoro prezioso come quello di Cesare. Di godere della sua amicizia. E di aver condiviso persino un’avventura folle, come quella di inventarsi ed andare a realizzare a San Francisco nel novembre 2010 la celebrazione del centenario della morte del più straordinario dei personaggi da lui scoperti, Carlo Camillo di Rudio, Forrest Gump dell’Ottocento, il conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn. Oggi dunque “nonno Cesare” si godrà il suo compleanno con figlia e nipote, nella sua casa in Virginia. Haappy Bday Ces! Da tutti gli amici di Italiani di Frontiera. E grazie.    

L’avventura Di Rudio raccontata al Museo del Risorgimento. E c’era pure Sergio Bonelli, papà di Tex!

Un antropologo tenace, che per vent’anni insegue col fiuto del cacciatore solitario in giro per il mondo le tracce di un patriota dimenticato. Ricostruendo meticolosamente la sua biografia, che ha dell’incredibile.  Tra l’indifferenza generale, visto che il comune della citta’ di nascita di quel patriota ci mette dieci anni soltanto a rispondere alle  segnalazioni dello studioso. Dopo un libro uscito nel 1996 che non molti hanno letto, l’incontro con un giornalista curioso, che si appassiona a quella fantastica storia. Facendone un simbolo degli Italiani di Frontiera, gente disposta a rischiare con slancio, a sfidare l’ignoto. Decidendo sei mesi fa di organizzare da Milano un evento sulla tomba di quel patriota dimenticato dalla vita straordinaria, sepolto a San Francisco. Con una nuova edizione del libro. Il primo novembre 2010 io e Cesare Marino siamo stati sulla tomba di Carlo Camillo di Rudio (foto di Phil Pasquini), nel centenario della sua morte, con la nuova edizione di “Dal Piave al Little Bighorn” pubblicata per l’occasione da Alessandro Tarantola. Il 13 dicembre 2010 al Museo del Risorgimento di Milano, via Borgonuovo 23, abbiamo raccontato la nostra avventura, ed una serie di incredibili imprevisti, contrattempi e coincidenze che hanno segnato la nostra missione. Tutti legati in modo sbalorditivo ad episodi della vita del conte bellunese che siamo andati a celebrare. Per un pubblico davvero particolare: studiosi, diversi cadetti dell’accademia militare e… il grande Sergio Bonelli, papà di Tex!

Il conte di Rudio sullo schermo, nel film di Martone sul Risorgimento!

      Lucilla Giagnoni, amica di IdF e brava attrice (anche al fianco di Laura Curino in uno degli spettacoli sugli Olivetti che stanno tornando sulle scene) me l’aveva detto, ascoltando la storia di Carlo Camillo di Rudio: ma parti di questa biografia ci sono nel film di Martone! Cosi’ nel fine settimana ho finalmente visto “Noi credevamo“, un affresco di oltre tre ore per raccontare la storia del Risorgimento vista attraverso le figure di tre personaggi minori, ai quali vengono pero’ attribuiti episodi storici realmente accaduti. Beh, dopo esser stato sulla tomba del conte bellunese a San Francisco, l’emozione e’ stata grande, nel ritrovarlo sullo schermo. Perche’ Carlo Rudio compare tra i personaggi, visto che viene ricostruito dettagliatamente tutto l’episodio dell’attentato a Napoleone III a Parigi ordito di Felice Orsini, cui di Rudio partecipo’, scampando in extremis alla ghigliottina, cui fu invece condannato lo stesso Orsini assieme ad Andrea Pieri, che nel film e’ sostituito da un personaggio di fantasia. A interpretare di Rudio sullo schermo (nella foto) e’ Stefano Cassetti, attore bresciano. E qui la serie di coincidenze legate alla vita del conte coincise con episodi personali si arricchisce. Stefano infatti ha esordito al cinema con grande successo interpretando Roberto Succo, psicopatico serial killer di Mestre che divenne un’icona del male in Francia, prima di morire suicida, nell’omonimo film di Cedric Khan. I delitti di Succo furono l’ultimo caso di cui scrisse mio padre Gibo, poco prima di morire, nel 1981. Lo ricorda mio fratello Giampaolo, rievocando la figura di nostro padre nel sul bel libro “Scusate sono un timido”  (Marsilio). Di cui ho scritto l’introduzione. Proprio come con “Dal Piave al Little Bighorn”, biografia di di Rudio di Cesare Marino…

Di Rudio Day memories. Forse davvero lo spirito del conte ci ha accompagnati… a San Francisco e ritorno

Mettersi in testa di andare a celebrare uno sconosciuto oltreoceano, organizzare tutto grazie a qualche amico abbastanza folle dall’esser catturato dall’idea. Riuscirci, poi tornare dopo un’avventura entusiasmante e una faticaccia, un anno fa, con la sensazione che forse lo spirito di quello sconosciuto ci abbia accompagnato. Perche’ davvero ne sono successe troppe… Sin dalla partenza, con  Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution, che ha dedicato tutta la sua vita agli indiani, ricostruendo con ricerche durate vent’anni la vita incredibile di quello sconosciuto. Franco, il tassista che ci viene a prendere prima delle 6 di mattina per portarci a Linate, e’ un arcere provetto (con figli rugbisti…). Ci mettiamo 30 ore invece di 15 per arrivare a San Francisco  e tutti gli imprevisti sono stati in un modo o nell’altro legati a episodi della vita di quell’italiano di cui andavamo a celebrare il centenario della morte, Carlo Camillo di Rudio (1832-1910), “Forrest Gump dell’Ottocento” protagonista del Risorgimento, poi emigrato e sopravvissuto a Little Bighorn. Non si passa da Parigi, dove il conte fu condannato alla ghigliottina per l’attentato a Napoleone III, dobbiamo andare invece via Roma (dove il conte combatte’ con Garibaldi) e New York (dove sbarco’ da immigrato con documenti falsi perche’ ricercato in mezza Europa). Solo in extremis troviamo un volo per San Francisco, che a meta’ strada dirotta su Minneapolis per… malore del secondo pilota, passando cosi’ vicino a Sioux City (e il conte i Sioux se li trovo’ davanti a Little Bighorn…). Arrivando alle 3 di mattina a San Francisco all’hotel Castle Inn, dove al reception e’ chiusa sino alle 7!  E senza il bagaglio di Cesare, smarrito. Che arriva due giorni dopo… da Francoforte! Dalla Germania? Possibile? Cesare controlla nel suo libro che siamo andati a presentare (“Dal Piave al Little Bighorn”, Alessandro Tarantola editore): di Rudio sbarco’ in America spacciandosi per tedesco, visto che era ricercato! Non bastasse, pochi giorni dopo Cesare contatta l’unico discendente del fratello del conte. Abita In Inghilterra a Nottingham, il suo indirizzo: Castle close!!! Ma Cesare ne ha individuate molte altre, di coincidenze… Ma forse, lo spirito del conte ci ha seguito anche in Italia. Pochi giorni dopo il ritorno, dopo una presentazione di Italiani di Frontiera nella sede romana di Oracle, mi sono imbarcato a Fiumicino con Sergio Rossi, nuovo amico di IdF e all’epoca amministratore delegato della società (che ha ospitato Italiani di Frontiera in ben quattro eventi fra Milano e Roma, thanks a Simone Pugiotto, Eva Mengoli e Valentina Falcioni!). Al controllo bagagli, fanno per due volte il check al mio zaino e mi chiedono se ho un coltellino. No di sicuro, rispondo. Ma dal mio fidato zaino Mary Poppins a 50 tasche,  esce invece il coltellino svizzero che evidentemente era li’ dalle vacanze estive! Resto di sasso: come e’ possibile? Ha appena passato due controlli a New York e uno a San Francisco, dove ti fan togliere scarpe e cintura, e nessuno l’ha visto? Troppo strano. Chiamo subito Cesare, parola chiave “coltello nascosto”. Ci mette 30 secondi a trovare il nesso col conte. Che nelle sue memorie, dice, aveva ironizzato sulla polizia francese che l’aveva arrestato dopo l’attentato a Napoleone III e perquisito, senza riuscire a trovare pero’… il coltello che nascondeva nel doppio fondo della borsa! Insomma, ci siamo trovati sulla sua tomba, il primo novembre 2010, davanti al Golden Gate in un’incredibile pomeriggio di sole, riflessi via via sempre piu’ dorati ed emozioni che non dimenticheremo mai piu’. Con il console italiano Fabrizio Marcelli, davvero la persona giusta al posto giusto (grazie Fabrizio!), bandiera e corona di fiori, un amico, Phil Pasquini (lui e la moglie Elaine son gli autori del bellissimo slideshow qui sopra), cosi’ matto da aver organizzato tutto molto meglio di quanto si potesse sperare, con programma della cerimonia stampato e portando un amico musicista, il jazzista David Hardiman, che davanti alla tromba, con le note del Silenzio (Taps in inglese) e di Stars and Stripes, ci ha fatto accaponare la pelle. Un’atmosfera surreale, fuori dal mondo, rievocata in questo post precedente. E alla fine, il rituale col fumo di Cesare, che riappacifica lo spirito del conte patriota con gli indiani che ha combattuto. Due minuti intensissimi, cui partecipiamo io, Nicolo’ Manerbi bravo fotogiornalista a San Francisco e Franco Folini, manager di Novedge e grande amico di IdF, che ha avuto il merito di convincere gli altri amici della Business Association Italy America che valeva la pena di sostenere questa nostra avventura, anche se non riguardava esplicitamente imprese o innovazione hi tech. Grazie ragazzi, sono piu’ che mai convinto che per aprire la strada  a innovazione e modi di pensare il futuro, occorra combattere una battaglia culturale. E magari imbarcarsi in avventure balenghe come questa. Poche ore dopo la cerimonia, San Francisco esplode di gioia per la vittoria dei Giants, dopo 56 anni, nel campionato di baseball. Sembra che il sindaco Gavin Newsom abbia detto che la squadra vincente e’ quella “Committed, not interested”, coinvolta, impegnata, non interessata. Parole in sintonia con le imprese del conte, che sfido’ cento volte la morte sempre per una causa comune, mai per interesse personale. E forse anche con la nostra piccola impresa, di venire qui a spese nostre e con una mole di lavoro non indifferente, per celebrare uno sconosciuto che lo meritava. Il cartello portato sulla tomba dal consolato, col patronato del Presidente della Repubblica, ci fa sentire un po’ pionieri, con questo che e’ stato un prologo delle celebrazioni nel 2011 del 150 anni dell’Unita’ d’Italia. Lo ha capito molto bene Gianluca Corinaldesi, che su Examiner.com ci ha dedicato un bellissimo articolo e un’intervista video. Come avevano fatto il bel portale di giovani italiani a New York, Nuok (grazie ad Alice Avallone)  America Oggi (grazie a Nicolo’ d’Aquino),  LibriBlog.com (grazie ad Antonella Appiano),   Il Giornale addirittura con due articoli, uno di Francesca Ame’ , l’altro online di Enrico Silvestri, oltre al Gazzettino di Belluno (grazie a Gianluca Salvagno!) e Corriere delle Alpi. Un lancio prezioso anche da AdnKronos (grazie Federico Luperi!), che

IdF, odissea “rudiana” di incredibili coincidenze” per arrivare a San Francisco con Cesare Marino

Cesare Marino la definisce “metastoria”. Come spegare altrimenti le incredibili coincidenze della nostra odissea per arrivare, in oltre trenta ore invece delle quindici previste, da Milano a San Francisco? Coincidenze tutte legate alla vicenda di Carlo Camillo di Rudio, raccontato da Cesare in “Dal Piave al Little Bighorn”, prototipo degli Italiani di Frontiera del West, che IdF si e’ messo in testa di andare a celebrare a San Francisco, dove e’ sepolto, in occasione del centenario della morte, lunedi’ 1 novembre. Persino troppo facile notare che il primo intoppo, scioperi a Parigi dell’Air France, ci impedisce di andare nella citta’ in cui l’avventuroso conte dopo aver attentato ala vita di Napoleone III fu condannato alla ghigliottina, pena poi convertita all’ergastolo alla Cayenna. Si passa allora da Roma, dove di Rudio combatte’ come garibaldino, per arrivare a New York, dove approdo’ nel 1864. Ma come proseguire per San Francisco, visto che Alitalia non e’ riuscita a garantire una coincidenza dignitosa? Volo Delta acchiappato last minute… ma vi e’ mai successo un dirottamento per malore del secondo pilota? A noi si’: a meta’ del continente, si svolta per atterrare a Minneapolis, guarda un po’ passando vicino a Sioux City, in questa odissea nel nome di un bellunese che i Sioux se li trovo’ davanti a Little Bighorn. Trenta ore per arrivare a San Francisco (alle 3.30 in un motel che incredibilmente apre la reception… solo alle 7)! Ma senza il bagaglio di Cesare, perso chissa’ dove. Riappare due giorni dopo. Era finito a Francoforte, vola a New York e finalmente a San Francisco. Quando Cesare riceve la telefonata che lo risolleva (in borsa aveva un gagliardetto di Belluno cui teneva molto), si butta sul suo libro per controllare… era proprio cosi’: a New York, di Rudio,  conte ricercato in mezza Europa, era sbarcato spacciandosi per tedesco! Ma davvero lo spirito del conte aleggia su di noi? Vedremo cosa accadra’ lunedi’ sulla sua tomba…

Mensile Diario elogia il progetto IdF “Catalogo dell’ottimismo creativo e intelligente”

“Il catalogo dell’ottimismo creativo e intelligente di un’Italia apolide e generosa… e il pubblico assorbe adrenalina, dimentica la crisi e riorienta i pensieri“. Parole niente male, quelle usate da Manuela Gandini, giornalista, curatrice e critica d’arte contemporanea, per descrivere i contenuti della presentazione multimediale di Italiani di Frontiera, nel suo lungo pezzo dedicato a questo progetto, pubblicato sul numero di agosto del mensile Diario, da pochi giorni in edicola. “Presente e passato assumono lo stesso peso e si fondono. Campi di battaglia e laboratori informatici, istituti di ricerca, banche, terremoti musica e brands formano un unico affresco che pullula di gente out of the box, fuori dagli schemi“, si legge ancora nell’articolo. Un grazie a Diario ed a Manuela in particolare, che nel suo articolo appassionato oltre all’autore ed al curatore del progetto, Moreno Gentili, ha ricordato tra gli Italiani di Frontiera di oggi Cesare Marino, Enrico Beltramini, Roberto Crea, Federico Faggin, Guido Radaelli e Francesco Lemmi, dopo aver rievocato le storie, tra quelli di ieri, di Amadeo Peter Giannini, Carlo Camillo di Rudio e Carlo Gentile.

Carlo Gentile fotografo napoletano del West: sul web il libro di Marino con le sue immagini

Tra i personaggi piu’ originali rievocati da questo blog, Carlo Gentile (1835-1893), fotografo napoletano del West ha anche un delle storie piu’ toccanti. Il bimbo indiano che adotto’ dopo averlo riscattato dal suo rapitore, da lui battezzato col nome di Carlos Montezuma, divenne infatti un eminente intellettuale, figura storica dei diritti civili dei nativi americani. Eternamente grato a Gentile, che invece mori’ in disgrazia. Ora il libro uscito negli Usa nel 1998 scritto da Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution e partner di Italiani di Frontiera, che rievoca la figura di Gentile, e’ disponibile con lunghi estratti su Google Books. Con una serie di bellissime foto scattate da Gentile. Qui il link a “The Remarkable Carlo Gentile” su Google Books.