Cristina Dalle Ore un’Italiana di Frontiera nel team NASA della sonda che ha raggiunto Plutone

“Caro Roberto: è sempre un super piacere sentirti! Complimenti per il libro di cui sono orgogliosa di esser parte”. Da alcune ore Cristina Dalle Ore, astronoma trevigiana, è rimbalzata  su schermi e siti di tutto il mondo, nelle immagini della squadra che alla NASA ha festeggiato il successo della missione della sonda che ha raggiunto Plutone (nella foto in alto è la prima a sinistra). Fra i protagonisti di Italiani di Frontiera, che le ha dedicato anche un paragrafo nel libro uscito qualche mese fa, Cristina ha una storia bellissima, di tenacia, determinazione. Ma prima l’attualità. Cristina trova il tempo di rispondere rapidamente dalla California via mail a una serie di domande sul suo lavoro. Le sue parole, sul valore e il significato di questa missione sono da incorniciare. – Perchè è così importante questa missione? “Perchè spinge i confini della nostra specie ai bordi del sistema solare. Perchè sarà di ispirazione per le nuove generazioni a continuare a espandere l’orizzonte della nostra conoscenza verso nuove mete sempre più lontane. Perché unisce l’umanità nell’entusiasmo della scoperta e in questo rivela la parte migliore del genere umano. E più praticamente perché spinge i limiti della tecnologia motivando nuovi studi”. – Quando avete iniziato questo lavoro mirando a Plutone?  La missione e’ stata approvata nel Novembre 2001, dopo anni di tentativi. Quale è stato il tuo ruolo? “Il mio coinvolgimento vero e proprio  è incominciato recentemente con l’arrivo dei primi dati spettroscopici e sta velocemente prendendo importanza,  mano a mano che i dati ci arrivano con risoluzione spaziale sempre più alta. Sono una collaboratrice del gruppo che studia la composizione delle superfici di Plutone e delle sue lune. Il mio ruolo è analogo a quello di ‘detective-archeologa’, attraverso lo studio delle immagini ‘hyperspectral’. Queste sono immagini in cui ogni pixel ha uno spettro, cioè la rappresentazione della luce riflessa a 256 lunghezze d’onda diverse dall’area di Plutone coperta dal pixel. Immagina un arcobaleno con 256 colori invece dei soliti 6. L’intensità dei colori è come l’impronta digitale della superficie e da quella riusciamo a risalire alla composizione e indirettamente alla storia della superficie stessa. Sono parte di un piccolo gruppo di scienziati (tre) e ognuno di noi applica tecniche analitiche diverse che poi confrontiamo per assicurarci che i risultati siano accurati”. – Quali sono le metodologie più avanzate utilizzate nel tuo lavoro?  “Il mio approccio analitico utilizza tecniche di classificazione che vengono comunemente usate per l’analisi di ‘big data’ e che permettono di fare un’analisi oggettiva dei dati. Il risultato della classificazione viene poi interpretato con l’aiuto dei dati geografici e confrontato con I risultati indipendenti dei miei due colleghi di cui ti parlavo nel mio messaggio precedente”. – Il momento più difficile? “Fino ad ora è stato lunedì scorso, quando i primi dati interessanti sono arrivati e non riuscivo a stare nella pelle dalla voglia  di analizzarli e capire il loro significato. Allo stesso tempo è stata una delle giornate più’ eccitanti della mia carriera. :-)”. -Cosa vi aspettate in futuro?  “Prossimamente (nei prossimi mesi)i: dati a maggiore risoluzione geografica che ci diranno in dettaglio che materiali compongono le diverse parti di Plutone e di Caronte. A lungo termine: nuove missioni verso altre parti del sistema solare e magari anche al di fuori, a seconda di quanto lontano nel futuro ci vogliamo riferire”. Qui sotto un estratto dal paragrafo a lei dedicato, nel mio libro “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley” (EGEA, prefazione di Gian Antonio Stella). “Mai rinunciare a inseguire le proprie passioni, usare Internet come porta d’accesso e, per le ragazze, prepararsi a lavorare due volte meglio degli uomini. Come ha fatto lei, quando arrivò in America parlando un inglese che sembrava quello degli indiani nei film (solo verbi all’infinito) e su una tastiera aveva digitato soltanto due parole: «Hallo world». Astronoma trevigiana, laurea all’Università di Padova, Cristina Morea Dalle Ore è oggi ricercatrice al Carl Sagan Center oltre che al SETI Institute e all’Ames Research Center della NASA, dove è arrivata passando per University of California e Harvard… Oggi Cristina è specializzata nello studio dei bordi del sistema solare, un filone di ricerca che consente di capire la composizione chimica del sistema e la sua storia”. La foto in posa scherzosa, assieme alla figlia Lucia, che Cristina ha pubblicato sui social per celebrare l’evento, per me ha un significato particolare. specie in un Paese come l’Italia, che troppo spesso ammira l’arroganza costruita sul nulla. Qui una grande scienziata, un’ eccellenza mondiale, con uno scatto dimostra come la competenza  si  combini a una dose di ironia, con la leggerezza  dell’intelligenza.

Il libro “Italiani di frontiera” finalmente disponibile anche in tutti gli USA! Grazie a Libreriapino di San Francisco …

  Fino a qualche giorno fa, l’ardente curiosità dei tanti amici di IdF oltreoceano poteva essere soddisfatta solo con una copia digitale di “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley” (EGEA), in formati diversi su Amazon, Egeaonline, IBS.it. Sì lo so che nella Bay Area si era scatenata una penosa rincorsa a farsi prestare la copia cartacea dai pochissimi fortunati che la possedevano, costretti a inventarsi patetiche scuse per non farsela soffiare… Grazie per la pazienza! Che viene finalmente premiata. Oggi infatti è finalmente possibile acquistare il volume anche negli Stati Uniti. Grazie all’impegno di EGEA (thanks Umberto Cerri e Barbara Raschi!) e soprattutto a Joseph/Pino Carboni, titolare della  Libreriapino.com (con me nella foto), che dalla sua bella casa-bottega a San Francisco, dove sono andato a incontrarlo al termine dell’ultimo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, distribuisce libri italiani in tutto il Nuovo Continente, vendendo online in collaborazione con Amazon. Il libro in formato cartaceo dunque si può ricevere nel giro di pochi giorni, ordinando direttamente a Libreriapino.com oppure su Amazon, che propone pure l’offerta di Webster Bookstore. Sì lo so che si parla di voi ma… calma, non spingete! Ci sono copie per tutti…

Ken Jacuzzi scopre di essere fra i protagonisti di Italiani di Frontiera. E dice grazie in una mail

“Caro signor Bonzio, grazie per il suo gentile invito a intervenire a un evento a Venezia questo giugno. Purtroppo io e mia moglie Daniela  abbiamo altri impegni sino alla fine dell’anno. Le auguro molta buona fortuna nel proseguire i suoi sforzi nel far conscere i risultati raggiunti dagli Italiani negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Stia bene e in salute. Cordialmente,  Ken“. Ken sta per Kenneth Jacuzzi. Vive in Arizona, non ci siamo mai incontrati  e l’avevo contattato nella speranza di poterlo avere ospite ad un evento a Venezia. La sua è una delle storie più toccanti, raccontate in decine di eventi e poi inserita nel mio libro.  Ken non è solo erede di una dinastia che ha fatto grande fortuna negli USA, sette fratelli emigrati a inizio del Novecento da Casarsa della Delizia (Pordenone) in California. E’ anche la persona che a causa di una grave malattia che lo affligge da quando era ragazzino, ha ispirato al padre l’idea del prodotto di cui il nome della famiglia è diventato sinonimo. E il suo grazie, il suo incoraggiamento sono un motivo d’orgoglio per IdF. Sono sicuro che prima o poi ci incroceremo… Good luck Ken e Daniela!      

IdF ospite assieme a Federico Faggin a RepubblicaTv, InnovationGame: i video di una giornata memorabile

Una giornata indimenticabile, a Roma in una scenografia unica come quella del Tempio di Adriano… a fianco di una figura leggendaria come Federico Faggin, non solo il numero uno degli italiani di Silicon Valley ma pure il protagonista per eccellenza del mio progetto, che nessuno come lui ha ispirato. La serata del 13 maggio a “The Innovation Game”, Repubblica TV, che grazie a Riccardo Luna mi ha visto ospite accanto a Faggin, è stato un susseguirsi di emozioni. E alla fine, Federico e la moglie Elvia mi hanno pure detto grazie! Ovviamente siamo noi tutti a dover ringraziare loro, per lo straordinario contributo dato al progresso ed alla crescita sociale e civile, visto che il microchip di cui Federico è uno dei padri ha cambiato la nostra vita… come ha fatto la tecnologia touch, di cui è stato uno dei pionieri. Forse quel grazie che mi ha commosso me l’hanno regalato scoprendo per la prima volta, in trasmissione, come l’incontro con loro nel 2008 sia stato davvero la base sui cui h costruito Italiani di Frontiera, un progetto che è diventato il mio lavoro. Perchè se tutti gli italiani incontrato nella Bay Area mi hanno offerto spunti per capire oltre a Silicon Valley pure l’Italia, nessuno come Federico, con una lunga straordinaria riflessione sui meccanismi culturali ai quali siamo assuefatti, mi ha aiutato a oriente IdF: un viaggio alla scoperta dell’innovazione che aiuta a capire pure cosa ostacola l’innovazione a casa nostra. E dunque sono io a dire grazie Federico, grazie Elvia.   Qui sotto il video integrale della puntata. – A 15’30” l’intervista che Riccardo mi ha fatto – A 32’00” l’intervista di Riccardo a Federico Faggin – A 60’20” mia riflessione con Faggin sul ponte di andata e ritorno con Silicon Valley, e i nostri Tour a Silicon Valley. In due spezzoni, sempre dall’intervista con Ricardo: Chi sono gli Italiani di Frontiera La mia formula dell’innovazione: ispirare i ragazzi E all fine ovviamente, consegna di una copia del mio libro a Federico, Elvia e Riccardo… con grande riconoscenza.

IdF a Mestre, dopo Valdagno e l’emozionante incontro con Federico Faggin a Roma (Repubblica Tv)

  Sono perseguitato dai vicentini!!! Solo tre giorni fa l’indimenticabile puntata di The Innovation Game condotto da Riccardo Luna in streaming su Repubblica TV, con l’onore di essere ospite assieme al leggendario Federico Faggin, vicentino, padre del microchip, che come nessuno ha ispirato il mio progetto. Ed essere persino ringraziato alla fine, da Federico e dalla moglie Elvia… beh son cose che lasciano il segno. Venerdì 15 alle 20.30, puntata nel Vicentino, a Valdagno, per presentare “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley” (EGEA) in un evento organizzato da Guanxinet, con la partecipazione di un imprenditore innovativo come Marco Mari e un manager vecchio amico di IdF, Luca Vignaga.   E di protagonisti vicentini IdF abbonda, come ha scritto in un bellissimo articolo uscito sul Giornale di Vicenza Nicoletta Martelletto…. Ah per la cronaca è vicentino pure il grande Gian Antonio Stella che ha firmato la bellissima prefazione al mio libro. uscita pure in una pagina sul Corriere.   Dopo il passaggio a Valdagno, lunedì 18 maggio un momento particolarmente atteso, la presentazione del mio libro nella mia città natale, Mestre, in un evento organizzato da Ca’ Foscari Alumni (che nel 2013 mi aveva premiato come Cafoscarino dell’Anno!). A Mestre tornerò pure mercoledì 27 maggio, in una seconda presentazione alla Libreria Feltrinelli, a cura del bravo Paolo Francesconi, collega del Gazzettino, che ha firmato un bellissimo articolo dedicato  IdF.    

Una pagina del Corriere per la prefazione di Gian Antonio Stella a “Italiani di frontiera”!

                                                                            Avere la prefazione di quello che considero il miglior giornalista italiano è stato un altro sogno realizzato, grazie a IdF. E a due giorni dall’uscita del libro, venerdì 17  aprile il bellissimo contributo di Gian Antonio Stella ha occupato l’intera pagina di apertura della sezione Cultura del Corriere della Sera! Per me è stata una giornata piacevolmente frenetica, una raffica di incontri fra Mestre e Venezia, tempestato di messaggi di congratulazioni per quella pagina, al cellulare e sui social. “Io non faccio quel che tanti fanno saccheggiando il meglio dal libro per scrivere la prefazione, col risultato che uno poi dice beh ho capito com’è il libro… e non lo legge”, mi aveva detto Gian Antonio. Che infatti ha scritto un pezzo non solo molto bello ma con contenuti originali, arricchendo il libro con non poco del suo tempo e del suo lavoro. Per me è stata una giornata piacevolmente frenetica, una raffica di incontri fra Mestre e Venezia, tempestato di messaggi di congratulazioni per quella pagina, al cellulare e sui social. Una giornata iniziata mandando a Gian un sms di ringraziamento di primo mattino, ricordandogli che il suo è stato un contributo fondamentale a un percorso faidate in età over 50, lasciando il posto fisso per un mestiere che mi sono inventato, che ha visto svanire dalla mia vita parole di certezza come CASAGIT (la previdenza giornalisti alla quale ero iscritto dalla nascita, come figlio di giornalista…) e comparirne altre di incertezza come Business Model… Giornata conclusa con una telefonata, in serata, da Gian Antonio. “Scusa, sono stato molto impegnato. Tutto a posto?”. Sì Gian, tutto a posto e grazie mille, ancora. Che personaggio. (Nella foto sotto da “Scusate sono un timido. Il racconto di una vita dedicata alla cronaca”, Marsilio, 2005, biografia di mio padre Gibo scritta da mio fratello Gianpaolo, Gian Antonio Stella al mio fianco nel dibattito del ventennale della morte).

L’anteprima del libro di IdF all’evento L’Oréal, le immagini di una giornata memorabile

  Quante emozioni, all’evento Canvass L’Oréal al Vodafone Village di Milano, 31 marzo 2015.   Trenta minuti di storytelling Italiani di Frontiera, con in anteprima le prime copie del libro, in uscita il 15 aprile, che l’azienda ha donato a tutti i 300 partecipanti.  Sul palco con Orazio Attanasio e Germano Lanzoni, alla fine un’accoglienza persino commovente. In sala preziose amiche come Barbara Raschi (EGEA), Letizia Trallo (Visverbi, ch ha scattato le foto dello spettacolo) e Sara Baroni (plan.net Italy). E dopo l’evento, una call con Nicola Zago da Verona (Sharazad) per pianificare il lancio del libro.   Poi alla sera alla cena aziendale al Melià Hotel, decine di nuovi amici, fra i quali Alessandra Vian, Karim Rado, Federico Cucinelli, giovani manager della multinazionale, che hanno voluto l’autografo sulle prime copie del libro “Italiani di Frontiera. Dal West al Web: un’avventura a Silicon Valley“.  Un grazie a Corrado Giraudi, amico e manager L’Oréal, che ha voluto IdF per questo importante appuntamento. Qui sotto la galleria fotografica dell’evento, in formato slideshow.    

L’uscita del libro “Italiani di frontiera” annunciata in California dal console generale a San Francisco Mauro Battocchi

Un piacere e un onore, che un grande amico come Mauro Battocchi, console generale d’Italia a San Francisco, abbia voluto annunciare con parole generose l’uscita del libro “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura a Silicon Valley” (EGEA) nel suo bel blog San Francisco, Italy, molto seguito soprattutto dalla comunità italiana in California. Grazie mille Mauro! Ecco la traduzione del suo post in inglese. “Per chi è interessato all’interazione fra Italia e Silicon Valley, assicuratevi di procurarvi una copia del libro in uscita di ”Italiani di frontiera. Dal West al Web. Un’avventura in Silicon Valley”, di Roberto Bonzio. Il libro traccia il viaggio di italiani nel West — e in profondità pure a Silicon Valley — e di ritorno nel  bel paese. Il libro uscirà a metà  aprile, pubblicato da EGEA (Bocconi) con la prefazione di Gian Antonio Stella,  considerato dall’autore il miglior  giornalista italiano. La prefazione uscirà ache come articolo sul Corriere della Sera. Quali lezioni insegnano Silicon Valley e il West americano alle menti imprenditoriali del mondo? E quali lezioni possono essere riportate in posti oltreoceano — come l’Italia — ed applicate marciando verso il progresso? In questo libro, il lettore segue un viaggio nel West e di ritorno in Italia, nel corso del quale sono scoperte ed esaminate migliaia di storie. Queste lezioni offrono una traccia per comprendere meglio lo straordinario potenziale del modo di pensare della California per l’Italia, e allo steso tempo individuano una serie di barriere culturali che in Italia devono essere abbattute”.

“Italiani di frontiera” è finalmente in libreria!

Dopo le anteprime  al Global Entrepreurship Congress alla Fiera di Milano ospite di InnoVits, al  Vodafone Theatre per l’evento L’Oréal con 300 giovani professionisti e al festival Medioera a Viterbo, è finalmente in libreria l’esordio di IdF in campo letterario, con “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley” (EGEA). “Ha avuto davvero una buona idea, Roberto Bonzio, a mischiare insieme le storie degli italiani che si spinsero fino in California a partire dalla Corsa all’Oro di metà Ottocento e di quelli che dagli anni Sessanta si sono gettati sui nuovi filoni dell’high-tech. Nuovi filoni, tra l’altro, non meno leggendari…”, è  scritto nella prefazione, di cui sono particolarmente orgoglioso, di quello che considero il più bravo giornalista italiano: Gian Antonio Stella, firma del Corriere della Sera. E il libro io l’ho presentato così. “Da Sesto San Giovanni a Palo Alto per sei mesi, in aspettativa dalla redazione e con famiglia, facendo tutto da solo, senza sapere che cosa ne uscirà. La scoperta – fra storie, incontri e interviste – di un filo «out of the box» che collega lo spirito d’impresa di esploratori del Westal talento di leggendari innovatori, ricercatori e giovani startupper di successo, nella culla mondiale dell’innovazione. Un filo che oltre oceano riporta a maestri da riscoprire, come Olivetti e Montessori. Poi il ritorno in Italia e la rinuncia al posto fisso per un giornalismo diverso: racconti sul web e i social media, storytelling multimediali in giro per le città e all’estero. Con la convinzione che Silicon Valley aiuti a capire le straordinarie potenzialità nascoste ma anche le enormi barriere da abbattere nel nostro Paese. E che storie come quelle raccolte in questo libro siano davvero capaci di far volare le idee e possano ispirare quella rivoluzione culturale di cui abbiamo un grande bisogno”.

Addio a John Renbourn: tanti anni fa l’avevo accompagnato a Venezia, la sua musica ha accompagnato IdF

  Nooo! E’ morto John Renbourn! Fondatore dei Pentangle, una leggenda del folk progressivo, grandissimo chitarrista ch ho sempre adorato. Tanto tempo fa, lo avevo portato per Venezia dopo un suo concerto, una passeggiata indimenticabile, raccontandogli una storia su un personaggio incrociato in una calle… qualche anno dopo, l’avevo ritrovato  per caso su un treno in Friuli… lui tornava da un concerto  a Gorizia e mi aveva subito ricordato quella storia veneziana… presentandomi a un’altra leggenda che era con lui, il chitarrista Bert Jansh. Non immaginavo che tanti anni dopo, sarebbe stato lui ad accompagnare me, con la musica che adoro (dal su lp The Hermit) in molti degli storytelling Italiani di Frontiera​. Colto, garbato, capace di innovare riscoprendo antiche tradizioni… Fortunato chi ti ascolterà fra le nuvole, John. Qui sotto, una delle sue canzoni che più ho amato: prima la suona, poi spiega come suonarla. Si intitola Lord Franklin, è dedicata all’esploratore scomparso cercando il leggendario passaggio a Nordovest. Un personaggio di frontiera…