Con Italiani di Frontiera una serata in musica a Monza per l’omaggio a Michele Sangineto, liutaio Out of the Box dalla Calabria alla Brianza

A 24 ore dal ritorno da San Francisco, dopo la conclusione dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, per una volta IdF si lascia alle spalle l’innovazione della Bay area pe rl’omaggio ad un grande amico, non meno Out of the Box dei più eccentrici staruppari in California. Come spiegare altrimenti lo slancio di un artigiano di classe che decide di donare una delle sue opere alla città… impreziosendo una rotonda di Villasanta (Monza) con una delle sue preziose arpe? Oggi giovedì’ 23 ottobre al Teatro Manzoni di Monza (20.30)  infatti il compleanno di Michele Sangineto, straordinario liutaio e animatore semplicemente eccezionale della scena musicale italiana, viene festeggiato con una nonstop di musica alla quale partecipano molti dei principali artisti e gruppi folk italiani, con diversi ospiti stranieri. E come autore di Italiani di Frontiera ho l’onore di condurre una serata che promette scintille. Arrivato dalla Calabria, Michele non è solo uno straordinario artigiano che ha saputo rivitalizzare un settore quasi dimenticato (quando ha costruito la sua prima arpa nessuno più in Italia ne fabbricava) ma ha costantemente ricercato nuove forme in strumenti spesso antichi (alcuni ormai scomparsi li ha ricostruiti copiandone le forme da vecchi dipinti e affreschi). Italiani di Frontiera tesse e incrocia percorsi inediti. Così Michele potrebbe essere testimonial ideale pure per il movimento dei Makers, guidato da un altro fuoriclasse nato a Monza, Massimo Banzi, cocreatore di Arduino, protagonista nel 2013 di un evento speciale Italiani di Frontiera nella sua ex scuola, l’ITI Fermi di Desio) visto che di recente ha  convertito la sua maestria nella realizzazione di un’arpa elettronica. La serata vede protagonisti i figli di Michele, Adriano e Caterina, musicisti affermati con arpe, salteri, voce e molto altro. Una scaletta micidiale, decine di musicisti e molte sorprese…

IdF Tour incontra Vittorio Viarengo (MobileIron), poi dal garage alla sede del colosso HP

  E’ da sempre uno degli speaker di maggior impatto, per i partecipanti ai Tour del passato, Vittorio Viarengo, ingegnere Out of the Box passato da VmWare a MobileIron, che l’ha chiamato a occuparsi di qualcosa che non aveva mai fatto: marketing. Lasciare un colosso affermato per rimettersi in gioco in una startup lanciatissima, accettare la sfida, capire a fondo la filosofia e i segreti di Silicon Valley… Siamo tornati pure con l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014 da Vittorio, che si era raccontato in una breve intervista a IdF lo scorso anno.   I contenuti sempre di forte impatto dello speech di Vittorio si possono ritrovare in un video realizzato in occasione della recente visita a San Francisco del premier Matteo Renzi,  I segreti della Silicon Valley, girato rivolgendosi direttamente a Renzi, una sintesi di quella che è la sua presentazione classica, pur sempre in progress.   Partenza per una meta d’obbligo, nei Tour, il garage di Hewlett e Packard, Palo Alto Addison Avenue, dove i due ingegneri neolaureati a Stanford, negli anni Trenta lanciarono le basi di quello che è oggi un colosso, un po’ in difficoltà. Mitragliata di foto davanti a quella che è considerato il vero luogo di nascita della Silicon Valley…… poco dopo entriamo (per me è la prima volta) nella sede del colosso HP. Colosso alle prese con una vera crisi di crescita, ci spiega con due colleghi Andrea Fabrizi, ingegnere romano che dirige una sezione che si occupa di Big Data e Analytics. In una valle in cui giganti come Google e Facebook hanno una storia recente e sono cresciuti all’insegna della velocità,, HP ha sofferto il fatto di abbinare a profitti ancora colossali di attività consolidate una strategia poco omogenea, seguendo i due settori del business rivolto ai consumatori e quello per le aziende, questo il motivo che l’ha indotta proprio nei giorni scorsi a una separazione storica fra le due divisioni.  

Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour d’autunno: si parte con Stanford e Google

E’ piena Indian Summer con un sole che spacca (ma all’ombra si gela..), San Francisco in piacevole subbuglio per le celebrazioni della Fleet Week, arate esibizioni aerei e feste ovunque in omaggio alla flotta degli Stati Uniti, cui seguono lunedì 13 quelle del Columbus Day. Ma nella Bay Area intanto stanno arrivando i partecipanti all’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014 di autunno, con un programma da urlo… Domenica 12 piccolo giro turistico culturale per introdurre i tanti argomenti che il nostro viaggio approfondirà, alla ricerca non atto di ecletant casi aziendali ma di quello che è il modo di pensare (e di agire) alla base della culla mondiale dell’innovazione. Poi di seguito: Lunedì 13 Stanford University (Palo Alto) e Google (Mountain View) Martedì 14 MobileIron (Mountain View) e HP (Palo Alto), in serata il meeting con i veterani del Silicon Valley Italian Executive Council. Mercoled’ 15 a San josè, prima a IBM, poi  A3 Cube. Giovedì 16 a San Francisco: Novedge, Airbnb e incontro al Consolato Generale d’Italia con ADEspresso. Venerdì la chiusura  17 ancora a San Francisco: Gild, Salesforce e Mashape. Stay tuned…      

Come aiutare il talento dei bambini “Hungry and Foolish”: IdF al convegno internazionale di Step-net di Vicenza

“ Stay Hungry, Stay Foolish”. Le parole di Steve Jobs agli studenti della Stanford University in una memorabile conferenza del 2005, più volte citate nelle conferenze di Italiani di Frontiera, sono entrate nella storia e sono più che mai d’attualità in un mondo che per affrontare il futuro deve imparare a coltivare il talento basato sulla conoscenza continua e la capacità di uscire dagli schemi.  Ma com’è la vita dei ragazzi che queste doti straordinarie, capacità di apprendere e comportamenti eccentrici, le hanno per natura? Non facile, soprattutto in Italia…A Vicenza venerdì 3 ottobre si parla con esperti internazionali di come crescere i bambini iperdotati, al primo convegno organizzato dalle appassionate mamme di Step-net Onlus, che hanno affidato all’autore di Italiani di Frontiera il ruolo di moderatore. Aiutateci a far capire che oggi più che mai,  riconoscere e valorizzare il talento, anche quando è eccentrico, NON è un tema di nicchia… ma una risorsa preziosa per tutti. Come spiegano gli organizzatori in una nota, In Italia sono invisibili e diventano spesso vittime di diagnosi sbagliate (ADHD, spettro autistico, DSA, DOP) e quindi sono a maggior rischio di sottorendimento e abbandono scolastico (underachievement e drop-out), perdita di autostima e isolamento sociale. In definitiva solo un COSTO SOCIALE. Questo dipende dal mancato riconoscimento  sia nell’ambito scolastico ( sostegno con programmi e didattiche personalizzate) sia nei contesti sociali. Le caratteristiche di questi ragazzi sono genetiche e sono una dotazione; il mancato supporto ai loro talenti e alla loro emotività particolare potrebbe condurli a vivere esperienze borderline, portando l’intera famiglia a seguire percorsi difficile, spesso dolorosi. I bambini e ragazzi plusdotati – sono il 5% della popolazione scolastica, mediamente uno per classe, dice ancora la nota. L’Italia è l’unico paese europeo in cui non sono riconosciuti e supportati a livello scolastico.    

Italiani di Frontiera di nuovo a Radio24, ospite di Giovani Talenti con Vincenzo Di Nicola

Un vero piacere tornare a Radio24 ospite di un vecchio amico di Italiani di Frontiera, Sergio Nava autore della bella trasmissione Giovani Talenti che percorre un sentiero parallelo a quello di IdF, nel raccontare storie di italiani d’eccellenza all’estero. Temi al centro anche dell’associazione ITalents di cui siamo soci fondatori. A IdF Sergio aveva dedicato addirittura uno speciale di Natale, nel 2011… Piacere doppio, visto che in trasmissione ho affiancato lo straordinario Vincenzo Di Nicola, che dopo il successo della sua startup GoPago, che mi aveva raccontato all’esordio a San Francisco nel 2011, ceduta la primavera scorsa ad Amazon, è tornato in Italia col sogno di sviluppare qui un nuovo business, forte dell’esperienza a maturata, nel campo dell’Hi Tech finanziario, con una nuova moneta digitale. Caso esemplare, quello di Vincenzo, da tempo impegnato in un progetto didattico con il suo ex liceo di Teramo, così coinvolto nella filosofia del Give Back”, riportare nella propria terra d’origine l’esperienza e la professionalità maturata con un successo imprenditoriale all’estero. Un’eccezione, quella di Vincenzo. Ma il ponte con Silicon Valley è sempre più di andata e ritorno… Di “Give Back”, dei benefici da portare in Italia dopo le esperienze all’estero, di come la “fuga” si stia trasformando in “circolazione” di talenti e di molto altro abbiamo parlato con Sergio (bravco come sempre) e Vincenzo, nella puntata di Giovani Talenti, da oggi disponibile online. Qui la puntata andata in onda sabato 20 settembre . Vincenzo dal minuto 6′, io al 14’07”.        

“Nascere è cadere in mare…”. Le parole di Joseph Conrad nella riflessione di Claudio Magris che ha ispirato IdF

Non era italiano, non era certo un innovatore e non sopportava che la navigazione a vela fosse stata soppiantata da quella a vapore. Guardava con pessimismo alle vicende umane. Ma ha saputo lasciare il segno nella letteratura mondiale, scrivendo in una lingua che non era la sua. Joseph Conrad, nato polacco col nome di Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski, scrittore naturalizzato britannico, morto il 3 agosto di novant’anni fa (1924 a Bishopsbourne)  ha un posto speciale nella galleria dei personaggi di Italiani di Frontiera, in particolare nella conferenza Dobbiamo tutto agli Hippie,  dedicata al pensiero controcorrente come motore di innovazione e progresso e presentata per la prima volta nell’edizione 2010 della prestigiosa rassegna internazionale Frontiers of Interaction. Perché con occhio disincantato e scrittura magistrale, Conrad ha trattato alcuni temi che sono divenuti ricorrenti per IdF: realizzarsi nella sfida, affrontare il rischio e l’incertezza, la navigazione come metafora della condizione umana. Valori che aveva esaminato Claudio Magris in un bellissimo articolo uscito 11 anni fa sul Corriere, dal titolo Conrad: nascere è cadere in mare. La vera grandezza appartiene a chi affronta con coraggio la sconfitta. La vita e il lavoro quotidiano come sfida all’ assurdo e all’ignoto. Un viaggio sull’ orlo dell’ abisso sempre sospesi tra incanto e orrore. I VALORI Fedeltà e lealtà, non possiamo rinunciare a combattere per ciò che sentiamo giusto. Riletto ora, l’articolo di Magris conferma uno straordinario valore di ispirazione per quella che è stata la nascita stessa e lo sviluppo di questo progetto. ” Il mare, per Conrad, è come la vita; incanto e orrore, abbandono e naufragio, consunzione, immortalità, distruzione. Nascere, dice Stein in Lord Jim, è come cadere in mare e bisogna farsi sostenere dal mare senza fondo. Non c’ è un fondamento saldo su cui poggiare; non ci sono fedi o filosofie precise che garantiscano la scelta e la bontà delle azioni. Come Conrad, forse noi non sappiamo perché sia giusto essere fedeli e leali, combattere piuttosto che disertare, ma, come lui, in qualche modo sappiamo che è giusto”. Qui in versione integrale il bellissimo articolo si Claudio Magris, Corriere della Sera 12 agosto 2003. Joseph Conrad aveva 12 anni e si chiamava ancora Józef Teodor Konrad Korzeniowski quando, come avrebbe raccontato anni dopo, vide di nascosto suo padre Apollo, grande esponente del patriottismo polacco conculcato dall’oppressione zarista, distruggere i propri manoscritti. In quel ricordo, il padre appare allo scrittore «un uomo sconfitto» che sta compiendo un atto di resa. È probabile, osserva Richard Ambrosini, che si tratti più di una fantasia simbolica che di un ricordo oggettivo; molti scritti del padre sono stati conservati e il suo funerale, pochi giorni dopo quella distruzione spiata dal figlio, furono un’apoteosi di folla, non certo il commiato di un vinto dalla vita. Quando rievoca quell’episodio, Conrad ha già lasciato da tempo la Polonia, ha attraversato da marinaio e da capitano i mari del mondo e il mare della vita – le sue tempeste, le sue bonacce, il suo incanto insostenibile, i suoi gorghi melmosi – e ha scritto immortali romanzi in lingua inglese senza riuscire a parlarla perfettamente. Ma quel ritratto del padre – fedelmente ripescato nella memoria o inconsapevolmente falsificato nella rielaborazione fantastica – contiene alcuni fondamentali sentimenti, ossessioni, immagini, valori e angosce di Conrad: l’eroica sconfitta, l’impavido coraggio nell’affrontarla e un’oscura vocazione alla resa. Forse nessuno come Conrad ha capito – e rappresentato poeticamente – come il destino dell’uomo e la legge della vita siano la sconfitta e come ciò non scalfisca la grandezza di chi, nonostante tutto, «non dà troppo peso alle cose, siano esse buone o cattive», e continua a far fronte alla sorte, ai propri errori, alle inquietudini della propria coscienza, come dice il capitano Giles nella Linea d’ombra. Molti personaggi di Conrad sono sconfitti – dalla vita, dai loro fantasmi o dai loro princìpi, dalle ambiguità della Storia e dell’animo. Vinti sono Almayer e Willems, il reietto delle isole, il capitano Lingard con la sua idea fissa, il capitano Whalley quasi cieco, sopravvissuto al suo mondo e condotto alla rovina dal suo amore per la figlia; Nostromo, il cui coraggio e la cui generosità vengono a poco a poco irretiti nella sordida degradazione di un meccanismo sociale che corrompe oggettivamente ideali e sentimenti; non sono certo vittoriosi sul proprio destino e sul proprio cuore i due più grandi personaggi conradiani, Lord Jim e Kurtz, in Cuore di tenebra. Questo sentimento della vita quale sconfitta nasce da un profondo pessimismo conservatore, che sente il tempo e la Storia come un’erosione del proprio mondo e dei propri valori – il mare che consuma la nave, la tempesta che la affonda. A quei valori si resta orgogliosamente fedeli pur sapendoli perduti o forse proprio perché li si sa perduti, rifiutandosi di accettare i mutamenti del tempo ossia di tradire. Conrad, in fondo, non accettava nemmeno il tramonto della navigazione a vela. La fedeltà, uno dei suoi valori cardinali, è uno struggente amore della vita che rifiuta il suo cambiamento, il suo passare, la sua morte e in questa incorruttibile dedizione si irrigidisce in una perseveranza a sua volta simile alla morte. Questo sentimento conservatore non crede in alcun progresso sociale, la fede nel quale gli appare una falsificazione retorica e ottimista o addirittura uno strumento ideologico di sopraffazione. Come molti altri grandi scrittori della sua epoca, Conrad, nelle sue esplicite e spesso semplicistiche dichiarazioni politiche, è un donchisciottesco, talora patetico reazionario. In tal senso, scrive Franco Marenco, egli esprime «la grande intuizione dell’anima borghese, al crepuscolo della sua grande stagione culturale, della disumanità e dello sfacelo che nutre in sé il corpo civile». L’evoluzione della storia contemporanea, ai suoi occhi, neutralizza ed elide i più diversi, antitetici programmi politici, dal liberalismo al socialismo alla rivoluzione, in un meccanismo totalitario che stritola o integra ogni slancio individuale e impedisce reali alternative con la ferrea necessità dell’antico destino. Ma è proprio questo cupo pessimismo storico-sociale che smaschera, forse più di quanto egli sapesse o si proponesse, le contraddizioni e gli abissi della modernità e fa, suo malgrado,

Innovazione e imprenditoria, Italiani di Frontiera su MTVNews!

  “…Sono convinto che innovazione voglia dire sfidare consuetudini e inventare nuovi modi di produrre, lavorare, comunicare ma anche di pensare…innovatori sono quanti sanno sognare, vedere quel che non c’è e immaginare di poterlo realizzare, andare oltre la linea del conosciuto e della consuetudine…” “… Andarsene per un periodo fa davvero la differenza. Non significa che chi ha una buona idea debba scappare all’estero per realizzarla, magari a Silicon Valley. No, è che l’esperienza fuori dall’Italia comunque fa capire a fondo le nostre potenzialità, perché gli italiani siano così apprezzati e ricercati per inventiva, tenacia, capacità di inventare soluzioni inedite. Ma anche per comprendere che in patria siamo rassegnati a meccanismi assurdi, a consuetudini di cui dobbiamo liberarci, che penalizzano i migliori e premiano spesso appartenenza e conformismo a scapito del talento…“. Un altro bell’articolo dedicato a Italiani di Frontiera, questa volta su MTVNews , testata online del colosso televisivo. Una soddisfazione in più il fatto che l’autrice sia la brava Jessica Malfatto, giornalista e blogger che ha da poco pubblicato “Viaggio nella nuova imprenditoria. Startup e innovazione in Italia” (Historica), e che è stata davvero generosa nell’elogiare Italiani di Frontiera. Grazie mille Jessica! Pensare di poter ispirare persone come te è per IdF un’importante conferma che la strada intrapresa per quanto strampalata è forse quella giusta…  

“Fare il cantastorie mi ha cambiato la vita…” IdF nella homepage di EconomyUp!

“Ciò che nel mio lavoro tradizionale era considerato quasi un limite, curiosità inesauribile, desiderio di inseguire storie senza cercare un tornaconto immediato, propensione al rischio e una certa eccentricità, sono stati fondamentali per avviare e portare avanti il progetto che mi ha cambiato la vita, Italiani di Frontiera…”. Anche Giulia Cimpanelli è una giornalista curiosa (tutti dovrebbero esserlo per definizione… ma sigh non è così!) e davvero brava, a giudicare dalla bellissima intervista che ha pubblicato su EconomyUp, una delle testate per le quali lavora, raccontando l’avventura di Italiani di Frontiera. Ho incrociato Giulia di recente, ad un evento al Circolo della Stampa di Milano, poi nei giorni scorsi all’Arsenale di Venezia a RestartEurope, al quale ho avuto l’onore di essere invitato in qualità di facilitatore, nell’ambito di DigitalVenice. Dalle nostre chiacchierate è uscito un pezzo davvero ben fatto, che coglie   lo spirito e le idee centrali di IdF. “Certo sei anni fa, partendo per la California con famiglia, prendendo sei mesi di aspettativa, non immaginavo quanto le nostre vite sarebbero cambiate…” “Sfidare le frontiere andando all’estero per fare un’esperienza e vedere le cose in maniera diversa, ma anche superando le barriere interiori;think out of the box, ragionare fuori dagli schemi; credere nelle proprie idee folli;  sognare e raccontare il sogno: essere imprenditori vuol dire avere una visione ma anche saperla raccontare. E questo, secondo Bonzio, è il punto debole delle imprese italiane e la caratteristica che le porta a essere entusiaste di lui.” Qui il testo dell’intervista. Thanks Giulia!

“Vivere la frontiera. Roberto Bonzio ci racconta come farlo”. per una volta, l’intervistato sono io…

    “Roberto Bonzio è un personaggio decisamente atipico nel panorama italiano, a metà tra il giornalista e il cantastorie. Invitato da scuole, università e aziende, Roberto racconta a giovani studenti e professionisti storie di imprenditori in Silicon Valley e di personaggi storici. Vicende diverse ma accumunate dalla capacità di credere nei propri sogni e di prendere tra le proprie mani il proprio destino. In un paese dove il “dire” abbonda e il “fare” scarseggia, Roberto è uno che, per dirla con un’espressione americana “walks the talk“, cioè non solo crede in ciò che racconta ma lo vive in prima persona”. Per una volta, la storia da raccontare è quella di Italiani di Frontiera. Grazie a un amico straordinario, Franco Folini, Italiano di Frontiera a San Francisco con la sua Novedge, fra i primi incontrati all’inizio di quest’avventura nel 2008, alla quale ha dato un contributo determinante. Oltre che imprenditore e animatore di BAIA (Business Association Italiy America), Franco è osservatore attento delle vicende italiane. E collabora a Punto.Ponte Blog, piattaforma culturale curata da fior di professionisti di vari settori imprenditoriali, nella sua nativa Valtellina. A sei anni da quando mi aveva intervistato per BAIA Ha voluto intervistarmi di nuovo, facendo il punto su IdF oggi in un pezzo con bellissime annotazioni, delle quali sono molto orgoglioso. E’ stato un lavoro impegnativo rispondere ma come sempre, con interlocutori del genere, la fatica è ampiamente ripagata e cercando le risposte, si finisce sempre con lo scoprire qualcosa di nuovo… di se stessi e del proprio lavoro! “Roberto promuove un ottimismo costruttivo che ad alcuni, abituati al cinismo del panorama italiano, può apparire ingenuo. Ci racconta che è possibile avere il coraggio di sfidare i nostri limiti, credere nei nostri sogni lavorando attivamente a realizzarli. È anche possibile gioire delle vittorie altrui e imparare dai nostri errori senza vergognarcene. Roberto non si limita a raccontare queste cose, in prima persona ha fatto scelte di vita impegnative allineate con la filosofia di vita che promuove”. No words Franco, un grande pezzo da un grande amico. Qui l’intervista su Punto.Ponte, che Franco ha rilanciato anche sul suo bel blog personale Di Tutto un Po’.

Dopo il viaggio a Silicon Valley, il Tour prosegue a caccia di idee innovative in libreria

Finito da poco l’Italiani di Frontiera Slicon Valley Tour 2014, mi rendo conto che oggi più che mai questo percorso fra Italia e Silicon Valley è un ponte di andata e ritorno. Storie di persone che dall’esperienza nella culla mondiale dell’innovazione hanno tratto ispirazione per affrontare nuove avventure in patria, un flusso sempre più intenso di suggestioni e conoscenze che coinvolge sempre più persone che il viaggio ancora non l’hanno fatto. E allora, come condividere più a fondo questa esperienza con chi non c’è stato, come coltivarla e nutrirla con chi è appena tornato? Ecco le letture che Italiani di Frontiera si sente di suggerire. Nessun libro esamina in profondità le ragioni che fanno di quell’angolo della California il territorio di sperimentazione del pensiero occidentale (dalla contestazione all’ecologismo, dalla New Age alla riscoperta delle religioni orientali) meglio del bellissimo  Hippie.com, la New Economy e la controcultura californiana  (Vita e Pensiero, Enrico Beltramini), scritto da un prezioso amico di IdF. Non si capisce Silicon Valley e la sua propensione alla ricerca e al cambiamento senza ripercorrere la storia del territorio, dalla Corsa all’Oro alla ricostruzione dopo il terremoto del 1906 all’Utopia di un’America diversa inseguita da Beat Generation e movimento hippie. Divertente, nello spiegare in modo brillante come la controcultura abbia segnato a fondo anche il mondo della ricerca scientifica rigenerandola, Come gli hippie hanno salvato la fisica (Castelvecchi, David Kaiser) Per i maniaci (come il sottoscritto) disposti a inseguire quelle suggestioni di controcultura fra le strade in pendenza di North Beach, quartiere italiano che ne fu la culla, preziosa la- Guida Beat di San Francisco (Cooper, Bill Morgan), con una straordinaria introduzione di Lawrence Ferlinghetti che da sola spiega benissimo l’utopia che ispira l’anima della città. E chi incarna la figura di un ex hippie trasformatosi in imprenditore visionario, meglio del fondatore di Apple? Silicon Valley è ovviamente lo sfondo della biografia  Steve Jobs (Mondadori, Walter Isaacson), ricchissima, meticolosa, a tratti persino impietosa nel descrivere i risvolti meno piacevoli del carattere di un personaggio geniale e controverso. Silicon Valley insegna l’importanza del pensiero controcorrente. E il best seller che spiazza, esortando a dimenticare analisi e previsioni e guardare al futuro con la flessibilità necessaria per adattarsi all’imprevedibile è Il cigno nero come l’improbabile governa la nostra vita (Il Saggiatore, Nassim Nicolas Taleb). Cigno nero come metafora di quel che esiste ma non conosciamo, visto che prima di arrivare in Australia, gli europei pensavano che i cigni fossero solo bianchi…   E controcorrente rispetto alle previsioni sono anche le dinamiche che consentono di conquistare il mercato. Non le campagne pubblicitarie ma il passaparola virale,  spiega Contagioso, perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono (Sperling & Kupfer, Jonah Berger), il libro raccomandato anche da  un Italiano di Frontiera di successo di recente protagonista di due venti IdF a Como e Milano: Lorenzo Thione. Da un giovane ricercatore italiano di Berkeley, una riflessione che allarga invece l’orizzonte a una scala globale, su come l’innovazione sia motore di occupazione. E’ stato considerato Libro di Economia dell’Anno 2013 dalla rivista Forbes,  La nuova geografia del lavoro (Mondadori, Enrico Moretti), raccomandato da un altro vecchio amico di IdF, Leandro Agrò. “Capire perché le differenze economiche tra città e regioni, anziché diminuire — com’era nelle attese di molti -, continuano ad aumentare, e perché le imprese e i lavoratori più creativi si siano concentrati in determinati luoghi e non in altri, è di vitale importanza per decifrare e orientare il futuro della nostra economia”, scrive Moretti. Uno dei pilastri di Silicon Valley è la cultura del fallimento, ripete IdF: rischiare, fallire e riprovare.. non c’è innovazione senza questo percorso. E’ quel che analizza uno dei libri che più  hanno segnato questo progetto, il bellissimo Elogio dell’errore, perché i grandi successi iniziano sempre con un fallimento (Sperling & Kupfer, Tim Harford), al centro di questa bellissima conferenza TED . Due titoli infine di due dei più celebri guru del pensiero innovativo.  In un batter di ciglia (Mondadori, Malcolm Gladwell) fra mille aneddoti indaga sul potere del pensiero intuitivo, scelte azzeccate in momenti critici che sono ispirate da una conoscenza d’istinto, spesso vincenti su meccanismi di decisione più elaborati  farraginosi. Nell’era dell’economia della connessione, i consigli alla prudenza non hanno più senso, occorre uscire dalla comfort zone, essere rapidi, guardare lontano, rischiare e volare alto,  dice Quel pollo di Icaro, Come volare alto senza bruciarsi le ali (Mondadori, Seth Godin). Un motivo in più, per programmare un viaggio a San Francisco? Forse sì. Con in tasca la guida più essenziale, Top 10 San Francisco (Mondadori), prezioso compendio di luoghi, storie e persone, anche per chi è già tornato. O sogna di andrai in giorno. Possibile chiudere questa galleria senza una… cavalcata nel West, con la biografia di uno dei personaggi simbolo di Italiani di Frontiera, con le rocambolesche avventure di Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn e sepolto a San Francisco, davanti al Golden Gate Bridge? E dunque Dal Piave al Little Bighorn (Alessandro Tarantola editore, Cesare Marino), con introduzione del sottoscritto. Nei giorni scorsi siamo tornati su quella tomba, durante un tour in bicicletta sul ponte sino a Sausalito (foto in alto il ritorno con il ferry), per render omaggio al conte, prima di portare in dono il bel libro di Cesare Marino (con mia introduzione) a un altro prezioso amico di IdF, Mauro Battocchi, console generale d’Italia a San Francisco.