Halloween 2010, ritorno a Palo Alto nella casa natale di Italiani di Frontiera. Poi era successo di tutto…

Palo Alto, 970 Los Robles Avenue: alla vigilia di Halloween 2010, con non poca emozione ero tornato a visitare la casa di Palo Alto, dove Italiani di Frontiera era nato, nei sei mesi trascorsi due anni prima con famiglia (ribattezzata Bonzi.Us con blog omonimo), nel cuore di Silicon Valley. Beh non è proprio come il leggendario garage di Hewlett e Packard, 367 di Addison Avenue, luogo di nascita di Silicon Valley come certificato da targa in ghisa, che andiamo a visitare ad ogni Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour (ci siamo stati pure due settimane fa…). Però per me quella casa ha un gran valore affettivo. Mike e Karen Nanewicz, i proprietari che sono tornati ad abitarci, sono stati amici preziosi. Rivedere stanza per stanza la “nostra” casa mi aveva davvero commosso. E certo assistendo alla “lezione di Mike, che insegnava con perizia ai figli come tagliare la zucca per Halloween, non immaginavo cosa fosse davvero nato, in quella casa. Il giorno dopo, 1 novembre 2010, eravamo sulla tomba di Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn, per celebrarlo con una cerimonia interamente ideata e prodotta da IdF, con a fianco amici preziosi tra i quali l’allora console Fabrizio Marcelli, Franco Folini (Novedge), Phil ed Elaine Pasquini, fotografo e giornalista di talento. Con me ovviamente Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian e biografo del conte di Rudio, che aveva girato le scene nella “nostra casa”. Passando poi davanti alla videocamera per la cerimonia al cimitero nel Presidio. Ma non solo: pure per festeggiare le World Series vinte dai Giants. Come è accaduto di nuovo proprio ieri… E dopo quella giornata incredibile ed emozionante, piena di straordinari contrattempi e segnali, ognuno dei quali coincideva con un episodio della persona cui siamo andati a rendere omaggio, il ritorno in Italia. E di lì a poco la decisione di scommettere sull’avventura di Italiani di Frontiera e lasciare il posto fisso, per farne il mio lavoro a tempo pieno. Ormai non mi stupisco, più, di fili invisibili e puntini uniti da IdF…  

IdF in Franciacorta per un seminario inedito con top manager internazionali Pirelli

  Sfidare le Frontiere, Think out of the Box, Credere nelle proprie Folli Idee, Sognare e raccontare il sogno… Le parole chiave di Italiani di Frontiera saranno il filo conduttore di un evento con un formato inedito: un seminario di due ore organizzato in collaborazione con Adecco, in programma oggi lunedì 27 ottobre in Franciacorta con un gruppo di manager internazionali Pirelli. Una narrazione con una formula sperimentale per IdF, con storie e idee che daranno spunti a Giuliano Menassi, Senior Vice President Manufacturing del gruppo milanese, per un workshop davanti ad un gruppo di eccellenza, i Country Manager di una ventina di Paesi. Un lavoro a quattro mani… al quale se ne aggiungeranno altre due, quelle di Orazio Attanasio, fido compagno di avventure su tanti palchi, che accompagnerà alla chitarra il seminario organizzato in collaborazione con Adecco (grazie Fabrizio Mori HR Training Manager) , che promette di essere davvero Out of the Box…

Con Italiani di Frontiera una serata in musica a Monza per l’omaggio a Michele Sangineto, liutaio Out of the Box dalla Calabria alla Brianza

A 24 ore dal ritorno da San Francisco, dopo la conclusione dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, per una volta IdF si lascia alle spalle l’innovazione della Bay area pe rl’omaggio ad un grande amico, non meno Out of the Box dei più eccentrici staruppari in California. Come spiegare altrimenti lo slancio di un artigiano di classe che decide di donare una delle sue opere alla città… impreziosendo una rotonda di Villasanta (Monza) con una delle sue preziose arpe? Oggi giovedì’ 23 ottobre al Teatro Manzoni di Monza (20.30)  infatti il compleanno di Michele Sangineto, straordinario liutaio e animatore semplicemente eccezionale della scena musicale italiana, viene festeggiato con una nonstop di musica alla quale partecipano molti dei principali artisti e gruppi folk italiani, con diversi ospiti stranieri. E come autore di Italiani di Frontiera ho l’onore di condurre una serata che promette scintille. Arrivato dalla Calabria, Michele non è solo uno straordinario artigiano che ha saputo rivitalizzare un settore quasi dimenticato (quando ha costruito la sua prima arpa nessuno più in Italia ne fabbricava) ma ha costantemente ricercato nuove forme in strumenti spesso antichi (alcuni ormai scomparsi li ha ricostruiti copiandone le forme da vecchi dipinti e affreschi). Italiani di Frontiera tesse e incrocia percorsi inediti. Così Michele potrebbe essere testimonial ideale pure per il movimento dei Makers, guidato da un altro fuoriclasse nato a Monza, Massimo Banzi, cocreatore di Arduino, protagonista nel 2013 di un evento speciale Italiani di Frontiera nella sua ex scuola, l’ITI Fermi di Desio) visto che di recente ha  convertito la sua maestria nella realizzazione di un’arpa elettronica. La serata vede protagonisti i figli di Michele, Adriano e Caterina, musicisti affermati con arpe, salteri, voce e molto altro. Una scaletta micidiale, decine di musicisti e molte sorprese…

IdF Tour incontra Vittorio Viarengo (MobileIron), poi dal garage alla sede del colosso HP

  E’ da sempre uno degli speaker di maggior impatto, per i partecipanti ai Tour del passato, Vittorio Viarengo, ingegnere Out of the Box passato da VmWare a MobileIron, che l’ha chiamato a occuparsi di qualcosa che non aveva mai fatto: marketing. Lasciare un colosso affermato per rimettersi in gioco in una startup lanciatissima, accettare la sfida, capire a fondo la filosofia e i segreti di Silicon Valley… Siamo tornati pure con l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014 da Vittorio, che si era raccontato in una breve intervista a IdF lo scorso anno.   I contenuti sempre di forte impatto dello speech di Vittorio si possono ritrovare in un video realizzato in occasione della recente visita a San Francisco del premier Matteo Renzi,  I segreti della Silicon Valley, girato rivolgendosi direttamente a Renzi, una sintesi di quella che è la sua presentazione classica, pur sempre in progress.   Partenza per una meta d’obbligo, nei Tour, il garage di Hewlett e Packard, Palo Alto Addison Avenue, dove i due ingegneri neolaureati a Stanford, negli anni Trenta lanciarono le basi di quello che è oggi un colosso, un po’ in difficoltà. Mitragliata di foto davanti a quella che è considerato il vero luogo di nascita della Silicon Valley…… poco dopo entriamo (per me è la prima volta) nella sede del colosso HP. Colosso alle prese con una vera crisi di crescita, ci spiega con due colleghi Andrea Fabrizi, ingegnere romano che dirige una sezione che si occupa di Big Data e Analytics. In una valle in cui giganti come Google e Facebook hanno una storia recente e sono cresciuti all’insegna della velocità,, HP ha sofferto il fatto di abbinare a profitti ancora colossali di attività consolidate una strategia poco omogenea, seguendo i due settori del business rivolto ai consumatori e quello per le aziende, questo il motivo che l’ha indotta proprio nei giorni scorsi a una separazione storica fra le due divisioni.  

Come aiutare il talento dei bambini “Hungry and Foolish”: IdF al convegno internazionale di Step-net di Vicenza

“ Stay Hungry, Stay Foolish”. Le parole di Steve Jobs agli studenti della Stanford University in una memorabile conferenza del 2005, più volte citate nelle conferenze di Italiani di Frontiera, sono entrate nella storia e sono più che mai d’attualità in un mondo che per affrontare il futuro deve imparare a coltivare il talento basato sulla conoscenza continua e la capacità di uscire dagli schemi.  Ma com’è la vita dei ragazzi che queste doti straordinarie, capacità di apprendere e comportamenti eccentrici, le hanno per natura? Non facile, soprattutto in Italia…A Vicenza venerdì 3 ottobre si parla con esperti internazionali di come crescere i bambini iperdotati, al primo convegno organizzato dalle appassionate mamme di Step-net Onlus, che hanno affidato all’autore di Italiani di Frontiera il ruolo di moderatore. Aiutateci a far capire che oggi più che mai,  riconoscere e valorizzare il talento, anche quando è eccentrico, NON è un tema di nicchia… ma una risorsa preziosa per tutti. Come spiegano gli organizzatori in una nota, In Italia sono invisibili e diventano spesso vittime di diagnosi sbagliate (ADHD, spettro autistico, DSA, DOP) e quindi sono a maggior rischio di sottorendimento e abbandono scolastico (underachievement e drop-out), perdita di autostima e isolamento sociale. In definitiva solo un COSTO SOCIALE. Questo dipende dal mancato riconoscimento  sia nell’ambito scolastico ( sostegno con programmi e didattiche personalizzate) sia nei contesti sociali. Le caratteristiche di questi ragazzi sono genetiche e sono una dotazione; il mancato supporto ai loro talenti e alla loro emotività particolare potrebbe condurli a vivere esperienze borderline, portando l’intera famiglia a seguire percorsi difficile, spesso dolorosi. I bambini e ragazzi plusdotati – sono il 5% della popolazione scolastica, mediamente uno per classe, dice ancora la nota. L’Italia è l’unico paese europeo in cui non sono riconosciuti e supportati a livello scolastico.    

Matteo Renzi fra gli Italiani di Frontiera a San Francisco: video, commenti, proposte e mille idee

  “Bisogna cambiare racconto… le riforme possono cambiare qualcosa, le idee possono cambiare tutto… sono le idee che cambiano un Paese… non c’è una dicotomia fra la qualità che si respira qui e la qualità che c’è in Italia… Questa qualità non è valorizzata perché c’è un racconto, che è quello tipico dei talk show… il racconto di una negatività… il messaggio implicito che no non si può… un messaggio condizionato che viene da anni di rassegnazione… si può tornare a pensare che il tempo dell’Italia non sia soltanto il passato… c’è bisogno di un gigantesco investimento in educazione…smettere di continuare a raccontare tutte le cose che non vanno… c’è proprio bisogno di un cambiamento profondo in tutto ma se non ci mettete l’unica cosa sulla quale  siamo davvero in grado di non avere competitore, che è la forza delle vostre idee del vostro cervello, non si va da nessuna parte…” Uh quanti dei valori cui s’ispira Italiani di Frontiera sono risuonati, nelle parole dette dal premier Matteo Renzi nei giorni scorsi a San Francisco, negli incontri che hanno visto di scena moltissimi dei protagonisti di questo progetto. Sono le idee che cambiano il mondo e occorre una narrazione che sappia ispirare queste idee, con storie ed esempi da contrapporre alle macerie culturali che descrivono sempre e solo un declino ineluttabile… No, non è vero che non c’è nulla da fare, è che per farlo occorre cambiare testa… I contributi dei partecipanti sono stati davvero notevoli, fra interventi e messaggi rivolti al premier con lettere aperte online. E dunque, ecco il video integrale dell’incontro allo Yacht Club, girato e montato dalla bravissima Enza Sebastiani (grazie Enza!).      Ecco la scaletta dei contenuti 0’15”  L’introduzione di Matteo Renzi  6’02”  Mauro  Battocchi console generale d’Italia a San Francisco  6’14”  Marco Marinucci (Mind the Bridge) 9’01”  Valeria Sandei (AlmavivA) 13’05” Cosimo Palmisano (BEST, Ecce Customer) 16’16” Matteo Daste, (BAIA ) 18’58” Livia Cevolini (ENERGICA) 21’54” Simone Brunozzi (VmWare) 23’38” Matteo Melani (Mightybell) 24’16” Giovanni Acchello (LinkedIn) 26’06” Francesco Zappacosta (Pagani Automobili) 27’58” Matteo Renzi conclude e riceve dal sindaco di San Francisco Ed Lee le chiavi della città 40’50” Il saluto del sindaco Ed Lee 42’46” Foto di gruppo e selfie con sullo sfondo il Golden Gate Bridge .   Qui invece le Lettere aperte che sono una miniera di spunti, inviate a Matteo Renzi su diversi temi, con una fortissima voglia di partecipare attivamente alla sfida in corso in Italia. – Simone Brunozzi (e decine di altri firmatari): analisi di Silicon Valley e cosa imparare (dal blog del console Mauro Battocchi) – Marco Marinucci sul blog del Corriere: Un cambio di rotta del sistema Paese – Elena Favilli (Timbuktu): L’innovazione senza donne – Fabrizio Capobianco (Tok.tv, Funambol): Matteo Renzi e il software, è la volta buona Inoltre. una bella presentazione di Vittorio Viarengo, grande evangelist di Silicon Valley, anche questa rivolta direttamente a Renzi, 50 minuti che sono una lezione preziosa di management, spirito innovativo e non solo. Infine tra i commenti al termine della visita da parte degli italiani di Silicon Valley, quelli di Francesco Lacapra e Fabrizio Capobianco nel pezzo di Federico Rampini su Repubblica,  quello di Cosimo Spera su Wired Italia, di Enza Sebastiani, Alessandro Ratti, Matteo Daste, Aldo Cocchiglia ed altri nel bell’articolo di Paolo Pontoniere ancora su Repubblica. Aggiornamento con una preziosa riflessione di Massimo Gaggi sul Corriere della Sera, dopo la visita di Renzi, su come Silicon Valley potrà influenzare la politica italiana: “La Silicon Valley non è solo tecnologia: è il luogo di una rivoluzione culturale che ora prova a diventare anche una forza di cambiamento della politica”.  

Italiani di Frontiera di nuovo a Radio24, ospite di Giovani Talenti con Vincenzo Di Nicola

Un vero piacere tornare a Radio24 ospite di un vecchio amico di Italiani di Frontiera, Sergio Nava autore della bella trasmissione Giovani Talenti che percorre un sentiero parallelo a quello di IdF, nel raccontare storie di italiani d’eccellenza all’estero. Temi al centro anche dell’associazione ITalents di cui siamo soci fondatori. A IdF Sergio aveva dedicato addirittura uno speciale di Natale, nel 2011… Piacere doppio, visto che in trasmissione ho affiancato lo straordinario Vincenzo Di Nicola, che dopo il successo della sua startup GoPago, che mi aveva raccontato all’esordio a San Francisco nel 2011, ceduta la primavera scorsa ad Amazon, è tornato in Italia col sogno di sviluppare qui un nuovo business, forte dell’esperienza a maturata, nel campo dell’Hi Tech finanziario, con una nuova moneta digitale. Caso esemplare, quello di Vincenzo, da tempo impegnato in un progetto didattico con il suo ex liceo di Teramo, così coinvolto nella filosofia del Give Back”, riportare nella propria terra d’origine l’esperienza e la professionalità maturata con un successo imprenditoriale all’estero. Un’eccezione, quella di Vincenzo. Ma il ponte con Silicon Valley è sempre più di andata e ritorno… Di “Give Back”, dei benefici da portare in Italia dopo le esperienze all’estero, di come la “fuga” si stia trasformando in “circolazione” di talenti e di molto altro abbiamo parlato con Sergio (bravco come sempre) e Vincenzo, nella puntata di Giovani Talenti, da oggi disponibile online. Qui la puntata andata in onda sabato 20 settembre . Vincenzo dal minuto 6′, io al 14’07”.        

Nicola Palmarini: la tecnologia? Senza le teste giuste è un Boomerang

Perché cent’anni di tecnologia non hanno ancora migliorato il mondo? A rifletterci  a fondo è un grande amico di Italiani di Frontiera, da anni manager IBM dopo una carriera da professionista della comunicazione, di cui è figura di spicco:  Nicola Palmarini (no non è esagitato come sembra nella foto. Di più…) che  nel suo ultimo libro “Boomerang” (pubblicato da Egea e curato dalla sua brava editor, Alessia Uslenghi)  ha parole straordinarie proprio per IdF. Grazie Nicola, davvero onorato. Un incrocio di preziosi amici, alla presentazione del libro nel bellissimo spazio Open di viale Monte Nero, e tutte zucche pensanti della comunicazione. Da Pietro Cerretani (Settimana della Comunicazione) a Eugenio Alberti (Ladomir), da Samanta Rizzato (Symbols) a Beppe Cova (Ambrosetti) al celebre Francesco Morace (Future Concept Lab), precettato poi come il sottoscritto per un breve intervento nel corso dell’incontro.Come ha detto giustamente Marco Minghetti (Humanistic Management 2.0) che ha condotto l’evento, siamo afflitti da un atteggiamento quasi luddista diffuso fra i maestrini della pseudointellighentia, che fanno del cinismo il proprio marchio e individuano nei nuovi media, di cui nulla capiscono, qualcosa che sta erodendo ineluttabilmente spazi e potere riservati a loro, che hanno smesso da tempo d’imparare perché sono convinti di aver solo da insegnare. Come quell’ex giovane celebre direttore di testata che sentendosi raccontare da un collega adrenalinico un progetto (Italiani di Frontiera ovvio) troppo Out of the Box per la sua testona, borbottò: “Perché mi dici tutto questo?” e poi “Leggi il mio libro”. Quelli che… quelli che cresciuti nei salotti che contano (balle), stanno in cattedra a dar lezioni, e hanno smesso di scoprire… Uh forse pensava a loro l’indimenticato Marco Zamperini, quando diceva che gli analfabeti del futuro non saranno quelli che non sanno leggere e scrivere ma quelli appunto incapaci di imparare, disimparare e imparare di nuovo…Beh la riflessione di Nicola a tratti si fa molto amara. Perché se “la paranoia della crescita ha portato a confondere la stabilità con la stagnazione e l’equilibrio col declino”, si rischia di bollare come falliti quanto cercano invece un equilibrio fra sviluppo economico e sociale. Perdendo la vera bussola che dovrebbe guidarci, quella di valutare ogni azione, prodotto o impresa in base all’impatto che avrà sul nostro mondo nel lungo periodo, precetto alla base della fondazione The Long Now di Stewart Brand, patriarca a San Francisco della controcultura californiana e vero anelo di congiunzione con l’hi tech (rappresentata in Italia da un altro vecchio amico di IdF Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2011,  Davide Bocelli).  “Il fatto che tutta questa tecnologia semplicemente funzioni è una splendida fregatura che, apparentemente, ci basta”, scrive Nicola. Mentre “Saper rinunciare o saper indirizzare le priorità no vuol dire fermare il progresso”.   Insomma, congegni, gadget, app ma persino quel concentrato d’intelligenza che sono le conferenze TED possono finire col diventare un bombardamento di stimoli che danno una confortante assuefazione, illudendoci  di navigare col pilota automatico verso un radioso futuro. Mentre rischiano d’essere palliativi, dice ancora Nicola.  Che con un’amarezza a tratti persino feroce, arriva a uno dei unti centrali pure per Italiani di Frontiera. E cioè: ancora una volta,  il discorso cade sulle zucche. Non è la tecnologia ma sono le teste dietro e dentro le tecnologie che contano. Perché ci si può riempire la bocca di parole come Startup e Innovazione e poi continuare a coltivare orticelli, gufare sui successi altrui e ignorare cosa procura al mondo il nostro benessere, hi tech o meno. Se c’è un’inquietudine di fondo in questa riflessione, sta sempre nell’incertezza della rotta. Combattere la dittatura, ricostruire un Paese in pezzi, far uscire dalla misera la propria famiglia o propiziare il boom, come hanno fatto i nostri nonni, oggi forse ci sembra più semplice come missione, solo perchè la meta pur lontana era visibile. Forse allora non lo era. Ma questa navigazione nell’incertezza va accettata come parte del mondo contemporaneo, in cui il costante fluire e la relazione tra oggetti e persone contano più delle cose stesse, come sostiene il bravo Luciano Floridi, filosofo ad Oxford, ripreso da IdF in questo recente post. In questo fluire, aggiungo io, facendo tesoro delle osservazioni di Nicola ci restano due importanti compiti, sulla rotta incerta per il futuro. Smartellare via dalla caravella la zavorra di mille incrostazioni che sono modi di pensare assurdi ai quali ci siamo colpevolmente assuefatti (incapacità di fare squadra, gioire delle sconfitte altrui e considerare un pericolo e non opportunità il successo di chi ci sta accanto…, arroganza a insopportabile cinismo), poi affidare il timone a chi viene dopo di noi, magari ispirandolo con storie di grandi navigatori, di ieri e di oggi. Infine mettersi ad ascoltare ed a guardare, senza pretendere d’insegnare. Magari i più giovani, ispirati e senza quelle incrostazioni, riusciranno a stupirci.      

“Nascere è cadere in mare…”. Le parole di Joseph Conrad nella riflessione di Claudio Magris che ha ispirato IdF

Non era italiano, non era certo un innovatore e non sopportava che la navigazione a vela fosse stata soppiantata da quella a vapore. Guardava con pessimismo alle vicende umane. Ma ha saputo lasciare il segno nella letteratura mondiale, scrivendo in una lingua che non era la sua. Joseph Conrad, nato polacco col nome di Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski, scrittore naturalizzato britannico, morto il 3 agosto di novant’anni fa (1924 a Bishopsbourne)  ha un posto speciale nella galleria dei personaggi di Italiani di Frontiera, in particolare nella conferenza Dobbiamo tutto agli Hippie,  dedicata al pensiero controcorrente come motore di innovazione e progresso e presentata per la prima volta nell’edizione 2010 della prestigiosa rassegna internazionale Frontiers of Interaction. Perché con occhio disincantato e scrittura magistrale, Conrad ha trattato alcuni temi che sono divenuti ricorrenti per IdF: realizzarsi nella sfida, affrontare il rischio e l’incertezza, la navigazione come metafora della condizione umana. Valori che aveva esaminato Claudio Magris in un bellissimo articolo uscito 11 anni fa sul Corriere, dal titolo Conrad: nascere è cadere in mare. La vera grandezza appartiene a chi affronta con coraggio la sconfitta. La vita e il lavoro quotidiano come sfida all’ assurdo e all’ignoto. Un viaggio sull’ orlo dell’ abisso sempre sospesi tra incanto e orrore. I VALORI Fedeltà e lealtà, non possiamo rinunciare a combattere per ciò che sentiamo giusto. Riletto ora, l’articolo di Magris conferma uno straordinario valore di ispirazione per quella che è stata la nascita stessa e lo sviluppo di questo progetto. ” Il mare, per Conrad, è come la vita; incanto e orrore, abbandono e naufragio, consunzione, immortalità, distruzione. Nascere, dice Stein in Lord Jim, è come cadere in mare e bisogna farsi sostenere dal mare senza fondo. Non c’ è un fondamento saldo su cui poggiare; non ci sono fedi o filosofie precise che garantiscano la scelta e la bontà delle azioni. Come Conrad, forse noi non sappiamo perché sia giusto essere fedeli e leali, combattere piuttosto che disertare, ma, come lui, in qualche modo sappiamo che è giusto”. Qui in versione integrale il bellissimo articolo si Claudio Magris, Corriere della Sera 12 agosto 2003. Joseph Conrad aveva 12 anni e si chiamava ancora Józef Teodor Konrad Korzeniowski quando, come avrebbe raccontato anni dopo, vide di nascosto suo padre Apollo, grande esponente del patriottismo polacco conculcato dall’oppressione zarista, distruggere i propri manoscritti. In quel ricordo, il padre appare allo scrittore «un uomo sconfitto» che sta compiendo un atto di resa. È probabile, osserva Richard Ambrosini, che si tratti più di una fantasia simbolica che di un ricordo oggettivo; molti scritti del padre sono stati conservati e il suo funerale, pochi giorni dopo quella distruzione spiata dal figlio, furono un’apoteosi di folla, non certo il commiato di un vinto dalla vita. Quando rievoca quell’episodio, Conrad ha già lasciato da tempo la Polonia, ha attraversato da marinaio e da capitano i mari del mondo e il mare della vita – le sue tempeste, le sue bonacce, il suo incanto insostenibile, i suoi gorghi melmosi – e ha scritto immortali romanzi in lingua inglese senza riuscire a parlarla perfettamente. Ma quel ritratto del padre – fedelmente ripescato nella memoria o inconsapevolmente falsificato nella rielaborazione fantastica – contiene alcuni fondamentali sentimenti, ossessioni, immagini, valori e angosce di Conrad: l’eroica sconfitta, l’impavido coraggio nell’affrontarla e un’oscura vocazione alla resa. Forse nessuno come Conrad ha capito – e rappresentato poeticamente – come il destino dell’uomo e la legge della vita siano la sconfitta e come ciò non scalfisca la grandezza di chi, nonostante tutto, «non dà troppo peso alle cose, siano esse buone o cattive», e continua a far fronte alla sorte, ai propri errori, alle inquietudini della propria coscienza, come dice il capitano Giles nella Linea d’ombra. Molti personaggi di Conrad sono sconfitti – dalla vita, dai loro fantasmi o dai loro princìpi, dalle ambiguità della Storia e dell’animo. Vinti sono Almayer e Willems, il reietto delle isole, il capitano Lingard con la sua idea fissa, il capitano Whalley quasi cieco, sopravvissuto al suo mondo e condotto alla rovina dal suo amore per la figlia; Nostromo, il cui coraggio e la cui generosità vengono a poco a poco irretiti nella sordida degradazione di un meccanismo sociale che corrompe oggettivamente ideali e sentimenti; non sono certo vittoriosi sul proprio destino e sul proprio cuore i due più grandi personaggi conradiani, Lord Jim e Kurtz, in Cuore di tenebra. Questo sentimento della vita quale sconfitta nasce da un profondo pessimismo conservatore, che sente il tempo e la Storia come un’erosione del proprio mondo e dei propri valori – il mare che consuma la nave, la tempesta che la affonda. A quei valori si resta orgogliosamente fedeli pur sapendoli perduti o forse proprio perché li si sa perduti, rifiutandosi di accettare i mutamenti del tempo ossia di tradire. Conrad, in fondo, non accettava nemmeno il tramonto della navigazione a vela. La fedeltà, uno dei suoi valori cardinali, è uno struggente amore della vita che rifiuta il suo cambiamento, il suo passare, la sua morte e in questa incorruttibile dedizione si irrigidisce in una perseveranza a sua volta simile alla morte. Questo sentimento conservatore non crede in alcun progresso sociale, la fede nel quale gli appare una falsificazione retorica e ottimista o addirittura uno strumento ideologico di sopraffazione. Come molti altri grandi scrittori della sua epoca, Conrad, nelle sue esplicite e spesso semplicistiche dichiarazioni politiche, è un donchisciottesco, talora patetico reazionario. In tal senso, scrive Franco Marenco, egli esprime «la grande intuizione dell’anima borghese, al crepuscolo della sua grande stagione culturale, della disumanità e dello sfacelo che nutre in sé il corpo civile». L’evoluzione della storia contemporanea, ai suoi occhi, neutralizza ed elide i più diversi, antitetici programmi politici, dal liberalismo al socialismo alla rivoluzione, in un meccanismo totalitario che stritola o integra ogni slancio individuale e impedisce reali alternative con la ferrea necessità dell’antico destino. Ma è proprio questo cupo pessimismo storico-sociale che smaschera, forse più di quanto egli sapesse o si proponesse, le contraddizioni e gli abissi della modernità e fa, suo malgrado,

Innovazione e imprenditoria, Italiani di Frontiera su MTVNews!

  “…Sono convinto che innovazione voglia dire sfidare consuetudini e inventare nuovi modi di produrre, lavorare, comunicare ma anche di pensare…innovatori sono quanti sanno sognare, vedere quel che non c’è e immaginare di poterlo realizzare, andare oltre la linea del conosciuto e della consuetudine…” “… Andarsene per un periodo fa davvero la differenza. Non significa che chi ha una buona idea debba scappare all’estero per realizzarla, magari a Silicon Valley. No, è che l’esperienza fuori dall’Italia comunque fa capire a fondo le nostre potenzialità, perché gli italiani siano così apprezzati e ricercati per inventiva, tenacia, capacità di inventare soluzioni inedite. Ma anche per comprendere che in patria siamo rassegnati a meccanismi assurdi, a consuetudini di cui dobbiamo liberarci, che penalizzano i migliori e premiano spesso appartenenza e conformismo a scapito del talento…“. Un altro bell’articolo dedicato a Italiani di Frontiera, questa volta su MTVNews , testata online del colosso televisivo. Una soddisfazione in più il fatto che l’autrice sia la brava Jessica Malfatto, giornalista e blogger che ha da poco pubblicato “Viaggio nella nuova imprenditoria. Startup e innovazione in Italia” (Historica), e che è stata davvero generosa nell’elogiare Italiani di Frontiera. Grazie mille Jessica! Pensare di poter ispirare persone come te è per IdF un’importante conferma che la strada intrapresa per quanto strampalata è forse quella giusta…