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Italiani di Frontiera nei Media:
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Sam Rodia e le bizzarre Watts Towers di Los Angeles, che costruì da solo in 30 anni

Sam Rodia

Sam Rodia

Era l’aprile 1977, quando il National Register of Historic Places inseriva nel suo elenco di luoghi storici da tutelare uno dei piu’ bizzarri monumenti degli Stati Uniti: le Watts Towers, nell’omonimo distretto di Los Angeles.  Un intreccio di 17 diverse strutture, la piu’ alta delle quali supera i 30 metri, costruite con materiali di scarto: pezzi di ferro decorati con cemento, cocci, ceramiche e conchiglie.
A realizzarle, da solo nel tempo libero, in trent’anni di lavoro tra gli anni Venti e Cinquanta, un immigrato italiano, Sam Rodia (1879-1965).
La sua storia e’ stata raccontata in un documentario, “I Build the Tower”.

“Perche’ le ho costruite? Non so dirlo. Perche’ un uomo realizza i pantaloni? Perche’ fa delle scarpe?”, diceva Rodia, nato a Ribottoli (Avellino) nel 1879. Che dal documentario emerge come una figura controversa, tra genio e follia, che ha proiettato nella sua bizzarra opera un sentimento di riscatto umano e sociale, iniziando a lavorarci dopo un periodo di forte sbandamento in cui era diventato un vagabondo alcolizzato . Ostinandosi a proseguire nella sua opera malgrado l’ostilita’ di molti, tra cui i vicini, che ne fecero bersaglio di atti vadalici. Specie durante la seconda guerra mondiale, quando era stata fatta circolar la voce che quelle strane costruzioni nascondessero antenne radio per comunicare con i nemici giapponesi.

Quando nel 1954 Rodia abbandono’ le Torri per far ritorno nella zona di San Francisco dove nel 1906 da ragazzo era sopravvissuto al terribile terremoto, la sua opera fu ad un passo dall’essere demolita perche’ considerata pericolante. Ma l’ordinanza non venne per fortuna eseguita.

Le Watts Towers non furono sfiorate dai violenti disordini razziali scoppiati nel quartiere, ormai un ghetto di neri americani, nel 1965.  Ormai erano considerate un simbolo di liberta’ e spirito d’iniziativa individuale dalla comunita’. Diventando monumento nazionale 12 anni dopo.

Anche se pochi conoscono la sua storia, quasi tutto senza saperlo hanno visto il suo volto. Morto a Martinez, California, il 17 giugno 1965, Simon Rodia è stato immortalato infatti nella celebre foto di gruppo della copertina forse piu’ famosa della storia del pop, quella di Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band dei Beatles, dove spunta in alto a destra proprio dietro a Bob Dylan..

A suo modo, Rodia e’ diventato un’icona pop. Ha ispirato libri e  programmi tv, a lui e’ anche intitolato un festival jazz. Mentre la sua frase “I Build the Tower” e’ stata anche trasformata in tormentone da una canzone rap. E una citazione alle Watts Towers compare anche in una canzone dei Red Hot Chili Peppers.

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Comments

  1. Rosetta says:

    complimenti per il blog

  2. Franco says:

    Una storia affascinate che ci dovrebbe insegnare a riconoscere i veri artisti dai tanti ciarlatani che ecorano le pareti di tanti musei e gallerie di oggi. Ma Sam Rodia non e’ solo un grande artista, e’ un maestro assoluto di inventiva, ingegno, creativita’, determinazione, spirito di liberta’. Un’altro Italiano dimenticato da un’Italia sempre meno allk’altezza della grande eredita’ artistica e culturale chi i nostri avi ci hanno lasciato. Grazie Roberto per avermi fatto conoscere questa bellissima storia.

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