Massimo Banzi torna in Brianza dopo l’evento 2013 con IdF nel “suo” ITI Fermi a Desio

Essere nato a Monza gli ha lasciato un imprinting, nel contatto con tanti piccoli imprenditori e artigiani che gli ha insegnato a considerare l’imprenditoria una possibile carriera. Aver visto  come funzionano  fabbriche e aziende locali è stato spunto prezioso, per capire poi, anche con alcuni progetti  Arduino che c’erano dei mercati per quei progetti. Ma altrettanto importante è stato andare poi via, all’estero, il modo migliore per mettere a frutto in altri contesti l’esperienza del luogo da cui si proviene… Cofondatore di Arduino, Massimo Banzi, star internazionale dell’hi tech è tornato nella sua Monza,  spiegando in questa bella videointervista di Roldano Radaelli per Corriere.it (Dalla Casa Bianca alla Villa Reale di Monza) che dal mondo dei maker, di cui è principale testimonial, vengono spunti preziosi per rilanciare l’economia tradizionale. Perché spesso aziende create dai maker riescono a dare linfa vitale ad aziende consolidate che però hanno bisogno di reinventarsi con vedute nuove. E in Brianza il contesto ideale è ovviamente l’industria del legno, del mobile, della casa che sta passando attraverso grandi innovazioni con Internet delle Cose… Molto in linea con la strategia dei preziosi partner di IdF, l’agenzia di Social & Innovation  Sharazad. Beh forse Italiani di Frontiera ha avuto un piccolo ruolo in questo ritorno alle origini di Massimo Banzi, organizzando “Massimo Banzi all’ITI Fermi Desio“,  il bellissimo evento 2013  che lo ha visto protagonista  nella sua scuola, dove ha risvegliato un autentico vulcano di idee e progetti di studenti ma anche di professori, collegati a Arduino e arrivati poi sulla passerella del Maker Faire a Roma.  A questo serve IdF: innescare e ispirare con storie e percorsi anomali tanti italiani di talento che poi finiscono col percorrere strade nuove…

Alla scoperta di Silicon Valley con Italiani di Frontiera

Dedicato a chi non ha mai smesso di sognare, anche nel proprio lavoro. Prossime partenze 2017 a fine agosto e ottobre. Per chi crede nel talento, nella passione, nelle folli idee che possono realizzarsi, specie nei periodi difficili… è il momento di fare il pieno di energia, nuovi spunti,  emozioni. E investire su se stessi.  Con un viaggio più rigenerante di un soggiorno esotico, a tutto gas nel luogo in cui si progetta un domani che è già il nostro presente, capaci di guardarsi attorno a 360°:  L‘Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour.   COSA Una settimana in California, a contatto full time con straordinari connazionali, dai veterani Olivetti a giovanissimi startupper,  per scoprire i loro segreti, conoscere quello spirito d’impresa che li fa primeggiare nella culla mondiale dell’innovazione, la Bay Area di San Francisco. E che forse è un po’ anche il vostro. L’esordio è avvenuto nel 2011,  una decina i Tour realizzati sinora, sempre in collaborazione con un partner prezioso come Paolo Marenco (La Storia nel Futuro, ideatore del Silicon Valley Study Tour), con circa 250 partecipanti di ogni settore. PERCHE’ Se credete che questa esperienza riguardi solo chi si occupa di hi tech o digitale… con noi sono venuti a scoprire la Bay Area anche professionisti di abbigliamento, calzature, alimentari, acciaio, agricoltura, edilizia, credito, risorse umane. Perchè Silicon Valley non è un distretto industriale ma un luogo della mente. Dunque conoscerne i protagonisti, comprenderne i trend ma anche le radici storiche e culturali, con un occhio critico e fuori dagli stereotipi,  diventa contemporaneamente… un percorso di scoperta del talento italiano. Di quanto abbiamo di straordinariamente prezioso in campo globale, di quali barriere culturali occorre abbattere in patria per non continuare a mortificare quel talento. Se qualcosa è cambiato, dall’inizio di questa avventura, è il fatto che oggi anche chi pensava che Silicon Valley non riguardasse il suo lavoro… ha  scoperto che è il suo lavoro a riguardare Silicon Valley! Visto che dal marketing all’e-commerce, dai Big Data a Internet delle Cose, nessun mestiere ormai è esente dall’impatto con aziende e tecnologie sviluppate nella Bay Area. “Le visite sono state molto interessanti, i relatori e le relatrici di spessore e tanti sono stati gli argomenti sui quali porre le basi per riflessioni future… Oltre l’aspetto educativo e formativo importante è stato anche il tuo modo, Roberto, di relazionarti con le persone coinvolte che ci ha permesso di entrare intimamente nel rapporto conoscitivo con l’ecosistema della Silicon Valley. Per quanto mi riguarda l’obiettivo è stato ampiamente raggiunto. Grazie”. Mariacristina Gribaudi, presidente Keyline (Treviso) e di Fondazione Musei Civici Veneziani  –  Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2015 COME Il programma prevede l’arrivo entro la giornata di sabato. La domenica è dedicata a una full immersion nella storia e nella cultura di San Francisco, con una lunga passeggiata nel centro della città fra storie e idee che fanno capire come non si può comprendere questo luogo senza ricordare che sono la Corsa all’Oro e la Controcultura californiana le sue matrici principali. Una giornata importante anche per cementare lo spirito di squadra, perchè il Tour è prima di tutto una straordinaria occasione di Team Building, anche fra professionisti di settori, età e provenienza diverse. “Da quando sono tornato dal IdF SV Tour nella mia attività professionale mi impongo quotidianamente di allargare sempre il quadro di riferimento a cui mi rifaccio per prendere le decisioni che mi competono. Il concetto di globalità a San Francisco e dintorni si respira facendo jogging, si tocca con mano ordinando seduti ad un ristorante, si materializza nella connessione wi-fi che nutre la continua crescita delle proprie idee, e ti rimane sulla pelle”. Davide Bonassi, presidente PMI Consulting –  Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014   DOVE Da lunedì mattina a venerdì sera poi, un vero Tour de force, scorrazzando in pullman da San Francisco a Palo Alto, da Redwood City a San José, fra aziende, Università, incubatori e centri di ricerca. Una dozzina di incontri con straordinari protagonisti, quasi sempre connazionali, in più  eventi serali di networking, oltre a ospiti illustri che spesso fuori programma partecipano in modo informale alle nostre cene, arricchendo l’esperienza del nostro team. “In questa esperienza ho pienamente recepito lo spirito di chi ha fatto impresa in quella terra affascinante. Osservare l’ecosistema industriale in SV ed esserne trasportato/travolto è qualcosa che ha modificato il mio DNA come lavoratore ma come individuo più in generale. In più un ‘grande gruppo’. Stefano Borghi, manager Sisal spa (Milano) – Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2011 Dove andiamo? In questi anni siamo stati più volte ospiti di: – Colossi come Google, Cisco, Facebook, LinkedIn, Yahoo, IBM, VMware, Airbnb, Oracle, Salesforce –  Campus e centri di ricerca delle università di Stanford e Berkeley – Nuove società d’avanguardia come Meta, NetApp, MobileIron, Quid, Cohesity – Aziende innovative con una matrice made in Italy come Cloud4Wi, a3Cube, Mashape –  Incubatori come Bootup World, WeWork, US Market Access   – Incontri di networking organizzati da Consolato Generale d’Italia a San Francisco,  SVIEC (Silicon Valley Italian Executives Council) e BAIA (Business Association Italy America).  “Che bello, chi l’avrebbe mai detto! Sapevo che era un bel viaggio……ma non cosi’ bello!!! Roberto  Bonzio  è bravissimo e l’organizzazione è collaudata e perfetta, sono contentissimo di essere venuto, è veramente un esperienza di vita. COMPLIMENTI”. Vittorio Bonomi, Area Manager Enolgastech (Miami)  Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014 CON CHI Chi partecipa ai Tour? Negli anni scorsi abbiamo organizzato viaggi con Assolombarda, Intesa Sanpaolo, Unindustria Brindisi, Gruppo Giovani Unindustria Belluno, Confindustria Cesena, Consorzio Brescia Export, Associazione Italiana Direttori Personale, Giovani Imprenditori Assocalzaturifici, Spegea Business School e Magnetic Media Network.  Ma molti dei partecipanti hanno aderito ai nostri viaggi individualmente o in piccoli gruppi. “Dopo una settimana trascorsa ad immergerci completamente in nuovi modelli di lavoro… ciò che mi resta è una spinta interiore e la volontà di applicare, per quanto sarà possibile e per quanto ne sarò in grado, questi concetti alla mia realtà lavorativa. Ciò che penso sia assolutamente indispensabile non perdere, è il feeling che tra di noi si è creato condividendo questa esperienza in Silicon Valley; se saremo in grado di mantenere tutto

Da IdF dieci parole chiave e dieci video d’ispirazione, per iniziare al meglio il 2015

Dieci parole chiave per iniziare al meglio il 2015. Con altrettanti video d’ispirazione, che dall’arte all’impresa, dalla musica alla filosofia offrono spunti preziosi per l’anno appena iniziato. Le parole che ho scelto sono Narrazione, Impegno Civile, Giustizia Sociale, Scoprire Talenti, Reinventare l’Immaginario, Barriere da Abbattere, Credere nei Visionari, Basta Piangersi Addosso, Non si può fare? Invece sì, Cavalcare l’Onda. 1) Narrazione Chissà che il 2015 sia l’anno buono per iniziare un racconto diverso, del Paese e di noi stessi, per troppo tempo rassegnati a sentire raccontare dei peggiori e non di chi può ispirare e dare esempio, ai giovani che devono costruire il futuro e a tutti noi. IdF mi ha fatto capire che il raccontare, strumento cruciale del mio lavoro, è proprio  il punto debole di tante aziende d’eccellenza italiane. Che adagiandosi forse sulla potenza del marchio “made in Italy” hanno trascurato a lungo questo aspetto cruciale: sviluppare una narrazione d’impatto globale su chi si è e cosa si fa. Col risultato di perder colpi, di fronte a chi oggi è magari meno bravo nel fare, ma si sa raccontare meglio, stando magari dall’altra parte del mondo. Primo video dunque, una bella eccezione. Col racconto di un’azienda oggi hi tech e internazionale, ma fondata in Cadore nel Settecento: KeyLine. Una piccola storia lanciata a inizio 2014 per celebrare Prospero Bianchi, che un secolo fa trasformandosi da fabbro in imprenditore aveva saputo dare una svolta a quell’azienda, che nel video di fatto non compare. E il suo prodotto, le chiavi, nel racconto diventano oggetti evocativi, assumono valore di metafora, come custodi di tesori di un viaggio che non finisce… Bellissimo. Prospero’s Year Begins 2) Impegno Civile Il 2 dicembre 2014 ricorreva il cinquantenario e Italiani di Frontiera l’ha ricordato… In quel giorno, nel 1964 all’Università di Berkeley, Mario Savio,  genitori italiani, studente di grande carisma che non aveva ancora 22 anni, fece un discorso entrato nella storia, di grande passione civile, che infiammò la protesta studentesca rilanciando il Freedom Speech Movement, movimento per i diritti civili e la libertà di parola. In qualche modo un prologo al ’68. “Arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti rende così infelice che non puoi più farne parte, non puoi farne parte nemmeno passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l’apparato, e devi farla fermare. E devi mostrare alle persone che la gestiscono, alle persone che la possiedono che se non sarai libero, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare”. Da ascoltare e fare ascoltare, per ricordare come le parole ispirate possano smuovere le coscienze e ispirare cambiamenti importanti. Mario Savio on the operation of the machine. 3) Giustizia Sociale  Fra mille immagini di protesta e denuncia da tutto il mondo, ho scelto un piccolissimo fatto che ha però avuto un forte impatto, grazie all’effetto virale del video che l’ha immortalato. Occasione per riflettere anche sull’incredibile potenziale rappresentato dai social media. Un episodio che è diventato simbolico, del forte malessere che sta vivendo la “seconda patria” di Italiani di Frontiera: la Bay Area. Perché l’impatto che un nutrito gruppo di giovani facoltosi professionisti che lavorano per le aziende di Silicon Valley sta avendo su San Francisco è pesante. Sono ragazzi dagli stipendi vertiginosi che possono pagare affitti esorbitanti senza batter ciglio… con il risultato di aver fatto schizzare alle stelle i valori immobiliari della città, costringendo molti residenti, pure della classe media, (compresi molti amici di IdF) a trasferirsi.  Una ricchezza di pochi che dunque non beneficia ma anzi pesa sulla sorte di molti altri. Per questo il video è diventato simbolico. Un campo di calcetto nel quartiere di Mission, per tradizione a prevalenza latinoamericana, dove si gioca secondo la vecchia regola che si fa a turno turno e chi vince resta in campo. Ma arriva un gruppo di giovani aitanti con tanto di ricevuta: le regole sono cambiate, loro hanno pagato e dunque hanno diritto a occupare il campo. Quasi tutti alti e biondi i nuovi venuti, quasi tutti scuri e bassi quelli invitati a uscire, mai visti latinoamericani che chiedono di esibire i documenti a bianchi anglosassoni… Una discussione vivace ma composta, ripresa in un video che in pochi giorni conta oltre mezzo milione di views, scatenando proteste in municipio… e di lì a poco, il nuovo regolamento che permetteva di affittare il campo viene cancellato… Mission Playground is Not For Sale. 4)Scoprire i Talenti Promo di un documentario su una storia straordinaria, quasi incredibile (in questo momento disponibile nei canali Sky). Un giovane giornalista, John Maloof, che cercava immagini d’epoca di Chicago, acquista una scatola di negativi e rullini non sviluppati ad un’asta da un rigattiere. Le foto si rivelano strepitose e lui inizia a cercare ed acquistare tutti gli altri negativi di questa fotografa misteriosa. Si chiamava Vivian Maier, è morta nel 2009 (due anni dopo che lui aveva comprato quella scatola) era una bambinaia stramba, eccentrica e scorbutica. Non aveva mai diffuso le stampe dei suoi scatti, viveva semisegregata fra montagne di libri, ritagli… e oltre centomila negativi, almeno settecento pellicole di film non sviluppati. Le sue foto sono una straordinaria galleria di immagini di vita quotidiana, ritratti di un’umanità anonima, in città come Chicago, New York, Los Angeles. Ora che un’attenta campagna promozionale ha creato il caso d’impatto internazionale (Finding Vivian Maier), con documentario e mostre in diverse città in mezzo mondo, c’è chi ha detto che quella bambinaia sconosciuta ha costretto a riscrivere la storia della fotografia di strada del Novecento… Finding Vivian Maier promo 5) Reinventare l’Immaginario IdF insiste sull’Idea che gli ostacoli al rinnovamento sono spesso culturali, si nascondono in cattive abitudini e modi di pensare consolidati, che vanno combattuti con una Rivoluzione Culturale. Questo vale per l’Italia ma non solo. Nella cultura occidentale, forse nessun altro gruppo è stato definito in base a stereotipi e luoghi comuni dei nativi americani. Hollywood ha via via disegnato nell’immaginario collettivo del Novecento figure stereotipate, dopo che nei secoli precedenti i nativi americani erano stati per

Creatività e Innovazione senza frontiere: mille idee per riflettere nei libri di sei amici di IdF

  Sei libri usciti negli ultimi mesi e una raffica di spunti e idee nuove. Con un filo conduttore: creatività e innovazione, nella sfida alle frontiere, quelle delle consuetudini e quelle geografiche.  Oltre al fatto di avere per autori preziosi amici di Italiani di Frontiera… In “La maestra di Kabul” Selene Biffi racconta assieme a Carlo Annese la sua fantastica avventura di imprenditrice del sociale iniziata all’età di 22 anni (già consulente Onu  membro della Task Force per le Startup Innovative del Ministero dello Sviluppo Economico, dal 2009 Young Global Leader al World Economic Forum), in particolare la scommessa di riuscire a cambiare il mondo… partendo da una scuola per cantastorie nella capitale dell’Afganistan. E date un’occhiata ad uno dei sui progetti, Plain Ink… E sull’educazione scommettere pure Cristiano Ghibaudo, formatore e ispiratore, che con Il libro del Talento si ripropone di approfondire i contenuti del suo primo volume di successo, Le rane che si credevano pesci, usare metafore e favole per insegnare a saper riconoscere e valorizzare le proprie doti, senza paura di esplorare, sbagliare e mettersi in gioco. Nel lavoro e nella vita. Mettersi in gioco per innovare è pure il tema di Viaggio nella nuova imprenditoria Startup e innovazione in Italia di Jessica Malfatto. Ventisei imprenditori, ventisei idee di business, ventisei imprese. Dal sociale al coworking, dal gaming al crowdfunding, dalla pubblicità al mondo del lavoro: “aziende differenti, che partono da esigenze o da intuizioni diverse, che nascono da chi ha una forte esperienza professionale o da chi è giovanissimo e sente crescere la voglia di creare un’impresa, perché non c’è tempo da perdere”. Chi è esperta malgrado la giovane età di imprese innovative è pure Alice Avallone, che assieme a Leonardo Staglianò ha pubblicato New York Low Cost, guida anticrisi alla città più cool del mondo, facendo tesoro dell’esperienza di Nuok, il suo bellissimo magazine online che partendo proprio come blog da New York, presenta oggi una vetrina aggiornata e quasi sterminata delle principali città del mondo attraverso gli occhi e la curiosità di giovani italiani che vi ci sono trasferiti. Con Existential Marketing I consumatori comprano, gli individuo scelgono, il bravo Paolo Iabichino, docente e professionista nel campo della pubblicità, autentico guru della comunicazione dentro e fuori i social media, spiega come la sfida per la comunicazione d’impresa stia nel saper innescare un’empatia con narrazioni che tocchino temi esistenziali e sappiano coinvolgere il pubblico  offrendo qualcosa in cui riconoscere la propria identità, non solo un prodotto da consumare. Per questo trasparenza e autenticità sono ingredienti indispensabili. Infine in Boomerang Perché cent’anni di tecnologia non hanno (ancora) migliorato il mondo, Nicola Palmarini, veterano dell’ICT, lunga carriera in IBM ed esperto di Internet delle Cose, propone una riflessione a tratti amara sulle disillusioni che la rivoluzione tecnologica ha causato. A volte il futuro immaginato somiglia alla fine dell’Utopia, dice Nicola.  Per evitare che le nuove frontiere dell’innovazione, come ad esempio la sharing economy, diventino terreno di conquista di disinvolti squali che inseguono solo modelli aggiornati di neocapitalismo selvaggio, è indispensabile recuperare il risvolto umano del digitale. E utilizzare queste tecnologie per continuare a inseguire il sogno, aggiungerei io…  

Italiani di Frontiera apre i Media Key Awards 2014 allo IULM

Ritorno a Milano, allo IULM, platea inedita il 21 maggio, professionisti della pubblicità online, agli Interactive Key Awards 2014. I dieci minuti iniziali di Italiani di Frontiera hanno lanciato l’evento, con una versione inedita del Blues dell’Innovazione assieme a Germano Lanzoni, in una veste insolita, visto che questa volta era conduttore dell’evento, e Orazio Attanasio, Un successo straordinario (grandi progetti in cantiere, in RAI,  con il bravo regista dell’evento Dario  Barezzi e con Astrid Fiorella di Media Key)… Qui il breve storytelling dopo i 90 secondi di sigla iniziale. 15° IKA 2014 – Sigla e Apertura from Mediakey on Vimeo. Ah mi sono pure preso la soddisfazione di premiare Wired (pochi giorni prima di conoscere Massimo Russo, direttore della rivista e giornalista mestrino come me…) consegnando il riconoscimento Media & Educational al vicepresidente Conde Nast  Marco Formento…  

La regina Rania di Giordania: “Più forti quando ascoltiamo, più intelligenti quando condividiamo”

Premiata con il primo YouTube Visionary Award,  Rania Al Abdullah regina di Giordania dà prova di straordinaria abilità, facendo ironicamente il verso alle Top Ten della star della tv USA David Letterman, per spiegare le motivazioni che l’hanno indotta a lanciare il suo canale di YouTube che fa conoscere il mondo arabo al resto del mondo… e il resto del mondo a mondo arabo.  Solo alla fine si fa seria, con parole da “… La ragione per cui ho lanciato il mio canale di YouTube è che sospetto, intolleranza e sfiducia ci stanno separando… perché siamo più forti quando ascoltiamo, più intelligenti quando condividiamo… Non pretendo che un video possa cambiare il mondo ma forse può cambiare il modo di pensare di qualcuno. E’ da lì che inizia il vero progresso”. Da vedere.

La conferenza TED più vista: compie 10 anni il capolavoro di Ken Robinson “La scuola uccide la creatività?”

Registrata nel febbraio 2006 e vista da oltre 37 milioni di persone, la conferenza di Ken Robinson,  La Scuola uccide la Creatività?, la più vista fra le centinaia di bellissime conferenze TED, è un caposaldo per il progetto Italiani di Frontiera, nella modalità di presentazione e nei contenuti, un capolavoro di narrazione brillante sul tema della valorizzazione del talento dei bambini, insistendo sul fatto che accettare senza paura il rischio di commettere errori sia alla base dell’innovazione e dune indispensabile per immaginare il futuro. Nel video qui sotto (si possono impostare i sottotitoli in italiano) la conferenza, effettuata nel 2006, la più vista in assoluto nella lunga lista di bellissime conferenze TED. Semplicemente imperdibile. Ken Robinson ha poi proseguito sulla stessa line sin altre due belle conferenze TED, Provocate la rivoluzione nell’apprendimento! (febbraio 2010, oltre sei milioni di views) e Come fuggire dalla Valle della Morte dell’Educazione (aprile 2013, oltre cinque milioni si views).      

IdF di scena a Sassari (Premio Nazionale Innovazione), poi al nuovo Talent Garden a Bergamo

Altri due appuntamenti di prestigio, per Italiani di Frontiera, dopo il seminario per l’Ordine dei Giornalisti a Napoli, nell’ambito di Orientasud,  e la due giorni dell’ICT Business Days a Reggio Calabria. Il 4 e 5 dicembre IdF sarà di scena a Sassari nell’ambito del Premio Nazionale dell’Innovazione, organizzato dall’Università UNISS, con una conferenza Dal West al Web prevista per giovedì 4 dicembre alle 16.30. Venerdì pomeriggio poi partecipazione alla tavola rotonda sull’innovazione, condotta da un vecchio amico di IdF, Riccardo Luna, che ha da poco ricevuto l’incarico di Digital Champion  per l’Italia, decidendo di farsi affiancare da un centinaio di Digital Champions sparsi sul territorio, e scegliendo l’autore di IdF per il comune di residenza, Sesto San Giovanni. Venerdì 6 dicembre ritorno di IdF a Bergamo, dopo il bellissimo evento di un anno fa nella sala convegni Papa Giovanni XXIII (in scena prima del premio Nobel John Nash!). Stavolta Italiani di Frontiera è ospite del nuovo Talent Garden, con una conferenza multimediale alle 17… e accidenti! Il programma mi presenta cine il più importante storyteller italiano! Ansia da prestazione adesso… Grazie mille ad Alberto Trussardi, animatore del Talent Garden e Digital Champion di Bergamo, che era stato fra gli ospiti dell’evento dello scorso anno.    

Mario Savio: il 2 dicembre 1964 a Berkeley il suo discorso storico che diede il via alla protesta studentesca. Preannunciando il ’68…

  “Arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti rende così infelice che non puoi più farne parte, non puoi farne parte nemmeno passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l’apparato, e devi farla fermare. E devi mostrare alle persone che la gestiscono, alle persone che la possiedono che se non sarai libero, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare”.  Come Demostene, l’oratore greco, da bambino aveva sofferto di un grave difetto della parola. Questo non gli impedì di pronunciare a nemmeno 22 anni un discorso entrato nella storia,  incendiando la protesta degli studenti della Berkeley University. Il 2 dicembre 1964, sui gradini di Sproul Plaza, le sue parole lanciarono il Free Speech Movement. E qualcuno ha scritto che fu lui a “inventare” il ’68… Era nato a New York ma i suoi genitori erano italiani e il padre siciliano era emigrato nel 1928 dalla provincia di Caltanissetta. Si chiamava Mario Savio. Ed è stato uno dei protagonisti di quella controcultura californiana che è alle radici della rivoluzione hi tech  che ha ispirato New Economy e Silicon Valley.         Erano trascorsi due mesi da quando, il primo ottobre 1964, Mario Savio aveva compiuto un altro gesto straordinario, dopo che la polizia aveva fermato un suo compagno, Jack Weinberg, che stava facendo propaganda per il CORE, Comitato per l’Uguaglianza Razziale. All’alba della stagione delle proteste studentesche, lo scontro con le autorità accademiche riguarda proprio il diritto di svolgere attività politica all’interno del campus.  Quando Jack sta per essere portato via nell’auto della polizia, Mario Savio sale sul tetto dell’auto, dopo essersi tolto le scarpe per non danneggiare una proprietà pubblica, comincia a usare l’auto come podio per arringare la folla. Qualcuno grida “Sedetevi!” e una folla di studenti, arriveranno ad essere tremila, si raduna attorno all’auto, adottando la tecnica di protesta nonviolenta del sit-in, tipica del movimento contro le discriminazioni razziali. Gli agenti nell’auto restano bloccati, la situazione di stallo durata ben 32 ore, sino a quando le accuse contro Weinberg vengono ritirate e lui viene rilasciato. Mario Savio nasce l’8 dicembre 1942 a New York. Il padre Joseph emigrato dalla Sicilia sta combattendo nella seconda guerra mondiale, nei primi anni viene accudito dalla mamma Dora e dal nonno materno, Armando, originario del Nord Italia e ammiratore di Mussolini. Alla fine della guerra, le tensioni fra il padre tornato dal fronte, antifascista sostenitore di Roosvelt e il suocero fascista diventano palpabili. Mario è considerato dagli insegnanti un “bambino nervoso”, che ha problemi nell’esprimersi: su alcune parole e sillabe si blocca, così utilizza giri di parole per evitare quegli ostacoli, con una tensione ed uno sforzo che impegnano tutto il suo corpo, in spasmi che a volte lo costringono a rinunciare. Sin da ragazzo ha una forte passione religiosa e viene conquistato dagli ideali di egualitarismo del socialismo. E’ affascinato da Karl Marx ma non capisce perché venga considerato l’Anticristo. Decide di parlarne col padre, che gli racconta allora un aneddoto. In Sicilia, un militante comunista aveva tentato di convertire suo bisnonno Beppino, che si era detto interessato all’idea di cedere metà delle sue proprietà al partito. Ma aveva chiesto al militante: cosa sarebbe successo se il partito in un anno avesse dilapidato quella ricchezza? Il militante aveva risposto che allora si sarebbe dovuta ridividere di nuovo la sua proprietà e… “Vattini via, prima che ti degno ‘na bastonata!” , era stata  la reazione del bisnonno, roteando il suo bastone. Anni dopo, a un giornalista che gli chiedeva da dove suo figlio  avesse preso quelle idee così radicali, il padre aveva risposto che le aveva trovate in un libro letto in casa… ed aveva mostrato una copia della Bibbia. GLI STUDI E L’IMPEGNO CIVILE Mario inizia a frequentare un college cattolico a New York, prendendo via via le distanze dagli insegnamenti della Chiesa ma sempre più appassionato a questioni di natura sociale. Un periodo trascorso in Messico come volontario in un’associazione umanitaria gli fa scoprire il dramma del Terzo Mondo. E quando i suoi si trasferiscono in California, lui decide di seguirli e sceglie l’Università di Berkeley, dove arriva nel 1963, consapevole che i fermenti che già agitano l’ateneo sono in linea con la sua vocazione all’impegno politico. In quell’anno viene assassinato John Kennedy, l’impegno degli USA nel Vietnam comincia a diventare consistente. Ma è soprattutto l’anno della grande mobilitazione per i diritti civili dei neri americani, culminata con la marcia a Washington ed il celeberrimo discorso di Martin Luther King davanti al Lincoln Memorial: “I have a Dream“. Le autorità scolastiche si illudono di poter tenere questa enorme carica di passione civile all’esterno degli atenei, grazie a severe norme in linea con le ossessioni della Guerra Fredda ma adottate negli anni Trenta: “West Coast Red Scare” viene chiamata la grande paura che lo sciopero generale di San Francisco potesse diffondere sentimenti comunisti. A Berkeley il presidente dell’ateneo Clark Kerr non è un conservatore ma il tentativo di impedire agli studenti di svolgere le attività di impegno politico e civile nell’unico spazio all’aperto è l’innesco di una rivolta. Davanti a seimila persone che manifestano, quel due dicembre 1964 (tra loro pure Joan Baez, che guida i canti intonati in gruppo), Savio sviluppa magistralmente una metafora che per paradosso gli era stata suggerita dal suo antagonista. Kerr infatti non aveva voluto prender le distanze pubblicamente da un divieto (preso dal Consiglio dei Reggenti) che forse non condivideva. E aveva detto: “Ve l’immaginate il manager di un’azienda che prende pubblicamente posizione contro il suo Consiglio dei Direttori?”. E quello era stato lo spunto che Savio aveva colto. “Bene vi chiedo di considerare, se questa è un’azienda e il Consiglio dei Reggenti è un Consiglio di Direttori e il president Kerr di fatto un  manager, allora vi dico una cosa: la facoltà è un mucchio di dipendenti e noi siamo materia prima! Ma siamo un mucchio di materie prime che non hanno intenzione di esserlo,  di essere in alcun modo manipolate. Non hanno intenzione di esser trasformate in

“Ci dai una mano a San Francisco?” Come NON ci si comporta. Girando a Silicon Valley e non solo

“Ciao Roberto, andiamo in missione negli USA ma nei due giorni a San Francisco una parte del programma è in forse. Ci dai una mano?”. Lo ammetto, fare le cose di slancio, in modo informale e disinteressatamente è stata una delle chiavi del successo di Italiani di Frontiera nei mesi passati in California, dove questo stile è premiato. Ad agire così invece in Italia,  dove l’opportunismo è diffuso ed è ancora di moda tirarsela… si finisce con l’essere sottovalutati.  Ma si trattava pur sempre di una società di alto profilo, che tiene molto all’etica, titolare un amico…  che mi ha sempre fatto chiamare da un’assistente… E dunque, io mi sbatto, creo contatti, impegno amici e m’ingegno, senza nulla pretendere. Serve una sala attrezzata per una riunione, perché a San Francisco gli hotel chiedono troppo? Una telefonata e un caro amico imprenditore, che ci ha appena ospitati con l’ultimo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, mette a disposizione quella della sua società, aspettandosi al massimo un grazie con un paio di bottiglie. C’è un possibile buco di mezza giornata? Studio un miniprogramma di tour turistico culturale, scrivo percorso, tappe e spunti a notte fonda, poi mobilito una giovane professionista in gamba, fermatasi a San Francisco dopo il nostro Tour, pronta ad accompagnare per qualche ora il gruppo, che sperò avrà il buon senso di compensarla… Che fortuna, quella sera in città c’è pure un evento del Consolato italiano, ottima occasione di networking, per conoscere pure il bravo console… Ora, lo slancio per fortuna l’ho contenuto, perché ero a un passo dal rompere le scatole pure ad un paio di altri amici startupper, per chieder loro dieci minuti… ma per chi? Per un gruppo che è partito senza sapere fino all’ultimo cosa avrebbe fatto a San Francisco, poi ha declinato l’offerta della sala, poi ha cambiato in continuazione programma, tenendoci in ballo sino all’ultimo, preferendo una cena all’evento del Consolato… e sparendo alla fine, dopo aver evidentemente  tappato i buchi per proprio conto. Tutto lecito, intendiamoci. Meno comprensibile che sia avvenuto senza un grazie e scusa per il disturbo, cosa che sarebbe stata gradita. L’episodio però è prezioso per una piccola riflessione, che riproporrò anche in qualche mio incontro.  Così “non si fa”, e non solo a Silicon Valley o a San Francisco, dove ad ogni mail si risponde in tempi brevissimi, personaggi di primo piano sono disponibili e accessibili ma proprio per questo, un atteggiamento opportunista del genere… brucia ogni opportunità. Resto dell’idea che l’etica nei rapporti, prima che da leggi e norme di contratti sia regolata da sensibilità, buone maniere e buon senso. E quello di tampinare con insistenza quando si è sotto pressione, per poi sparire quando non si ha più bisogno del tampinato, è un vizio diffuso, in Italia. Si ritorce implacabilmente sulla credibilità e sulla reputazione di chi non sa comportarsi con stile ma in genere pure su quella di chi chiede e impegna amici… a fondo perduto, per contatti patacca con persone che pure di etica pontificano! Ma io sono fortunato: i limiti patologici dei miei slanci invasivi, dedicati pur a chi non li merita, i miei amici li conoscono bene. E sono molto, molto comprensivi… di questo li ringrazio. PS  Piccola integrazione in coda, visto l’interesse suscitato. Mesi fa il collega di un quotidiano finanziario mi chiede aiuto, ha bisogno di contattare un veterano di Silicon Valley, molto difficile da raggiungere. Io gli creo subito link con altro italiano, amico mio e del veterano. Quanto lo rivedo il mese scorso, l’amico mi dice che il collega si è dileguato. Io gli scrivo mail per chiedere lumi, non mi risponde nemmeno. Coongrats! PS 2 Poco dopo la diffusione di questa nota, almeno il collega giornalista ha chiamato scusandosi. Grazie, ho apprezzato. AGGIORNAMENTO: Nuovo episodio nello stesso stile opportunista. Un giovane conduttore di una popolare radio di Milano mi chiama per avere contatto con Cesare Marino, per un evento che stanno preparando sui nativi americani.  Mi dico disponibile e gli faccio notare  che la sua radio (dove portai Cesare per un’intervista nel 2010, di ritorno dall’evento di Rudio a San Francisco) mi chiama ogni tanto per raggiungere esperti miei amici ma non ha mai parlato di Italiani di Frontiera, secondo me per pregiudizio ideologico. Lui dice che probabilmente è così… Cez via mail risponde però che è appena tornato a casa, in Virginia, dal Giappone e non ha voglia di parlare (è piuttosto lupo solitario, come sa chi lo conosce), allora riscrivo al conduttore, gli propongo altri contatti e mi dico disponibile a parlare io raccontando il filo che collega le storie di italiani del West a contatto con nativi americani raccontate grazie a Cesare da Italiani di Frontiera… nessuna risposta, né tantomeno grazie.  Coongrats! Anche a lui ho spiegato che l’opportunismo fa perdere reputazione e dunque opportunità…