Dodici video d’ispirazione per un fantastico 2014, con gli auguri di Italiani di Frontiera

Sì, ci sono pure rabbia e denuncia, ma soprattutto abbondano fantasia, creatività e slanci d’altruismo, utili pure quando si tratta di fronteggiare il peggio. Condivisione e Ascolto  ci rendono più forti e più intelligenti, dice in un bellissimo video di qualche tempo fa la regina Rania di Giordania. Così il modo migliore per iniziare il 2014 è quello di  scegliere dodici video che mi hanno particolarmente ispirato, e condividerli con gli amici di Italiani di Frontiera, che ha vissuto un 2013 straordinario per incontri, eventi e riconoscimenti, in tutt’Italia e all’estero. Mentre alcune delle sue parole chiave stanno diventando sempre più preziose ed attuali, in una crisi che richiede nuovi valori, nuovi modi di pensare e di esprimersi. Poche le occasioni di essere orgoglioso di appartenere alla categoria dei giornalisti italiani. Ma ne segnalo almeno due. L’iniziativa semplice ma straordinaria di un gruppo di colleghi di Modena, che di fronte alla valanga di ributtanti insulti rovesciati online da simpatizzanti del Movimento 5Stelle su una veterana del giornalismo, messa alla berlina nel blog di Beppe Grillo, hanno deciso di “metterci la faccia” e leggerli tutti, quegli insulti. In un video prodotto da Officine Tolau, prezioso per capire che occorre Reagire al Peggio: non ci sarà rinnovamento senza scuotersi di dosso l’assuefazione a violenza verbale, volgarità, voglia di sopraffazione, che non saranno mai un’energia innovativa ma solo un’eredità fascista, di cui dovremo liberarci una volta per sempre, per guardare avanti.    Mentre festeggiavamo mesi fa a cena a Seregno il successo del Massimo Banzi Day, (organizzato da IdF  con il co-fondatore di Arduino, tornato nella sua ex scuola ITI Fermi di Desio per incontrare studenti, professori ed ex compagni) è circolato il terribile video di uno dei più bravi giornalisti d’inchiesta italiani, Fabrizio Gatti dell’Espresso,  girato poco prima proprio da quelle parti. Un’intervista segnata dal Coraggio di Denunciare,  sfociata in drammatico confronto con un imprenditore brianzolo, su intrecci di interessi torbidi con la malavita organizzata. Qui l’inchiesta integrale su l’Espresso.   Eppure oggi più che mai la Rete rappresenta uno strumento eccezionale, per far circolare belle idee e valori positivi, conciliando magari Creatività e Solidarietà. Fra i tanti, quello che mi ha più colpito è forse The Tutu Project, del fotografo Bob Carey. Dopo aver scoperto che ridere giovava alla salute della moglie Linda, malata di tumore al seno, Bob ha deciso di farsi fotografare in giro per il mondo in pose buffe con addosso solo un tutù rosa. L’effetto virale di quelle foto che fanno ridere e commuovere è stato strepitoso e ha sostenuto una raccolta fondi. Come le immagini, anche la musica può più di tante parole, Far Volare Idee ed Emozioni. Proponendo magari l’Inno alla Gioia di Beethoven con un’esibizione a sorpresa, un  Flash Mob, nella piazza di una cittadina spagnola…   E rinuncia oltre che alle parole anche ai colori Paperman di John Kahrs, prodotto da Walt Disney Animation Studios, bellissimo cortometraggio animato che sa Raccontare con Poesia una storia d’amore metropolitano, inseguendo un foglio di carta…   Le conferenze TED sono da sempre fonte di idee e spunti preziosi. Quella che più mi ha più colpito di recente è di Giles Duley, fotografo di guerra che dopo aver testimoniato per anni gli orrori dei conflitti, in Afghanistan viene dilaniato da una mina che gli fa perdere le gambe e un braccio. Con una forza d’animo e una leggerezza non comuni, Giles riflette sul come Raccontare e Diventare parte della Storia raccontata gli abbia offerto una nuova prospettiva e una nuova consapevolezza della propria missione. Ma il web aiuta anche a riflettere su come Reagire a Pregiudizi Diffusi e stereotipi di cui dovremmo liberarci. Grazie magari allo slancio di persone comuni. Come questo soldato americano, involontario protagonista di una Candid Camera organizzata dall’emittente Abc nel programma “What Would You Do?” (Cosa fareste?). Un giovane attore entra in un fast food e comincia a provocare prendendo di mira un ragazzo dietro al bancone, all’apparenza musulmano, dandogli del terrorista e disprezzando gli islamici. Molti sono sconcertati ma un cliente gli dà pure ragione… fino a quando entra un soldato, che lo prende di petto intimandogli di andarsene. “Sei libero di comprare le patatine da un’altra parte come lui è libero di praticare la sua religione dappertutto. Questa è la ragione per cui io indosso la divisa. Così ognuno può vivere liberamente in questo Paese“. E dopo l’addio ad uno dei grandi protagonisti del Novecento, capace come nessun altro di Combattere le Discriminazioni, merita ricordare lo storico Discorso d’insediamento di Nelson Mandela a Pretoria, il 10 maggio 1994. “…Dall’esperienza di uno straordinario disastro umano durato troppo a lungo, deve nascere una società di cui tutta l’umanità sarà fiera” (qui una sintesi in italiano su Corriere.it) Conduttrice di un’emittente tv americana, Jennifer Livingston ha saputo reagire alla grande ad un’altra forma di odiosa discriminazione, dopo che uno spettatore le aveva scritto criticandola come modello negativo per la comunità, perché lei è sovrappeso. Jennifer ha deciso di rispondere pubblicamente ed è stata sommersa da messaggi di solidarietà. La lucidità con cui ha esaminato e saputo Opporsi a Disprezzo e Bullismo, che trasudavano da quel messaggio, è stata eccezionale. “Le parole di quest’uomo non significano nulla per me, ma mi fanno arrabbiare molto perché ci sono tanti bambini che non sanno difendersi e che ricevono ogni giorno email anche peggiori di questa che ho ricevuto io. Se tu sei a casa e stai parlando della giornalista grassa, è probabile che i tuoi bambini ti stiano ascoltando e la prima cosa che faranno una volta a scuola è chiamare grasso qualcun altro”. La traduzione del suo bellissimo intervento su attualissimo.it Ancor più eclatante e spettacolare, sul palco di un concerto, la capacità di Reagire con Ironia, della cantante Amanda Palmer (protagonista di una toccante conferenza TED  sull’Arte di Chiedere, in cui rievoca i suoi inizi come artista di strada). Infastidita da un articolo dedicato interamente  non alla sua musica ma al fatto che le fosse uscito un capezzolo durante la performance, lei ha scritto una fulminante canzone satirica prendendo in giro il giornale: “Caro Daily Mail… Lì sul palco facevo una serie di cose tra le quali persino cantare canzoni (come di

Giornalismo, social media e reputazione: un quadro nuovo che Michele Serra non capisce

Italiani di Frontiera è un esperimento di nuovo giornalismo, realizzato da un giornalista… “diversamente giovane”. Con il nuovo sito appena lanciato, IdF inaugura da oggi una nuova sezione, dedicata a “Giornalismo Vecchio e Nuovo”. Perchè spunti e contributi su come si fa questo mestiere, in Italia e all’estero, vanno di pari passo con la crescita di questo progetto.   A dire il vero, qualche anno fa IdF aveva pubblicato una riflessione proprio sul mestiere, con un post intitolato “Il giornalismo italiano un fortino d’altri tempi”, ripreso da Eleonora Voltolina su La Repubblica degli Stagisti, che aveva riscosso molto interesse. L’occasione per parlare di questo mestiere e di nuovi media viene invece dall’editoriale pubblicato oggi su Repubblica da Michele Serra, nella sua rubrica. Un esempio prezioso, per comprendere come a mio avviso una delle firme del giornalismo italiano, utilizzando un metro di valutazione tradizionale, dimostri di non capire proprio come il nuovo quadro composto dai social media abbia consolidato non solo modalità di informazione ma anche valori del tutto diversi. L’editoriale l’avevo già commentato a caldo sui social media. Ecco il testo. “Dondolando sull’Amaca su Repubblica di oggi, Michele Serra nella sua rubrica non ha perso l’occasione di dispensare buon senso, senza prima capire. Lui si indigna per il licenziamento (e solidarizza con lei) di una giovane manager cacciata per un tweet “simpaticamente” razzista, in un’America che tollera il Ku Klux Klan. Che nel web ci sia spesso una propensione al linciaggio è vero. Sfugge purtroppo al Maestrino che su una vetrina planetaria una “piccola” cazzata s’ingigantisce perché la reputazione globale è diventata il valore principale, nel nuovo mondo che lui deve ancora scoprire. Ma soprattutto, che se la battuta infelice sfugge a una che di professione fa la manager di comunicazione (!), la sua azienda ha avuto la prova eclatante di avere assunto un’incompetente in grado di provocarle enorme danni alla reputazione. Lo so è strano ma ci sono ancora posti dove gli incompetenti vengono cacciati. Oh quanto bene farebbe al Maestrino vedere questo video TED  in cui Rachel Botsman spiega che reputazione e affidabilità sono oggi il capitale più importante, “moneta della nuova economia”. Rachel Botsman (TED): La fiducia la moneta della nuova economia    

I Libri dell’Anno, consigliati da Amici di Italiani di Frontiera davvero speciali

Al momento di pensare ai regali per le feste, chi non va a caccia di quell’amico esperto che… beh Italiani di Frontiera vanta una bella schiera di Special Friends. Ecco dunque i consigli su libri che hanno lasciato il segno,  da amici davvero competenti, rintracciati in giro per l’Italia e il mondo. Tante idee per suscitare nuove idee, e per tenere a battesimo un’altra novità, il sito di Italiani di Frontiera appena rinnovato, con la collaborazione di altri preziosi amici, gli esperti di Social & Innovation di Sharazad.   Massimo Banzi, cofondatore di Arduino (e protagonista quest’anno di una giornata memorabile a lui dedicata, organizzata nella sua ex scuola in Brianza da Italiani di Frontiera), dice di aver letto quest’anno parecchi libri delle discipline più diverse dalla psicologia al business. “Uno che mi è piaciuto molto è “The Idea Factory: Bell Labs and the Great Age of American Innovation” di Jon Gertner che racconta la storia del laboratori Bell, il più grande centro di ricerca della storia. E’ molto interessante come studio di come l’innovazione si evolva coi tempi e di come molte idee richiedono molti anni per essere accettate o trovare un posto nel mondo. Spesso la stessa idea viene proposta diverse volte a distanza di anni senza successo poi si creano magicamente le condizioni ideali e l’idea ha successo”. Lorenzo Thione, passato dal successo di Bing, motore di ricerca di Microsoft, alla produzione di un musical a Broadway a un progetto per il rilancio del mercato delle opere d’arte, confessa invece di non averne letti molti in questo anno impegnativo. Ma quello che si sente di consigliare e’ Contagious: Why Things Catch on”, di Jonah Berger, New York Times bestseller,  per Lorenzo “Un master class in marketing”.         Per Selene Biffi, imprenditrice sociale pluripremiata, con progetti dall’Afghanistan all’India, esperta di social innovation, il libro dell’anno: è Join the Club. How Peer Pressure Can Trasform the World, del Premio Pulitzer Tina Rosenberg (2011), “libro intelligente e quanto mai attuale, che spiega come la peer pressure (pressione collettiva, di un gruppo) possa essere una forza importante nell’istigare fenomeni di massa per l’attuazione di comportamenti e cambiamenti positivi all’interno della società”.     Riccardo Luna, giornalista e opinion leader, già direttore di Wired, ora direttore di CheFuturo!,  che con il suo “Cambiamo Tutto! La rivoluzione degli innovatori” ha letteralmente spopolato quest’anno, segnala come suo libro dell’anno  Future Perfect, The Case For Progress In a Networked Age” di Steven Berlin Johnson (intervistato negli anni scorsi per Reuters e Italiani di Frontiera): “C’è dentro una visione della innovazione e della condivisione quali strumenti di cambiamento sociale con un superamento dei modelli tradizionalmente proposti da Destra e Sinistra. Insomma oltre lo Stato e il Mercato ci sono le reti di persone”.               “Startup Communities: Building an Entrepreneurial Ecosystem in Your City” è invece il libro consigliato da Chiara Giovenzana, “geek biotech prima, poi imprenditrice e ora responsabile della community di alumni alla Sigularity University“. “Come trasformare la tua città in una fucina di startup. Chi guida e chi segue. Le fatiche e le gioie per arrivarci. È un libro che si legge velocemente, che non inventa nulla ma che mette in risalto in maniera lucida e precisa i vari steps, i protagonisti e le connessioni che hanno trasformato nel profondo intere zone. Se vuoi che la tua città sia quella in cui le startup vogliono andare, ecco questo è un buon libro da cui iniziare”.       “Labirinti“, (Rizzoli 2013) di Giovanni Mariotti e Franco Maria Ricci, con introduzione di Umberto Eco, è il libro dell’anno per Davide Bocelli ,esperto di marketing e di digital multimedia a livello internazionale, membro della Long Now Foundation di San Francisco, (fra le varie iniziative in campo culturale ha lanciato ReopenPalatina! che con Twitter e Facebook è riuscita a raccogliere fondi via Paypal e altri strumenti per riaprire il più rapidamente possibile la Biblioteca Palatina di Parma, chiusa per inagibilità causa incendio).  “Il labirinto è un simbolo onnipresente. E’ una metafora dell’errare umano, pieno di errori. E’ una forma interessantissima per i matematici. Un grande argomento per i filosofi. Per Franco Maria Ricci è soprattutto una lunga avventura intellettuale culminata nella costruzione del più grande labirinto del mondo nella campagna vicino all’amata Parma. Con splendide illustrazioni che raccontano l’ideazione del labirinto più grande del mondo e testi che raccontano il labirinto ed il suo fascino molteplice”.     Il segnale e il rumore di Nate Silver è invece il libro dell’anno per Guido Romeo, eclettico giornalista scientifico di Wired. “È un libro diventato subito fondamentale per capire come usare (e non usare) i dati, sia big che small… L’autore è di tutto rispetto. Nate è uno statistico che ha azzeccato per due volte la vittoria do Obama: ha sbagliato un solo stato nel 2008 e nessuno nel 2012. Non a casa ha lasciato il New York Times per Espn. Quando si dice che i big data sono sexy…”               Leandro Agrò, eclettico innovatore e manager, cofondatore di Frontiers of Interaction non ha dubbi, sul “suo” libro dell’anno: “La nuova geografia del lavoro“, di Enrico Moretti, docente di economia a Berkeley, libro di economia dell’anno pure per Forbes. “Ho sempre avuto una ossessiva attenzione alla geografia e come questa determina, quasi più delle nostre stesse azioni, il nostro destino. Infatti, la nostra geografia culturale ed economica, ed il “tempo”, determinano cosa è accettabile, quali obiettivi sono raggiungibili, cosa è percepito come necessario, e molto altro. E tutto questo non può non avere delle notevoli conseguenze sulla economia… Sono stato testimone di mondi diversi e distanti, che condividono il terreno ma non le menti che vivono su di esso. Mondi che viaggiano a diverse velocità, e nel quale ci sono zone soggette a singolari accelerazioni. Ebbene, neanche se avessi dettato i miei pensieri ad Enrico Moretti avrei potuto sperare di ritrovarmi così puntualmente nel suo libro. Lui infatti, da esperto e mente notevole quale è, ha superato e sostanziato le mie “impressioni” (ma anche quelle di Richard Florida nella “Classe Creativa”) , suffragandole con numeri, storie e situazioni che

Il calendario di un 2013 straordinario per IdF

Raccontare Italiani di Frontiera dal vivo in decine di conferenze in grandi eventi in Italia e all’estero e nelle più celebri università, davanti a migliaia di spettatori, per la prima anche in inglese, a Canterbury, University of Kent. Il ritorno in California, con la guida di due Tour per imprenditori in primavera e autunno a Silicon Valley, con una puntata anche a Boston e a Washington, all’ambasciata italiana. Venezia, apertura dell’Anno Accademico: premiato come Cafoscarino dell’Anno! Con il presidente Alumni Andrea Tomat e il rettore Carlo Carraro Tanti incontri con amici vecchi e nuovi, molte interviste, un grande evento ideato e condotto in Brianza, con una star hi tech come Massimo Banzi (Arduino). Poi tante conferenze in sedi prestigiose, da Ginevra a Boston a Bergamo prima del premio Nobel John Nash. Un tour nelle Università in collaborazione con il ministero degli Esteri, con la prima volta di IdF pure alla Normale di Pisa. E a ottobre la soddisfazione di un prestigioso riconoscimento dalla mia ex Università di Venezia, per la realizzazione di un progetto Out of the Box come Italiani di Frontiera, assegnato dagli Alumni dell’ateneo: il titolo di Cafoscarino dell’Anno! Infine, un sito rinnovato, con una preziosa partnership per comunicazione e strategia con gli amici di Sharazad.  Con cui preparare per l’anno prossimo un progetto ambizioso, assieme all’ambasciata italiana a Washington: un tour di presentazioni IdF in dieci città USA!. Questo e molto altro. Mentre idee e storie d’ispirazione portate in giro da Italiani di Frontiera sembrano essere sempre più preziose e attuali per quella Rivoluzione Culturale indispensabile per rilanciare il Paese. Ecco il calendario dei primi 11 mesi di un 2013 davvero indimenticabile per IdF. E ancora non è finito… GENNAIO – Presentazione IdF ad Antonio Polito (Corriere della Sera), Emilio Francolini (ex vicepresidente Chase Manhattan Bank) e Andrea Pezzi, imprenditore.                                                                                          FEBBRAIO – IdF a  Master Comunicazione Politecnico Milano. – Speaker ad evento Alumni Bocconi, con Simone Brunozzi (Amazon). – Mentore a Startup School Milano. – Aperitivo Amici di Italiani di Frontiera, Milano Talent Garden. MARZO – Ritorno a Catania con 4 conferenze in due giorni per studenti e imprenditori. – Presentazione a LUISS Roma per giovani manager di ItaliaCamp. – Presentazione a Milano nella sede della startup Airbnb. – Conferenze IdF in Piemonte con ospiti in due eventi Cambia-Mente a Fossano e Savigliano. APRILE – Presentazione IdF a weekend di giovani manager ItaliaCamp ad Ascoli Piceno. – Conferenza a Ginevra alla serata ADIE Associazione Dirigenti Italiani all’Estero. – Organizzazione e conduzione del  Banzi Day (evento speciale con Massimo Banzi cofondatore di Arduino all’ITI Fermi Desio in cui si è diplomato). – Tour a Silicon Valley con Giovani Imprenditori del Sud. – Presentazioni IdF a Washington, ambasciata italiana, e Boston (Eastern University). MAGGIO – Presentazione a giovani startup a Roma, incubatore LUISS EnLabs. – Ospite di giornata Ca’ Foscari FestivAlumni a Venezia,  con intervento a trasmissione Radio Rai. – Conferenza spettacolo ad Ancona a FaceSchool, evento autogestito dagli studenti al PalaRossini. GIUGNO – Seminario di formazione Italiani di Frontiera di quattro ore a Bologna, con il Gruppo Girasole. – Partecipazione ad eventi NIAF (National Italian American Foundation) a Roma. LUGLIO – Ospite a Festa d’estate associazione FiordiRisorse a Firenze. – Presentazione a Udine in azienda AlfaSistemi. – Conferenza alla Scuola di Palo Alto a Milano. SETTEMBRE – Speaker a convegno Giornalismo Digitale Firenze. – Due conferenze per studenti e imprenditori in Piemonte, a Cuneo ed Alba. – Conferenza  IdF con ospiti ad evento Scuola Mattei Alumni a Bergamo, con il premio Nobel John Nash.   OTTOBRE – Guida dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour d’autunno, in California con imprenditori romagnoli. – Prima conferenza IdF in inglese a Canterbury, University of Kent, per la Settimana della Cultura Italiana. – Conferenze Italiani di Frontiera al Future Forum, Udine (Istituto Malignani e Sala Ajace). – Presentazione a evento Federmanager Roma a Valmontone. – Inaugurazione anno accademico a Venezia: premiato dagli Alumni dell’Università come Cafoscarino dell’Anno. – Mentor a Startup Italia. Presentazione ad evento Business Conference Siemens a Milano Bicocca. NOVEMBRE – Intervento a evento FiordiRisorse a Reggio Emilia, sede azienda Lombardini. – Tour per promuovere l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Study Tour nelle Università, in collaborazione con il ministero degli Esteri (conferenze IdF a Politecnico Bari, Federico II Napoli, La Sapienza Roma, Normale Pisa). . Conferenza con ospiti a Fossano (Cuneo) in serata con Oscar Farinetti (Eataly). – Conduzione di evento beneficenza Duchenne Parent Project a Grumello del Monte (Bergamo).  Aperitivo IdF Friends a Milano, con gli amici di Italiani di Frontiera di Reuters. Con Simone Brunozzi: quando un bravissimo evangelist di Amazon dice di essersi ispirato a Italiani di Frontiera… Thanks!  A Ginevra con i dirigenti italiani all’estero ADIE: anche veterani dalle carriere straordinarie si sono emozionati con le storie di IdF.  Massimo Banzi (Arduino) all’ITI Fermi Desio: da un evento di grande successo, un progetto che nel 2014 “scuoterà” la Brianza…  San Francisco: con Federico Faggin: forse nessuno come il padre del microchip ha ispirato con le sue straordinarie riflessioni IdF.  Al PalaRossini di Ancona per FaceSchool: un’emozione portare IdF a un evento interamente organizzato dagli studenti! IdF a Bergamo per Alumni Scuola Mattei:  sul palco con il bravo Orazio Attanasio, prima del premio Nobel John Nash…   L’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013, organizzato con il grande Paolo Marenco, per la prima volta anche a Facebook. Venezia Teatro Malibran: il Cafoscarino dell’Anno appena premiato, con Ferruccio de Bortoli direttore del Corriere della Sera. Dopo la conferenza a Fossano, con Oscar Farinetti (Eataly), assieme ad Alberto Turra e Alberto Astorri con me sul palco. Una delle sedi più prestigiose che hanno ospitato IdF: con gli studenti nella Sala degli Stemmi alla Normale di Pisa

E se IdF fosse d’ispirazione anche per una nuova politica? Un tour dal Trevigiano a Cuneo

  E se Italiani di Frontiera fosse d’ispirazione anche per un modo nuovo di pensare la politica? Ragazzi, sono davvero orgoglioso perchè è quello che succede stasera in un angolo incantevole del Trevigiano. “Ha ancora senso parlare di politica, nel momento in cui la politica ha toccato il fondo nella considerazione dei cittadini? Noi crediamo di sì e abbiamo deciso di farlo da una prospettiva nuova. Ad ispirarci sono state le parole del giornalista Roberto Bonzio…”. Un vero onore, esser citato con questa introduzione dagli organizzatori della serata a Castello di Godego, tra i quali esponenti del mondo imprenditoriale e politico,  che mi hanno invitato per inaugurare una stagione di importanti eventi e contenuti culturali, dedicati per una volta non al fare impresa ma alla formazione politica dei giovani, senza distinzione di colore o di partito. A far breccia, nel cuore degli organizzatori sono state le parole del manifesto “Tornare a Sognare per una Nuova Italia”. “Per guardare al futuro con fiducia, occorre tornare a sognare. Come fecero i nostri padri, dopo i disastri della guerra. Prendendo a modello chi sa vedere quel che ancora non c’è e dedica tutte le sue energie a realizzarlo. Occorre scoprire e far conoscere questi esempi positivi…  Basta aprire gli occhi, per trovare nuovi modelli, inseguendo il talento. Occorre trarne ispirazione e farli conoscere, soprattutto ai più giovani. Dando a loro nel frattempo molta più voce e ascolto. Perchè certo i più giovani hanno molto da insegnare ai più anziani, su come si guarda al futuro“, avevo scritto nel manifesto lanciato online con alcuni amici e figure di prestigio tra i primi firmatari. E sabato si replica a Cuneo, ospite dell’associazione Cuneo Adesso con due interventi all’evento Pensare in Granda (“Una giornata di confronto con personaggi legati alla provincia Granda e non, per scoprire le loro esperienze, le loro idee, i loro progetti sulle origini e sulle diverse forme di crescita, comunicazione e finanziamento pubblico”). Davvero credo che il percorso di Italiani di Frontiera, così ricco di spunti, idee e contributi, grazie ai mille incontro con amici vecchi e nuovi, possa essere d’ispirazione anche per un modo diverso di vedere la politica, cosa di cui c’è un disperato bisogno. Ah, quanto mi piacerebbe portare a Silicon Valley un gruppo di “giovani politici pensanti”…  per far capire loro come la culla mondiale dell’innovazione sia una miniera anche per chi deve immaginare qualcosa di radicalmente nuovo, ma con radici solide nel passato, oggi, in Italia, non solo nel campo imprenditoriale ma anche in quello della gestione della cosa pubblica. Penso sia il modo migliore per sviluppare quello che da tempo dico, negli eventi di innovatori e makers: abbiamo tutti un importante ruolo di impegno civile, perchè le parole chiave di chi fa innovazione (meritocrazia, premiare il talento, competizione, etica, trasparenza, condivisione, collaborazione, accettazione del rischio, capacità di costruire sui fallimenti) sono i valori di cui ha bisogno non solo l’economia ma tutta la società italiana, non solo la politica, per dare una svolta drastica su una strada che è destinata a portare alla decadenza. Una missione in più per IdF, ora che gli Alumni della mia Università di Ca’ Foscari a Venezia mi hanno pure premiato come Cafoscarino dell’Anno…

Con Vittorio Viarengo (MobileIron) e Mashape full immersion nello spirito di Silicon Valley

I fuochi d’artificio per celebrare l’anniversario del Pier 39, molo turistico per eccellenza di San Francisco, con un passato legato all’immigrazione siciliana, la parata per celebrare il Columbus Day. Non poteva finire meglio, l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013. E l’ultimo emozionante capitolo lo scriviamo sula strada del ritorno, all’aereoporto di Francoforte in attesa del volo che ci riporterà in Italia. L’ultima giornata della full immersion nella cultura della culla mondiale dell’innovazione forse valeva da sola il costo del viaggio. A MobileIronhttp://www.mobileiron.com/ nella sede di Mountain View a poca distanza da Google, ci accoglie Vittorio Viarengo, che ha da poco lasciato VmWare, da noi visitata nei giorni scorsi. Niente da fare, Vittorio è una star. Perchè l’analisi a tutto tondo del modo di pensare e di fare impresa di Silicon Valley, Vittorio la sa fare con un piglio da mattatore, che farebbe la gioia di Jeff Cabili, incontrato a Stanford, esperto di linguaggio del corpo e comunicazione non verbale. La mimica di Vittorio è strepitosa e sa comunicare tutta la carica e l’entusiasmo necessari, per concetti innovativi. E’ lo spirito di squadra la chiave vincente, occorre saper scegliere i migliori, il vero capo deve gestire non le persone ma una visione, lasciando le persone libere di perseguire quella visione dando il meglio del proprio talento, magari per strade diverse. Ed essere mentori dei propri dipendenti significa saper imparare da loro, “Reverse Mentoring”: il capo che ascolta e impara, soprattutto dai più giovani. Domandandosi se ci sono abbastanza “persone folli” capaci di ragionare fuori dagli schemi, di spiazzare e inseguire strade nuove. E “Think Out of the Box” è una delle parole chiave di Italiani di Frontiera… Nemmeno un’ora di bus, e nel cuore di San Francisco abbiamo davvero l’occasione di mettere in pratica l’insegnamento, in una vera e propria “Hacker House”, dove lavora e vive il giovanissimo team di Mashape.  Partiti un paio d’anni fa dall’Italia poco più che ventenni, dopo aver ottenuto un primo finanziamento da tre dipendenti di YouTube, sono poi riusciti a conquistare due star della Silicon Valley come Jeff Bezos (Amazon) ed Eric Schmidt (Google). Un milione e mezzo per far crescere la loro idea, che nel frattempo si è trasformata in sofisticato marketplace per sviluppatori. Augusto Marietti, grande amico di IdF è fuori per un meeting, a fare gli onori di casa Marco Palladino, con una grinta e una carica che lascia attoniti molti di noi, persino gli imprenditori più scafati. Inseguire il successo con una startup avviata richiede di dare tutto di se stessi, anche 20 ore al giorno; pensare in grande, che significa inseguire un successo multimilionario, pianificando con attenzione e tenacia non solo il software ma pure l’incessante attività di networking. Perchè qui si incontrano le persone giuste per ottenere investimenti e occorre inseguirle incessantemente, saper essere nei posti giusti e magari evitare di fare quello che molti italiani arrivati nella Bay Area fanno, dice Marco, cioè incontrarsi soltanto fra di loro. L’ultimo giorno, niente più bus: tutti in bicicletta, su un percorso straordinario che sale sino al bellissimo Golden Gate Bridge per ridiscendere nell’incantevole Sausalito, sotto un sole che spacca, in una moltitudine turisti rilassati turisti, tra ristoranti in buona parte italiani, prima del ritorno mozzafiato in ferry, passando davanti ad Alcatraz. La sera c’è tempo per un altro incontro informale a cena con un vecchio amico di IdF, Alberto Onetti, che racconta la sua esperienza a Funambol  e con Mind The Bridge fondazione che da startup competition si è trasformata in incubatore e scuola di formazione per imprenditori che vogliono sbarcare in California. Le ore prima della partenza sono dedicate alla scoperta di angoli diversi di San Francisco. Un paio di noi alla bellissima California Academy of Sciences http://www.calacademy.org/, capolavoro di Renzo Piano, altri allo stadio per provare l’emozione di un incontro di football americano dei 49ers, altri in centro per shopping, o nel quartiere italiano, North Beach, culla di quella Beat Generation, che in qualche modo ha ispirato la controcultura che è alla base della new economy californiana. Si riparte. E forse qualcuno ripensa alla tappa più insolita di questo tour, in bicicletta al cimitero militare del Presidio, per rendere omaggio alla tomba di Carlo Camillo di Rudio, incredibile avventuriero berllunese passato dal Risorgimento al West… e sopravvissuto a Little Bighorn, che Italiani di Frontiera ha raccontato grazie all’amicizia con l’antropologo dello Smithsonian Institution Cesare Marino, tra i più grandi esperti di indiani d’America, che ha ricostruito la sua straordinaria biografia. Forse gli italiani che hanno sfidato la Frontiera del West e quelli impegnati a progettare il futuro a Silicon Valley hanno qualcosa in comune. La carica, la voglia di non accontentarsi delle consuetudini, non smettere di rischiare e scoprire. E’ quello che ci portiamo a casa, da questo fantastico viaggio. E’ quello che forse oggi più che mai l’Italia ha bisogno di riscoprire.            

Alla scoperta di Facebook e Stanford, poi la serata SVIEC con i veterani italiani di Silicon Valley

Vivere con la Rete vuol dire abituarsi ad un flusso costante nel quale occorre saper navigare. E nel terzo giorno consacrato del nostor tour, partiamo dalla sede al sito social per eccellenza. C’è così tanta eccitazione, nell’arrivare di primo mattino a Facebook, che uno di noi inciampa davanti al grande logo su El Camino Real, dove tutte le comitive scattano le foto d’obbligo, con il grosso disegno della mano col pollice alzato. anche perchè all’interno della sede le foto sono rigorosamente proibite. A far gli onori di casa due giovani ingegneri, Marco Rizzi e Davide Bolcioni, da non molto in Silicon Valley dopo aver maturato una professionalità di prim’ordine a Trento e Bologna.  Spiegano che Facebook sta davvero sperimentando un territorio nuovo, senza termini di paragone e senza precedenti di aziende che abbiano fatto altrettanto, in un campo, quello dei social media, che semplicemente non esisteva fino a pochi anni fa. Si procede per esperimenti, dicono, persino il colore dei bottoni viene testato con prove su un gruppo ristretto di tenti per vedere quale sia più gradito. Il campus di Facebook è attraente, tutto pulito e colorato, musica di sottofondo, ristoranti e negozi, anche se forse lascia un po’ la sensazione di un mondo a sè, autoreferenziale, più simile al set di Truman Show che a una cittadina ordinata. Shopping di ordinanza (accidenti, entriamo nel negozio vuoto trenta secondi prima di esser seguiti da una comitiva asiatica di 40 persone e si finisce a sgomitare…), poi via per la leggendaria Stanford. Niente da fare, cono sono stato una dozzina di volte ma l’emozione è la stessa dei miei compagni di viaggio che ci arrivano soltanto ora.  Si respira un’aria di tranquillità e di eccellenza, fra studenti che sfrecciano in bicicletta nei viali alberati tra gli austeri edifici che richiamano lo stile delle vecchie missioni. C’è il tempo per raccontare la straordinaria storia che intreccia le origini della prestigiosa università all’Italia, in particolare a Venezia (la chiesa cuore dell’ateneo fu interamente decorata con vetrate e mosaici da maestranze veneziane, prima e dopo il terremoto del 1906)  prima del benvenuto da parte di Alberto Salleo, amico di IdF che l’ha intervistato due anni fa, che ci spiega cosa significhi insegnare in questa università e fare ricerca. Un ruolo da “professore-manager” che consente di disporre di strumenti eccezionali e un budget consistente. Con il quale però occorre sfornare risultati: studi, pubblicazioni, anche se il prodotto principale da sfornare sono proprio gli studenti, in grado di sviluppare una propria capacità critica e di ricerca. Come si entra a Stanford? Per… raccomandazione, in un senso però agli antipodi rispetto a quello  cui siamo abituati. In un mondo rigorosamente meritocratico, sono le segnalazioni di professori e luminari ad aprire al strada. Ma nessuno si sogna nè si può permettere di raccomandare per amicizia o interesse, visto che segnalare una persona non meritevole si ripercuote subito sulla reputazione di chi quella persona ha segnalato. A Stanford incontriamo poi Jeff Cabili, vecchio amico di Italiani di Frontiera, che si occupa della promozione della Business School, la formazione che l’ateneo dedica non agli studenti ma ai laureati ed a maturi professionisti che per un periodo possono frequentare corsi di altissimo livello per aggiornare e riqualificare il proprio profilo professionale. Jeff è pure un esperto di comunicazione non verbale e conquista tutti con alcune riflessioni su come sia importante  saper leggere il comportamento altrui e comunicare con gli altri attraverso gesti semplici, dallo sguardo alla stretta di mano, che dicono più delle parole. Toccata e fuga nell’enorme negozio dei gadget dell’università, poi di corsa verso il gran finale. La sera è in programma il meeting dello SVIEC, Silicon Valley Italian Executive Council, che è prezioso partner dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena con Agenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro. A far gli onori di casa come sempre Jeff Capaccio, fondatore di SVIEC, che ha avuto un ruolo cruciale per la nascita di Italiani di Frontiera. E Jeff accidenti mi dà pure la parola a sorpresa, per un discorso improvvisato gli ospiti… grazie Jeff! La serata è un’occasione unica per gli imprenditori romagnoli in missione di incontrare veterani italiani di Silicon Valley vecchi amici di IdF, come Ezio Valdevit, friulano ex Olivetti, pioniere dello storage network e Fabio Ficano ceo e cofondatore di Moncada Energy USA. Ma soprattutto per ascoltare lo speaker d’eccezione. Chuck Rossi, Engineeering Manager di Facebook. Chuck è un relatore brillante, sforna cifre a ripetizione per dare un’idea di quale sia il movimento di dati, relazioni, contatti che il gigante dei social media attiva. Siamo davvero in un flusso costante, occorre muoversi in fretta e saper essere dirompenti, dice. E’ quello che nel nostro piccolo proviamo a fare pure noi, per catturare suggestioni, idee e nuovi modelli da portarci a casa, con questo tour de force in Silicon Valley.  

Addio a Doug, che vide il futuro senza sfera di vetro, in una scatoletta di legno: il mouse

A Stanford avevano celebrato l’evento nel dicembre 2008, pochi mesi dopo il mio ritorno in Italia e io l’avevo segnalato non su Italiani di Frontiera ma sul nostro blog di famiglia. Quarant’anni prima, il 9 dicembre 1968, Douglas Engelbart, ricercatore visionario, realizzava a San Francisco quella che è stata definita “la madre di tutte le presentazioni”. Novanta minuti indimenticabili per i mille presenti, che indicarono il futuro. Mentre l’Europa vibrava per le tensioni di un ’68 che prometteva una rivoluzione politica che non c’è stata, a San Francisco si annunciava ufficialmente, senza saperlo, quale sarebbe stata la strada della rivoluzione dei decenni successivi. Tecnologica ma libertaria. Avete presente Hal 9000, il supercomputer di “2001 Odissea nello spazio”? Cosi’, giganteschi e onnipotenti, si immaginavano negli anni Sessanta i computer del futuro. Doug sul palco indicò un’altra strada, che avrebbe potenziato non l’intelligenza artificiale in mano a pochi, ma l’intelligenza collettiva. E azzeccò quasi tutto: connettività, ipertesti, finestre sullo schermo… in mano non aveva una sfera di cristallo ma una scatola di legno con rotelle che aveva inventato lui (dopo aver provato comandi a pedale e a… ginocchio): il mouse. L’altro ieri Doug se n’è andato, a 88 anni. Qui il ricordo su Wired. Ah, chi c’era a una delle telecamere, durante la storica presentazione? Un giovane Stewart Brand, oggi a capo della LongNow Foundation, figura chiave nell’intreccio fra controcultura californiana e tecnologia, autore di quel Whole Earth Catalog da cui Steve Jobs nel leggendario discorso agli studenti di Stanford del 2005 trasse la celebre frase “Stay Hungry, Stay Foolish”.

Passerella di Italiani di Frontiera a Mind the Bridge. E alla fine arriva pure il leggendario Federico Faggin!

Davvero un gran finale, per il Silicon Valley Tour con i Giovani Imprenditori del Sud. Incontro personale con il console generale a San Francisco, poi tutta la giornata a Mind the Bridge per la sessione finale di formazione startup, con un cocktail alla sera che è stato un’incredibile passerella di amici e Italiani di Frontiera che vivono a San Francisco, raccontati in questi anni, dopo aver incontrato Franco Folini nella nuova sede di  Novedge. Da Luca Prasso, che ha da poco lasciato   un colosso della grafica digitale come DreamWorks a Matteo Fabiano a Francesco Sullo , alle brave Elena Favilli e Francesca Cavallo di Timbuktu, all’effervescente Simone Brunozzi evangelist di Amazon.  Pareva di scorrere l’archivio di IdF… invece come sempre è tutto proiettato nel futuro. Una mano esperta ha scritto la sceneggiatura di questo viaggio nella Bay Area,   visto che l’epilogo non poteva essere migliore: l’incontro con Federico Faggin, leggendario padre del microchip, che forse come nessun altro, con le sue straordinarie riflessioni, sul talento italiano e i meccanismi culturali che penalizzano l’Italia, ha saputo orientare e ispirare il mio progetto. E al quale ho avuto il piacere di presentare  il bravissimo Phil Pasquini, grande amico di IdF, fotografo italoamericano che ha appena realizzato un’impresa non da poco, con la sua meticolosa ricerca sull’architettura islamica sparsa per gli USA. Che a Faggin e signora è molto piaciuta… L’ultima puntata del diario da Silicon Valley su Startup Italia

Ritorno a Google con il guru Hal Varian. Poi le novità dei veterani Cosimo Spera e Fabrizio Capobianco

Palme e colori pastello fanno sempre il loro effetto, entrando nel quartier generale di Google a Mountain View, poco dopo Palo Alto…  il diario da Silicon Valley nel viaggio con i giovani imprenditori del Sud prosegue con la visita al colosso della ricerca online, con guide d’eccezione, Cosimo Spera, veterano italiano di Silicon Valley, grazie al quale abbiamo avuto la fortuna di incontrare un celebre guru suo amico: Hal Varian, professore emerito della Berkeley University, che a Google è “soltanto” il chief economic. Pochi chilometri poi per arrivare a Menlo Park. nello studio di Jeff Capaccio, fondatore di Silicon Valley Italian Executive Council. Dove Cosimo Spera illustra il suo ultimo progetto Beebell. Poi Tocca al grande Fabrizio Capobianco, presidente di Funambol raccontare la sua ultima creatura, Tok.tv… Il diario della tappa fra Mountain View e Menlo Park su StartupItalia