Stanford, oggi l’inizio delI’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour

Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour: da oggi si fa sul serio. Tutta la mattinata a Stanford, ospiti di Alberto Salleo, esperto di nanotecnologie. Poi nel pomeriggio ospiti di  Jeff Capaccio, www.sviec.org,  per incontrare  Giacomo Lorenzin, che racconterà la sua esperienza da veterano  Olivetti awww.hitsw.com. Ieri intanto primo tour de force, ma turistico, per una parte della squadra (in questa galleria fotografica), che ha sfidato le pendenze di San Francisco da Union Square a North Beach sino alla Coit Tower e gli incredibili Filbert Steps, approfittando di una straordinaria giornata di sole.

C’è Maria Montessori all’origine di Google ed Amazon? Brin e Page non hanno dimenticato…

E se all’origine della formazione di straordinari innovatori del web che a livello globale hanno rivoluzionato la nostra esistenza, come i fondatori di  Google e Amazon ci fosse… un’italiana nata nell’Ottocento, Maria Montessori (1870-1952), riconosciuta a livello mondiale come pioniera dell’educazione creativa e libertaria? Ne ho scritto in un articolo su CheFurturo! lo scorso maggio, in occasione del 60° della sua scomparsa. In un post estremamente interessante sul suo blog “Rethink” per Forbes, Steve Denning, autorità in campo internazionale nel campo della formazione e della conoscenza, già direttore dell’omonimo dipartimento alla Banca Mondiale e autore di un recente libro di successo (in italiano  La Guida dei Leader per un management radicale: Re-inventare il posto di lavoro per il 21 Secolo) traccia un ardito filo conduttore tra i più straordinari innovatori degli ultimi anni ed il metodo Montessori, che pone al centro il bambino come figura dotata di una creatività che spesso l’adulto ha perso comprimendola. E dunque puntando a stimolare la massima libertà espressiva dell’alunno, invece di costringerlo in regole e forme. Qualche anno fa,  in un’intervista a Barbara Walters, Sergei Brin e Larry Page, fondatori di Google, ad una domanda su quanto fosse importante per il loro successo esser figli di professori universitari di Stanford, avevano risposto che piuttosto era stata determinante l’esperienza fatta da tutti e due da bambini col metodo Montessori. Ne parlano in due video, un’intervista e  una conferenza. Al punto che il Wall Street Journal arriva a parlare di “Montessori Mafia“, intesa come cerchia d’elite che proviene da quella esperienza, e che comprende pure Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Che nei ricordi della mamma, da bambino fu così assorbito dal metodo che gli insegnanti dovevano… sollevarlo di peso dalla seggiolina per fargli fare altro. Continuare a imparare per tutta la vita, affrontare il nuovo e ragionare fuori dagli schemi precostituiti: questi, dice Denning, sono i segreti dei grandi innovatori.  Il tipo di approccio del metodo Montessori, nel porre l’alunno al centro, ha più di cent’anni. Ma le idee sono senza tempo e quel metodo, ricorda Denning, ha dimostrato di funzionare in tutto il mondo. E il mondo alla fine sta raggiungendo quelle che erano state le intuizioni di una coraggiosa italiana, innovatrice dell’educazione, nata nell’Ottocento.   Brin e Page non l’hanno dimenticata. Il 31 agosto 2012, il logo di Google è stato modificato secondo tradizione, proprio in omaggio all’anniversario della nascita di Montessori. In linea col metodo Montessori, la Piccola Scuola Italiana di San Francisco, diretta da Valentina Imbeni intervistata in questo video da IdF.

La nuova Eta’ dell’Oro? Forse nello spazio, dice Luca Cavalli Sforza in un nuovo libro

E’ possibile un ritorno all’Età dell’Oro? Forse sì ma non qui sulla Terra. E’ quanto afferma Luigi Luca Cavalli Sforza, classe 1922, genetista di fama mondiale, professore emerito a Stanford, tra i protagonisti più illustri di Italiani di Frontiera, che lo intervistò in esclusiva pochi giorni prima che lasciasse l’Università californiana. Intervista poi ripresa in Italia da stampa, siti e blog. Ieri La Stampa ha pubblicato un lungo articolo di Cavalli Sforza,  tratto dal suo prossimo libro, “La specie prepotente”  in uscita il prossimo 25 agosto (Editrice San Raffaele). Cosa potrebbe caratterizzare questo stato di grazia dell’Età dell’Oro, da perseguire? Forse la “totale mancanza di gerarchia sociale… La mancanza del ‘senso di superiorità’ e ‘inferiorità’, così comuni nelle nostre società, rende forse anche più facile la gentilezza e l’aiuto reciproco”, dice Cavalli Sforza. Rilevando che ormai queste condizioni non sarebbero perseguibili sul pianeta. “Si tratterebbe dunque di costruire delle piattaforme orbitanti intorno alla Terra (o alla Luna, o a un altro pianeta) in cui sia possibile far crescere il cibo necessario per mantenere indefinitamente qualche centinaio o al più qualche migliaio di persone, usando allo scopo l’energia solare. Queste unità dovrebbero essere fornite di navette che possano trasportare un piccolo gruppo di individui dalla Terra e verso la Terra, o anche un’altra piattaforma ruotante intorno allo stesso pianeta. La proposta originale è stata concepita per piattaforme di centinaia e più tardi anche migliaia di persone”. Qui per intero l’anticipazione su La Stampa

IdF nel quartier generale di Cisco Italia, una giornata da non dimenticare

E’ sempre una grossa soddisfazione ricevere i complimenti per  Italiani di Frontiera da una  persona competente appena conosciuta. Certo che se quella persona e’ pure passata per Stanford, ha diretto aziende all’estero e ora e’ amministratore delegato di Cisco, beh insomma… Ma David Bevilacqua, amministratore delegato di Cisco, non si e’ limitato ad elogiare IdF, che venerdi’ scorso ha avuto il privilegio di occupare la vetrina della Cisco Friday University con una presentazione di un’ora e mezza nel quartier generale italiano dell’azienda a Vimercate, nord di Milano, davanti ad una sala piena e in collegamento WebEx con Roma e Rimini (grazie Oreste!). David ha anche detto di aver vissuto in prima persona nella sua esperienza molti dei temi trattati di IdF. E soprattutto, che i suoi contenuti coincidono con quelli che lui sta veicolando al suo team in Italia, con  l’obiettivo di “internazionalizzare e capitalizzare il talento e la creativita’ italiana attraverso un forte cambiamento culturale”. Grazie David, siamo qui apposta per collaborare a nuove iniziative. E forse nessuna azienda come Cisco ha rappresentato una fusione tra spirito di Silicon Valley e talento manageriale italiano, con figure storiche a San Francisco come Mario Mazzola e Luca Cafiero. Anche Alberto Degradi, che di Cisco Friday University e’ il responsabile, si e’ riconosciuto in molti dei contenuti di IdF. Ed ha raccontato un piccolo indimenticabile aneddoto, sullo spirito aperto e disponibile della Bay Area, da cui avremmo molto da imparare. A lui era capitato di dover cercare al telefono una luminare ottantenne, a causa di una bimba sua parente affetta da una malattia rara. Di lasciare senza molte speranze un messaggio in segreteria e di sentirsi richiamare presto dalla celebre dottoressa… che quasi l’aveva ringraziato. Perche’ considerava un’opportunita’ per lei, il poter parlare con lui che stava in Italia. Un grazie di cuore a tutti gli amici di Cisco che hanno favorito questo evento: Mariano Larroux, Francesco Benvenuto, Diego Zucca, e Renato Riva. Oltre a Luca Lepore con cui svilupperemo collaborazioni nel campo della didattica. E a Luca Perugini, ormai partner inseparabile per IdF. Complimenti anche  a Marco Cobianchi, collega di Panorama nuovo amico di idF che ha tenuto a sua volta nella sede Cisco una relazione di grande interesse, su temi economici. Potevo dimenticarmi del nostro “angelo custode” nell’avventura a Silicon Valley?  Sabrina Bellotti, milanese da anni nella Bay Area, e’ stata amica impagabile per tutta la famiglia, nei sei mesi californiani. All’epoca era ingegnere Cisco, ora esplora frontiere diverse. Ma sullo schermo nel quartier generale Cisco a Vimercate, alla fine e’ comparsa pure lei.  E a lei e’ stata dedicata quella giornata indimenticabile. Nella foto in questo post,  con Alberto Degradi, Marco Cobianchi e Luca Perugini. Nella homepage invece, con David Bevilacqua amministratore delegato di Cisco e Alberto Degradi. Qui invece una galleria fotografica dell’evento a Cisco.

Amici di IdF, Piero Bocchiaro: le “mele marce” un alibi, spesso il conformismo acritico alla radici del male

La tesi delle “poche mele marce” per spiegare in molti casi comportamenti riprovevoli, alla prova dei fatti si rivela solo un comodo alibi, per attribuire a personalità deviate il male. Di cui invece si dimostrano spesso capaci persone assolutamente normali. Complici il conformismo, la deresponsabilizzazione, l’obbedienza acritica. E’ quanto sostiene Piero Bocchiaro, ricercatore e autore di “Psicologia del male”, Laterza. Qui l’articolo di Reuters. L’analisi di Piero oltre che interessante e’ pertinente ad alcuni dei temi di Italiani di Frontiera. Perchè conferma che il coraggio di andare a volte controcorrente  e non piegarsi al conformismo, in alcuni casi può addirittura fare la differenza tra comportamento criminale e gesto eroico. Nel suo libro, Piero parla di Hannah Arendt e del suo straordinario libro denuncia,  La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. Delle gesta eroiche di Giorgio Perlasca, l’italiano che durante la seconda guerra mondiale salvò la vita a cinquemila ebrei ungheresi. Dell’incredibile Esperimento Milgram,  che dagli anni Sessanta dimostro’ come l’obbedienza acritica poteva portare a comportamenti crudeli. E di  Philip Zimbardo, studioso italoamericano figlio di immigrati siciliani, già suo docente, professore emerito alla Stanford University e autore del celebre  Stanford Prison Experiment. Zimbardo e’ protagonista di una splendida conferenza sul sito Ted.com, sul tema Come le persone diventano mostri… o eroi. Sullo stesso sito, in un’altra  breve dissertazione, capolavoro di sintesi, Zimbardo parla invece di come vivere con un giusto rapporto con il tempo . Oggi Zimbardo e’ concentrato sul suo Heroic Imagination Project, un progetto per promuovere la consapevolezza di valori e comportamenti che all’occorrenza sappiano opporsi al conformismo nel nome di principi civici e di solidarieta’. Per promuovere quella che Piero definisce “Un’idea democratica dell’eroismo”.

Lawrence Lessig a Milano: il web strumento di rivoluzione democratica della politica

Le potenzialità di interazione che offre Internet si stanno dimostrando uno strumento straordinario di profonda riforma della democrazia e della politica, nel ripristinare una partecipazione attiva e la credibilità di istituzioni screditate dal lungo rapporto privilegiato con potentati economici. Parola di Lawrence Lessig, giurista ad Harvard e Stanford, ospite illustre a Milano di Meet the Media Guru. Davanti ad una platea da tutto esaurito, Lessig, esperto dei diritti intellettuali nel Web, che ha abbinato all’impegno civile quello politico, a sostegno della candidatura di Barack Obama, suo compagno all’Università, nella corsa alla presidenza Usa, ha parlato di Internet e delle straordinarie potenzialita della Rete come strumento di partecipazione atriva, per una radicale riforma della politica e della democrazia. Proprio mentre in Italia il mondo politico ha in cantiere una serie di provvedimenti per imbrigliare e senzionare il web. Qui il servizio per Reuters. Qui la galleria fotografica dell’evento.

Marcello Forconi: ricercatore a Stanford, dopo concorsi beffa italiani

Una telefonata che  cambia la vita, da un luminare di fama mondiale che non l’aveva mai visto in faccia ma aveva valutato e apprezzato il suo lavoro. Che in due concorsi in Italia era stato invece disprezzato. Cosi’ Marcello Forconi (nella foto con la moglie Lina), bolognese, chimico ricercatore, e’ arrivato a Stanford. CONCORSI ALL’ITALIANA – Sono uscito dall’Università di Bologna con una laurea in chimica industriale,108, pieno di speranze, con l’idea di fare ricerca. Un anno da laureato frequentatore (senza compenso e pagandomi una assicurazione anti-infortuni), poi un concorso di dottorato. Tanti temi generici, io ne scelgo uno, sulle tecniche spettroscopiche, che avevo trattato nella mia tesi. Il modo migliore per far capire come so sviluppare un tema per conto mio. All’orale invece, il Presidente della Commissione mi disse che avrei dovuto trattare un argomento di chimica organica… Ho capito dopo quanto sia terribile questa suddivisione rigida nell’Università In Italia, dove spesso un dipartimento non sa quel che succede fuori dal proprio orticello. Questo non aiuta lo sviluppo scientifico… Qui, a Stanford, uno viene apprezzato se prende le cose che conosce e cerca di approfondirle, applicandole ad un sistema diverso. Perchè è così che si progredisce nella ricerca. In Italia, purtroppo, non si fa. Di solito, ti laurei e fai il dottorato nello stesso Istituto e con lo stesso professore che hai avuto durante l’anno di tesi, cosa inconcepibile qui in America! In Italia per diventare ricercatore universitario devi continuare ad appoggiarti allo stesso professore col quale hai lavorato durante il dottorato. E se decidi di cambiare laboratorio o tipo di ricerca, puoi avere seri problemi a rimetterti sul mercato universitario. Ad un altro concorso, a Bologna, il giorno del tema avevo incontrato una mia amica, che mi aveva detto: “Fai il concorso di dottorato? Beh… sono gia’ entrate le due persone che si sa gia’ avranno il posto…”. Il principio stesso dei concorsi in Italia, forse aveva senso in altri tempi, oggi non lo ha più. Continuare a prendere le stesse persone che già si conoscono, abituate a fare la stessa cosa per anni… alla ricerca universitaria serve invece selezionare le persone migliori in un dato campo per ampliare le conoscenze, tentare strade nuove e arrivare a nuovi sviluppi come succede nella maggior parte dei casi all’estero. UNA TELEFONATA CHE NON DIMENTICHERÒ – Stavo facendo il PhD in Inghilterra, a Sheffield, un’Università già più aperta di quella italiana, verso la fine mandai via e-mail una domanda per fare il Post-Doc nel laboratorio a Stanford di una tra le massime autorità nel campo dell’enzimologia: Daniel Hershlag, che aveva lavorato col premio Nobel Tom Cech, che ha contribuito ad uno dei più grandi cambiamenti nel pensiero biologico degli ultimi 30 anni. Dan (Hershlag) mi risponde quasi subito, iniziammo a scambiarci e-mail. Poi un giorno mi arriva una telefonata al cellulare, che non dimenticherò mai più. Lui, il migliore, un’autorità mondiale nel campo in cui volevo far ricerca, mi chiama come se ci conoscessimo da sempre. Spunti ed osservazioni a raffica… ed io, che non ero ancora sceso dall’auto, emozionatissimo, cercavo di rispondere alle sue domande, frugando freneticamente nello zaino a caccia dei miei appunti e di una penna con la quale scrivere i suoi suggerimenti e le sue idee. Una valanga di parole e idee, quando la telefonata è finita, mi è “morto” il telefonino. Io ero esaurito quasi quanto la batteria ma contentissimo. In due giorni ho dovuto mandare a Dan un mio mini-progetto. Poi lui mi ha chiamato qui. Quando sono arrivato a Stanford, aprile 2003, ho capito perchè alla mia prima e-mail “Dear Professor”, avesse risposto: “Chiamami Dan”. La mentalità di questi scienziati è diversa. Vogliono instaurare un rapporto personale con studenti e collaboratori, un rapporto di parità che serve a favorire lo scambio di opinioni, anche con le persone alle quali insegnano. PESCE PICCOLO IN UN MONDO NUOVO – All’inizio qui per me è stato un shock. Tutto era diverso: cultura, cibo, persone e soprattutto l’idea di ricerca. Non solo rispetto all’Italia ma anche rispetto all’Inghilterra; dove ad esempio ho fatto quasi solamente esperimenti, per tre anni. Ma lavorando in questo modo, a mio parere, non riesci a capire la prospettiva, il contesto globale, anche se lavori “come un matto”. Qui, a Stanford, è tutto molto più intenso! E questo contesto globale c’è! Devi essere molto, molto bravo nel tuo specifico, senza mai dimenticare che è molto, molto piccolo. E per questo devi cercare i collegamenti per inserirlo nell’immenso mondo della ricerca che è fuori. La sensazione è quella di essere un pesciolino di un piccolo acquario messo in un oceano….. di conoscenze. Che ti dà tante possibilità, ma che all’inizio ti fa sentire perso! LA MIA RICERCA – Nel mio caso, lavoriamo per individuare i concetti fondamentali del funzionamento degli enzimi, le molecole che permettono alle reazioni chimiche nelle cellule di procedere con velocità compatibili con la vita. Gli enzimi sono generalmente lunghe catene di amminoacidi (proteine), ma alcuni particolari enzimi (ribozimi) sono invece formati da acido ribonucleico (RNA), un polimero simile al DNA. Il mio scopo è quello di capire come funzionino questi enzimi, come catalizzino le reazioni, quali siano le similitudini e le differenze rispetto alle proteine. E questo ha anche un’implicazione per l’evoluzione della vita. COME SI LAVORA – Per i miei studi, uso una tecnica particolare, e altri ricercatori ne usano diverse. Dunque è importante sapere cosa fanno e come si muovono gli altri, costruire dei collegamenti, usare tecniche diverse per ricostruire un’immagine che è la stessa per tutti ma non è fissa, è in movimento… Per fare tutto ciò devi essere bravo nell’usare la tua tecnica e tenerti aggiornato, devi mantenere stretti collegamenti con gli altri, se vuoi ricostruire questa immagine. Una volta significava giorni e giorni di biblioteca, ora col web hai tutto a disposizione e puoi comunicare rapidamente con la posta elettronica! I software di ricerca sono importantissimi… Anche se si sta creando un gap tra Università grandi e ricche e atenei più piccoli e con meno

Luca Cavalli Sforza, l’intervista esclusiva di IdF al genetista scomparso, poco prima della sua partenza da Stanford nel 2008

Il 31 agosto 2018 all’età di 96 anni scompariva a Belluno Luca Cavalli Sforza, genetista di fama mondiale, uno dei protagonisti più illustri di Italiani di Frontiera. Dieci anni prima, agosto 2008, alla vigilia della sua partenza dall’Università di Stanford dove si era trasferito nel 1971 e dove era stato professore emerito, per tornare in Italia, a Milano all”Università Vita-Salute San Raffaele.  Italiani di Frontiera lo aveva intervistato, raccogliendo in video le sue riflessioni, sulla sua carriera, la scienza, l’insegnamento, il Paese che si lasciava alle spalle e quello in cui aveva deciso di tornare. Una testimonianza eccezionale, per competenza, profondità di pensiero e umanità, che dopo la sua scomparsa ha un valore ancora maggiore. Cavalli Sforza ha dato un contributo in più a questo progetto, visto he è stato incrociando le sue osservazioni sull’Italia a quelle di un altro grande protagonista,  Federico Faggin tra i padri del microchip e inventore del touch, che IdF ha creato la  Sindrome del Palio di Siena,  fortunata metafora sull’assurda conflittualità diffusa in Italia, così popolare da essere diventata titolo del Rapporto Eurspes 2016 sullo stato del Paese. Ecco una sintesi dell’intervista del 2008, che era stata ripresa da Reuters e da AdnKronos  sul proprio portale, anche in formato audio, e rilanciata da diversi altri siti. PADRI E MAESTRI – Ho avuto tre grandi maestri. Il primo, Adriano Buzzati-Traverso (fratello di Dino, giornalista e scrittore ndr) ha capito che la genetica era la biologia del futuro, come oggi sappiamo, e quando io l’ho conosciuto era da poco tornato dagli USA dove era andato per impararla, non avendo trovato nessuno in Italia che gliela insegnasse. Poi due genii in assoluto: R.A.Fisher, professore di genetica a Cambridge, che era un grande genetista e il piu’ grande statistico del secolo scorso. Mi ha insegnato a pensare probabilisticamente. L’altro era un collaboratore stretto un po’ piu’ giovane di me, Joshua Lederberg, autore di contributi fondamentali alla genetica batterica, all’immunologia, all’intelligenza artificiale e altre scienze. Lavorare con i genii non aiuta a migliorare l’opinione di se stessi ma e’ egualmente un grandissimo piacere e stimolo intellettuale. Di genii se ne incontrano pochi e quando capita bisognerebbe riuscire a restarci attaccati. UN INCONTRO CHE HA CAMBIATO LA VITA – Piu’ di uno, oltre a quello coi tre maestri che ho gia’ nominato. Quando ho fatto il primo corso di genetica all’universita’ di Parma nel 1951-52 ho avuto due studenti eccezionali: Don Antonio Moroni, e Danilo Mainardi, poi divenuti professori a Parma, che hanno ambedue usato bene le loro capacita’ intellettuali per promuovere molte iniziative valide. Su informazioni intelligenti avute da loro ho cambiato campi di ricerca, passando dalla genetica batterica all’evoluzione umana ed alla evoluzione culturale. ARRIVO NEGLI USA – La prima volta ho passato tre mesi con Lederberg a Madison (Wisconsin) – avevamo collaborato per posta e siamo diventati molto amici. Quando gli hanno offerto di costruire il dipartimento di Genetica dell’Università di Stanford mi ha invitato a fare corsi e mi ha offerto una cattedra. Ha messo vari anni a convincermi e dopo un anno di prova con tutta la famiglia mi sono trasferito qui nel 1971. Stanford e’ un posto eccezionale perche’ oltre ad essere una delle migliori Università degli USA ha anche uno dei climi piu’ belli del mondo e si vive a contatto con la natura. In agosto torno in Italia per ragioni famigliari ma anche perche’ ho progetti interessanti, ma non sara’ facilissimo rientrare a Milano a tempo pieno. UNIVERSITA’ AMERICANA – E’ la migliore al mondo, seguita a ruota da quella inglese. Prendendo parte ai concorsi per eleggere i professori delle cattedre vacanti ho imparato che cos’e’ la meritocrazia fatta sul serio: ci si scervella veramente per capire qual e’ il candidato migliore. Tutte le decisioni importanti passano al vaglio di un consiglio superiore , fatto di saggi e spesso ricchi magnati locali, sovente ex-allievi dell’università che sono attivi mecenati e vogliono che i loro doni siano ben investiti. Vi sono molte Universita’ di Stato veramente buone, almeno in California, ma le Università migliori sono quasi tutte private. Vi e’ molto mecenatismo e vi sono anche parecchie ricche fondazioni private che aiutano la ricerca. UNIVERSITA’ ITALIANA – E’ rovinata dai concorsi; malgrado molti tentativi di migliorarli e’ tornata al vecchio sistema, che permette all’influenza baronale di aiutare i propri allievi. In questo modo, non si portano le novita’ si porta la roba vecchia, mentre bisogna saper accettare le idee nuove dimenticando quelle vecchie. Se mettiamo in cattedra i nostri allievi perchè continuino le nostre idee, le Universita’ si fermano. Bisognerebbe che le Universita’ diventassero indipendenti e imparassero a scegliere molto bene i loro professori, che sono la parte piu’ importante del loro patrimonio. Lo Stato da’ aiuti sulla base del numero di studenti, che dipende anche da quanto facili sono gli esami. Dovrebbe darlo invece sulla base dei voti nell’esame professionale di Stato, usandoli per valutare le Università dove hanno studiato. Forse per le Universita’ italiane, il metodo migliore sarebbe che nei concorsi fossero dei professori stranieri a scegliere i nostri. HI TECH E SOCIETA’ – Come tutta la tecnologia, la high tech bada soprattutto al proprio guadagno, ma almeno a Silicon Valley vi è anche una visione delle necessita’ di preoccuparsi degli altri, come alcune religioni tentano di insegnare. La high tech è ricca di persone intelligenti, e la combinazione con l’altruismo può dare frutti straordinari. L’IDEA MIGLIORE – E’ quella di coloro che hanno l’intelligenza necessaria per diventare ricchi e a un certo punto divengono anche mecenati (in modo intelligente). In Italia quando i ricchi fanno la carita’, lo fanno in genere in modo egoistico: alla Chiesa, perche’ vogliono comprarsi il Paradiso. O agli ospedali, perchè vogliono essere curati bene. Non c’e’ un buon mecenatismo. Nella Rockefeller University di New York sotto il ritratto di uno dei grandi benefattori vi e’ una semplice iscrizione: L’ARTE DI DONARE. L’ERRORE PIU’ GROSSO – Investire nella guerra che non ha scopi esclusivamente difensivi, o piu’ in generale ignorare che i malanni piu’ grossi della societaà sono guerre, epidemie

Nazzareno Cannella, dottorato con ricerca d’avanguardia a Stanford

Dalle Marche a Stanford, per un dottorato in Farmacologia, nello studio dei meccanismi di ricaduta nelle tossicodipendenze, adottando una tecnica nuovissima. Nazzareno Cannella, biologo, e’ tra i piu’ giovani degli “Italiani di Frontiera” incontrati sinora. Lavora in un gruppo internazionale a Stanford e spera in futuro di fare il ricercatore. TECNICA INNOVATIVA – Qui a Stanford stiamo lavorando con una tecnica nuovissima che potrebbe in futuro permettere di realizzare cure mirate nella tossicodipendenza. Vengo da Montegranaro (Fermo), cuore della zona calzaturiera marchigiana, e sto facendo un dottorato in Scienze del Farmaco della durata di 3 anni. Ho iniziato a fare ricerca alla Radboud University di Nimega in Olanda, con una tesi di laurea su uno dei neurotrasmettitori legati alla risposta allo stress, con la quale mi sono laureato in Biologia all’Universita’ di Camerino. Dopo altri tre mesi di ricerca come volontario ho vinto il concorso per dottorato all’Universitá di Camerino, che mi ha fornito in seguito questo contatto a Stanford. Mi piacerebbe fare il ricercatore e mi piace conoscere i paesi vivendoci, più che visitarli come turista. SVOLTA PER LO STUDIO DELLE TOSSICODIPENDENZE – Nel laboratorio dove lavoro qui a Stanford sono biologi molecolari e stanno introducendo studi comportamentali, nei quali hanno applicato la nuovissima “tecnica optogenetica”. Che volevano testarla proprio sulla tossicodipendenza, di cui studio nel mio dottorato i meccanismi neurobiologici. Mi occupo principalmente dei “meccanismi di ricaduta”, quelli cioe’ che inducono l’ex tossicodipendente a ricadere nel comportamento di ricerca e consumo della sostanza d’abuso (nicotina, alcol, cocaina ecc.) dopo prolungati periodi d’astinenza. Con le tecniche a disposizione finora era possible analizzare il ruolo di un sistema di neurotrasmettitori stimolandolo o inibendolo con somministrazioni di alcune sostanze. La novita’ rappresentata dalla tecnica optogenetica consiste nel poter indurre o inibire il rilascio endogeno del neurotrasmettitore in esame modulando l’attivita’ della popolazione cellulare che lo esprime. Grazie a tecniche di biologia molecolare (gene targeting) e’ possibile cioe’ inserire un gene batterico nel corredo genetico di una popolazione di cellule neuronali rendendole sensibili alla luce. Questo permette di far rilasciare loro il neurotrasmettitore che vogliamo studiare illuminandole, senza bisogno di iniettare sostanze esterne. Applicando questa tecnica su modelli animali di sviluppo della tossicodipendenza, di astinenza e di ricaduta, e’ possibile studiare in maniera estremamente raffinata e particolareggiata il ruolo svolto nella biologia delle tossicodipendenze. In prospettiva, questa tecnica potra’ contribuire a definire un quadro estremamente particolareggiato dei circuiti cerebrali coinvolti nei vari aspetti della tossicodipendenza, permettendo diagnosi accurate e lo sviluppo di cure mirate. ARRIVARE A STANFORD – Avevo chiesto di fare esperienza all’estero, possibilmente negli Usa, come previsto dal programma di dottorato, perche’ sono convinto che un’esperienza internazionale e per quanto possibile multidisciplinare sia essenziale per fare della ricerca di qualitá. Sono qui da ottobre, per venire ho dovuto fornire oltre al curriculum garanzie economiche. Per ottenere il visto J 1 da ricercatore, devi garantire di poter disporre di un reddito di 30mila dollari per i 12 mesi. Grazie al cambio favorevole, ad una borsa di studio come dottorando (all’estero aumenta della meta’) ed ai 500 dollari al mese dati da Stanford, ce l’ho fatta. Ma ho dovuto anche dimostrare di essere interessato a rientrare in Italia. LAVORO D’EQUIPE E STILE DI VITA – La burocrazia Usa richiede una marea di carte. Ma quando qui ti rivolgi ad un ufficio, generalmente il funzionario sa fare il suo lavoro e ti evita di impazzire dietro alle scartoffie. Solo in un caso mi e’ capitato di essere rimbalzato tra due uffici senza riuscire scoprire quale fosse competente. Dal punto di vista scientifico sono stato fortunato. Sono qui perche’ vengo da un gruppo di Camerino che e’ riconosciuto a livello internazionale. Sono in una delle prime Universita’ del mondo, lavoro con una tecnica all’avanguardia e mi trovo benissimo. Il mio gruppo comprende un PI (professore, Principal Investigator) che e’ spagnolo, un post dottorato belga e altri due dottorandi americani. Oltre a una segretaria. E’ un gruppo ancora in crescita. Mi era stato detto che negli Usa si favoriva la concorrenza all’interno del gruppo, da noi invece viene stimolata la collaborazione. E la situazione ambientale e’ eccellente. Si lavora con grande entusiasmo e non sono l’unico a sacrificare alla ricerca anche molti sabati e domeniche… cosi’ passo poco tempo fuori dal laboratorio. SEMBRA CONTARE SOLO IL LAVORO – Ma c’e’ un rovescio della medaglia. Che fuori non mi pare di vedere altri interessi oltre al lavoro. Sembra che siano tutti concentrati sulla ricchezza e la carriera, la gente e’ molto gentile ma sempre indaffarata e va sempre di fretta, e magari se parlano di liberta’, e’ la liberta’di scegliersi la marca del frigorifero… Sono qui da poco, quest’immagine degli Usa come di una grossa scatola, lucente, tecnicamente perfetta ma dentro vuota e’ solo un’impressione. Magari e’ sbagliata. Ma se fosse giusta, certo io non mi ci riconosco. Lavorare per la scienza e’ bello. Ma ci sono anche altre cose nella vita.

Luciano Dalle Ore da Verona a Stanford: rinnovare le aziende hi tech ispirandosi alla strategia di guerra

Nel business come in battaglia: più della forza contano la strategia, l’intelligenza con la quale la si interpreta e l’agilità con la quale la si applica. Dopo una carriera nelle aziende di hi tech, su e giù per gli Stati Uniti, Luciano Dalle Ore, veronese, ha rimesso radici nella Silicon Valley, dove aveva iniziato trent’anni fa dopo gli studi alla Stanford University, rinunciando a malincuore ad una splendida casa vittoriana sulla East Coast, che piaceva tanto all’attore William Hurt. Dalle Ore non è tornato in California per una nuova start up ma per fare il consulente, di aziende in difficolta’ o bisognose si una revisione urgente, per rimettere il turbo in un settore in cui chi non corre resta rapidamente indietro. “Facciamo tesoro degli insegnamenti di John Boyd, stratega militare e innovatore, che sono già da tempo seguiti nel mondo degli affari ma che qui nella Silicon Valley pochi applicano”, ha spiegato Dalle Ore in una chiacchierata dopo una piacevole cena in famiglia. Una lunga carriera nel campo deIl’alta tecnologia, tra Olivetti, Meridien Data e Quantum Corporation, il lavoro di consulente Dalle Ore lo ha intrapreso dopo un periodo nell’ high tech, al suo ritorno in California, iniziando a lavorare per la 4GC, azienda di consulenza aziendale fondata da Patrick Burns, un ex ufficiale SEAL (forze speciali della marina statunitense). E’ cosi’ che si e’ avvicinato agli insegnamenti di un personaggio singolare, John Richard Boyd (1927-1997), che la strategia bellica l’aveva studiata come pilota di caccia dell’Us Army Air Force. “Forty Second Boyd” era uno dei  suoi soprannomi, per la sa abilita’ da istruttore di piloti di passare in un duello aereo in meno di quaranta secondi da una qualsiasi posizione svantaggiata ad una di vantaggio rispetto all’avversario. I suoi studi sono stati fondamentali per ispirare al realizzazione di uno dei caccia piu’ versatili e manovrabili, l’F16, in grado di mettere in difficolta’ aerei molto piu’ potenti, ricorda Dalle Ore. E la sua strategia, elaborata analizzando la dinamica dei combattimenti aerei ed ora studiata attentamente nel campo del business, ha spiegato ancora Dalle Ore, si riassume nel rendere ottimale un procedimento sintetizzato in un acronimo: OODA, Osservazione. Orientamento, Decisione e Azione. Prezioso per gli eserciti come per le aziende. Avvantaggiate quando la  loro struttura garantisce la massima flessibilità e fluidità nel raccogliere i dati, interpretarli, scegliere come agire e farlo. Che significa una capacità di comando decentralizzata ed una forte affidabilità delle persone deputate a farlo. Nei suoi  studi, ricorda Dalle Ore, Boyd aveva ad esempio osservato che la rapidita’ di manovra e di penetrazione con i carri armati nel “Blitzkrieg” era stata una conseguenza naturale dell’efficienza e della decentralizzazione derivata dal carisma e dal forte legame con i propri soldati dei comandanti tedeschi, cosa di cui non si era verificato riscontro nell’esercito francese.“ Dalle Ore è oggi anche presidente e amministratore delegato di Runtime Design Automation, specializzata in computing resource management, che offre una serie di prodotti software per monitorare, gestire e ottimizzare l’impiego di licenze software e risorse Cpu utilizzate per compiti di progettazione. Famiglia niente male quella di Luciano. Anche la moglie Cristina,  astronoma che collabora con la Nasa, è tra i protagonisti di Italiani di Frontiera. E anche i figli promettono …