Stanford, oggi l’inizio delI’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour

Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour: da oggi si fa sul serio. Tutta la mattinata a Stanford, ospiti di Alberto Salleo, esperto di nanotecnologie. Poi nel pomeriggio ospiti di  Jeff Capaccio, www.sviec.org,  per incontrare  Giacomo Lorenzin, che racconterà la sua esperienza da veterano  Olivetti awww.hitsw.com. Ieri intanto primo tour de force, ma turistico, per una parte della squadra (in questa galleria fotografica), che ha sfidato le pendenze di San Francisco da Union Square a North Beach sino alla Coit Tower e gli incredibili Filbert Steps, approfittando di una straordinaria giornata di sole.

Quando Zuckerberg non immaginava cosa sarebbe diventato Facebook… ma erano solo sei anni fa!

              Quando  Mark Zuckerberg aveva solo 21 anni e non aveva idea di cosa sarebbe diventata Facebook…. ma era il 2005, appena sei anni fa! Video girato a Palo Alto, dove Zuckerberg e compagni si erano da poco trasferiti lasciando Harvard, il social network si chiamava ancora “TheFacebook”. Sembra preistoria ma i tempi del web sono micidiali… Dal blog Forbes di Claire O’Connor.

Roberto Busa, gesuita vicentino incredibile pioniere dell’informatica umanistica con l’Index Thomisticus

“Lettore fermati! E’ morto padre Busa. Se navighi in Internet lo devi a lui, se usi un pc per scrivere mail e documenti di testo lo devi a lui. Se puoi leggere questo articolo lo devi, lo dobbiamo a lui…“. Con questo attacco, forse un po’ troppo pomposo per un tipo così semplice,  l’Osservatore Romano ha annunciato nel 2011 la morte di padre Roberto Busa, 98 anni, un incredibile pioniere dell’informatica umanistica, con la linguistica computazionale. Come autore dell’«Index Thomisticus», monumentale lemmatizzazione dell’opera omnia di Tommaso d’Aquino e dei testi a lui più strettamente collegati,  padre Busa, vicentino (come Federico Faggin tra i padri del microchip) dell’altopiano di Asiago, fu anticipatore dell’ipertesto attivo di Internet 15 anni prima delle ricerche di scienziati americani. Roberto Busa (1913-2011), che lavorò fra New York e Milano alla realizzazione di un sogno folle per l’epoca, nel 1949 compagno di studi di Albino Luciani che poi divenne papa Giovanni Paolo I, era un giovane neolaureato, con una tesi su san Tommaso d’Aquino, quando pensò che per riordinare quella spaventosa mole di testi che aveva consultato… si sarebbe potuto usare il computer! Gli elaboratori dell’epoca non erano i nostri laptop ma armadi colossali pieni di cavi e valvole, con pochissime persone in grado di interagire con la macchina. Busa però riuscì ad arrivare con quel sogno fino all’ufficio di Thomas John Watson, il manager che fece di IBM un colosso internazionale e a cui oggi è intitolato l’algoritmo del supercervellone del cognitive computing. Sembra che pure lui al momento avesse risposto che era impossibile. Ma che fosse poi rimasto colpito dalla personalità di Busa, che al suo rifiuto, gli aveva sbattuto sulla scrivania un biglietto pubblicitario IBM con la scritta «Think». Secondo la leggenda, a quel punto Watson impressionato dalla sua personalità avrebbe dato l’ok, dopo aver però raccomandato: «Devi promettermi che non cambierai il nome International Business Machines in International Busa Machines…». Busa impiegò trent’anni, il suo lavoro è raccolto oggi in cinquantasei volumi e un Index Thomisticus che si trova in parte online. Ma soprattutto, lavorò con macchine che in quei trent’anni cambiarono del tutto, dalle schede perforate ai nastri ai dischi. Affrontando e risolvendo problemi di ipertesto e rapporto fra parola e macchina almeno quindici anni prima degli inventori di Internet. Per questo fu premiato negli anni Novanta col riconoscimento che oggi porta il suo nome. L’impresa dell’Index Thomisticus, avviata nel 1949 grazie all’aiuto di IBM, fu realizzata prima servendosi di schede perforate, poi di nastri magnetici sempre più capaci. E completata nel 1980. Nel 1998 la Association for Literary and Linguistic Computing (ALLC) e la Association for Computers in the Humanities (ACH) hanno istituito un premio, a lui assegnato per primo e poi a lui intitolato, “Roberto Busa Prize“ che premia figure insigni distintesi nel campo dell’informatica umanistica, di cui Busa è considerato il padre. Qui il post su padre Busa in inglese sul blog di Forbes.  

C’è Maria Montessori all’origine di Google ed Amazon? Brin e Page non hanno dimenticato…

E se all’origine della formazione di straordinari innovatori del web che a livello globale hanno rivoluzionato la nostra esistenza, come i fondatori di  Google e Amazon ci fosse… un’italiana nata nell’Ottocento, Maria Montessori (1870-1952), riconosciuta a livello mondiale come pioniera dell’educazione creativa e libertaria? Ne ho scritto in un articolo su CheFurturo! lo scorso maggio, in occasione del 60° della sua scomparsa. In un post estremamente interessante sul suo blog “Rethink” per Forbes, Steve Denning, autorità in campo internazionale nel campo della formazione e della conoscenza, già direttore dell’omonimo dipartimento alla Banca Mondiale e autore di un recente libro di successo (in italiano  La Guida dei Leader per un management radicale: Re-inventare il posto di lavoro per il 21 Secolo) traccia un ardito filo conduttore tra i più straordinari innovatori degli ultimi anni ed il metodo Montessori, che pone al centro il bambino come figura dotata di una creatività che spesso l’adulto ha perso comprimendola. E dunque puntando a stimolare la massima libertà espressiva dell’alunno, invece di costringerlo in regole e forme. Qualche anno fa,  in un’intervista a Barbara Walters, Sergei Brin e Larry Page, fondatori di Google, ad una domanda su quanto fosse importante per il loro successo esser figli di professori universitari di Stanford, avevano risposto che piuttosto era stata determinante l’esperienza fatta da tutti e due da bambini col metodo Montessori. Ne parlano in due video, un’intervista e  una conferenza. Al punto che il Wall Street Journal arriva a parlare di “Montessori Mafia“, intesa come cerchia d’elite che proviene da quella esperienza, e che comprende pure Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Che nei ricordi della mamma, da bambino fu così assorbito dal metodo che gli insegnanti dovevano… sollevarlo di peso dalla seggiolina per fargli fare altro. Continuare a imparare per tutta la vita, affrontare il nuovo e ragionare fuori dagli schemi precostituiti: questi, dice Denning, sono i segreti dei grandi innovatori.  Il tipo di approccio del metodo Montessori, nel porre l’alunno al centro, ha più di cent’anni. Ma le idee sono senza tempo e quel metodo, ricorda Denning, ha dimostrato di funzionare in tutto il mondo. E il mondo alla fine sta raggiungendo quelle che erano state le intuizioni di una coraggiosa italiana, innovatrice dell’educazione, nata nell’Ottocento.   Brin e Page non l’hanno dimenticata. Il 31 agosto 2012, il logo di Google è stato modificato secondo tradizione, proprio in omaggio all’anniversario della nascita di Montessori. In linea col metodo Montessori, la Piccola Scuola Italiana di San Francisco, diretta da Valentina Imbeni intervistata in questo video da IdF.

I contenuti digitali diffusi gratis? Forse la pirateria non è sempre dannosa…

Repubblica ha rilanciato un’indagine  commissionata in Germania (qui l’originale), i cui risultati sarebbero stati tenuti segreti per le conclusioni scomode, secondo la quale la pirateria digitale non danneggerebbe ma anzi favororirebbe l’industria cinematografica. Di come la libera circolazione di contenuti protetti da copyright non vada considerata come semplice fenomeno di illegalità, pensando solo ai miliardi persi da Hollywood,  ma possa avere effetti benefici per la crescita culturale aveva parlato il guru Lawrence Liang, intervistato lo scorso anno a Milano da Italiani di Frontiera.  Individuando una carica creativa nella pirateria hi tech… continua

Giorno di tragedia per la Norvegia, di vergogna per il giornalismo

Riflessione amara sul giornalismo, dopo la strage di Oslo. Il sito indipendente dell’Istituto di Studi Arabi Jadaliyya propone una impietosa analisi di come è stata data la notizia, anche da importanti e autorevoli media internazionali, come New York Times e Financial Times: puntando subito il dito contro i fondamentalisti islamici. Prima che si scoprisse che l’autore dell’eccidio era un norvegese, fondamentalista antislamico.  Un giorno di tragedia per la Norvegia, un giorno di vergogna per il giornalismo,  scrive Jadaliyya. Urge una riflessione davvero seria su come fare informazione, dopo tutto quel che sta emergendo anche sul caso Murdoch. Ha ancora senso accertare i fatti oppure l’informazione deve rassegnarsi ad essere manipolata e usata come strumento al servizio del potere, politico e finanziario e le idee ad essere frutot di preconcetti e non di conoscenza della realtà? Per la cronaca, dopo le storiche prime pagine di ieri di Giornale (poi corretta in ribattuta di corsa) e Libero, che attribuivano l’attentato ad estremisti islamici, oggi il direttore di Libero Maurizio Belpietro ha cercato di giustificare l’errore. “Dunque abbiamo offerto una lettura sbagliata ma con quale ragione”. Uno dei motivi di speranza, dall’informazione in Rete, è che nulla potrà essere nascosto e gli errori rimbalzeranno oltre una singola pagina. E che sarà sempre più dura, per chi non si adegua a questa regola, che impone trasparenza e umiltà.  E non sa nemmeno scusarsi. Ne avevo parlato su Facebook lo scorso anno, a proposito del Vaticano e degli abusi sessuali…            

Aiutare i giovani a guardare lontano: Alessandro Rosina su Lavoce

“I paesi in cui si dà più spazio e importanza all’innovazione sono anche quelli in cui i giovani hanno maggiori incentivi a essere autonomi, pienamente attivi e protagonisti nel mercato del lavoro. E sono anche i paesi che crescono di più. L’Italia non è tra questi. Non stupiamoci allora se più di quattro giovani italiani su dieci sono pronti ad andarsene all’estero alla prima occasione”. Riflessioni preziose, quello di Alessandro Rosina, docente alla Cattolica, autore del bellissimo Non è un Paese per giovani, amico di IdF e presidente di ITalents, pubblicate su Lavoce.info. Non stupiamoci, dice Alessandro, se come risulta dall’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes, oltre quattro giovani italiani su dieci sono pronti ad andarsene all’estero alla prima occasione.

Roberto Crea racconta a Italia Magazine (Rai) la sua invenzione dagli scarti delle olive

Tra i principali protagonisti di Italiani di Frontiera, Roberto Crea, chimico da anni in California, fra i padri dell’insulina sintetica e imprenditore seriale, ha raccontato nei giorni scorsi a Italia Magazine, programma di Rai Internazionale online, la sua attivita’ con Creagri, basata su una sua scoperta sulle proprieta’ degli scarti della lavorazione delle olive. Qui il link alla trasmissione Rai, il servizio su Roberto e’ nella seconda parte del video.

Frontiers of Interaction 2011 al via a Firenze, IdF in apertura parlando di alberi…

Al via a Firenze, 20 e 21 giugno, la settima edizione del bellissimo Frontiers of Interaction 2011. Percorso d’avanguardia sulle nuove frontiere dell’interazione digitale con straordinari relatori ed un pubblico di imprendtori, innovatori, studiosi e guru in arrivo da oltre 12 Paesi. Italiani di Frontiera e’ stato di scena nelle edizioni romane del 2009 (presentazione del progetto IdF) e 2010 (conferenza sul pensiero controcorrente). Non manchera’ nemmeno stavolta, con uno speech insolito in apertura… dieci minuti di divagazioni sugli alberi! Intanto o Leandro Agro’ e Matteo Penzo, grandi amici di IdF e fondatori di Frontiers, che organizzano quest’anno assieme a Marcello Merlo, in questo video raccontano spirito e contenuti della manifestazione, presentando l’edizione 2011.