Haappy Bday Ces! I 60 anni di Cesare Marino, antropologo degli indiani e scopritore di italiani del West

  No, non ha avuto bisogno di aspettare i consigli di Steve Jobs, per inseguire istinto e cuore. Lui l’ha fatto negli anni Settanta, decidendo subito dopo la laurea a Padova di dedicare la vita alla sua grande passione: gli indiani d’America. E un po’ indiano lo è per davvero: nel profilo asciutto, nello spirito. E nella mente, cosa che gli ha permesso di diventare negli anni uno dei più grandi esperti al mondo di nativi americani. Oggi Cesare Marino, nato in Sicilia, trevigiano d’adozione trapiantato negli Usa, antropologo dello Smithsonian Institution, compie sessant’anni. Sembra un gioco di parole, ma davvero con il suo spirito di frontiera, Cesare ha in gran parte … ispirato Italiani di Frontiera. Ha arricchito un percorso sulle orme di italiani di talento di un indispensabile ingrediente, le storie straordinarie di italiani nel West (che ho ribattezzato Italindiani)  da lui scoperte con ricerche talmente ostinate da sembrare maniacali. Un tesoro che ancora attende di essere valorizzato come merita, frutto di un lavoro micidiale, per profondità, competenza e tenacia. E mi ha fatto capire che il cuore di IdF era qualcosa di più di un percorso tra straordinari innovatori, toccando un aspetto più ampio che è proprio quello delle frontiere della mente, dello spirito necessario per abbattere barriere di stereotipi e consuetudini. E’ questo che accomuna inquieti esploratori e avventurieri di ieri a ricercatori e imprenditori di oggi.  Una sfida che oggi più che mai non ha bisogno di scenari esotici ma in un quadro globale va affrontata prima di tutto in patria. Recuperando quello spirito “di frontiera” che fa parte del dna italiano, di scopritori, viaggiatori, emigranti, anche se il nostro passato recente l’ha stupidamente appannato. Una delle più grandi soddisfazioni, nel realizzare Italiani di Frontiera, è stata proprio quella di dare il meritato risalto ad un lavoro prezioso come quello di Cesare. Di godere della sua amicizia. E di aver condiviso persino un’avventura folle, come quella di inventarsi ed andare a realizzare a San Francisco nel novembre 2010 la celebrazione del centenario della morte del più straordinario dei personaggi da lui scoperti, Carlo Camillo di Rudio, Forrest Gump dell’Ottocento, il conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn. Oggi dunque “nonno Cesare” si godrà il suo compleanno con figlia e nipote, nella sua casa in Virginia. Haappy Bday Ces! Da tutti gli amici di Italiani di Frontiera. E grazie.    

“Frontiere” a Bari, TEDx Transmedia a Roma: IdF in prima linea, scrutando il futuro

Lo confesso, c’è voluto qualche giorno per far decantare la quantità di stimoli e idee raccolti la settimana scorsa, fra incontri straordinari in appena tre giorni. Prima a Bari, dove la conferenza di IdF è andato in scena il 28 settembre nel bellissimo palazzo delle ex Poste, davanti ad un pubblico in prevalenza di studenti nell’ambito di  “Frontiere-La prima volta“, festival di cultura e tendenze. Poi a Roma, dove il 30 settembre il  MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo, creato dall’architetto Zaha Hadid)  ha ospitato l’esclusiva conferenza TEDx Transmedia, una finestra globale sul futuro della comunicazione, con IdF nella selezionata platea. Che dire di Elisabetta Antognoni e Nello Ferrieri, della Fondazione Cinemovel di Bologna, fra i protagonisti a Bari? Da una decina d’anni, percorrono l’Africa da moderni saltimbanchi, portando il cinema dove non c’è più o non c’è mai stato, raggiungendo con schermo e attrezzature digitali villaggi dove elettricità e linee telefoniche non esistono. Proiezioni cui assistono a volte migliaia di persone, offrendo opportunità di crescita culturale e civile straordinarie, diffondendo anche film di registi africani, oltre a gettare le basi per formare cineoperatori e proiezionisti locali, in grado poi di vivere in patria con il proprio lavoro. Grandi, Elisabetta e Nello! In calendario a Bari anche l’anteprima di The Sunset Limited, ultimo film per la tv di Tommy Lee Jones, seguito da un’intervista video in esclusiva al bravissimo attore regista premio Oscar. Occasione per incontrare e conoscere la storia di Roberto Silvi, stimato montatore a Hollywood, che ora lavora con Lee Jones dopo esser stato… il montatore degli ultimi film del grandissimo John Huston! Non è da meno il suo amico Giovanni Orlando, di San Donà di Piave (pochi chilometri dalla mia Mestre), che dopo una carriera di successo oltreoceano nella finanza, memore delle suggestioni della frontiera vista nei western da bambino, si trasferisce a Santa Fè, New Mexico, nel cuori  di quel West,  in un ranch che diventa punto di riferimento per molti amici  registi e attori a Hollywood. Fra loro pure il più celebre degli attori nativi americani: Wes Studi, protagonista di film come Balla coi lupi, L’ultimo dei Mohicani, Geronimo, venuto anche lui a Bari… Dopo le interviste c’è stato appena il tempo per una foto di gruppo con Roberto, Giovanni, Wes (orgoglioso di indossare il suo nuovo Borsalino) e gentili signore. Poi via a Roma, per il TEDx (qui il bellissimo video di presentazione), ideato e coordinato alla grande dalla bravissima Nicoletta Iacobacci, Head of Multiplatform alla European Broadcasting Union,  consorzio di emittenti pubbliche dell’Unione Europea, intervistata in video in inglese per Forbes. Abbiamo scoperto il potere che ha il Transmiedia (l’interazione fra diversi media), dice Nicoletta, ormai è una realtà e allora perchè non l’applichiamo a cause sociali, per migliorare il mondo?  Non a caso la conferenza di Roma si è aperta con Mohamed Nanabhai, capo dell’Online di Al Jazeeera English (Qatar), che ha descritto le rivolte della Primavera Araba come una rivoluzione per i media, visto che le nuove tecnologie di comunicazione hanno alterato le dinamiche della protesta politica, creando nuove interazioni fra manifestanti, mass media, Internet e i social media. Una  “Rivoluzione 2.0,” che non ha un eroe ma tanti eroi, visto che tutti possono contribuire con idee e informazioni. Per Michel Reilhac, responsabile Cinema di ARTE (Francia), siamo in un momento di grande cambiamento, senza una sintassi o un linguaggio per il nuovo contesto. E questo rappresenta un’opportunità per creare una nuova di comunicazione, proprio attraverso il Transmedia. Marieke Hermans, Innovation Manager dell’emittente pubblica olandese NPO ha intitolato il suo discorso “Out of the Box”, chiedendosi: “Come possiamo spingere oltre al creatività? Stiamo usando la creatività in modo efficace per far sì che le cose funzionino?”. A volte basta poco, ha osservato. Creare il link fra persone, danaro e idee. Oppure aver il coraggio di dire al proprio capo: ” E se provassimo a…”. Autore del nuovo libro “Transmedia Storytelling” in uscita negli Usa e pioniere del settore, Max Giovagnoli, ha esaminaot invece il “Nuclear Power of Imagery”, mentre  di  ”Forza di un racconto” ha trattato Andrew Slack, cofondatore e direttore esecutivo di Harry Potter Alliance, che adotta un approccio creativo all’attivismo, mobilitando migliaia di ragazzi per diffondere valori positivi, amore e lotta per la giustizia, nello spirito dei libri di Harry Potter. Nulla di più reale di una comunità ispirata da valori positivi e forti nati in una storia immaginaria, ha spiegato, per aggregare un gruppo capace di raccogliere tonnellate di aiuti umanitari per i sopravvissuti del terremoto ad  Haiti, caricati su un aereo chiamato “Harry Potter”… La tecnologia offre una potente interazione tra finzione e realtà anche in casi che riguardano drammatici problemi sociali, dice Adipat Virdi, transmedia producer at Transmediology.com , in platea al TEDx di Roma. Virdi sta lavorando su uno straordinario progetto innovativo. utilizzare le tecnologie transmedia  per per stradicare il fenomeno dei delitti d’onore (oltre 17,000  i casi di delitti d’onore registrati nel 2008 in Gran Bretagna, dice Adipat). Qui il post in inglese per Forbes dedicato al TEDx Transmedia. TED è un’organizzazione nonprofit che ha per slogan Ideas Worth Spreading (idee che meritano d’esser diffuse). Iniziata come conferenza di quattro giorni in California 25 anni fa, è cresciuta con lo scopo di aiutare le idee che vogliono cambiare il mondo attraverso diverse iniziative. La conferenza annual TED invita i principali pensatori del pianeta a tenere discorsi di 18 minuti. Tutti i discorsi vengono poi diffusi gratuitamente sul sito, in buona parte anche sottotitolati. Come avverrà per gli speaker di Roma. Per queste bellissime esperienze, grazie per l’invito a Silvio Danese, amico di IdF e  collega del Giorno, che dirige Frontiere a Bari a fianco dell’ideatore Oscar Iarussi, a Mariateresa Gabriele,  amica di antica data e collega, che ha citato IdF in un bel pezzo sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Per la partecipazione a TEDx a Roma, un grazie speciale a Maria Moreni, che di IdF è appassionata sostenitrice e partner.

Addio a Sergio Bonelli, papà di Tex che aveva incrociato Italiani di Frontiera…

    I tanti film western al cinema parrocchiale, i fumetti di Tex Willer. E’ stato quello l’imprinting per me col mondo della frontiera. Che alla fine, chi l’avrebbe detto, in modo inatteso ha segnato il mio percorso professionale ed esistenziale con un progetto chiamato Italiani di Frontiera. E alla frontiera di Tex, inventata come le cose di fantasia ma così semplice, pulita e ricchissima di spunti e valori positivi ripenso oggi, rendendo omaggio a Sergio Bonelli, che ci ha lasciati. Subentrato al padre Gian Luigi alla guida dell’omonima casa editrice, Sergio Bonelli ha continuato la carriera di “papà di Tex”, sviluppando con altri nuovi protagonisti quella straordinaria fabbrica di immaginario a fumetti. Era stato un grande onore e piacere, averlo come ospite inatteso lo scorso dicembre, all’appuntamento organizzato da Italiani di Frontiera al Museo del Risorgimento, per la presentazione degli eventi e del libro “Dal Piave al Little Bighorn”  di Cesare Marino, dedicati alla memoria di Carlo Camillo di Rudio. Di cui Bonelli, avevo scoperto, aveva più volte scritto proprio su Tex… Grazie Sergio. Io e Cesare, che al West ed agli indiani in particolare ha dedicato la sua vita, come tanti altri patiti di frontiera, avventure ma anche dei buoni valori alla Tex, non dimenticheremo.

L’avventura Di Rudio raccontata al Museo del Risorgimento. E c’era pure Sergio Bonelli, papà di Tex!

Un antropologo tenace, che per vent’anni insegue col fiuto del cacciatore solitario in giro per il mondo le tracce di un patriota dimenticato. Ricostruendo meticolosamente la sua biografia, che ha dell’incredibile.  Tra l’indifferenza generale, visto che il comune della citta’ di nascita di quel patriota ci mette dieci anni soltanto a rispondere alle  segnalazioni dello studioso. Dopo un libro uscito nel 1996 che non molti hanno letto, l’incontro con un giornalista curioso, che si appassiona a quella fantastica storia. Facendone un simbolo degli Italiani di Frontiera, gente disposta a rischiare con slancio, a sfidare l’ignoto. Decidendo sei mesi fa di organizzare da Milano un evento sulla tomba di quel patriota dimenticato dalla vita straordinaria, sepolto a San Francisco. Con una nuova edizione del libro. Il primo novembre 2010 io e Cesare Marino siamo stati sulla tomba di Carlo Camillo di Rudio (foto di Phil Pasquini), nel centenario della sua morte, con la nuova edizione di “Dal Piave al Little Bighorn” pubblicata per l’occasione da Alessandro Tarantola. Il 13 dicembre 2010 al Museo del Risorgimento di Milano, via Borgonuovo 23, abbiamo raccontato la nostra avventura, ed una serie di incredibili imprevisti, contrattempi e coincidenze che hanno segnato la nostra missione. Tutti legati in modo sbalorditivo ad episodi della vita del conte bellunese che siamo andati a celebrare. Per un pubblico davvero particolare: studiosi, diversi cadetti dell’accademia militare e… il grande Sergio Bonelli, papà di Tex!

Il conte di Rudio sullo schermo, nel film di Martone sul Risorgimento!

      Lucilla Giagnoni, amica di IdF e brava attrice (anche al fianco di Laura Curino in uno degli spettacoli sugli Olivetti che stanno tornando sulle scene) me l’aveva detto, ascoltando la storia di Carlo Camillo di Rudio: ma parti di questa biografia ci sono nel film di Martone! Cosi’ nel fine settimana ho finalmente visto “Noi credevamo“, un affresco di oltre tre ore per raccontare la storia del Risorgimento vista attraverso le figure di tre personaggi minori, ai quali vengono pero’ attribuiti episodi storici realmente accaduti. Beh, dopo esser stato sulla tomba del conte bellunese a San Francisco, l’emozione e’ stata grande, nel ritrovarlo sullo schermo. Perche’ Carlo Rudio compare tra i personaggi, visto che viene ricostruito dettagliatamente tutto l’episodio dell’attentato a Napoleone III a Parigi ordito di Felice Orsini, cui di Rudio partecipo’, scampando in extremis alla ghigliottina, cui fu invece condannato lo stesso Orsini assieme ad Andrea Pieri, che nel film e’ sostituito da un personaggio di fantasia. A interpretare di Rudio sullo schermo (nella foto) e’ Stefano Cassetti, attore bresciano. E qui la serie di coincidenze legate alla vita del conte coincise con episodi personali si arricchisce. Stefano infatti ha esordito al cinema con grande successo interpretando Roberto Succo, psicopatico serial killer di Mestre che divenne un’icona del male in Francia, prima di morire suicida, nell’omonimo film di Cedric Khan. I delitti di Succo furono l’ultimo caso di cui scrisse mio padre Gibo, poco prima di morire, nel 1981. Lo ricorda mio fratello Giampaolo, rievocando la figura di nostro padre nel sul bel libro “Scusate sono un timido”  (Marsilio). Di cui ho scritto l’introduzione. Proprio come con “Dal Piave al Little Bighorn”, biografia di di Rudio di Cesare Marino…

Di Rudio Day memories. Forse davvero lo spirito del conte ci ha accompagnati… a San Francisco e ritorno

Mettersi in testa di andare a celebrare uno sconosciuto oltreoceano, organizzare tutto grazie a qualche amico abbastanza folle dall’esser catturato dall’idea. Riuscirci, poi tornare dopo un’avventura entusiasmante e una faticaccia, un anno fa, con la sensazione che forse lo spirito di quello sconosciuto ci abbia accompagnato. Perche’ davvero ne sono successe troppe… Sin dalla partenza, con  Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution, che ha dedicato tutta la sua vita agli indiani, ricostruendo con ricerche durate vent’anni la vita incredibile di quello sconosciuto. Franco, il tassista che ci viene a prendere prima delle 6 di mattina per portarci a Linate, e’ un arcere provetto (con figli rugbisti…). Ci mettiamo 30 ore invece di 15 per arrivare a San Francisco  e tutti gli imprevisti sono stati in un modo o nell’altro legati a episodi della vita di quell’italiano di cui andavamo a celebrare il centenario della morte, Carlo Camillo di Rudio (1832-1910), “Forrest Gump dell’Ottocento” protagonista del Risorgimento, poi emigrato e sopravvissuto a Little Bighorn. Non si passa da Parigi, dove il conte fu condannato alla ghigliottina per l’attentato a Napoleone III, dobbiamo andare invece via Roma (dove il conte combatte’ con Garibaldi) e New York (dove sbarco’ da immigrato con documenti falsi perche’ ricercato in mezza Europa). Solo in extremis troviamo un volo per San Francisco, che a meta’ strada dirotta su Minneapolis per… malore del secondo pilota, passando cosi’ vicino a Sioux City (e il conte i Sioux se li trovo’ davanti a Little Bighorn…). Arrivando alle 3 di mattina a San Francisco all’hotel Castle Inn, dove al reception e’ chiusa sino alle 7!  E senza il bagaglio di Cesare, smarrito. Che arriva due giorni dopo… da Francoforte! Dalla Germania? Possibile? Cesare controlla nel suo libro che siamo andati a presentare (“Dal Piave al Little Bighorn”, Alessandro Tarantola editore): di Rudio sbarco’ in America spacciandosi per tedesco, visto che era ricercato! Non bastasse, pochi giorni dopo Cesare contatta l’unico discendente del fratello del conte. Abita In Inghilterra a Nottingham, il suo indirizzo: Castle close!!! Ma Cesare ne ha individuate molte altre, di coincidenze… Ma forse, lo spirito del conte ci ha seguito anche in Italia. Pochi giorni dopo il ritorno, dopo una presentazione di Italiani di Frontiera nella sede romana di Oracle, mi sono imbarcato a Fiumicino con Sergio Rossi, nuovo amico di IdF e all’epoca amministratore delegato della società (che ha ospitato Italiani di Frontiera in ben quattro eventi fra Milano e Roma, thanks a Simone Pugiotto, Eva Mengoli e Valentina Falcioni!). Al controllo bagagli, fanno per due volte il check al mio zaino e mi chiedono se ho un coltellino. No di sicuro, rispondo. Ma dal mio fidato zaino Mary Poppins a 50 tasche,  esce invece il coltellino svizzero che evidentemente era li’ dalle vacanze estive! Resto di sasso: come e’ possibile? Ha appena passato due controlli a New York e uno a San Francisco, dove ti fan togliere scarpe e cintura, e nessuno l’ha visto? Troppo strano. Chiamo subito Cesare, parola chiave “coltello nascosto”. Ci mette 30 secondi a trovare il nesso col conte. Che nelle sue memorie, dice, aveva ironizzato sulla polizia francese che l’aveva arrestato dopo l’attentato a Napoleone III e perquisito, senza riuscire a trovare pero’… il coltello che nascondeva nel doppio fondo della borsa! Insomma, ci siamo trovati sulla sua tomba, il primo novembre 2010, davanti al Golden Gate in un’incredibile pomeriggio di sole, riflessi via via sempre piu’ dorati ed emozioni che non dimenticheremo mai piu’. Con il console italiano Fabrizio Marcelli, davvero la persona giusta al posto giusto (grazie Fabrizio!), bandiera e corona di fiori, un amico, Phil Pasquini (lui e la moglie Elaine son gli autori del bellissimo slideshow qui sopra), cosi’ matto da aver organizzato tutto molto meglio di quanto si potesse sperare, con programma della cerimonia stampato e portando un amico musicista, il jazzista David Hardiman, che davanti alla tromba, con le note del Silenzio (Taps in inglese) e di Stars and Stripes, ci ha fatto accaponare la pelle. Un’atmosfera surreale, fuori dal mondo, rievocata in questo post precedente. E alla fine, il rituale col fumo di Cesare, che riappacifica lo spirito del conte patriota con gli indiani che ha combattuto. Due minuti intensissimi, cui partecipiamo io, Nicolo’ Manerbi bravo fotogiornalista a San Francisco e Franco Folini, manager di Novedge e grande amico di IdF, che ha avuto il merito di convincere gli altri amici della Business Association Italy America che valeva la pena di sostenere questa nostra avventura, anche se non riguardava esplicitamente imprese o innovazione hi tech. Grazie ragazzi, sono piu’ che mai convinto che per aprire la strada  a innovazione e modi di pensare il futuro, occorra combattere una battaglia culturale. E magari imbarcarsi in avventure balenghe come questa. Poche ore dopo la cerimonia, San Francisco esplode di gioia per la vittoria dei Giants, dopo 56 anni, nel campionato di baseball. Sembra che il sindaco Gavin Newsom abbia detto che la squadra vincente e’ quella “Committed, not interested”, coinvolta, impegnata, non interessata. Parole in sintonia con le imprese del conte, che sfido’ cento volte la morte sempre per una causa comune, mai per interesse personale. E forse anche con la nostra piccola impresa, di venire qui a spese nostre e con una mole di lavoro non indifferente, per celebrare uno sconosciuto che lo meritava. Il cartello portato sulla tomba dal consolato, col patronato del Presidente della Repubblica, ci fa sentire un po’ pionieri, con questo che e’ stato un prologo delle celebrazioni nel 2011 del 150 anni dell’Unita’ d’Italia. Lo ha capito molto bene Gianluca Corinaldesi, che su Examiner.com ci ha dedicato un bellissimo articolo e un’intervista video. Come avevano fatto il bel portale di giovani italiani a New York, Nuok (grazie ad Alice Avallone)  America Oggi (grazie a Nicolo’ d’Aquino),  LibriBlog.com (grazie ad Antonella Appiano),   Il Giornale addirittura con due articoli, uno di Francesca Ame’ , l’altro online di Enrico Silvestri, oltre al Gazzettino di Belluno (grazie a Gianluca Salvagno!) e Corriere delle Alpi. Un lancio prezioso anche da AdnKronos (grazie Federico Luperi!), che

Di Rudio Day, a San Francisco le riflessioni di Cesare Marino all’alba del grande giorno

Sveglia prima delle sei, e’ il Di Rudio Day, centenario della morte del conte bellunese. Alle 3.15 Phil Pasquini “The Great” passa a prenderci, saremo al cimitero militare davanti al Golden Gate Bridge in quindici minuti. E’ una giornata strepitosa di sole (si’ lo so che in Italia non e’ proprio cosi’ ma pure qui e’ insolito per novembre). Cesare Marino, e’ crollato prima delle 22 dopo tour de force a piedi per la citta’, con incontro di cui e’ rimasto entusiasta con giovani imprenditori italiani che gli hanno schiuso un mondo che non conosceva, poi cena pakistana in zona Valencia con Sabrina Bellotti, Top Friend di IdF qui. Si sveglia prima delle sei. Si stiracchia, si stropiccia gli occhi e poi… chi lo ferma piu’? Intanto AdnKronos ha fatto un lancio anche nel notiziario internazionale sull’evento! Ok, tra un po’ si parte.

IdF, odissea “rudiana” di incredibili coincidenze” per arrivare a San Francisco con Cesare Marino

Cesare Marino la definisce “metastoria”. Come spegare altrimenti le incredibili coincidenze della nostra odissea per arrivare, in oltre trenta ore invece delle quindici previste, da Milano a San Francisco? Coincidenze tutte legate alla vicenda di Carlo Camillo di Rudio, raccontato da Cesare in “Dal Piave al Little Bighorn”, prototipo degli Italiani di Frontiera del West, che IdF si e’ messo in testa di andare a celebrare a San Francisco, dove e’ sepolto, in occasione del centenario della morte, lunedi’ 1 novembre. Persino troppo facile notare che il primo intoppo, scioperi a Parigi dell’Air France, ci impedisce di andare nella citta’ in cui l’avventuroso conte dopo aver attentato ala vita di Napoleone III fu condannato alla ghigliottina, pena poi convertita all’ergastolo alla Cayenna. Si passa allora da Roma, dove di Rudio combatte’ come garibaldino, per arrivare a New York, dove approdo’ nel 1864. Ma come proseguire per San Francisco, visto che Alitalia non e’ riuscita a garantire una coincidenza dignitosa? Volo Delta acchiappato last minute… ma vi e’ mai successo un dirottamento per malore del secondo pilota? A noi si’: a meta’ del continente, si svolta per atterrare a Minneapolis, guarda un po’ passando vicino a Sioux City, in questa odissea nel nome di un bellunese che i Sioux se li trovo’ davanti a Little Bighorn. Trenta ore per arrivare a San Francisco (alle 3.30 in un motel che incredibilmente apre la reception… solo alle 7)! Ma senza il bagaglio di Cesare, perso chissa’ dove. Riappare due giorni dopo. Era finito a Francoforte, vola a New York e finalmente a San Francisco. Quando Cesare riceve la telefonata che lo risolleva (in borsa aveva un gagliardetto di Belluno cui teneva molto), si butta sul suo libro per controllare… era proprio cosi’: a New York, di Rudio,  conte ricercato in mezza Europa, era sbarcato spacciandosi per tedesco! Ma davvero lo spirito del conte aleggia su di noi? Vedremo cosa accadra’ lunedi’ sulla sua tomba…

IdF torna in California! Organizzando tre eventi a San Francisco per l’incredibile Carlo di Rudio

Per Italiani di Frontiera e’ iniziato il conto alla rovescia. Si torna in California. Per celebrare un “Forrest Gump dell’Ottocento”, tra Risorgimento e West, partito da Belluno e sopravvissuto a Little Bighorn dopo mille avventure. Mai pero’ protagonista per caso, sempre per scelta. Tre eventi in tre giorni, con la preziosa collaborazione del console italiano Fabrizio Marcelli e di Phil Pasquini, eclettico fotografo Top Friend di IdF. Ma ideati e organizzati rigorosamente da Milano, dall’autore di Italiani di Frontiera. Una storia sbalorditiva, che pochi conoscono, al di fuori dei tanti partecipanti alle presentazioni multimediali di IdF. Iniziata a Milano durante le Cinque Giornate nel 1848, finita a San Francisco dove il conte Carlo Camillo di Rudio è sepolto, dopo la morte avvenuta il 1 novembre 1910. Cento anni dopo, un giornalista italiano, l’autore di questo progetto, che si è inventato un’avventura con famiglia in California, sei mesi d’aspettativa tra straordinari connazionali a Silicon Valley per scoprire lo spirito d’impresa degli italiani, in un percorso “Dal West al Web”, tornerà su quella tomba davanti al Golden Gate Bridge, assieme all’amico antropologo Cesare Marino, che ha ricostruito quella e altra storie di italiani fra gli indiani. Per ricordare, il prossimo 1 novembre 2010 uno dei più controversi protagonisti della lotta per l’Unità d’Italia, a poche settimane dalle celebrazioni nel 2011 dei suoi 150 anni. Il 1 novembre, 4 pm, cerimonia sulla sua tomba nel cimitero militare del Presidio, nel centenario della morte, alla presenza di autorità, rappresentanti della comunità italiana, giornalisti, fotografi e operatori tv. Il 2 novembre, 6.30 pm, presentazione al Museo Italo Americano della nuova edizione di “Dal Piave al Little Bighorn”, biografia di Carlo di Rudio realizzata da Cesare Marino, pubblicata per l’occasione dall’editore bellunese Alessandro Tarantola. Altra presentazione il giorno 3 novembre a Palo Alto, nel cuore di Silicon Valley dove lavorano i molti imprenditori di successo italiani, protagonisti di questo progetto. Nel frattempo, si e’ rivelato piu’ che mai azzeccato l’ardito percorso di IdF “Dal West al Web”. Visto che permetterà  di inserire il tema dello spirito  d’impresa nelle celebrazioni per i 150 anni d’Italia. E probabilmente di allestire uno spazio IdF in una grande mostra celebrativa a Torino. Parlare di innovazione nell’ambito di celebrazioni per un evento di un seco o e mezzo fa. E di storia  in eventi legati al mondo dell’impresa, proiettati nel futuro. Questa contaminazione, all’inizio confusa e velleitaria, e’ forse il punto di forza di Italiani di Frontiera… Seguiteci online, amici di IdF. Ci saranno sorprese…

Crimini ed emigrazione, qualche dato: no, non abbiamo esportato solo pacifici gentlemen

“Noi andavamo a lavorare, non ad ammazzare”, ha detto un ministro italiano parlando di immigrazione, per distinguere gli italiani che un tempo emigravano da chi emigra oggi, per venire in Italia. E’ accaduto nei giorni scorsi a Pontida e le dichiarazioni del ministro delle Riforme per il Federalismo Umberto Bossi, leader della Lega Nord, hanno scatenato polemiche e contrapposizioni, innanzitutto con il presidente della Camera Gianfranco Fini, che assieme a lui ha firmato proprio una legge sull’immigrazione. Non la politica ma l’emigrazione e la memoria storica sono fra i temi di Italiani di Frontiera. Nella convinzione che presente e futuro si affrontino al meglio conoscendo il passato nei fatti, non nei luoghi comuni. Ecco allora qui (immigrati in cella per delitti gravi), qui (italiani arrestati per omicidio) e qui (italiani nelle carceri di New York alcuni dati interessanti su emigrazione italiana negli Usa e criminalità, tratti dal sito del bellissimo libro di Gian Antonio Stella “L’Orda. quando gli albanesi eravamo noi”. Piccola curiosità, spulciando tra le pagine dello stesso libro. Cos’hanno avuto in comune le uccisioni di Antonio Canovas Castillo primo ministro spagnolo (1897), “Sissi” Elisabetta d’Austria (1898), Sadi Carnot presidente francese (1894), Umberto I re d’Italia (1900), i tentati omicidi di Napoleone III (1858), Franklin Delano Roosvelt (1933), l’attentato dinamitardo a Wall Street con 33 morti (1903), quelli in Argentina con 20 morti (fra anni Venti e Trenta)? Sono stati tutti opera di italiani. Uno di questi fatti di sangue, la strage a Parigi da cui scampò Napoleone III, vide tra gli attentatori uno degli Italiani di Frontiera raccontati da questo progetto, Carlo Camillo di Rudio. No, forse non abbiamo esportato soltanto pacifici gentlemen…