“Surf e Mongolfiere…” guida fra personaggi, idee e parole chiave dell’ultimo storytelling IdF

  Il nuovo storytelling di Italiani di Frontiera “Surf e Mongolfiere: in tempi di crisi è indispensabile essere Curiosi“, proposto con successo in un evento online e in due eventi a Milano con accompagnamento al pianoforte di Alessandro Pavesi,  è come un concentrato di storie, idee e parole chiave. Ecco qualche spunto riprenderle e per approfondire, per chi ha assistito alle performance e per chi lo farà in futuro. – La storia di Annamaria dal Violin, grande talento musicale del Settecento di cui nessuno conosce il volto, che ebbe come mentore Antonio Vivaldi. – Il libro che l’ha ricordata, best seller New York Times: “Generalisti. Perchè una conoscenza allargata, flessibile e trasversale è la chiave per il futuro” (David Epstein, LUISS). – L’importanza di esplorare: Cristina Dalle Ore astronoma che ha partecipato alla missione NASA che ha portato la sonda New Horizons su Plutone   Lo speech Italiani di Frontiera al TEDxMestre 2021 sul tema del ConFine – Il Surf metafora del Pensiero Laterale, i tre principi hawaiani che lo fecero scoprire alla California – Italiani visionari nel West: Paolo Andreani  nobile milanese dal volo in mongolfiera all’avventura americana in canoa tra gli Irochesi, Giacomo Costantino Beltrami patriota bergamasco che risalì da solo il Mississippi con un ombrello rosso, Cesare Marino antropologo “dei nativi americani “allo Smithsonian Institution e scopritore di connazionali sulla frontiera americana (numerosi i post a lui dedicati). Grandi Innovatori – Luca Prasso pioniere della grafica digitale e VRArcheologist (archeologo della Realtà Virtuale) da DreamWorks a Google (in numerosi post) – Andrea Vaccari da uno sgabuzzino a cena a casa Zuckerberg per convincerlo a entrare in Facebook… – Lorenzo Thione dal software del motore di ricerca Bing di Microsoft a un musical a Broadway (diversi post)   Figure storiche –  Roberto Busa gesuita vicentino incredibile pioniere dell’Umanesimo Digitale – Maria Montessori e Adriano Olivetti giganti mondiali dell’innovazione, Italiani di Frontiera Out of the Box (diversi post) – Federico Faggin dal primo microprocessore alla tecnologia toUch alla ricerca sulla consapevolezza della materia (numerosi)   Riflessioni in video Federico Faggin e la capacità degli italiani di affrontare la complessità   Fabio Parodi (già a LinkedIn) e gli italiani a loro agio nella complessità anche quando ha le caratteristiche del caos

Quel primo novembre 2010 a San Francisco, tra episodi incredibili… come il patriota che stavamo celebrando

Mentre il sole calava, su un prato della collina del Presidio a San Francisco coperto di lapidi e croci, in un’atmosfera irreale al termine di una giornata indimenticabile, nel silenzio “Cez” aveva lanciato un richiamo, per due volte. E per due volte gli uccelli da lontano gli avevano risposto! Non è possibile, non è possibile, mi ripetevo. Come vivere in un film. In vista di quel primo novembre 2010, avevo ostinatamente inseguito un’idea folle: creare un evento su una tomba a San Francisco, per celebrare il centenario di un italiano dimenticato, dalla vita incredibile, assieme alla persona che era riuscita nella titanica impresa di scoprire e ricostruire (prima dell’avvento di Internet) una biografia sbalorditiva.   Cesare Marino, “Cez” per gli amici,  era pure il mio mentore. Quasi un fratello, dopo esser stato per me prima di conoscerlo di persona una figura leggendaria, nato in Sicilia ma cresciuto  a Treviso, capace  inseguendo la sua passione per i nativi americani di diventare un’autorità mondiale nel campo,  antropologo allo Smithsonian Institution a Washington, e di  intercettare e ricostruire contemporaneamente con i suoi studi  fantastiche storie di italiani nel West. Nessuna così straordinaria come quella di Carlo Camillo di Rudio, nobile bellunese che avevo ribattezzato “Forrest Gump dell’Ottocento”, scampato alla morte in mille avventure tra Risorgimento e Far West,  sino al primo novembre 1910, che avevamo deciso di ricordare nel centenario, con un manipolo di preziosi amici, portando con noi alcune copie della nuova edizione del libro di “Cez”, “Dal Piave al Little Bighorn” (con mia introduzione) pubblicata appena in tempo dal bravo Alessandro Tarantola. Fabrizio Marcelli, allora console generale d’Italia a San Francisco (oggi è ambasciatore in Nuova Zelanda) aveva ufficializzato l’evento con la sua presenza e un cartello del presidente della Repubblica (in vista dei 150 anni dell’Unità d’Italia), Phil Pasquini bravo fotografo italoamericano accompagnato dalla moglie Elaine, giornalista,  aveva svolto il ruolo di Maestro di Cerimonia, mentre Franco Folini imprenditore e amico, all’epoca in rappresentanza di BAIA (Business Association Italy America) e  Nicolò Minerbi  fotogiornalista avevano immortalato le immagini della giornata, emozioni accompagnate dalle note da brivido di David Hardiman, trombettista jazz che aveva eseguito Il Silenzio e l’inno americano. Io avevo ricordato come questo patriota scavezzacollo avesse rischiato mille volte la pelle per nobili cause, “Cez” aveva letto la lettera di raccomandazione di Mazzini che il conte bellunese aveva con sè come presentazione all’arrivo in America.   Come in un film la “cerimonia indiana” con il fumo Finita la cerimonia ufficiale… sempre più come un film. Rimasti solo in quattro, “Cez” aveva voluto inscenare una seconda breve cerimonia “indiana”, nella convinzione che il conte bellunese avesse scelto lui “antropologo degli indiani” come proprio biografo… per riconciliarsi con i nativi americani, visto che in una vita spesa per cause libertarie, dopo tutto a Little BigHorn aveva combattuto con l’esercito… poche parole incomprensibili, nuvole di fumo sulla lapide (unica volta in vita mia che, per rispettare il rituale, avevo fatto una tirata…), in un tramonto incredibile. Poche ore dopo al ristorante improvvisamente la gente era impazzita, come tutta la città quella notte: quel 1 novembre 2010 entrava nella storia di San Francisco perchè i Giants avevano appena vinto dopo 54 anni le World Series di baseball!       Le incredibili coincidenze fra contrattempi ed episodi della vita del conte Ma  ancor più incredibile è stata “l’odissea stile di Rudio ” per arrivare a San Francisco con una serie di contrattempi vissuti in quest’avventura… tutti coincidevano con episodi della vita del conte! Alla partenza, sciopero inatteso a Parigi (dove il conte fu condannato alla ghigliottina per l’attentato a Napoleone III), dobbiamo volare allora via Roma (dove il conte combattè con Garibaldi) e New York (dove sbarcò da immigrato con documenti falsi perche’ ricercato in mezza Europa). Solo in extremis troviamo un aereo per San Francisco… che a meta’ strada dirotta su Minneapolis per… malore del secondo pilota, passando cosi’ vicino a Sioux City!!! (E il conte i Sioux se li trovo’ davanti a Little Bighorn…). Dopo un’odissea, arriviamo alle 3 di mattina a San Francisco all’hotel Castle Inn, che però è’ chiuso sino alle 7!  Dove abita l’unico discendente del fratello del conte, in Inghilterra a Nottingham? I’indirizzo è Castle Close. Nel frattempo il bagaglio di Cesare è smarrito. Arriva due giorni dopo… da Francoforte! Dalla Germania? Pro memoria: di Rudio, che era ricercato, sbarco’ in America spacciandosi per tedesco! L’odissea “stile di Rudio” per arrivare a San Francisco L’inquietante coltellino nascosto Ma la cosa più inquietante  pochi giorni dopo il ritorno, dopo una presentazione Italiani di Frontiera a Roma, nella sede Oracle.  Al controllo bagagli, fanno per due volte il check al mio zaino e mi chiedono se ho un coltellino. No di sicuro, rispondo. Ma dallo “zaino Mary Poppins a 50 tasche”,  esce invece il coltellino svizzero che evidentemente era li’ dalle vacanze estive! Non posso crederci: ho appena passato due controlli a New York e uno a San Francisco e nessuno l’ha visto? Troppo strano. Chiamo Cesare, che ricorda subito come nelle sue memorie il conte avesse ironizzato sulla polizia francese che l’aveva arrestato dopo l’attentato a Napoleone III e perquisito, senza trovare pero’… il coltello nascosto nel doppio fondo della borsa! Lo spirito del Conte ci ha davvero accompagnati…   L’annuncio dell’evento a San Francisco pochi giorni prima della partenza       Il centenario di Rudio nelle immagini di Elaine e Phil Pasquini   Appendice 1- Un’emozione vedere qualche anno fa sullo schermo la figura di Carlo Camillo di Rudio interpretato dal bravo Stefano Cassetti,   (che ho conosciuto al telefono) nel film di Mario Martone “Noi credavamo” che rievoca l”attentato a Napoleone III in cui  il conte bellunese fu tra i cospiratori.                         2 – Una grande soddisfazione qualche anno questa foto: veder rendere omaggio al patriota bellunese uno startupper di successo amico di IdF come Vincenzo di Nicola, che da grande appassionato di storia (e nipote di un nonno immigrato) ha colto il nesso, esplorato da

Quell’incredibile primo novembre sulla tomba di Carlo Camillo di Rudio. E San Francisco impazzì…

Ma chi l’avrebbe immaginato che un progetto nato sulla frontiera dell’innovazione, fra gli italiani di Silicon Valley, avrebbe avuto come luogo simbolo… la tomba di un patriota dell’Ottocento protagonista prima del Risorgimento, poi sulla frontiera del West, sfiorato cento volte dalla morte e scomparso il primo novembre 1910? Ci siamo tornati tante volte con tanti amici, davanti a quella lapide nel cimitero militare del Presidio, a San Francisco proprio davanti al Golden Gate Bridge, a rendere omaggio a Carlo Camillo di Radio, Forrest Gump dell’Ottocento, l’avventuroso conte bellunese  che rischiò cento volte la vita per cause libertarie e diventato ufficiale di cavalleria negli Stati Uniti, finì col combattere a Little Bighorn con Custer, scampando miracolosamente al terribile massacro. Italiani di Frontiera era nato solo due anni prima, quando con Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution, fra i maggiori esperti mondiali di nativi americani e biografo dell’incredibile personaggio, decidemmo di “inventare” il centenario Di Rudio, organizzando per il primo novembre 2010 una piccola indimenticabile cerimonia su quella collina, assieme a un manipolo di amici e all’allora console generale d’Italia a San Francisco Fabrizio Marcelli. Una suggestione indimenticabile. E una sequenza di emozioni, imprevisti, incidenti, coincidenze strabilianti che alla fine sono diventate per me una lezione: su come si affronta la vita, sul valore delle azioni intraprese di slancio, su come davvero navighiamo fra scogli e venti propizi senza poter prevedere con esattezza la rotta. Fra episodi che sono in apparenza un quadro confuso, che roba un senso invece quando uniamo i puntini ale nostre spalle. Non a caso, a di Rudio ho dedicato prologo ed epilogo del mio libro “Italiani di Frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley” (2015 EGEA, prefazione di Gian Antonio Stella). E dunque quel primo novembre 2010 a San Francisco con “Cez”, abbiamo messo insieme qualcosa di indimenticabile. Da ripercorrere, con un piccolo diario per immagini. Dalla prima coincidenza: quel giorno è entrato nella storia della città. visto che i Giants quella sera riconquistarono dopo oltre 50 anni le World Series di baseball. E San Francisco impazzì dalla gioia. Ma andiamo per ordine. La cerimonia e i brevi interventi, in questo video.   Giuro che quando ho rivisto quelle immagini, nei video girati assieme a Franco Folini, nei bellissimi scatti di Elaine e Phil  Pasquini,  che ha fatto pure da maestro di cerimonia all’evento, portando un bravissimo trombettista che ci ha regalato ulteriori emozioni, per la commozione ho pianto…   Ma solo arrivare a San Francisco per quell’evento era stata un’odissea, quasi una metafora dell’incredibile esistenza del personaggio che andavamo a celebrare… E a proposito di emozioni, cosa mi ha regalato Italiani di Frontiera? Persino l’esperienza unica di svegliarsi all’alba in un motel.. con a fianco un colto antropologo che disserta su “Storia e MetaStoria”, unisce i puntini interpretando a modo suo la serie di coincidenze fra la nostra avventura e quelle del conte bellunese… Che quel filo rosso fra la frontiera di ieri e quella di oggi non fosse così astruso me l’ha confermato qualche anno dopo un innovatore come Vincenzo di Nicola pubblicando una sua foto su quella tomba, proprio dopo aver ceduto con successo la sua GoPago ad Amazon, prima di tornare in Italia (dove oggi sta lanciando un’altra startup, Conio, nel campo dei bitcoin). E negli anni Di Radio non l’abbiamo dimenticato. Ritrovandolo nel film di Mario Martone dedicato al Risorgimento, “Noi credevamo”, interpretato dal bravo Stefano Cassetti, al quale ho raccontato la storia “americana” del suo personaggio, che non conosceva.   Non bastasse, al ritorno da San Francisco, con Cesare avevamo presentato quell’evento in un incontro al Museo del Risorgimento di Milano. Con l’onore e il piacere di avere tra gli ospiti Sergio Bonelli, il leggendario papà di Tex Willer! E prima o poi quelle immagini usciranno da qualche cassetto segreto dell’archivio Italiani di Frontiera…

L’uscita del libro “Italiani di frontiera” annunciata in California dal console generale a San Francisco Mauro Battocchi

Un piacere e un onore, che un grande amico come Mauro Battocchi, console generale d’Italia a San Francisco, abbia voluto annunciare con parole generose l’uscita del libro “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura a Silicon Valley” (EGEA) nel suo bel blog San Francisco, Italy, molto seguito soprattutto dalla comunità italiana in California. Grazie mille Mauro! Ecco la traduzione del suo post in inglese. “Per chi è interessato all’interazione fra Italia e Silicon Valley, assicuratevi di procurarvi una copia del libro in uscita di ”Italiani di frontiera. Dal West al Web. Un’avventura in Silicon Valley”, di Roberto Bonzio. Il libro traccia il viaggio di italiani nel West — e in profondità pure a Silicon Valley — e di ritorno nel  bel paese. Il libro uscirà a metà  aprile, pubblicato da EGEA (Bocconi) con la prefazione di Gian Antonio Stella,  considerato dall’autore il miglior  giornalista italiano. La prefazione uscirà ache come articolo sul Corriere della Sera. Quali lezioni insegnano Silicon Valley e il West americano alle menti imprenditoriali del mondo? E quali lezioni possono essere riportate in posti oltreoceano — come l’Italia — ed applicate marciando verso il progresso? In questo libro, il lettore segue un viaggio nel West e di ritorno in Italia, nel corso del quale sono scoperte ed esaminate migliaia di storie. Queste lezioni offrono una traccia per comprendere meglio lo straordinario potenziale del modo di pensare della California per l’Italia, e allo steso tempo individuano una serie di barriere culturali che in Italia devono essere abbattute”.

Da IdF dieci parole chiave e dieci video d’ispirazione, per iniziare al meglio il 2015

Dieci parole chiave per iniziare al meglio il 2015. Con altrettanti video d’ispirazione, che dall’arte all’impresa, dalla musica alla filosofia offrono spunti preziosi per l’anno appena iniziato. Le parole che ho scelto sono Narrazione, Impegno Civile, Giustizia Sociale, Scoprire Talenti, Reinventare l’Immaginario, Barriere da Abbattere, Credere nei Visionari, Basta Piangersi Addosso, Non si può fare? Invece sì, Cavalcare l’Onda. 1) Narrazione Chissà che il 2015 sia l’anno buono per iniziare un racconto diverso, del Paese e di noi stessi, per troppo tempo rassegnati a sentire raccontare dei peggiori e non di chi può ispirare e dare esempio, ai giovani che devono costruire il futuro e a tutti noi. IdF mi ha fatto capire che il raccontare, strumento cruciale del mio lavoro, è proprio  il punto debole di tante aziende d’eccellenza italiane. Che adagiandosi forse sulla potenza del marchio “made in Italy” hanno trascurato a lungo questo aspetto cruciale: sviluppare una narrazione d’impatto globale su chi si è e cosa si fa. Col risultato di perder colpi, di fronte a chi oggi è magari meno bravo nel fare, ma si sa raccontare meglio, stando magari dall’altra parte del mondo. Primo video dunque, una bella eccezione. Col racconto di un’azienda oggi hi tech e internazionale, ma fondata in Cadore nel Settecento: KeyLine. Una piccola storia lanciata a inizio 2014 per celebrare Prospero Bianchi, che un secolo fa trasformandosi da fabbro in imprenditore aveva saputo dare una svolta a quell’azienda, che nel video di fatto non compare. E il suo prodotto, le chiavi, nel racconto diventano oggetti evocativi, assumono valore di metafora, come custodi di tesori di un viaggio che non finisce… Bellissimo. Prospero’s Year Begins 2) Impegno Civile Il 2 dicembre 2014 ricorreva il cinquantenario e Italiani di Frontiera l’ha ricordato… In quel giorno, nel 1964 all’Università di Berkeley, Mario Savio,  genitori italiani, studente di grande carisma che non aveva ancora 22 anni, fece un discorso entrato nella storia, di grande passione civile, che infiammò la protesta studentesca rilanciando il Freedom Speech Movement, movimento per i diritti civili e la libertà di parola. In qualche modo un prologo al ’68. “Arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti rende così infelice che non puoi più farne parte, non puoi farne parte nemmeno passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l’apparato, e devi farla fermare. E devi mostrare alle persone che la gestiscono, alle persone che la possiedono che se non sarai libero, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare”. Da ascoltare e fare ascoltare, per ricordare come le parole ispirate possano smuovere le coscienze e ispirare cambiamenti importanti. Mario Savio on the operation of the machine. 3) Giustizia Sociale  Fra mille immagini di protesta e denuncia da tutto il mondo, ho scelto un piccolissimo fatto che ha però avuto un forte impatto, grazie all’effetto virale del video che l’ha immortalato. Occasione per riflettere anche sull’incredibile potenziale rappresentato dai social media. Un episodio che è diventato simbolico, del forte malessere che sta vivendo la “seconda patria” di Italiani di Frontiera: la Bay Area. Perché l’impatto che un nutrito gruppo di giovani facoltosi professionisti che lavorano per le aziende di Silicon Valley sta avendo su San Francisco è pesante. Sono ragazzi dagli stipendi vertiginosi che possono pagare affitti esorbitanti senza batter ciglio… con il risultato di aver fatto schizzare alle stelle i valori immobiliari della città, costringendo molti residenti, pure della classe media, (compresi molti amici di IdF) a trasferirsi.  Una ricchezza di pochi che dunque non beneficia ma anzi pesa sulla sorte di molti altri. Per questo il video è diventato simbolico. Un campo di calcetto nel quartiere di Mission, per tradizione a prevalenza latinoamericana, dove si gioca secondo la vecchia regola che si fa a turno turno e chi vince resta in campo. Ma arriva un gruppo di giovani aitanti con tanto di ricevuta: le regole sono cambiate, loro hanno pagato e dunque hanno diritto a occupare il campo. Quasi tutti alti e biondi i nuovi venuti, quasi tutti scuri e bassi quelli invitati a uscire, mai visti latinoamericani che chiedono di esibire i documenti a bianchi anglosassoni… Una discussione vivace ma composta, ripresa in un video che in pochi giorni conta oltre mezzo milione di views, scatenando proteste in municipio… e di lì a poco, il nuovo regolamento che permetteva di affittare il campo viene cancellato… Mission Playground is Not For Sale. 4)Scoprire i Talenti Promo di un documentario su una storia straordinaria, quasi incredibile (in questo momento disponibile nei canali Sky). Un giovane giornalista, John Maloof, che cercava immagini d’epoca di Chicago, acquista una scatola di negativi e rullini non sviluppati ad un’asta da un rigattiere. Le foto si rivelano strepitose e lui inizia a cercare ed acquistare tutti gli altri negativi di questa fotografa misteriosa. Si chiamava Vivian Maier, è morta nel 2009 (due anni dopo che lui aveva comprato quella scatola) era una bambinaia stramba, eccentrica e scorbutica. Non aveva mai diffuso le stampe dei suoi scatti, viveva semisegregata fra montagne di libri, ritagli… e oltre centomila negativi, almeno settecento pellicole di film non sviluppati. Le sue foto sono una straordinaria galleria di immagini di vita quotidiana, ritratti di un’umanità anonima, in città come Chicago, New York, Los Angeles. Ora che un’attenta campagna promozionale ha creato il caso d’impatto internazionale (Finding Vivian Maier), con documentario e mostre in diverse città in mezzo mondo, c’è chi ha detto che quella bambinaia sconosciuta ha costretto a riscrivere la storia della fotografia di strada del Novecento… Finding Vivian Maier promo 5) Reinventare l’Immaginario IdF insiste sull’Idea che gli ostacoli al rinnovamento sono spesso culturali, si nascondono in cattive abitudini e modi di pensare consolidati, che vanno combattuti con una Rivoluzione Culturale. Questo vale per l’Italia ma non solo. Nella cultura occidentale, forse nessun altro gruppo è stato definito in base a stereotipi e luoghi comuni dei nativi americani. Hollywood ha via via disegnato nell’immaginario collettivo del Novecento figure stereotipate, dopo che nei secoli precedenti i nativi americani erano stati per

Halloween 2010, ritorno a Palo Alto nella casa natale di Italiani di Frontiera. Poi era successo di tutto…

Palo Alto, 970 Los Robles Avenue: alla vigilia di Halloween 2010, con non poca emozione ero tornato a visitare la casa di Palo Alto, dove Italiani di Frontiera era nato, nei sei mesi trascorsi due anni prima con famiglia (ribattezzata Bonzi.Us con blog omonimo), nel cuore di Silicon Valley. Beh non è proprio come il leggendario garage di Hewlett e Packard, 367 di Addison Avenue, luogo di nascita di Silicon Valley come certificato da targa in ghisa, che andiamo a visitare ad ogni Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour (ci siamo stati pure due settimane fa…). Però per me quella casa ha un gran valore affettivo. Mike e Karen Nanewicz, i proprietari che sono tornati ad abitarci, sono stati amici preziosi. Rivedere stanza per stanza la “nostra” casa mi aveva davvero commosso. E certo assistendo alla “lezione di Mike, che insegnava con perizia ai figli come tagliare la zucca per Halloween, non immaginavo cosa fosse davvero nato, in quella casa. Il giorno dopo, 1 novembre 2010, eravamo sulla tomba di Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn, per celebrarlo con una cerimonia interamente ideata e prodotta da IdF, con a fianco amici preziosi tra i quali l’allora console Fabrizio Marcelli, Franco Folini (Novedge), Phil ed Elaine Pasquini, fotografo e giornalista di talento. Con me ovviamente Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian e biografo del conte di Rudio, che aveva girato le scene nella “nostra casa”. Passando poi davanti alla videocamera per la cerimonia al cimitero nel Presidio. Ma non solo: pure per festeggiare le World Series vinte dai Giants. Come è accaduto di nuovo proprio ieri… E dopo quella giornata incredibile ed emozionante, piena di straordinari contrattempi e segnali, ognuno dei quali coincideva con un episodio della persona cui siamo andati a rendere omaggio, il ritorno in Italia. E di lì a poco la decisione di scommettere sull’avventura di Italiani di Frontiera e lasciare il posto fisso, per farne il mio lavoro a tempo pieno. Ormai non mi stupisco, più, di fili invisibili e puntini uniti da IdF…  

Dopo il viaggio a Silicon Valley, il Tour prosegue a caccia di idee innovative in libreria

Finito da poco l’Italiani di Frontiera Slicon Valley Tour 2014, mi rendo conto che oggi più che mai questo percorso fra Italia e Silicon Valley è un ponte di andata e ritorno. Storie di persone che dall’esperienza nella culla mondiale dell’innovazione hanno tratto ispirazione per affrontare nuove avventure in patria, un flusso sempre più intenso di suggestioni e conoscenze che coinvolge sempre più persone che il viaggio ancora non l’hanno fatto. E allora, come condividere più a fondo questa esperienza con chi non c’è stato, come coltivarla e nutrirla con chi è appena tornato? Ecco le letture che Italiani di Frontiera si sente di suggerire. Nessun libro esamina in profondità le ragioni che fanno di quell’angolo della California il territorio di sperimentazione del pensiero occidentale (dalla contestazione all’ecologismo, dalla New Age alla riscoperta delle religioni orientali) meglio del bellissimo  Hippie.com, la New Economy e la controcultura californiana  (Vita e Pensiero, Enrico Beltramini), scritto da un prezioso amico di IdF. Non si capisce Silicon Valley e la sua propensione alla ricerca e al cambiamento senza ripercorrere la storia del territorio, dalla Corsa all’Oro alla ricostruzione dopo il terremoto del 1906 all’Utopia di un’America diversa inseguita da Beat Generation e movimento hippie. Divertente, nello spiegare in modo brillante come la controcultura abbia segnato a fondo anche il mondo della ricerca scientifica rigenerandola, Come gli hippie hanno salvato la fisica (Castelvecchi, David Kaiser) Per i maniaci (come il sottoscritto) disposti a inseguire quelle suggestioni di controcultura fra le strade in pendenza di North Beach, quartiere italiano che ne fu la culla, preziosa la- Guida Beat di San Francisco (Cooper, Bill Morgan), con una straordinaria introduzione di Lawrence Ferlinghetti che da sola spiega benissimo l’utopia che ispira l’anima della città. E chi incarna la figura di un ex hippie trasformatosi in imprenditore visionario, meglio del fondatore di Apple? Silicon Valley è ovviamente lo sfondo della biografia  Steve Jobs (Mondadori, Walter Isaacson), ricchissima, meticolosa, a tratti persino impietosa nel descrivere i risvolti meno piacevoli del carattere di un personaggio geniale e controverso. Silicon Valley insegna l’importanza del pensiero controcorrente. E il best seller che spiazza, esortando a dimenticare analisi e previsioni e guardare al futuro con la flessibilità necessaria per adattarsi all’imprevedibile è Il cigno nero come l’improbabile governa la nostra vita (Il Saggiatore, Nassim Nicolas Taleb). Cigno nero come metafora di quel che esiste ma non conosciamo, visto che prima di arrivare in Australia, gli europei pensavano che i cigni fossero solo bianchi…   E controcorrente rispetto alle previsioni sono anche le dinamiche che consentono di conquistare il mercato. Non le campagne pubblicitarie ma il passaparola virale,  spiega Contagioso, perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono (Sperling & Kupfer, Jonah Berger), il libro raccomandato anche da  un Italiano di Frontiera di successo di recente protagonista di due venti IdF a Como e Milano: Lorenzo Thione. Da un giovane ricercatore italiano di Berkeley, una riflessione che allarga invece l’orizzonte a una scala globale, su come l’innovazione sia motore di occupazione. E’ stato considerato Libro di Economia dell’Anno 2013 dalla rivista Forbes,  La nuova geografia del lavoro (Mondadori, Enrico Moretti), raccomandato da un altro vecchio amico di IdF, Leandro Agrò. “Capire perché le differenze economiche tra città e regioni, anziché diminuire — com’era nelle attese di molti -, continuano ad aumentare, e perché le imprese e i lavoratori più creativi si siano concentrati in determinati luoghi e non in altri, è di vitale importanza per decifrare e orientare il futuro della nostra economia”, scrive Moretti. Uno dei pilastri di Silicon Valley è la cultura del fallimento, ripete IdF: rischiare, fallire e riprovare.. non c’è innovazione senza questo percorso. E’ quel che analizza uno dei libri che più  hanno segnato questo progetto, il bellissimo Elogio dell’errore, perché i grandi successi iniziano sempre con un fallimento (Sperling & Kupfer, Tim Harford), al centro di questa bellissima conferenza TED . Due titoli infine di due dei più celebri guru del pensiero innovativo.  In un batter di ciglia (Mondadori, Malcolm Gladwell) fra mille aneddoti indaga sul potere del pensiero intuitivo, scelte azzeccate in momenti critici che sono ispirate da una conoscenza d’istinto, spesso vincenti su meccanismi di decisione più elaborati  farraginosi. Nell’era dell’economia della connessione, i consigli alla prudenza non hanno più senso, occorre uscire dalla comfort zone, essere rapidi, guardare lontano, rischiare e volare alto,  dice Quel pollo di Icaro, Come volare alto senza bruciarsi le ali (Mondadori, Seth Godin). Un motivo in più, per programmare un viaggio a San Francisco? Forse sì. Con in tasca la guida più essenziale, Top 10 San Francisco (Mondadori), prezioso compendio di luoghi, storie e persone, anche per chi è già tornato. O sogna di andrai in giorno. Possibile chiudere questa galleria senza una… cavalcata nel West, con la biografia di uno dei personaggi simbolo di Italiani di Frontiera, con le rocambolesche avventure di Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn e sepolto a San Francisco, davanti al Golden Gate Bridge? E dunque Dal Piave al Little Bighorn (Alessandro Tarantola editore, Cesare Marino), con introduzione del sottoscritto. Nei giorni scorsi siamo tornati su quella tomba, durante un tour in bicicletta sul ponte sino a Sausalito (foto in alto il ritorno con il ferry), per render omaggio al conte, prima di portare in dono il bel libro di Cesare Marino (con mia introduzione) a un altro prezioso amico di IdF, Mauro Battocchi, console generale d’Italia a San Francisco.

Vincenzo Di Nicola dopo il successo GoPago diventa cittadino USA… e rende omaggio a Carlo di Rudio!

  Per Italiani di Frontiera sono piccole grandi soddisfazioni.  Scoprire stamattina online che il protagonista di uno dei più recenti casi di successo imprenditoriale italiano a Silicon Valley ha celebrato l’ottenuta cittadinanza USA rendendo omaggio al personaggio simbolo di IdF, lo straordinario Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese “Forrest Gump dell’800” sopravvissuto a Little Bighorn, scoperto dall’antropologo Cesare Marino … E dunque complimenti e un grazie di cuore a Vincenzo Di Nicola, che incrociato brevemente nel 2011 al lancio della sua GoPago, startup per i pagamenti attraverso mobile, l’aveva presentata in un breve video per IdF. Di ottimo auspicio, visto che il mese scorso GoPago è stata acquisita dal colosso Amazon. Alla nascita di Italiani di Frontiera nel 2008, qualcuno a Silicon Valley aveva storto il naso: che c’entrano storie di connazionali di ieri, magari fra gli indiani, mescolate ai protagonisti dell’hi tech?  Io credo sia stata invece una scelta azzeccata. IdF ha forse dato un piccolo contributo a rafforzare il ponte di opportunità e progetti fra Italia e USA… creando un altro ponte, ideale: quello fra gli innovatori di oggi nel mondo hi tech e non solo ed i tanti italiani che sfidarono in passato altre Frontiere. Per alcuni quelle della discriminazione, per altri quella geografica del West, di un Paese ancora in buona parte da scoprire, a rischio della vita. Perché è di questa energia, la forza di andare oltre il limite della consuetudine, con i coraggio di continuare a creare il nuovo ed scoprire, che ha bisogno il nostro Paese. Ed era stata una grande soddisfazione che i vivaci imprenditori romagnoli dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013 lo scorso ottobre, nella biciclettata verso il Golden Gate Bridge, avessero deciso a loro volta di rendere un omaggio simbolico alla tomba del conte di Rudio, un modo di far propria questa prospettiva. Così, mentre forse di startup in Italia si parla oggi persino troppo,  IdF continua a seguire il mondo dell’innovazione tecnologica,  con un’attenzione particolare però per idee e modi di pensare innovativi e fuori dagli schemi che a volte spuntano dai settori più disparati, magari da storie del passato, capaci di ispirare soprattutto i più giovani, che devono liberare questo Paese da stereotipi che lo condannano alla decadenza, per un futuro Out of the Box.  

Con Vittorio Viarengo (MobileIron) e Mashape full immersion nello spirito di Silicon Valley

I fuochi d’artificio per celebrare l’anniversario del Pier 39, molo turistico per eccellenza di San Francisco, con un passato legato all’immigrazione siciliana, la parata per celebrare il Columbus Day. Non poteva finire meglio, l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013. E l’ultimo emozionante capitolo lo scriviamo sula strada del ritorno, all’aereoporto di Francoforte in attesa del volo che ci riporterà in Italia. L’ultima giornata della full immersion nella cultura della culla mondiale dell’innovazione forse valeva da sola il costo del viaggio. A MobileIronhttp://www.mobileiron.com/ nella sede di Mountain View a poca distanza da Google, ci accoglie Vittorio Viarengo, che ha da poco lasciato VmWare, da noi visitata nei giorni scorsi. Niente da fare, Vittorio è una star. Perchè l’analisi a tutto tondo del modo di pensare e di fare impresa di Silicon Valley, Vittorio la sa fare con un piglio da mattatore, che farebbe la gioia di Jeff Cabili, incontrato a Stanford, esperto di linguaggio del corpo e comunicazione non verbale. La mimica di Vittorio è strepitosa e sa comunicare tutta la carica e l’entusiasmo necessari, per concetti innovativi. E’ lo spirito di squadra la chiave vincente, occorre saper scegliere i migliori, il vero capo deve gestire non le persone ma una visione, lasciando le persone libere di perseguire quella visione dando il meglio del proprio talento, magari per strade diverse. Ed essere mentori dei propri dipendenti significa saper imparare da loro, “Reverse Mentoring”: il capo che ascolta e impara, soprattutto dai più giovani. Domandandosi se ci sono abbastanza “persone folli” capaci di ragionare fuori dagli schemi, di spiazzare e inseguire strade nuove. E “Think Out of the Box” è una delle parole chiave di Italiani di Frontiera… Nemmeno un’ora di bus, e nel cuore di San Francisco abbiamo davvero l’occasione di mettere in pratica l’insegnamento, in una vera e propria “Hacker House”, dove lavora e vive il giovanissimo team di Mashape.  Partiti un paio d’anni fa dall’Italia poco più che ventenni, dopo aver ottenuto un primo finanziamento da tre dipendenti di YouTube, sono poi riusciti a conquistare due star della Silicon Valley come Jeff Bezos (Amazon) ed Eric Schmidt (Google). Un milione e mezzo per far crescere la loro idea, che nel frattempo si è trasformata in sofisticato marketplace per sviluppatori. Augusto Marietti, grande amico di IdF è fuori per un meeting, a fare gli onori di casa Marco Palladino, con una grinta e una carica che lascia attoniti molti di noi, persino gli imprenditori più scafati. Inseguire il successo con una startup avviata richiede di dare tutto di se stessi, anche 20 ore al giorno; pensare in grande, che significa inseguire un successo multimilionario, pianificando con attenzione e tenacia non solo il software ma pure l’incessante attività di networking. Perchè qui si incontrano le persone giuste per ottenere investimenti e occorre inseguirle incessantemente, saper essere nei posti giusti e magari evitare di fare quello che molti italiani arrivati nella Bay Area fanno, dice Marco, cioè incontrarsi soltanto fra di loro. L’ultimo giorno, niente più bus: tutti in bicicletta, su un percorso straordinario che sale sino al bellissimo Golden Gate Bridge per ridiscendere nell’incantevole Sausalito, sotto un sole che spacca, in una moltitudine turisti rilassati turisti, tra ristoranti in buona parte italiani, prima del ritorno mozzafiato in ferry, passando davanti ad Alcatraz. La sera c’è tempo per un altro incontro informale a cena con un vecchio amico di IdF, Alberto Onetti, che racconta la sua esperienza a Funambol  e con Mind The Bridge fondazione che da startup competition si è trasformata in incubatore e scuola di formazione per imprenditori che vogliono sbarcare in California. Le ore prima della partenza sono dedicate alla scoperta di angoli diversi di San Francisco. Un paio di noi alla bellissima California Academy of Sciences http://www.calacademy.org/, capolavoro di Renzo Piano, altri allo stadio per provare l’emozione di un incontro di football americano dei 49ers, altri in centro per shopping, o nel quartiere italiano, North Beach, culla di quella Beat Generation, che in qualche modo ha ispirato la controcultura che è alla base della new economy californiana. Si riparte. E forse qualcuno ripensa alla tappa più insolita di questo tour, in bicicletta al cimitero militare del Presidio, per rendere omaggio alla tomba di Carlo Camillo di Rudio, incredibile avventuriero berllunese passato dal Risorgimento al West… e sopravvissuto a Little Bighorn, che Italiani di Frontiera ha raccontato grazie all’amicizia con l’antropologo dello Smithsonian Institution Cesare Marino, tra i più grandi esperti di indiani d’America, che ha ricostruito la sua straordinaria biografia. Forse gli italiani che hanno sfidato la Frontiera del West e quelli impegnati a progettare il futuro a Silicon Valley hanno qualcosa in comune. La carica, la voglia di non accontentarsi delle consuetudini, non smettere di rischiare e scoprire. E’ quello che ci portiamo a casa, da questo fantastico viaggio. E’ quello che forse oggi più che mai l’Italia ha bisogno di riscoprire.            

Dal Piave al Little Bighorn: 180 anni fa nasceva Carlo Camillo di Rudio, “Forrest Gump dell’800”

Un patriota che ha attraversato l’Ottocento passando per avventure incredibili, rischiando cento volte la vita per i suoi ideali. Per gli amici di IdF è una figura nota, forse il personaggio simbolo di questo progetto. Oggi 26 agosto 2012 val la pena di ricordarlo ancora una volta, perchè Carlo Camillo di Rudio, morto a Pasadena il primo novembre 1910 e sepolto nel cimitero militare del Presidio a San Francisco era nato proprio 180 anni fa, il 26 agosto 1832 a Belluno. Milano, marzo 1848: le Cinque Giornate. Il rampollo quindicenne di una nobile famiglia veneta getta la divisa di cadetto austriaco e passa con i patrioti. E’ l’inizio di una vita che sarà tutta un’avventura. Cacciatore delle Alpi a Venezia, garibaldino a Roma. Poi fuggitivo, ricercato dalla polizia austriaca. Espatriato a Parigi partecipa al fallito attentato a Napoleone III. Evitando in extremis la ghigliottina ma finendo all’ergastolo alla Cayenna. Da dove riuscirà ad evadere. Impedito a tornare in patria per la sua fede repubblicana, emigra negli Stati Uniti, per partecipare alla guerra di Secessione, ed entrare poi nel Settimo Cavalleggeri di Custer… per combattere a Little Bighorn e salvarsi! “Domenica 26 agosto 2012, 180° anniversario della nascita di di Rudio, lo ricorderò legando ad un pino in Virginia o nel Maryland due nastri rossi e blu, colori simbolo del 7° Cavalleggeri ma anche dei guerrieri Sioux e Cheyenne. Assieme ai nastri, un foglietto con le parole con cui lui che rischiò la vita mille volte per i suoi ideali, stigmatizzò la natura corrotta del potere istituzionale, sia secolare che religioso: la sua denuncia contro  “i ladroni che trafficarono la Patria, l’umanità, il Cristo””. Così in una mail da Washington l’altro giorno Cesare Marino, Top Friend di IdF, antropologo dello Smithsonian Institution, fra i massimi esperti di nativi americani e autore della biografia di di Rudio “Dal Piave al Little Bighorn” (Alessandro Tarantola Editore, io ho firmato l’introduzione) ha ricordato il personaggio di cui è stato lo scopritore con un lavoro durato anni, per ricostruirne l’incredibile esistenza. Il primo novembre 2010, con Cesare ed un gruppo di straordinari amici fra cui  Elaine e Phil Pasquini, Franco Folini, Nicolò Minerbi e Fabrizio Marcelli, all’epoca Console Generale d’Italia a San Francisco, eravamo sulla tomba del conte nel cimitero del Presidio, per rendergli omaggio nel centenario della morte, con una cerimonia che ha avuto il patrocinio della Presidenza della Repubblica, una giornata di incredibili emozioni e coincidenze. A di Rudio è dedicato un intero capitolo di Italiani di Frontiera. Anch’io per l’occasione ho esposto i nastrini rossi e blu, assieme al cappello dei Cavalleggeri. Auguri, conte.