Da IdF dieci parole chiave e dieci video d’ispirazione, per iniziare al meglio il 2015

Dieci parole chiave per iniziare al meglio il 2015. Con altrettanti video d’ispirazione, che dall’arte all’impresa, dalla musica alla filosofia offrono spunti preziosi per l’anno appena iniziato. Le parole che ho scelto sono Narrazione, Impegno Civile, Giustizia Sociale, Scoprire Talenti, Reinventare l’Immaginario, Barriere da Abbattere, Credere nei Visionari, Basta Piangersi Addosso, Non si può fare? Invece sì, Cavalcare l’Onda. 1) Narrazione Chissà che il 2015 sia l’anno buono per iniziare un racconto diverso, del Paese e di noi stessi, per troppo tempo rassegnati a sentire raccontare dei peggiori e non di chi può ispirare e dare esempio, ai giovani che devono costruire il futuro e a tutti noi. IdF mi ha fatto capire che il raccontare, strumento cruciale del mio lavoro, è proprio  il punto debole di tante aziende d’eccellenza italiane. Che adagiandosi forse sulla potenza del marchio “made in Italy” hanno trascurato a lungo questo aspetto cruciale: sviluppare una narrazione d’impatto globale su chi si è e cosa si fa. Col risultato di perder colpi, di fronte a chi oggi è magari meno bravo nel fare, ma si sa raccontare meglio, stando magari dall’altra parte del mondo. Primo video dunque, una bella eccezione. Col racconto di un’azienda oggi hi tech e internazionale, ma fondata in Cadore nel Settecento: KeyLine. Una piccola storia lanciata a inizio 2014 per celebrare Prospero Bianchi, che un secolo fa trasformandosi da fabbro in imprenditore aveva saputo dare una svolta a quell’azienda, che nel video di fatto non compare. E il suo prodotto, le chiavi, nel racconto diventano oggetti evocativi, assumono valore di metafora, come custodi di tesori di un viaggio che non finisce… Bellissimo. Prospero’s Year Begins 2) Impegno Civile Il 2 dicembre 2014 ricorreva il cinquantenario e Italiani di Frontiera l’ha ricordato… In quel giorno, nel 1964 all’Università di Berkeley, Mario Savio,  genitori italiani, studente di grande carisma che non aveva ancora 22 anni, fece un discorso entrato nella storia, di grande passione civile, che infiammò la protesta studentesca rilanciando il Freedom Speech Movement, movimento per i diritti civili e la libertà di parola. In qualche modo un prologo al ’68. “Arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti rende così infelice che non puoi più farne parte, non puoi farne parte nemmeno passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l’apparato, e devi farla fermare. E devi mostrare alle persone che la gestiscono, alle persone che la possiedono che se non sarai libero, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare”. Da ascoltare e fare ascoltare, per ricordare come le parole ispirate possano smuovere le coscienze e ispirare cambiamenti importanti. Mario Savio on the operation of the machine. 3) Giustizia Sociale  Fra mille immagini di protesta e denuncia da tutto il mondo, ho scelto un piccolissimo fatto che ha però avuto un forte impatto, grazie all’effetto virale del video che l’ha immortalato. Occasione per riflettere anche sull’incredibile potenziale rappresentato dai social media. Un episodio che è diventato simbolico, del forte malessere che sta vivendo la “seconda patria” di Italiani di Frontiera: la Bay Area. Perché l’impatto che un nutrito gruppo di giovani facoltosi professionisti che lavorano per le aziende di Silicon Valley sta avendo su San Francisco è pesante. Sono ragazzi dagli stipendi vertiginosi che possono pagare affitti esorbitanti senza batter ciglio… con il risultato di aver fatto schizzare alle stelle i valori immobiliari della città, costringendo molti residenti, pure della classe media, (compresi molti amici di IdF) a trasferirsi.  Una ricchezza di pochi che dunque non beneficia ma anzi pesa sulla sorte di molti altri. Per questo il video è diventato simbolico. Un campo di calcetto nel quartiere di Mission, per tradizione a prevalenza latinoamericana, dove si gioca secondo la vecchia regola che si fa a turno turno e chi vince resta in campo. Ma arriva un gruppo di giovani aitanti con tanto di ricevuta: le regole sono cambiate, loro hanno pagato e dunque hanno diritto a occupare il campo. Quasi tutti alti e biondi i nuovi venuti, quasi tutti scuri e bassi quelli invitati a uscire, mai visti latinoamericani che chiedono di esibire i documenti a bianchi anglosassoni… Una discussione vivace ma composta, ripresa in un video che in pochi giorni conta oltre mezzo milione di views, scatenando proteste in municipio… e di lì a poco, il nuovo regolamento che permetteva di affittare il campo viene cancellato… Mission Playground is Not For Sale. 4)Scoprire i Talenti Promo di un documentario su una storia straordinaria, quasi incredibile (in questo momento disponibile nei canali Sky). Un giovane giornalista, John Maloof, che cercava immagini d’epoca di Chicago, acquista una scatola di negativi e rullini non sviluppati ad un’asta da un rigattiere. Le foto si rivelano strepitose e lui inizia a cercare ed acquistare tutti gli altri negativi di questa fotografa misteriosa. Si chiamava Vivian Maier, è morta nel 2009 (due anni dopo che lui aveva comprato quella scatola) era una bambinaia stramba, eccentrica e scorbutica. Non aveva mai diffuso le stampe dei suoi scatti, viveva semisegregata fra montagne di libri, ritagli… e oltre centomila negativi, almeno settecento pellicole di film non sviluppati. Le sue foto sono una straordinaria galleria di immagini di vita quotidiana, ritratti di un’umanità anonima, in città come Chicago, New York, Los Angeles. Ora che un’attenta campagna promozionale ha creato il caso d’impatto internazionale (Finding Vivian Maier), con documentario e mostre in diverse città in mezzo mondo, c’è chi ha detto che quella bambinaia sconosciuta ha costretto a riscrivere la storia della fotografia di strada del Novecento… Finding Vivian Maier promo 5) Reinventare l’Immaginario IdF insiste sull’Idea che gli ostacoli al rinnovamento sono spesso culturali, si nascondono in cattive abitudini e modi di pensare consolidati, che vanno combattuti con una Rivoluzione Culturale. Questo vale per l’Italia ma non solo. Nella cultura occidentale, forse nessun altro gruppo è stato definito in base a stereotipi e luoghi comuni dei nativi americani. Hollywood ha via via disegnato nell’immaginario collettivo del Novecento figure stereotipate, dopo che nei secoli precedenti i nativi americani erano stati per

La regina Rania di Giordania: “Più forti quando ascoltiamo, più intelligenti quando condividiamo”

Premiata con il primo YouTube Visionary Award,  Rania Al Abdullah regina di Giordania dà prova di straordinaria abilità, facendo ironicamente il verso alle Top Ten della star della tv USA David Letterman, per spiegare le motivazioni che l’hanno indotta a lanciare il suo canale di YouTube che fa conoscere il mondo arabo al resto del mondo… e il resto del mondo a mondo arabo.  Solo alla fine si fa seria, con parole da “… La ragione per cui ho lanciato il mio canale di YouTube è che sospetto, intolleranza e sfiducia ci stanno separando… perché siamo più forti quando ascoltiamo, più intelligenti quando condividiamo… Non pretendo che un video possa cambiare il mondo ma forse può cambiare il modo di pensare di qualcuno. E’ da lì che inizia il vero progresso”. Da vedere.

La conferenza TED più vista: compie 10 anni il capolavoro di Ken Robinson “La scuola uccide la creatività?”

Registrata nel febbraio 2006 e vista da oltre 37 milioni di persone, la conferenza di Ken Robinson,  La Scuola uccide la Creatività?, la più vista fra le centinaia di bellissime conferenze TED, è un caposaldo per il progetto Italiani di Frontiera, nella modalità di presentazione e nei contenuti, un capolavoro di narrazione brillante sul tema della valorizzazione del talento dei bambini, insistendo sul fatto che accettare senza paura il rischio di commettere errori sia alla base dell’innovazione e dune indispensabile per immaginare il futuro. Nel video qui sotto (si possono impostare i sottotitoli in italiano) la conferenza, effettuata nel 2006, la più vista in assoluto nella lunga lista di bellissime conferenze TED. Semplicemente imperdibile. Ken Robinson ha poi proseguito sulla stessa line sin altre due belle conferenze TED, Provocate la rivoluzione nell’apprendimento! (febbraio 2010, oltre sei milioni di views) e Come fuggire dalla Valle della Morte dell’Educazione (aprile 2013, oltre cinque milioni si views).      

Mario Savio: il 2 dicembre 1964 a Berkeley il suo discorso storico che diede il via alla protesta studentesca. Preannunciando il ’68…

  “Arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti rende così infelice che non puoi più farne parte, non puoi farne parte nemmeno passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l’apparato, e devi farla fermare. E devi mostrare alle persone che la gestiscono, alle persone che la possiedono che se non sarai libero, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare”.  Come Demostene, l’oratore greco, da bambino aveva sofferto di un grave difetto della parola. Questo non gli impedì di pronunciare a nemmeno 22 anni un discorso entrato nella storia,  incendiando la protesta degli studenti della Berkeley University. Il 2 dicembre 1964, sui gradini di Sproul Plaza, le sue parole lanciarono il Free Speech Movement. E qualcuno ha scritto che fu lui a “inventare” il ’68… Era nato a New York ma i suoi genitori erano italiani e il padre siciliano era emigrato nel 1928 dalla provincia di Caltanissetta. Si chiamava Mario Savio. Ed è stato uno dei protagonisti di quella controcultura californiana che è alle radici della rivoluzione hi tech  che ha ispirato New Economy e Silicon Valley.         Erano trascorsi due mesi da quando, il primo ottobre 1964, Mario Savio aveva compiuto un altro gesto straordinario, dopo che la polizia aveva fermato un suo compagno, Jack Weinberg, che stava facendo propaganda per il CORE, Comitato per l’Uguaglianza Razziale. All’alba della stagione delle proteste studentesche, lo scontro con le autorità accademiche riguarda proprio il diritto di svolgere attività politica all’interno del campus.  Quando Jack sta per essere portato via nell’auto della polizia, Mario Savio sale sul tetto dell’auto, dopo essersi tolto le scarpe per non danneggiare una proprietà pubblica, comincia a usare l’auto come podio per arringare la folla. Qualcuno grida “Sedetevi!” e una folla di studenti, arriveranno ad essere tremila, si raduna attorno all’auto, adottando la tecnica di protesta nonviolenta del sit-in, tipica del movimento contro le discriminazioni razziali. Gli agenti nell’auto restano bloccati, la situazione di stallo durata ben 32 ore, sino a quando le accuse contro Weinberg vengono ritirate e lui viene rilasciato. Mario Savio nasce l’8 dicembre 1942 a New York. Il padre Joseph emigrato dalla Sicilia sta combattendo nella seconda guerra mondiale, nei primi anni viene accudito dalla mamma Dora e dal nonno materno, Armando, originario del Nord Italia e ammiratore di Mussolini. Alla fine della guerra, le tensioni fra il padre tornato dal fronte, antifascista sostenitore di Roosvelt e il suocero fascista diventano palpabili. Mario è considerato dagli insegnanti un “bambino nervoso”, che ha problemi nell’esprimersi: su alcune parole e sillabe si blocca, così utilizza giri di parole per evitare quegli ostacoli, con una tensione ed uno sforzo che impegnano tutto il suo corpo, in spasmi che a volte lo costringono a rinunciare. Sin da ragazzo ha una forte passione religiosa e viene conquistato dagli ideali di egualitarismo del socialismo. E’ affascinato da Karl Marx ma non capisce perché venga considerato l’Anticristo. Decide di parlarne col padre, che gli racconta allora un aneddoto. In Sicilia, un militante comunista aveva tentato di convertire suo bisnonno Beppino, che si era detto interessato all’idea di cedere metà delle sue proprietà al partito. Ma aveva chiesto al militante: cosa sarebbe successo se il partito in un anno avesse dilapidato quella ricchezza? Il militante aveva risposto che allora si sarebbe dovuta ridividere di nuovo la sua proprietà e… “Vattini via, prima che ti degno ‘na bastonata!” , era stata  la reazione del bisnonno, roteando il suo bastone. Anni dopo, a un giornalista che gli chiedeva da dove suo figlio  avesse preso quelle idee così radicali, il padre aveva risposto che le aveva trovate in un libro letto in casa… ed aveva mostrato una copia della Bibbia. GLI STUDI E L’IMPEGNO CIVILE Mario inizia a frequentare un college cattolico a New York, prendendo via via le distanze dagli insegnamenti della Chiesa ma sempre più appassionato a questioni di natura sociale. Un periodo trascorso in Messico come volontario in un’associazione umanitaria gli fa scoprire il dramma del Terzo Mondo. E quando i suoi si trasferiscono in California, lui decide di seguirli e sceglie l’Università di Berkeley, dove arriva nel 1963, consapevole che i fermenti che già agitano l’ateneo sono in linea con la sua vocazione all’impegno politico. In quell’anno viene assassinato John Kennedy, l’impegno degli USA nel Vietnam comincia a diventare consistente. Ma è soprattutto l’anno della grande mobilitazione per i diritti civili dei neri americani, culminata con la marcia a Washington ed il celeberrimo discorso di Martin Luther King davanti al Lincoln Memorial: “I have a Dream“. Le autorità scolastiche si illudono di poter tenere questa enorme carica di passione civile all’esterno degli atenei, grazie a severe norme in linea con le ossessioni della Guerra Fredda ma adottate negli anni Trenta: “West Coast Red Scare” viene chiamata la grande paura che lo sciopero generale di San Francisco potesse diffondere sentimenti comunisti. A Berkeley il presidente dell’ateneo Clark Kerr non è un conservatore ma il tentativo di impedire agli studenti di svolgere le attività di impegno politico e civile nell’unico spazio all’aperto è l’innesco di una rivolta. Davanti a seimila persone che manifestano, quel due dicembre 1964 (tra loro pure Joan Baez, che guida i canti intonati in gruppo), Savio sviluppa magistralmente una metafora che per paradosso gli era stata suggerita dal suo antagonista. Kerr infatti non aveva voluto prender le distanze pubblicamente da un divieto (preso dal Consiglio dei Reggenti) che forse non condivideva. E aveva detto: “Ve l’immaginate il manager di un’azienda che prende pubblicamente posizione contro il suo Consiglio dei Direttori?”. E quello era stato lo spunto che Savio aveva colto. “Bene vi chiedo di considerare, se questa è un’azienda e il Consiglio dei Reggenti è un Consiglio di Direttori e il president Kerr di fatto un  manager, allora vi dico una cosa: la facoltà è un mucchio di dipendenti e noi siamo materia prima! Ma siamo un mucchio di materie prime che non hanno intenzione di esserlo,  di essere in alcun modo manipolate. Non hanno intenzione di esser trasformate in

Luca Prasso ex DreamWorks svela i segreti della sua Curious Hat

Una startup lanciata da un italiano in California, per creare app che avvicinino i bambini al mondo reale attraverso gli apparecchi mobili, invece di isolarli in un mondo virtuale. E che ora, nel secondo weekend di novembre 2014 ha segnato una pietra miliare, toccando il milione  di download! Curious Hat è stata fondata nel 2012 da Luca Prasso, torinese cresciuto a Verona e oggi veterano della grafica digitale a Silicon Valley. Vecchio amico e uno dei protagonisti di Italiani di Frontiera, Luca aveva raccontato a IdF nel 2008 la sua straordinaria esperienza a DreamWorks. In questa intervista del 2013, nella sede di Mind the Bridge, Luca aveva illustrato la sua Curious Hat. Oggi Luca, che è pure un bravo fotografo, sta anche svolgendo una collaborazione a contratto con Google, lavorando ad un progetto avveniristico: la realizzazione di cartoni animati “immersivi”, in cui lo spettatore entra nel mondo stesso dell’animazione, attraverso un apparecchio mobile: può seguire la vicenda del protagonista come se fosse davanti a lui ma spostando lo schermo attorno a sé scopre un intero mondo animato a 360 gradi, di cui ha la sensazione di far parte. Ci siamo rivisti per qualche minuto, durante la visita a Google in ottobre con l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, ospiti di Stefano Menti, manager vicentino del colosso della ricerca. Non c’è stato nemmeno il tempo per una chiacchierata con il gruppo ma ci saranno presto altre occasioni… Lo scorso anno nel corso di un incontro informale, Luca aveva incontrato nella sede di San Francisco di Mind the Bridge oltre ad alcune startup impegnate nei corsi, i giovani imprenditori del sud dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour di primavera, rievocando la propria esperienza da DreamWorks a Curiosus Hat. Nel video qui sotto un estratto del suo intervento.

IdF in Franciacorta per un seminario inedito con top manager internazionali Pirelli

  Sfidare le Frontiere, Think out of the Box, Credere nelle proprie Folli Idee, Sognare e raccontare il sogno… Le parole chiave di Italiani di Frontiera saranno il filo conduttore di un evento con un formato inedito: un seminario di due ore organizzato in collaborazione con Adecco, in programma oggi lunedì 27 ottobre in Franciacorta con un gruppo di manager internazionali Pirelli. Una narrazione con una formula sperimentale per IdF, con storie e idee che daranno spunti a Giuliano Menassi, Senior Vice President Manufacturing del gruppo milanese, per un workshop davanti ad un gruppo di eccellenza, i Country Manager di una ventina di Paesi. Un lavoro a quattro mani… al quale se ne aggiungeranno altre due, quelle di Orazio Attanasio, fido compagno di avventure su tanti palchi, che accompagnerà alla chitarra il seminario organizzato in collaborazione con Adecco (grazie Fabrizio Mori HR Training Manager) , che promette di essere davvero Out of the Box…

Come aiutare il talento dei bambini “Hungry and Foolish”: IdF al convegno internazionale di Step-net di Vicenza

“ Stay Hungry, Stay Foolish”. Le parole di Steve Jobs agli studenti della Stanford University in una memorabile conferenza del 2005, più volte citate nelle conferenze di Italiani di Frontiera, sono entrate nella storia e sono più che mai d’attualità in un mondo che per affrontare il futuro deve imparare a coltivare il talento basato sulla conoscenza continua e la capacità di uscire dagli schemi.  Ma com’è la vita dei ragazzi che queste doti straordinarie, capacità di apprendere e comportamenti eccentrici, le hanno per natura? Non facile, soprattutto in Italia…A Vicenza venerdì 3 ottobre si parla con esperti internazionali di come crescere i bambini iperdotati, al primo convegno organizzato dalle appassionate mamme di Step-net Onlus, che hanno affidato all’autore di Italiani di Frontiera il ruolo di moderatore. Aiutateci a far capire che oggi più che mai,  riconoscere e valorizzare il talento, anche quando è eccentrico, NON è un tema di nicchia… ma una risorsa preziosa per tutti. Come spiegano gli organizzatori in una nota, In Italia sono invisibili e diventano spesso vittime di diagnosi sbagliate (ADHD, spettro autistico, DSA, DOP) e quindi sono a maggior rischio di sottorendimento e abbandono scolastico (underachievement e drop-out), perdita di autostima e isolamento sociale. In definitiva solo un COSTO SOCIALE. Questo dipende dal mancato riconoscimento  sia nell’ambito scolastico ( sostegno con programmi e didattiche personalizzate) sia nei contesti sociali. Le caratteristiche di questi ragazzi sono genetiche e sono una dotazione; il mancato supporto ai loro talenti e alla loro emotività particolare potrebbe condurli a vivere esperienze borderline, portando l’intera famiglia a seguire percorsi difficile, spesso dolorosi. I bambini e ragazzi plusdotati – sono il 5% della popolazione scolastica, mediamente uno per classe, dice ancora la nota. L’Italia è l’unico paese europeo in cui non sono riconosciuti e supportati a livello scolastico.    

Nicola Palmarini: la tecnologia? Senza le teste giuste è un Boomerang

Perché cent’anni di tecnologia non hanno ancora migliorato il mondo? A rifletterci  a fondo è un grande amico di Italiani di Frontiera, da anni manager IBM dopo una carriera da professionista della comunicazione, di cui è figura di spicco:  Nicola Palmarini (no non è esagitato come sembra nella foto. Di più…) che  nel suo ultimo libro “Boomerang” (pubblicato da Egea e curato dalla sua brava editor, Alessia Uslenghi)  ha parole straordinarie proprio per IdF. Grazie Nicola, davvero onorato. Un incrocio di preziosi amici, alla presentazione del libro nel bellissimo spazio Open di viale Monte Nero, e tutte zucche pensanti della comunicazione. Da Pietro Cerretani (Settimana della Comunicazione) a Eugenio Alberti (Ladomir), da Samanta Rizzato (Symbols) a Beppe Cova (Ambrosetti) al celebre Francesco Morace (Future Concept Lab), precettato poi come il sottoscritto per un breve intervento nel corso dell’incontro.Come ha detto giustamente Marco Minghetti (Humanistic Management 2.0) che ha condotto l’evento, siamo afflitti da un atteggiamento quasi luddista diffuso fra i maestrini della pseudointellighentia, che fanno del cinismo il proprio marchio e individuano nei nuovi media, di cui nulla capiscono, qualcosa che sta erodendo ineluttabilmente spazi e potere riservati a loro, che hanno smesso da tempo d’imparare perché sono convinti di aver solo da insegnare. Come quell’ex giovane celebre direttore di testata che sentendosi raccontare da un collega adrenalinico un progetto (Italiani di Frontiera ovvio) troppo Out of the Box per la sua testona, borbottò: “Perché mi dici tutto questo?” e poi “Leggi il mio libro”. Quelli che… quelli che cresciuti nei salotti che contano (balle), stanno in cattedra a dar lezioni, e hanno smesso di scoprire… Uh forse pensava a loro l’indimenticato Marco Zamperini, quando diceva che gli analfabeti del futuro non saranno quelli che non sanno leggere e scrivere ma quelli appunto incapaci di imparare, disimparare e imparare di nuovo…Beh la riflessione di Nicola a tratti si fa molto amara. Perché se “la paranoia della crescita ha portato a confondere la stabilità con la stagnazione e l’equilibrio col declino”, si rischia di bollare come falliti quanto cercano invece un equilibrio fra sviluppo economico e sociale. Perdendo la vera bussola che dovrebbe guidarci, quella di valutare ogni azione, prodotto o impresa in base all’impatto che avrà sul nostro mondo nel lungo periodo, precetto alla base della fondazione The Long Now di Stewart Brand, patriarca a San Francisco della controcultura californiana e vero anelo di congiunzione con l’hi tech (rappresentata in Italia da un altro vecchio amico di IdF Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2011,  Davide Bocelli).  “Il fatto che tutta questa tecnologia semplicemente funzioni è una splendida fregatura che, apparentemente, ci basta”, scrive Nicola. Mentre “Saper rinunciare o saper indirizzare le priorità no vuol dire fermare il progresso”.   Insomma, congegni, gadget, app ma persino quel concentrato d’intelligenza che sono le conferenze TED possono finire col diventare un bombardamento di stimoli che danno una confortante assuefazione, illudendoci  di navigare col pilota automatico verso un radioso futuro. Mentre rischiano d’essere palliativi, dice ancora Nicola.  Che con un’amarezza a tratti persino feroce, arriva a uno dei unti centrali pure per Italiani di Frontiera. E cioè: ancora una volta,  il discorso cade sulle zucche. Non è la tecnologia ma sono le teste dietro e dentro le tecnologie che contano. Perché ci si può riempire la bocca di parole come Startup e Innovazione e poi continuare a coltivare orticelli, gufare sui successi altrui e ignorare cosa procura al mondo il nostro benessere, hi tech o meno. Se c’è un’inquietudine di fondo in questa riflessione, sta sempre nell’incertezza della rotta. Combattere la dittatura, ricostruire un Paese in pezzi, far uscire dalla misera la propria famiglia o propiziare il boom, come hanno fatto i nostri nonni, oggi forse ci sembra più semplice come missione, solo perchè la meta pur lontana era visibile. Forse allora non lo era. Ma questa navigazione nell’incertezza va accettata come parte del mondo contemporaneo, in cui il costante fluire e la relazione tra oggetti e persone contano più delle cose stesse, come sostiene il bravo Luciano Floridi, filosofo ad Oxford, ripreso da IdF in questo recente post. In questo fluire, aggiungo io, facendo tesoro delle osservazioni di Nicola ci restano due importanti compiti, sulla rotta incerta per il futuro. Smartellare via dalla caravella la zavorra di mille incrostazioni che sono modi di pensare assurdi ai quali ci siamo colpevolmente assuefatti (incapacità di fare squadra, gioire delle sconfitte altrui e considerare un pericolo e non opportunità il successo di chi ci sta accanto…, arroganza a insopportabile cinismo), poi affidare il timone a chi viene dopo di noi, magari ispirandolo con storie di grandi navigatori, di ieri e di oggi. Infine mettersi ad ascoltare ed a guardare, senza pretendere d’insegnare. Magari i più giovani, ispirati e senza quelle incrostazioni, riusciranno a stupirci.      

Bonnie & Clyde, fu il film sulla leggendaria coppia di banditi ad anticipare il cinema “controcorrente” che salvò Hollywood

“Come i fiori sono resi più profumati / dalla luce del sole e la rugiada / così questo vecchio mondo è più splendente / Grazie all’esistenza di persone come te”. Sono i versi scritti sulla tomba di Bonnie Elizabeth Parker, tratti da una sua poesia. Non era una poetessa Bonnie ma è entrata per sempre nell’immaginario popolare, assieme al suo compagno Clyde Barrow, come la coppia di banditi più celebre della storia americana, icona di una criminalità che nell’era della Grande Depressione, in modo spavaldo e spietato, fra rapine, omicidi e grandi fughe, perennemente ricercata,  viveva a grande velocità quasi con la consapevolezza che quella vita sarebbe durata poco.  Finì il 23 maggio 1934, in un’imboscata  propiziata dal tradimento di un loro complice, crivellati dai poliziotti che li aspettavano: 17 colpi nel corpo di lui, 26 in quello di lei. Come spesso accade, molti ingredienti della loro leggenda non corrispondono alla realtà storica, spiega uno speciale a loro dedicato da Biography.com. Bonnie pur avvenente era alta solo un metro e mezzo, non fumava sigari (malgrado una foto che la rese famosa), i due non rapinarono assieme così tante banche (in genere Clyde lo faceva con altri complici), inseguivano entrambi passioni artistiche: lei scriveva poesie e sognava una carriera nel cinema (e nelle auto da loro rubate venivano trovare regolarmente riviste di cinema), lui che aveva suonato la chitarra era diventato un discreto sassofonista (e un sassofono fu trovato nell’auto in cui morirono).  Furono quattordici gli uomini di legge uccisi sul loro percorso. Ma l’omicidio di due agenti, che rivoltò loro contro l’opinione pubblica che prima li guardava con una certa simpatia, fu frutto di un malinteso: Clyde ordinò a un complice di catturare uno degli agenti, lui invece sparò. L’imbalsamatore che trattò i loro corpi prima della sepoltura fece a fatica il suo lavoro, per la quantità di ferite in tutte le parti. Per coincidenza anche lui era stato fra i tanti catturati e poi liberati dai banditi durante una delle loro razzie. Uscito nel 1967, “Gangster Story” il film di Arthur Penn con Faye Dunaway  e Warren Beatty (che ne fu produttore) nei panni di Bonnie e Clyde, fu un enorme successo. L’arte sa cogliere in anticipo le tensioni che sfociano in fenomeni sociali…così alla vigilia della grande contestazione studentesca e del Maggio francese, Robert Benton e David Newman, che curarono la sceneggiatura di “Gangster Story” si ispirarono chiaramente alle inquietudini della Nouvelle Vogue francese, e inizialmente si era addirittura pensato di affidare la sceneggiatura del film a Jean-Luc Godard e Francois Truffaut ( lo scorso anno Bonnie and Clyde è tornata sullo schermo con una minierei tv). Bollata per anni a sinistra come film “fascista”, la pellicola di Arthur Penn con la sua celebrazione dello spirito ribelle è considerata invece l’anticipatrice di quell’ondata di cinema anticonformista degli anni della controcultura, di cui “Easy Rider” è il simbolo. Quel cinema, spiega un bellissimo documentario, Easy Riders Raging Bulls, ispirato all’omonimo libro di Peter Biskind, grazie alla generazione sesso-droga-rock ‘n roll, ha letteralmente salvato e rigenerato Hollywood, che dopo l’ennesimo kolossal finito in un fiasco stava per chiudere definitivamente la stagione degli studios. La protesta, la controcultura, come fucina di innovazione sociale. E successo anche a Silicon Valley, ha scritto un vecchio amico di Italiani di Frontiera, Enrico Beltramini, nel bellissimo Hippie.com…   

Dopo il viaggio a Silicon Valley, il Tour prosegue a caccia di idee innovative in libreria

Finito da poco l’Italiani di Frontiera Slicon Valley Tour 2014, mi rendo conto che oggi più che mai questo percorso fra Italia e Silicon Valley è un ponte di andata e ritorno. Storie di persone che dall’esperienza nella culla mondiale dell’innovazione hanno tratto ispirazione per affrontare nuove avventure in patria, un flusso sempre più intenso di suggestioni e conoscenze che coinvolge sempre più persone che il viaggio ancora non l’hanno fatto. E allora, come condividere più a fondo questa esperienza con chi non c’è stato, come coltivarla e nutrirla con chi è appena tornato? Ecco le letture che Italiani di Frontiera si sente di suggerire. Nessun libro esamina in profondità le ragioni che fanno di quell’angolo della California il territorio di sperimentazione del pensiero occidentale (dalla contestazione all’ecologismo, dalla New Age alla riscoperta delle religioni orientali) meglio del bellissimo  Hippie.com, la New Economy e la controcultura californiana  (Vita e Pensiero, Enrico Beltramini), scritto da un prezioso amico di IdF. Non si capisce Silicon Valley e la sua propensione alla ricerca e al cambiamento senza ripercorrere la storia del territorio, dalla Corsa all’Oro alla ricostruzione dopo il terremoto del 1906 all’Utopia di un’America diversa inseguita da Beat Generation e movimento hippie. Divertente, nello spiegare in modo brillante come la controcultura abbia segnato a fondo anche il mondo della ricerca scientifica rigenerandola, Come gli hippie hanno salvato la fisica (Castelvecchi, David Kaiser) Per i maniaci (come il sottoscritto) disposti a inseguire quelle suggestioni di controcultura fra le strade in pendenza di North Beach, quartiere italiano che ne fu la culla, preziosa la- Guida Beat di San Francisco (Cooper, Bill Morgan), con una straordinaria introduzione di Lawrence Ferlinghetti che da sola spiega benissimo l’utopia che ispira l’anima della città. E chi incarna la figura di un ex hippie trasformatosi in imprenditore visionario, meglio del fondatore di Apple? Silicon Valley è ovviamente lo sfondo della biografia  Steve Jobs (Mondadori, Walter Isaacson), ricchissima, meticolosa, a tratti persino impietosa nel descrivere i risvolti meno piacevoli del carattere di un personaggio geniale e controverso. Silicon Valley insegna l’importanza del pensiero controcorrente. E il best seller che spiazza, esortando a dimenticare analisi e previsioni e guardare al futuro con la flessibilità necessaria per adattarsi all’imprevedibile è Il cigno nero come l’improbabile governa la nostra vita (Il Saggiatore, Nassim Nicolas Taleb). Cigno nero come metafora di quel che esiste ma non conosciamo, visto che prima di arrivare in Australia, gli europei pensavano che i cigni fossero solo bianchi…   E controcorrente rispetto alle previsioni sono anche le dinamiche che consentono di conquistare il mercato. Non le campagne pubblicitarie ma il passaparola virale,  spiega Contagioso, perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono (Sperling & Kupfer, Jonah Berger), il libro raccomandato anche da  un Italiano di Frontiera di successo di recente protagonista di due venti IdF a Como e Milano: Lorenzo Thione. Da un giovane ricercatore italiano di Berkeley, una riflessione che allarga invece l’orizzonte a una scala globale, su come l’innovazione sia motore di occupazione. E’ stato considerato Libro di Economia dell’Anno 2013 dalla rivista Forbes,  La nuova geografia del lavoro (Mondadori, Enrico Moretti), raccomandato da un altro vecchio amico di IdF, Leandro Agrò. “Capire perché le differenze economiche tra città e regioni, anziché diminuire — com’era nelle attese di molti -, continuano ad aumentare, e perché le imprese e i lavoratori più creativi si siano concentrati in determinati luoghi e non in altri, è di vitale importanza per decifrare e orientare il futuro della nostra economia”, scrive Moretti. Uno dei pilastri di Silicon Valley è la cultura del fallimento, ripete IdF: rischiare, fallire e riprovare.. non c’è innovazione senza questo percorso. E’ quel che analizza uno dei libri che più  hanno segnato questo progetto, il bellissimo Elogio dell’errore, perché i grandi successi iniziano sempre con un fallimento (Sperling & Kupfer, Tim Harford), al centro di questa bellissima conferenza TED . Due titoli infine di due dei più celebri guru del pensiero innovativo.  In un batter di ciglia (Mondadori, Malcolm Gladwell) fra mille aneddoti indaga sul potere del pensiero intuitivo, scelte azzeccate in momenti critici che sono ispirate da una conoscenza d’istinto, spesso vincenti su meccanismi di decisione più elaborati  farraginosi. Nell’era dell’economia della connessione, i consigli alla prudenza non hanno più senso, occorre uscire dalla comfort zone, essere rapidi, guardare lontano, rischiare e volare alto,  dice Quel pollo di Icaro, Come volare alto senza bruciarsi le ali (Mondadori, Seth Godin). Un motivo in più, per programmare un viaggio a San Francisco? Forse sì. Con in tasca la guida più essenziale, Top 10 San Francisco (Mondadori), prezioso compendio di luoghi, storie e persone, anche per chi è già tornato. O sogna di andrai in giorno. Possibile chiudere questa galleria senza una… cavalcata nel West, con la biografia di uno dei personaggi simbolo di Italiani di Frontiera, con le rocambolesche avventure di Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn e sepolto a San Francisco, davanti al Golden Gate Bridge? E dunque Dal Piave al Little Bighorn (Alessandro Tarantola editore, Cesare Marino), con introduzione del sottoscritto. Nei giorni scorsi siamo tornati su quella tomba, durante un tour in bicicletta sul ponte sino a Sausalito (foto in alto il ritorno con il ferry), per render omaggio al conte, prima di portare in dono il bel libro di Cesare Marino (con mia introduzione) a un altro prezioso amico di IdF, Mauro Battocchi, console generale d’Italia a San Francisco.